Dopo il -12% del 2024, il 2025 del settore italiano delle tecnologie per calzature, pelletteria e conceria si è chiuso con un -11%, per una produzione stimata a 512 milioni di euro.
Il settore continua quindi a vivere una fase di flessione, in atto dal 2023, ma può contare su basi solide per rilanciarsi: competenze tecnologiche uniche al mondo, solida struttura patrimoniale delle imprese e la seconda quota export mondiale del comparto.
È quanto emerge dai dati elaborati dal Centro Studi Assomac – l’associazione nazionale che aggrega e rappresenta i costruttori italiani di tecnologie per calzature, pelletteria e conceria –, presentati nel corso dell’assemblea generale.
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Il mercato frena ma l’export tiene: i dati del Centro Studi
Nel corso dell’incontro i dati del Centro Studi dell’Associazione hanno fotografato un contesto sfidante. Dopo il -12% del 2024, il 2025 si è chiuso con un -11%, per una produzione stimata a 512 milioni di euro.
L’export resta il principale motore del comparto. Le evidenze mostrano una maggiore pressione competitiva per le macchine da conceria (-24,49%), segmento che sconta un rallentamento più marcato dopo la tenuta degli anni precedenti, mentre quelle da pelletteria registrano -9,80% e quelle da calzatura -4,08%. Sostanzialmente stabili i ricambi e la manutenzione.
Nel 2025 l’Italia ha registrato una quota del 27% dell’interscambio mondiale del comparto, contro il 42% del 2005, secondo il Rapporto sul ventennio del settore curato da Assomac.
La Cina, supportata da livelli di sostegno pubblico fino a otto volte superiori rispetto alla media dei Paesi OCSE, è cresciuta fino al 49% nel 2025. Grazie alla competitività di prezzo e alla capacità di servire mercati ad alto volume, legati alla produzione manifatturiera su larga scala, Pechino è oggi il principale esportatore.
Segue l’Italia che, confermando il ruolo di primo concorrente della Cina nello scenario mondiale del settore, ha saputo mantenere la leadership nelle macchine per conceria, pelletteria e parti di ricambio, riducendo i volumi produttivi in favore della qualità e concentrandosi sui segmenti di maggior valore, legati in particolare al lusso e all’alto di gamma.
Un tavolo permanente per salvare la filiera del Made in Italy
Il posizionamento competitivo sui mercati globali richiede capacità di adattamento, visione strategica e una stretta sinergia tra tutti gli attori del sistema produttivo.
L’associazione lancia una proposta concreta per superare l’isolamento delle singole imprese: l’istituzione di un tavolo di filiera permanente.
L’urgenza di un intervento strutturale emerge dall’analisi dei distretti storici. Nel polo di Vigevano il rapporto tra produttori di macchinari e calzaturifici ha raggiunto la proporzione di otto a uno, un dato che evidenzia il progressivo allentamento dei legami produttivi tradizionali. La cooperazione tra tecnologia, materiali e prodotto finale diventa l’unica strada per evitare un declino industriale irreversibile e per sostenere la crescita della manifattura italiana attraverso l’innovazione e l’internazionalizzazione.
Tra le leve strategiche individuate nel corso dell’Assemblea per sostenere la competitività del settore figurano inoltre:
- il presidio dei mercati esteri attraverso forme di presenza continuativa
- lo sviluppo di nuove partnership industriali
- la continuità generazionale nelle imprese
- la promozione tramite le manifestazioni fieristiche
- l’accompagnamento dei processi di trasformazione organizzativa e digitale.
“Il vero rischio oggi non è rappresentato soltanto dalla crescente competizione internazionale, ma dal progressivo indebolimento degli ecosistemi produttivi che generano valore, innovazione e occupazione”, dichiara Mauro Bergozza, presidente di Assomac, per spiegare l’urgenza di rafforzare il dialogo tra tecnologia, materiali e prodotto finale attraverso una rappresentanza unitaria davanti alle istituzioni.
Il vertice dell’associazione sottolinea come l’eccellenza italiana nasca ben prima della vendita del prodotto, radicandosi nei beni strumentali e nelle competenze manifatturiere. “Non esiste Made in Italy senza filiera, non esiste filiera senza manifattura, non esiste manifattura senza tecnologia”, conclude Bergozza.







