La continuità operativa delle imprese manifatturiere dipende sempre più da fattori che vanno oltre il perimetro diretto della fabbrica. La stabilità delle reti di fornitura, l’affidabilità delle infrastrutture fisiche e digitali e la disponibilità delle risorse finanziarie rappresentano condizioni essenziali per garantire la continuità dei processi produttivi.
Da tempo la letteratura in ambito Operations Management evidenzia come la competitività delle imprese non dipenda soltanto dall’efficienza dei processi, ma anche dalla capacità di integrare in modo strutturato la gestione del rischio e della resilienza. Rimane tuttavia aperta la questione di quanto questa evoluzione si sia tradotta, nella pratica, in una più elevata preparazione delle imprese manifatturiere italiane.
Indice degli argomenti
L’indagine sulle imprese manifatturiere italiane
Nell’ambito del progetto nazionale PRIN MES4RES è stata condotta un’indagine su 136 imprese manifatturiere italiane, raccogliendo le valutazioni espresse dai rispondenti aziendali, in prevalenza manager.
Nel precedente approfondimento avevamo già osservato come, nel campione analizzato, le imprese dichiarino livelli di preparazione più elevati rispetto alle perturbazioni che interessano direttamente processi, macchine e prodotti, e livelli più contenuti per gli shock provenienti dall’esterno.
Questo contributo approfondisce tre ambiti rilevanti per la continuità operativa: la catena di fornitura e le infrastrutture energetiche, le reti tecnologiche e la dimensione finanziaria.
Per ciascun evento considerato, è stato chiesto alle imprese di indicare sia l’impatto potenziale percepito sia il livello di preparazione percepito della propria impresa. Il confronto tra queste due valutazioni consente di individuare eventuali disallineamenti: un valore negativo indica che la preparazione dichiarata è inferiore all’impatto atteso, mentre un valore positivo segnala una preparazione percepita superiore.
Se l’analisi complessiva dei dati evidenzia, nel campione considerato, livelli di preparazione percepita relativamente elevati rispetto alle perturbazioni interne e operative, il quadro cambia quando si osservano alcuni fattori esterni essenziali per la continuità produttiva. In particolare, emergono disallineamenti nelle aree legate alla catena di fornitura, alle infrastrutture tecnologiche e alla dimensione finanziaria.
Energia e materie prime: le vulnerabilità degli input essenziali
L’analisi delle micro-categorie relative all’energia, alla disponibilità dei materiali e alla rete di fornitura restituisce un quadro caratterizzato da diversi disallineamenti negativi tra impatto percepito e livello di preparazione percepito. In quest’area, i dati suggeriscono che la resilienza delle imprese manifatturiere non dipenda soltanto dall’organizzazione interna della fabbrica, ma anche dalla disponibilità degli input essenziali e dall’affidabilità delle infrastrutture esterne su cui si fonda l’attività produttiva.
Il dato più rilevante riguarda l’“Interruzione di corrente elettrica”, che presenta il gap negativo più ampio dell’intera indagine (Δ = -1,13). L’impatto medio percepito si attesta a 4,14, tra i valori più elevati del campione, a fronte di un livello di preparazione percepito pari a 3,01. Questo risultato suggerisce una particolare vulnerabilità rispetto alla continuità dell’approvvigionamento energetico: pur dichiarando una buona preparazione nella gestione delle attività interne, le imprese sembrano percepirsi maggiormente esposte quando la continuità operativa dipende da infrastrutture esterne sulle quali dispongono di un controllo limitato. Tale risultato potrebbe riflettere la difficoltà di mitigare completamente eventi che interessano la rete di alimentazione elettrica, soprattutto in assenza di adeguate misure di continuità operativa.

Alla vulnerabilità energetica si affiancano quelle legate alla disponibilità dei materiali e all’affidabilità della rete di fornitura. Tra queste, la carenza di materie prime presenta il disallineamento più marcato tra impatto e preparazione percepiti, mentre risultano più contenuti, ma comunque negativi, i divari associati ai problemi di qualità e al possibile fallimento dei fornitori. Nel complesso, i dati suggeriscono quindi una preparazione non sempre pienamente proporzionata alla rilevanza attribuita alle criticità che possono interessare i flussi in ingresso.
La segmentazione per dimensione aziendale evidenzia alcune differenze tra grandi imprese e PMI. Le grandi imprese riportano, in generale, impatti percepiti più elevati per diverse perturbazioni legate alla supply chain, mentre dichiarano anche livelli di preparazione generalmente superiori. Questo risultato potrebbe riflettere la maggiore complessità delle reti di approvvigionamento tipiche delle organizzazioni di maggiori dimensioni, ma anche una più ampia disponibilità di strumenti e risorse dedicate alla gestione del rischio. Le PMI, al contrario, sembrano presentare margini di preparazione più contenuti, verosimilmente anche in ragione dei maggiori vincoli organizzativi ed economici che possono limitare l’adozione di strategie di mitigazione più strutturate.
Tecnologie digitali: tra aggiornamento degli asset e vulnerabilità delle reti
Un secondo ambito analizzato riguarda il livello di preparazione delle imprese rispetto alle perturbazioni tecnologiche. I risultati delineano un quadro eterogeneo: da un lato emergono segnali di buona preparazione rispetto all’aggiornamento degli asset tecnologici, dall’altro persistono alcuni disallineamenti nelle aree legate alla sicurezza informatica e all’affidabilità delle reti digitali.
Sul fronte dell’aggiornamento e dell’innovazione tecnologica, i dati evidenziano livelli di preparazione percepita generalmente positivi. In particolare, i gap relativi ai rischi connessi alle tecnologie emergenti, all’obsolescenza dei sistemi IT e all’invecchiamento degli asset risultano nulli o positivi. Nel complesso, questi risultati suggeriscono che una parte significativa delle imprese del campione abbia investito nel rinnovamento delle proprie tecnologie, mantenendo un livello di preparazione percepito coerente con l’evoluzione degli strumenti produttivi e digitali.
Tuttavia il buon livello di preparazione percepita rispetto all’aggiornamento tecnologico non sembra accompagnarsi sempre a una preparazione altrettanto solida sul fronte della sicurezza e dell’affidabilità delle reti. I gap relativi alle interruzioni delle connessioni esterne, agli attacchi informatici sistemici e agli incidenti di sicurezza IT aziendale risultano infatti negativi. Nel complesso, questi dati indicano una possibile area di attenzione nella protezione dell’architettura digitale e nella continuità dei servizi connessi.

