ROBOTICA

Al Parlamento UE in scena 15 robot intelligenti Made in Europe: ecco cosa possono fare e perché serve un Istituto Europeo sulla Robotica



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Al Parlamento europeo la rete euRobin ha messo in mostra 15 robot potenziati dall’AI e Made in Europe e ha presentato la proposta di un AI-based Robotics Act. Siciliano: “La carta vincente dell’Europa è l’integrazione tecnologica”. Proposta l’istituzione del CERR, l’European Center for Robotics Research.

Pubblicato il 2 set 2026



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Il Parlamento europeo ha ospitato a Bruxelles la dimostrazione dal vivo delle capacità di ben 15 robot AI-based Made in Europe. L’evento, promosso dalla rete di eccellenza euRobin e coordinato dal Dlr, il centro aerospaziale tedesco, ha messo al centro la trasformazione della robotica basata sull’intelligenza artificiale in un settore industriale europeo che, nell’arco di 10-15 anni, punta a diventare paragonabile per dimensioni all’attuale automotive.

Come vi avevamo raccontato alla vigilia dell’appuntamento, il cuore della giornata è stata la proposta di un AI-based Robotics Act, la normativa ispirata al Chips Act che punta a far nascere 5-10 grandi produttori europei di robot e a portare l’Unione europea a detenere una quota del 33% del mercato mondiale della robotica general purpose basata sull’AI entro il 2035. Tra i protagonisti dell’incontro anche l’Italia, con la presenza all’incontro di Paolo Denti di Oversonic Robotics, Giorgio Metta dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova e del professor Bruno Siciliano del Prisma Lab dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

Quindici robot, tre scenari applicativi

I quindici sistemi robotici presentati a Bruxelles si sono misurati in tre scenari applicativi di rilievo economico e sociale.

Nel primo, dedicato alla manifattura circolare, cinque squadre di ricerca hanno mostrato tecnologie per il recupero e lo smontaggio di laptop, il disassemblaggio di un robot aspirapolvere, sistemi di manipolazione avanzata e un sistema di disassemblaggio mobile, oltre a un ambiente virtuale applicato a un edificio.

Tra gli esempi mostrati una cella robotica a doppio braccio del tipo Franka, sviluppata da Technical University of Munich, Jožef Stefan Institute e Università di Brema, capace di instradare i cavi durante l’assemblaggio di un cablaggio elettrico grazie a simulazioni di gemello digitale.

Nel secondo scenario quattro sistemi hanno collaborato per sparecchiare una tavola da colazione senza alcuna supervisione umana: tra questi l’umanoide Rollin’ Justin del Dlr e il robot Armar-7. I robot hanno riconosciuto autonomamente gli oggetti disposti in modo casuale sul tavolo, sollevato piatti e confezioni con la stessa delicatezza, riposto tutto in lavastoviglie, credenza e frigorifero e smaltito i rifiuti.

Il robot ARMAR-7 sviluppato dal Karlsruhe Institute of Technology (KIT)

Il terzo scenario ha riguardato la logistica urbana, con la consegna autonoma di pacchi affidata a robot agili come un robot centauro, il quadrupede su ruote Kyon e un drone dotato di braccio robotico, pensati per muoversi in ambienti esterni complessi. A completare la giornata un’esposizione di robot umanoidi con gambe messa a disposizione da alcuni technology provider.

Il robot Rollin’ Justin del DLR

Dalla ricerca alla scala industriale: la sfida dell’AI-based Robotics Act

L’Europa resta prima al mondo nella ricerca robotica e mantiene un vantaggio su Stati Uniti e Asia in diversi ambiti applicativi, dai robot collaborativi agli avatar robotici, dalla navigazione autonoma alle mani destre fino ai robot con gambe e alla robotica aerea.

Il problema, spiega Alin Albu-Schäffer, direttore dell’Istituto di robotica e meccatronica del Dlr e coordinatore scientifico di euRobin, è tradurre questo vantaggio in produzione su scala industriale e in sovranità tecnologica europea, combinando l’eccellenza europea nella robotica con i progressi ottenuti dall’intelligenza artificiale negli ultimi anni.

Sullo stesso registro Axel Voss, l’eurodeputato del Partito popolare europeo che ha ospitato la dimostrazione. Secondo Voss l’Europa sa fare robotica, come dimostrato a Bruxelles, ma ora deve garantire che la ricerca all’avanguardia del continente si traduca anche in grandi aziende europee del settore, evitando che tecnologie sviluppate in Europa vengano poi commercializzate altrove. Servono, secondo l’eurodeputato del PPE, meno barriere, più slancio e condizioni migliori per gli investimenti e la crescita di scala.

Il documento alla base della proposta di AI-based Robotics Act – un programma europeo dedicato alla robotica basata sull’intelligenza artificiale e ai sistemi autonomi allineato, come vi avevamo raccontato, all’AI Continent Action Plan e all’Apply AI Strategy della Commissione europea – punta inoltre a compensare con i robot fino alla metà del calo della forza lavoro atteso nel prossimo decennio per ragioni demografiche, una cifra che corrisponde a circa 10 milioni di robot da fabbricare e installare in Europa nei settori della manifattura, della logistica, dell’assistenza personale e sanitaria e della difesa.

Serve un Cern della Robotica

Accanto a Oversonic Robotics e all’Istituto italiano di tecnologia, a rappresentare la componente italiana di euRobin c’è il Prisma Lab di Bruno Siciliano, insieme al Create Dih di Napoli.

Secondo il professore dall’incontro è emersa la volontà, anche in vista del prossimo programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione – Horizon Europe 2028-2034 – di rafforzare in modo significativo gli investimenti nella Physical AI e nella robotica, con l’obiettivo di far crescere un’industria europea del settore capace di competere a livello internazionale, evitando che competenze e tecnologie sviluppate in Europa finiscano acquisite da gruppi extraeuropei.

Tra le proposte emerse durante la giornata, racconta Siciliano, c’è anche quella di dar vita a una struttura europea dedicata alla robotica, il CERR – European Center for Robotics Research, costruito sul modello di una grande infrastruttura comune europea come il Cern.

Il professore torna così su un concetto già espresso in occasione della quotazione monstre di Unitree in Borsa: i tempi con cui l’Europa trasforma ricerca e innovazione in iniziative industriali non sono ancora comparabili con quelli di Stati Uniti e Cina, e il continente resta schiacciato in un “effetto sandwich” tra gli ingenti investimenti americani e la capacità cinese di sviluppare e produrre tecnologia rapidamente e a costi competitivi.

L’Europa ha però, spiega Siciliano, un vantaggio da non sottovalutare: una forte capacità di integrazione tecnologica e un’attenzione particolare alla soluzione di problemi concreti posti dagli utilizzatori finali, come dimostrato dalle stesse applicazioni presentate a Bruxelles. Meno spettacolari delle immagini di robot che corrono o fanno acrobazie, le capacità di manipolazione, percezione, contatto e interazione mostrate nella tavola da colazione robotizzata sono infatti quelle che permettono ai robot di entrare negli ambienti antropici e cooperare con le persone: è su questa capacità di integrare tecnologie diverse in soluzioni utili per applicazioni reali che l’Europa può costruire una propria posizione nella competizione globale sulla Physical AI.

L’intervista a Siciliano il 3 settembre

Innovation Post racconterà quello che è successo a Bruxelles il 3 settembre alle 14:45, in un’intervista in diretta video del direttore Franco Canna proprio al professor Bruno Siciliano trasmessa in diretta su LinkedIn e YouTube.

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