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Dopo il PNRR le aziende temono la crisi degli investimenti. De Martino (Anie): “L’Italia deve continuare a produrre tecnologia”


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L’Italia non deve solo usare la tecnologia, ma anche progettarla e produrla, rafforzando le filiere strategiche e la collaborazione tra imprese, ricerca e università. Anie individua tre priorità: dare prospettiva agli investimenti, creare le condizioni per la crescita di imprese e competenze e fare della tecnologia una leva della competitività.

Pubblicato il 21 set 2026



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vincenzo de martino
Vincenzo de Martino, presidente di Federazione ANIE





L’Italia non deve soltanto utilizzare tecnologia. “Deve continuare a progettarla e a produrla, rafforzando le filiere strategiche e la collaborazione tra imprese, ricerca e università”. Così il presidente della Federazione ANIE, Vincenzo de Martino, ha sintetizzato le necessità del sistema paese in uno scenario – quello post-PNRR – in cui il rischio è che si esaurisca la spinta sugli investimenti.

La Federazione ANIE riunisce oltre 1.100 imprese dell’elettrotecnica, dell’elettronica e dell’impiantistica, per un settore che nel complesso conta circa 490mila addetti e genera 118 miliardi di euro di fatturato. Tre sono le priorità essenziali per la Federazione: “Dare prospettiva agli investimenti, creare le condizioni perché le aziende possano crescere sostenute dalle competenze necessarie e fare della tecnologia una leva fondamentale della competitività,” dice de Martino.

Senza il PNRR Italia in recessione

Senza il contributo del PNRR l’economia italiana sarebbe entrata in recessione già nel 2024. È uno dei dati principali dello studio “L’eredità del PNRR: impatti e prospettive per i settori ANIE”, realizzato da TEHA Group per ANIE Confindustria e presentato il 21 settembre a Milano durante l’Assemblea Pubblica 2026 della Federazione, intitolata “Quale crescita dopo il PNRR?”.

Secondo lo studio realizzato da TEHA il PNRR ha rappresentato il principale sostegno agli investimenti pubblici nazionali dal secondo dopoguerra, riportando gli investimenti pubblici su livelli prossimi alla media UE e compensando, nell’ultimo biennio, il contributo negativo degli altri fattori di crescita: senza l’apporto del PNRR, secondo le stime riprese dallo studio, l’Italia sarebbe già in recessione dal 2024.

L’approccio basato sul raggiungimento di target e milestone ha inoltre favorito una maggiore efficacia nell’attuazione degli interventi: ai progetti finanziati dal PNRR è associata una riduzione di 12 punti percentuali della probabilità di ritardo rispetto ai progetti non PNRR.

I settori abilitati da ANIE valgono il 44% del PIL e quasi la metà dell’occupazione

Energia, Edilizia, Industria e Infrastrutture e Trasporti sono le quattro filiere strategiche abilitate dalle tecnologie elettrotecniche ed elettroniche fornite dalle imprese rappresentate da ANIE. Considerati nel loro complesso questi quattro comparti generano 930 miliardi di euro di fatturato e 297 miliardi di valore aggiunto e abilitano 3,2 milioni di occupati diretti, 1,2 milioni di imprese attive e 42,1 miliardi di investimenti. Contando gli effetti indiretti e indotti, l’impatto complessivo raggiunge gli 895 miliardi di euro, oltre il 44% del PIL nazionale, e sostiene 12,1 milioni di posti di lavoro, circa il 46% dell’occupazione totale.

Su questi settori si è concentrato anche il PNRR: hanno beneficiato del 22% dei progetti finanziati ma del 63% del valore complessivo delle risorse, così distribuite: il 49% a infrastrutture e trasporti, il 33% all’edilizia, il 10% all’energia e l’8% all’industria. Nel periodo di attuazione del Piano il valore aggiunto dei settori ANIE è cresciuto a un ritmo 3,4 volte superiore al resto dell’economia, con un tasso medio annuo del 10% tra il 2020 e il 2024, contro il 2,9% del resto del sistema produttivo.

La crescita del comparto

I dati più recenti confermano la tenuta del comparto. Nel 2025 la produzione manifatturiera italiana ha registrato una flessione dell’1,4%, dopo sei trimestri consecutivi di calo, mentre i livelli produttivi di Elettrotecnica ed Elettronica risultavano di quasi 12 punti percentuali superiori a quelli prepandemia, contro una media manifatturiera ancora 6 punti sotto.

Nel 2025 il fatturato settoriale ha superato i 118 miliardi di euro; nel primo semestre 2026 è cresciuto su base tendenziale del 9%, contro il +3% della manifattura. Sui mercati esteri, le esportazioni hanno registrato incrementi superiori al 10% in Nord America, Medio Oriente e Nord Africa, confermando una progressiva diversificazione rispetto alla tradizionale concentrazione sul mercato europeo.

Le aziende temono lo stop degli investimenti

Per raccogliere il punto di vista delle imprese, TEHA e ANIE hanno realizzato una survey su circa 200 aziende associate, che rappresentano il 35% del fatturato attribuibile al comparto tecnologico della Federazione. Otto imprese su dieci hanno partecipato a progetti o gare collegati al PNRR: tra queste, il 60% ha preso parte a più di cinque iniziative e il 61% lo ha fatto come fornitore o subfornitore.