Nel complesso i dati suggeriscono che agli investimenti nell’aggiornamento e nell’interconnessione tecnologica non sempre corrisponda un livello di preparazione altrettanto elevato rispetto alla continuità dei servizi digitali e alla sicurezza informatica. Questa dinamica appare particolarmente evidente nelle PMI, che attribuiscono alle interruzioni delle connessioni esterne un impatto percepito superiore rispetto alle grandi imprese, a fronte di un livello di preparazione più contenuto. Il risultato può indicare una maggiore esposizione alle interruzioni dei servizi digitali esterni, ma non consente di individuarne direttamente le cause organizzative o infrastrutturali.
Gestione finanziaria e shock macroeconomici: una preparazione disomogenea
La continuità operativa di un’impresa non dipende soltanto dagli asset fisici, dalle reti digitali e dai flussi logistici, ma anche dalla disponibilità di risorse finanziarie, dall’accesso al credito e dalla capacità di affrontare fasi di instabilità economica. Da questo punto di vista, l’area delle perturbazioni finanziarie restituisce uno dei quadri più articolati dell’indagine.
Per quanto riguarda la gestione finanziaria corrente e l’accesso al credito, il campione mostra livelli di preparazione percepita generalmente superiori all’impatto attribuito alle perturbazioni considerate. Questo vale, in particolare, per l’accesso ai prestiti, la riduzione della disponibilità di credito e l’inflazione. Nel complesso, i risultati suggeriscono una preparazione relativamente solida nella gestione delle tensioni finanziarie più ordinarie, senza però consentire di individuare direttamente i fattori organizzativi o relazionali che la sostengono.

Quando l’analisi si sposta dalle tensioni finanziarie più operative agli shock macroeconomici generalizzati, il quadro cambia. I dati sembrano infatti distinguere tra una maggiore preparazione nella gestione delle criticità correnti e una minore capacità di risposta percepita rispetto a fenomeni sistemici che interessano l’economia reale e i mercati finanziari.
Tra le perturbazioni di natura sistemica, la crisi economica presenta il disallineamento più marcato tra impatto e preparazione percepiti, seguita dalla crisi finanziaria. In entrambi i casi, i rispondenti attribuiscono a questi fenomeni un impatto rilevante, a fronte di livelli di preparazione più contenuti. I dati suggeriscono quindi che le imprese si percepiscano maggiormente attrezzate per affrontare tensioni finanziarie correnti o circoscritte, mentre risulta più complesso prepararsi a shock macroeconomici prolungati e difficilmente controllabili a livello di singola organizzazione.
Conclusioni e implicazioni manageriali
Nel complesso, l’analisi evidenzia una distinzione tra gli ambiti sui quali le imprese possono esercitare un controllo più diretto e quelli che dipendono maggiormente da infrastrutture, reti e condizioni esterne. Nel campione considerato, la preparazione percepita appare relativamente più solida rispetto alla gestione finanziaria corrente e all’aggiornamento degli asset tecnologici, mentre emergono disallineamenti più marcati in relazione alla continuità energetica, alla disponibilità delle materie prime, all’affidabilità delle reti digitali e agli shock macroeconomici.
Questi risultati non indicano necessariamente una debolezza generalizzata delle imprese, ma suggeriscono che la resilienza non possa essere costruita esclusivamente intervenendo sui processi interni. La continuità operativa dipende anche dalla capacità di riconoscere e gestire le interdipendenze con fornitori, infrastrutture energetiche, servizi digitali e sistema economico-finanziario. Proprio in questi ambiti, nei quali il controllo della singola organizzazione è inevitabilmente più limitato, sembra risultare più complesso predisporre livelli di preparazione proporzionati agli impatti potenziali.
Le evidenze raccolte offrono quindi alcuni spunti per orientare ulteriori approfondimenti sulle strategie adottate dalle imprese per affrontare tali dipendenze, con particolare attenzione alle differenze tra grandi organizzazioni e PMI. Poiché i dati riflettono le valutazioni espresse dai rispondenti aziendali, sarà inoltre utile affiancare a questa analisi lo studio delle pratiche effettivamente implementate, così da comprendere quali strumenti organizzativi, tecnologici e collaborativi possano contribuire maggiormente al rafforzamento della resilienza manifatturiera.







