L’Italia brevetta di più, e lo fa con un’intensità che non si registrava da anni. Le domande di brevetto per invenzione industriale presentate all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) nel 2025 sono state 11.996, con un incremento del 18,2% rispetto alle 10.148 del 2024, anno che aveva già segnato un aumento del 7,4% sul 2023. È quanto emerge dal Report attività brevettuali 2025 della Direzione Generale per la Proprietà Industriale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, di cui vi proponiamo la presentazione in fondo all’articolo.
“L’Italia accelera sull’innovazione, come testimoniano anche i dati sulla crescita delle domande di brevetto industriale”, ha dichiarato il ministro Adolfo Urso. “È il segno tangibile della vitalità delle nostre imprese, dei centri di ricerca e delle università, che continuano a trasformare le idee in valore.”
Il totale delle nuove domande italiane di brevetto – che comprende anche i brevetti per modello di utilità e le domande PCT – ha raggiunto le 14.321 unità, mentre i depositi complessivi ricevuti dall’UIBM, includendo le convalide di brevetto europeo e le domande internazionali, ammontano a 32.834 (in lieve calo ma vedremo poi perché).
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La geografia dell’innovazione: Nord-Ovest in testa
La distribuzione geografica dei depositi per invenzione industriale conferma la centralità del triangolo industriale del Paese. La Lombardia guida con il 29,71% delle domande nazionali, seguita dal Piemonte con il 20,49%: le due regioni insieme concentrano circa la metà di tutta la produzione brevettuale italiana. Veneto (11,31%) ed Emilia-Romagna (10,71%) completano il quadro delle aree più attive. Il Lazio si attesta all’8,51%, con un peso rilevante legato alla presenza di enti pubblici di ricerca nella capitale.
Anche i brevetti per modello di utilità – che riguardano miglioramenti tecnici e funzionali a oggetti già esistenti – hanno registrato una crescita significativa: 2.073 domande nel 2025, contro le 1.830 del 2024, pari a un aumento del 13,2%. In questo segmento la distribuzione geografica è più equilibrata: il Veneto sale al 12,24%, il Lazio al 12,10%, la Lombardia scende al 20,36%.

Il brevetto europeo unitario cambia gli equilibri dei depositi
Il quadro complessivo dei depositi ricevuti dall’UIBM nel 2025 – 32.834 in totale – risulta in lieve calo del 2% rispetto ai 33.499 del 2024, ma il dato va letto con attenzione. La flessione è interamente spiegata dal crollo delle richieste di convalida del brevetto europeo in Italia, scese del 13,3% a 18.047, un trend in accelerazione costante dal 2019, quando si erano registrate oltre 44.000 convalide. La causa è legata all’entrata in vigore del brevetto unitario dall’1 giugno 2023: si tratta di un brevetto rilasciato dall’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) e valido automaticamente nei 18 Paesi UE che hanno ratificato l’Accordo sul Tribunale Unificato dei Brevetti – tra cui l’Italia – senza necessità della procedura amministrativa di convalida presso l’UIBM. Al 31 dicembre 2025 risultano concessi dall’EPO 78.707 brevetti europei con effetto unitario, di cui 5.290 di origine italiana, pari al 6,7% del totale.
A completare il quadro delle tipologie brevettuali, le domande PCT (Patent Cooperation Treaty) in ingresso in fase nazionale italiana si sono stabilizzate attorno alle 238 unità (185 per invenzione industriale, 53 per modello di utilità), mentre le domande di brevetto per nuova varietà vegetale sono state 14.
Università e ricerca pubblica: +20,7% di domande
Uno degli elementi più rilevanti del report riguarda il contributo del mondo accademico. Le domande di brevetto presentate da università ed enti pubblici di ricerca sono state 594 nel 2025, con un incremento del 20,7% rispetto all’anno precedente. Il trend è in costante crescita: nel 2022 erano state 375, nel 2023 erano salite a 423, nel 2024 a 492. In testa al ranking per numero di domande si colloca il Politecnico di Milano, seguito dalla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Questo risultato è in parte attribuibile a due misure specifiche: i programmi di potenziamento degli Uffici di trasferimento tecnologico promossi dall’UIBM e la riforma dell’articolo 65 del Codice della Proprietà Industriale, che ha abolito il cosiddetto “professor privilege”, centralizzando la titolarità delle invenzioni in capo agli atenei e agli enti di ricerca anziché ai singoli ricercatori.
Dal punto di vista tematico, l’area “Salute & Biomedicale” è quella in cui si concentra maggiormente la ricerca accademica, con il 33% del totale dei brevetti universitari, seguita da “Chimica & Nuovi Materiali” (10,2%) e “Macchinari & Attrezzature” (8,4%).
Sul fronte dei titoli concessi nel 2025 l’UIBM ha rilasciato complessivamente 8.577 titoli brevettuali, in leggera flessione (-5%) rispetto agli 9.027 del 2024. La composizione vede in testa i brevetti per invenzione industriale (6.769, pari al 78,9% del totale), seguiti dai brevetti per modello di utilità (1.582), dai brevetti per invenzione industriale da PCT in ingresso in fase nazionale (162), dai certificati di protezione complementare per medicinali e fitosanitari (24) e dai brevetti per modello di utilità da PCT (40). Il calo delle concessioni non è indice di minore efficienza dell’ufficio, spiega il report, ma riflette l’iter istruttorio che richiede circa 24 mesi dal deposito: con le domande in forte crescita, il picco delle concessioni si trasferirà inevitabilmente agli anni successivi.
















