Il 2 settembre il Parlamento europeo di Bruxelles ospiterà una dimostrazione dal vivo di quindici robot AI-based sviluppati in Europa e una tavola rotonda ad alto livello dedicata al futuro della robotica basata sull’intelligenza artificiale.
L’evento è organizzato dalla rete euRobin insieme a membri del Parlamento europeo e alla Commissione europea e ha come ospitante l’eurodeputato Axel Voss, del gruppo del Partito Popolare Europeo, figura di riferimento del Parlamento sulle politiche digitali, che ha seguito da vicino i lavori sull’AI Act.
Al centro dell’incontro c’è una proposta destinata a far discutere: l’introduzione di un “AI-based Robotics Act”, una normativa europea dedicata alla robotica intelligente ispirata al Chips Act, lo strumento con cui l’Unione europea sta già provando a rafforzare la propria autonomia nel settore dei semiconduttori, e allineata all’AI Continent Action Plan e all’Apply AI Strategy, le due iniziative con cui la Commissione europea sta cercando di accelerare lo sviluppo e l’adozione dell’intelligenza artificiale nei settori strategici.
Il confronto in scena a Bruxelles punterà proprio a capire come costruire una strategia coordinata tra ricerca, industria e decisori politici, per garantire all’Europa una quota di rilievo nella nascente economia mondiale della robotica.
Ad aprire i lavori saranno la vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la Sovranità tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia Henna Virkkunen, lo stesso Voss e il professor Alin Albu-Schäffer, direttore dell’Istituto di robotica e meccatronica del DLR, il centro aerospaziale tedesco, e coordinatore scientifico di euRobin. Poi la dimostrazione dal vivo dei quindici robot e, a seguire, la tavola rotonda, riservata a eurodeputati, rappresentanti della Commissione europea, dirigenti di importanti aziende europee e ricercatori di fama internazionale, e che si terrà a porte chiuse.
Indice degli argomenti
Perché un Robotics Act per la robotica europea
La proposta dell’AI-based Robotics Act muove dalla considerazione che l’Europa non può essere solo spettatrice in una competizione globale di rilevanza strategica e che, nelle ultime settimane, si è fatta anche piuttosto concreta.
La Cina ha dimostrato di saper portare la robotica umanoide sui mercati finanziari con la stessa rapidità con cui la produce in fabbrica: il debutto in Borsa di Unitree, capace di moltiplicare più volte la propria capitalizzazione in una sola seduta, ha acceso una nuova corsa alla quotazione tra i produttori cinesi del settore.
Gli Stati Uniti hanno di recente inserito diverse categorie di robot avanzati prodotti all’estero in una lista di controllo che ne limita l’ingresso sul mercato americano per ragioni di sicurezza.
L’Europa, dal suo canto, dispone di ricercatori di primo piano e di ottimi integratori, ma non ha ancora sviluppato una filiera industriale in grado di competere sui volumi con USA e Cina.
La proposta di euRobin
La proposta di euRobin mira a portare l’UE a detenere, entro il 2035, il 33% del mercato mondiale della robotica di uso generale basata sull’intelligenza artificiale. Per raggiungere questo ambizioso obiettivo l’Unione europea – dicono i promotori dell’iniziativa – dovrebbe favorire la nascita di 5-10 grandi produttori di robot, sostenuti da un ecosistema di fornitori che comprenda piccole e medie imprese e startup.
Oltre alla questione geo-strategica, c’è però anche un obiettivo pratico dell’AI-based Robotics Act, che riguarda il mercato del lavoro. I promotori propongono infatti di compensare con i robot il 50% del calo della forza lavoro atteso nel prossimo decennio per ragioni demografiche, una cifra che corrisponde a circa 10 milioni di robot da fabbricare e installare in Europa. Gli ambiti di applicazione individuati sono la manifattura, la logistica e i servizi, l’assistenza personale e sanitaria, oltre alla difesa.
