Nel 2024 la crescita degli investimenti in ricerca e sviluppo è rimasta stabile in tutti i paesi dell’OCSE, accompagnata da una contrazione dei bilanci pubblici destinati alla ricerca e sviluppo e da una crescente attenzione al settore della difesa: è quanto emerge dalle ultime stime pubblicate nei “Principali indicatori scientifici e tecnologici dell’Ocse”.
Le stime evidenziano che la crescita della spesa per la ricerca e lo sviluppo sperimentale (GERD) al netto dell’inflazione nell’area OCSE è rimasta al 2,6%, invariata rispetto al 2023.
La spesa per la R&S è aumentata del 3,4% negli Stati Uniti, mentre nell’Unione europea la crescita si è attestata allo 0,4%. La Germania, l’economia più grande dell’UE, ha registrato un calo dello 0,4%. Al contrario, Giappone, Corea e Turchia hanno riportato tassi di crescita superiori al 5%.

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Il duello tra i giganti: i parametri del sorpasso
Mentre la spesa globale per R&S tocca il traguardo senza precedenti di 3.800 miliardi di dollari, Stati Uniti e Cina hanno consolidato un primato che le distanzia nettamente da ogni altra economia, toccando entrambe la soglia dei 1.000 miliardi di dollari in un solo anno.
Tuttavia, l’entità del peso reale della Cina varia sensibilmente in base alla metodologia di calcolo adottata.
Sulla base dei tassi di cambio ufficiali (EXR), la ricerca cinese risulta pari a circa il 50% di quella statunitense. Al contrario, l’adozione della parità di potere d’acquisto (PPA) – criterio che corregge le differenze di prezzo tra i mercati per misurare il volume effettivo di risorse acquisite – restituisce l’immagine di un aggancio compiuto.
Attraverso questa lente, la Cina ha annullato il divario storico: se nel 2004 la sua ricerca valeva appena l’8% di quella americana, oggi si attesta in un intervallo compreso tra il 90% e il 102%.
In termini operativi, la capacità d’acquisto del sistema cinese permette di finanziare con 4 yuan lo stesso volume di risorse che negli Stati Uniti richiede 1 dollaro.

Spesa in ricerca e sviluppo: il declino relativo dell’Europa e le nuove priorità
Mentre i due leader mondiali accelerano, l’Unione Europea mostra segnali di affanno.
Il distanziamento dagli Stati Uniti appare ormai strutturale: in termini di potere d’acquisto, la spesa dell’UE è scesa al 60% di quella statunitense, rispetto al 70% registrato dieci anni fa. Il divario si accentua ulteriormente se misurato ai tassi di cambio, dove il peso europeo si ferma al 43% di quello americano.
A pesare sul comparto è anche la contrazione dei bilanci pubblici. Nel 2024, i fondi governativi destinati alla ricerca nell’area Ocse hanno subito un calo del 4,1%.
Oltre alla riduzione quantitativa, si registra un netto cambio di rotta nelle finalità: i fondi per energia e ambiente sono diminuiti dell’8%, mentre la spesa per la difesa è cresciuta, con picchi del +11,5% nell’UE e del +17,9% in Giappone.
La spinta delle imprese: il cuore pulsante della ricerca nell’area Ocse
Il vero propulsore dell’innovazione risiede nel settore privato, che oggi copre il 73% della spesa complessiva in R&S nei paesi Ocse. Si tratta di un aumento netto rispetto al 67% del 2010, a conferma di una ricerca sempre più legata alla competitività industriale.

Le istituzioni pubbliche e il mondo universitario faticano invece a mantenere la propria quota di rilevanza.
Nonostante un incremento dei fondi governativi per specifici progetti, la spinta non è stata sufficiente a invertire il declino a lungo termine dell’importanza relativa del settore pubblico.
In questo panorama polarizzato, emergono comunque le eccellenze di Israele e Corea, che mantengono i livelli più alti di intensità di ricerca al mondo, investendo rispettivamente il 6,8% e il 5,1% del proprio PIL.