L’impatto economico è stato tangibile: per il 54% delle imprese i progetti legati al PNRR hanno generato oltre il 10% del fatturato 2024-2025, per il 32% oltre il 20%. Più selettivo è stato invece l’accesso diretto ai finanziamenti, riservato a circa il 20% degli associati; tra questi, otto beneficiari su dieci hanno potuto incrementare investimenti già previsti o avviarne di nuovi, il 69% ha investito in sostenibilità ed efficienza energetica, il 53% ha aumentato il personale e il 52% ha sviluppato nuove competenze.

Ma è il futuro, più che il passato, a preoccupare le imprese: il 79% degli associati si dichiara molto o abbastanza preoccupato per gli effetti della conclusione del Piano sugli investimenti e sulla crescita economica, in assenza di nuove politiche di sostegno. Tra le criticità incontrate nell’approcciarsi al PNRR, il 52% degli associati indica l’eccesso di burocrazia come principale elemento di complessità, seguito dalla carenza di personale qualificato (32%) e dai tempi di autorizzazione (31%).

“Il PNRR ha rappresentato una stagione straordinaria di investimenti e ha accelerato processi che non possono fermarsi con la conclusione del Piano” – ha detto de Martino. “L’esperienza degli ultimi anni ha mostrato che, quando la domanda viene accompagnata da una prospettiva chiara e da condizioni favorevoli, il sistema industriale è in grado di reagire e crescere. Ora dobbiamo proseguire su questa strada, evitando che venga meno la domanda generata dagli interventi del Piano”.

Il PNRR e l’industria

Il PNRR e le politiche di incentivazione hanno accelerato gli investimenti in digitalizzazione, automazione e tecnologie produttive.

“Il passaggio successivo deve essere quello dalla digitalizzazione di base alle tecnologie avanzate, capaci di aumentare produttività e competitività”, dice de Martino. “Intelligenza artificiale, automazione, cloud, cybersecurity e sistemi industriali connessi saranno sempre più determinanti. E qui la dimensione europea diventa decisiva: dobbiamo continuare a progettare e produrre tecnologia in Italia e in Europa, rafforzando le filiere strategiche e la collaborazione tra imprese, ricerca e università”.

Programmazione, semplificazione e coerenza: le richieste di ANIE per il post PNRR

Le priorità di politica industriale indicate dagli associati ANIE sono: transizione energetica (50%) e potenziamento delle infrastrutture tecnologiche (48%), semplificazione normativa (38%). Ricerca e innovazione e digitalizzazione delle infrastrutture raccolgono entrambe il 29% delle risposte, mentre il 28% indica l’attrazione di investimenti industriali.

Sul fronte energetico de Martino ha aggiunto che la Federazione guarda con favore anche allo sviluppo del nucleare, in un orizzonte di medio-lungo periodo, come ulteriore componente di un sistema energetico più sicuro e competitivo.

Gli obiettivi raggiunti nel digitale, nell’energia e nei trasporti restano un punto di partenza più che un traguardo: la diffusione della fibra è cresciuta del 32%, il risparmio di energia primaria del 66% e i chilometri di rete ferroviaria ad alta velocità del 25%, ma permangono divari significativi rispetto ai target e ai benchmark europei. La produttività italiana è cresciuta solo del 6% dal 1990, a fronte del 36% della media UE27.

Il nodo delle competenze: introvabile il 75% dei tecnici

Gli adulti con competenze digitali si attestano intorno al 54%, contro un target dell’80%, e la quota di laureati STEM nella forza lavoro è la più bassa dell’Unione, al 6% contro una media dell’11%.

E sul fronte delle competenze tecniche la situazione resta critica per le imprese ANIE: il 75% non riesce a reperire i profili tecnici e specialistici di cui ha bisogno, e in pochi anni la quota di posizioni difficili da coprire è passata dal 37 al 58%.

I capitali privati

La sostenibilità delle future politiche di investimento richiederà inoltre un maggiore coinvolgimento dei capitali privati: secondo le stime della BCE riprese dallo studio, il 78% delle risorse necessarie in Europa per la transizione verde e digitale dovrà provenire dal settore privato. Perché questi capitali si attivino, gli associati chiedono soprattutto continuità: il 60% indica nella programmazione pluriennale delle risorse l’elemento dell’esperienza PNRR da conservare nelle politiche future, mentre il 49% chiede una maggiore velocità di attuazione e altrettanti la definizione di obiettivi e traguardi misurabili.

Il dopo non può essere un ritorno al prima

“L’Italia non deve soltanto utilizzare tecnologia» ha sottolineato de Martino. «Deve continuare a progettarla e a produrla, rafforzando le filiere strategiche e la collaborazione tra imprese, ricerca e università”. Le aziende di ANIE investono in media il 4% del fatturato in ricerca e sviluppo, pari a oltre il 30% dell’intero investimento privato in R&S in Italia.

“Il dopo non può essere un ritorno al prima“, ha concluso il presidente di Federazione ANIE, indicando tre priorità per la fase che si apre: dare prospettiva agli investimenti, creare le condizioni perché le imprese possano crescere sostenute dalle competenze necessarie e fare della tecnologia una leva della competitività del Paese.

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