l’allarme di anie

Costi di trasporto, materie prime e ritardi nelle consegne: l’impatto della crisi geopolitica sull’industria



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Le tensioni nel Golfo colpiscono l’industria italiana con rincari logistici e strozzature nelle forniture. Secondo l’indagine di Anie Confindustria, oltre il 70% delle imprese subisce ritardi nelle consegne, mentre i costi nel settore petrolchimico e delle termoplastiche registrano impennate superiori al 30%.

Pubblicato il 23 mar 2026



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Le recenti tensioni geopolitiche nel Golfo iniziano a produrre effetti concreti anche sulle filiere tecnologiche italiane: è quanto emerge da una survey, ancora in corso, condotta da Anie Confindustria.

Il sondaggio evidenzia un quadro sempre più complesso per le imprese, alle prese con rincari, ritardi e difficoltà nella gestione degli approvvigionamenti.

Dai primi risultati della survey in corso su un campione di oltre duecento aziende associate emergono criticità diffuse: più della metà delle imprese registra un aumento significativo dei costi di trasporto (57%) e delle materie prime (53%), mentre circa il 74% segnala ritardi nelle consegne.

Una situazione che si riflette direttamente sull’operatività quotidiana e sulla gestione dei cantieri.

I settori più impattati dalle tensioni geopolitiche nel Golfo

Le maggiori tensioni riguardano la filiera petrolchimica, dove gli aumenti possono arrivare fino al 30% dei costi complessivi delle lavorazioni. Tra i materiali più colpiti figurano conglomerati bituminosi e asfalti, calcestruzzi, materiali per ripristini provvisori e definitivi, oltre ad altre materie prime e semilavorati legati al ciclo del petrolio.

In questo contesto si inserisce anche la dinamica dei prezzi delle termoplastiche – ampiamente utilizzate in ambito infrastrutturale, impiantistico ed elettronico –, che registrano incrementi superiori al 30%, contribuendo ad aggravare ulteriormente il quadro dei costi.

Sul fronte della filiera elettronica, al momento non si registrano criticità rilevanti nella disponibilità di materiali strategici, compreso l’elio, grazie a canali di approvvigionamento diversificati e alle scorte ancora presenti.

Restano però elementi di attenzione legati all’aumento dei costi logistici e all’allungamento dei tempi di consegna.

Gli impatti sulle supply chain

Le difficoltà non si limitano ai costi: molte imprese segnalano anche problemi nella continuità delle forniture, con l’impossibilità di garantire stabilità sia nelle consegne sia nelle condizioni economiche.

Una situazione che rende più complessa la programmazione delle attività e rischia di compromettere l’equilibrio economico dei contratti in essere.

“Alla luce delle criticità che quotidianamente le imprese ci stanno segnalando, abbiamo avviato un confronto con i committenti per individuare soluzioni che consentano di preservare l’equilibrio contrattuale e garantire la continuità operativa dei cantieri, anche alla luce dei principi previsti dalla normativa vigente per eventi straordinari e imprevedibili”, commenta Vincenzo de Martino, presidente di Anie Confindustria.

Secondo de Martino il solo dialogo tra le parti private non può bastare a mettere in sicurezza il sistema industriale e la realizzazione delle grandi opere infrastrutturali previste per l’Italia.

Il vertice dell’associazione invoca un passo deciso da parte delle istituzioni per sostenere i comparti colpiti e assicurare che gli interventi programmati possano proseguire in condizioni di sostenibilità economica.

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