Il documento insiste anche sulla necessità di rafforzare la sovranità tecnologica, dei dati e industriale nel settore, sfruttando gli strumenti già messi in campo da euRobin e dalle altre iniziative della Commissione e degli Stati membri: dalla trasferibilità dei risultati di ricerca alla condivisione di dati e codice, fino alle piattaforme di calcolo ad alte prestazioni, ai formati comuni di benchmarking e alla creazione di grandi centri di competenza.
Siciliano: “L’Europa punti su AI e robotica senza rinunciare alla propria identità”
“In Europa abbiamo competenze interdisciplinari fondamentali per la Physical AI e anche un buon fermento di start-up in città come Zurigo, Monaco, Karlsruhe e Parigi, ma anche in Danimarca e in Olanda. Queste realtà però non formano ancora un ecosistema che sappia trarre vantaggio dalla condivisione di dati e soprattutto competenze”, spiega ai nostri microfoni Bruno Siciliano, professore di Robotica e Automazione nonché fondatore e direttore del Prisma Lab dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, partner del Create DIH e, per suo tramite, del progetto euRobin.
“Storicamente – prosegue il professore – la forza dell’Europa è proprio la sua capacità di fare ‘coopetizione’ e non solo competizione, come accade invece negli USA. Per questo è fondamentale un’iniziativa, come questa promossa da euRobin, che spinga le imprese a fare sistema e consenta all’Europa di esprimere tutto il suo potenziale su una tematica che si sta rilevando di grande rilevanza strategica”.
Siciliano è poi convinto che comprare componenti dalla Cina – purché siano affidabili e sicuri – o LLM dagli Stati Uniti non sia di per sé un problema. “La vera forza del continente sta nella capacità di integrare, progettare e sviluppare tecnologia mettendo la persona al centro, una capacità che affonda le radici nella tradizione manifatturiera e nell’attenzione al design che contraddistinguono in particolare l’Italia”.
Siciliano è convinto che la “scossa” impressa dai mercati cinesi può diventare un’occasione per l’Europa e vede nell’appuntamento di Bruxelles un primo passo per chiedere alle istituzioni europee il finanziamento di un progetto di scala superiore a quanto realizzato finora dalla rete. Anche perché le eccellenze, nel vecchio continente, non sono mai mancate.
Dopo l’incontro di Bruxelles il professore ci racconterà, in un’intervista esclusiva, che cosa sarà emerso dal confronto tra ricerca, industria e politica.
euRobin, la rete che mette in circolo la robotica europea
euRobin – la rete di eccellenza europea sulla robotica intelligente e interattiva – è il soggetto che promuove l’evento di Bruxelles. Finanziata da Horizon Europe con 12,5 milioni di euro, come abbiamo raccontato lo scorso aprile parlando del progetto, la rete è nata nel 2022 con l’obiettivo di superare le barriere tecnologiche che ostacolano l’integrazione tra robotica e intelligenza artificiale, puntando su un’IA “trasferibile” tra robot, compiti e ambienti diversi.
Il consorzio principale conta 31 partner distribuiti in 14 paesi e 26 città europee, ai quali si aggiungono altri 38 partner finanziati attraverso bandi a cascata. Il coordinamento scientifico è affidato al DLR, il centro di ricerca aerospaziale tedesco.
L’Italia in campo con il Create DIH e l’Università di Pisa
Tra i partner di euRobin figura anche l’Italia, presente attraverso l’Università di Pisa e il Consorzio di ricerca Create (Create DIH), il Digital Innovation Hub che aiuta le piccole e medie imprese italiane ad adottare soluzioni di robotica e automazione, con servizi che spaziano dall’accesso ai finanziamenti alla prototipazione, fino alla formazione specialistica. Le competenze robotiche di Create DIH arrivano proprio dal Prisma Lab di Siciliano, che del Dreate DIH è partner scientifico: una sinergia fondamentale per tradurre la ricerca di frontiera in soluzioni concrete per le imprese.












