Agricoltura 4.0

Agricoltura 4.0, il credito d’imposta partirà: il Governo aggiunge 160 milioni per il 2027 e il 2028


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Il DDL di bilancio 2027 porta a 82,1 milioni annui le risorse del credito d’imposta Agricoltura 4.0 per il 2027 e il 2028, dopo i soli 2,1 milioni inizialmente previsti per il 2026 che non avevano consentito l’avvio della misura. Confermata l’aliquota del 40% e il tetto di un milione per investimento. Manca l’estensione al 2029 anticipata dal Masaf

Pubblicato il 31 ott 2026



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Il credito d’imposta Agricoltura 4.0, introdotto dalla legge di bilancio 2026 ma rimasto di fatto sulla carta a causa di una dotazione finanziaria irrisoria e dell’assenza del decreto attuativo, riceve un importante rifinanziamento che consentirà al Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf) di dare finalmente il via libera a una misura finora rimasta solo sulla carta proprio per via delle risorse non commisurate all’obiettivo.

Il disegno di legge di bilancio 2027 (potete scaricarlo qui) prevede infatti 160 milioni di euro aggiuntivi nel biennio 2027-2028, destinati a sostenere gli investimenti in macchinari, tecnologie digitali e sistemi per l’efficienza energetica delle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura.

La novità è contenuta nell’articolo 88 del DDL, che modifica due disposizioni dei commi 454 e seguenti dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2025, n. 199, senza riscrivere l’impianto dell’agevolazione.

Il credito resta pari al 40% degli investimenti ammissibili fino a un milione di euro, ma cambia radicalmente la disponibilità finanziaria, almeno per gli ultimi due anni di operatività.

Dai 2,1 milioni iniziali a 82,1 milioni all’anno

Quando il credito d’imposta Agricoltura 4.0 era stato introdotto, avevamo sottolineato su Innovation Post la chiara esiguità delle risorse: a fronte di un’aliquota del 40%, la misura disponeva di appena 2,1 milioni di euro all’anno.

Una cifra che rendeva estremamente limitata la possibilità di finanziare investimenti significativi, considerando il costo dei macchinari agricoli tecnologicamente avanzati.

Già nel nostro primo approfondimento del 21 ottobre 2025 avevamo evidenziato questo problema, quando ancora si discuteva della prima bozza della legge.

La versione definitiva della legge di bilancio 2026 aveva previsto uno stanziamento di 2,1 milioni per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028: appena 6,3 milioni complessivi nel triennio. Importi così bassi da impedire di fatto al Masaf di dare il via alla misura, rimasta infatti in attesa del decreto attuativo.

Ora l’articolo 88 interviene sul comma 457 dell’articolo 1 della legge 199/2025, aumentando il limite di spesa a 82,1 milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028, lasciando invece invariati i 2,1 milioni per il 2026.

Il risultato è una dotazione complessiva di 166,3 milioni nel triennio 2026-2028, con quindi 160 milioni aggiuntivi rispetto agli stanziamenti originari.

Con un’aliquota del 40%, una dotazione di 166,3 milioni potrebbe sostenere investimenti agevolati per oltre 415 milioni di euro nel biennio che, con il tetto massimo fissato a un milione per impresa, significa un minimo appunto di 415 investimenti full-size l’anno (ma potenzialmente di più se non tutte le imprese dovessero usare l’intero milione agevolato).

Come funziona il credito d’imposta Agricoltura 4.0

Il rifinanziamento non modifica le caratteristiche fondamentali dell’incentivo, disciplinate dai commi 454-459 dell’articolo 1 della legge 199/2025.

Possono beneficiarne le imprese attive nella produzione primaria di prodotti agricoli, nella pesca e nell’acquacoltura che effettuano investimenti in beni strumentali materiali e immateriali nuovi compresi negli allegati IV e V della legge di bilancio 2026.

Il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 40% per investimenti fino a un milione di euro. Un investimento agevolabile di 250.000 euro può quindi generare, in linea teorica, un credito di 100.000 euro, fermo restando il rispetto di tutte le condizioni e la disponibilità del plafond.

La scelta di mantenere un credito d’imposta specifico per il settore primario risponde a un’esigenza precisa: le imprese agricole che determinano il reddito su base catastale non possono beneficiare ordinariamente dell’iperammortamento con le stesse modalità delle imprese soggette alla determinazione analitica del reddito.

Per gli investimenti effettuati attraverso contratti di leasing, il costo agevolabile è quello sostenuto dalla società locatrice per l’acquisto del bene.

Il credito è utilizzabile esclusivamente in compensazione, a partire dall’anno successivo a quello in cui è sostenuta la spesa agevolabile.

Restano inoltre le regole che disciplinano la conservazione dei beni, la documentazione degli investimenti e il cumulo con altre agevolazioni, che non può determinare un beneficio complessivo superiore al costo sostenuto.

Tra gli investimenti agevolabili anche quelli per l’efficienza energetica

Un’altra novità introdotta dall’articolo 88 riguarda la finalità degli investimenti.

Il DDL aggiunge infatti al comma 454 un riferimento esplicito ai beni strumentali nuovi destinati anche al miglioramento dell’efficienza energetica e alla riduzione dei consumi energetici delle strutture aziendali e dei processi produttivi.

La modifica introduce quindi un’esplicita finalità energetica accanto all’innovazione tecnologica, senza tuttavia eliminare il riferimento agli elenchi dei beni ammissibili.

Quest’ultimo aspetto è importante: non si tratta di un credito d’imposta generalizzato per qualsiasi investimento di efficientamento energetico.

L’agevolazione continua a riguardare i beni materiali e immateriali compresi negli allegati IV e V, che devono rispettare i requisiti previsti dalla disciplina.

La modifica può tuttavia risultare particolarmente significativa in agricoltura, dove la modernizzazione dei processi produttivi è sempre più collegata alla gestione dell’energia, dell’acqua e delle altre risorse necessarie alle attività produttive.

Il termine per gli investimenti resta il 28 settembre 2028

C’è poi un aspetto sul quale è necessaria particolare attenzione.

Nel comunicare le novità della manovra, il Ministero dell’Agricoltura ha parlato di una proroga del credito d’imposta fino al 2029.

Il testo dell’articolo 88, tuttavia, non modifica il termine previsto per effettuare gli investimenti, che la legge 199/2025 fissa al 28 settembre 2028.

Il DDL modifica infatti soltanto il comma 454, aggiungendo il riferimento all’efficienza energetica, e il comma 457, intervenendo sui limiti di spesa e sulla decorrenza dell’utilizzo in compensazione.

Non viene introdotta invece una nuova data di scadenza degli investimenti.

ll 28 settembre 2028 resta il termine da considerare per la realizzazione degli investimenti agevolabili, salvo modifiche durante l’iter parlamentare. Il DDL di bilancio va infatti ora all’esame delle Camere e potrebbe subire modifiche.