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Software in cloud, nel DDL di Bilancio credito d’imposta al 30%: ma ci sono solo 30 milioni all’anno


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Il DDL di bilancio introduce un credito d’imposta fino al 30% dei canoni di abbonamento ai software in cloud per il triennio 2027-2029. La misura risponde alle richieste di Confindustria, ma ha un plafond di appena 30 milioni annui. Le modalità di accesso saranno stabilite da un decreto Mimit-MEF.

Pubblicato il 31 ott 2026



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Immagine di Nadya C da Shutterstock





AArriva finalmente un incentivo fiscale per i software usati tramite contratti cloud, una misura attesa dalle imprese e richiesta da Confindustria per superare i limiti dell’attuale sistema di agevolazioni agli investimenti digitali. L’iperammortamento, basato sulla maggiorazione delle quote di ammortamento, è infatti pensato per le spese CAPEX e non si adatta agli investimenti OPEX, come i canoni di abbonamento.

L’articolo 12 del disegno di legge di bilancio 2027 (potete scaricarlo qui) introduce infatti un credito d’imposta del 30% dei canoni di abbonamento a servizi e soluzioni di cloud computing, riconosciuto per i costi di competenza degli anni 2027, 2028 e 2029.

La novità è importante perché riconosce la possibilità di incentivare l’utilizzo di software strumentali attraverso il modello as-a-service, basato su abbonamenti e canoni periodici, senza richiedere necessariamente l’acquisto di una licenza tradizionale.

La portata dell’intervento è tuttavia condizionata da un limite finanziario significativo: il credito dispone di appena 30 milioni di euro all’anno, per un totale di 90 milioni nel triennio. Che, all’aliquota del 30%, corrispondono a investimenti per 100 milioni l’anno: una dotazione decisamente contenuta rispetto alla potenziale platea delle imprese che utilizzano applicazioni aziendali in cloud, un mercato che in Italia vale circa 2,6 miliardi di euro.

Il credito d’imposta per il cloud: aliquota e beneficiari

La nuova agevolazione è disciplinata dall’articolo 12 del DDL, intitolato “Contributo, sotto forma di credito d’imposta, per canoni di abbonamento a servizi e soluzioni di cloud computing relativi all’utilizzo di beni strumentali immateriali”.

Il beneficio è riconosciuto alle imprese residenti in Italia e alle stabili organizzazioni nel territorio nazionale di soggetti non residenti.

La norma non prevede, nel suo testo, limitazioni espresse in base alla dimensione aziendale o al settore di appartenenza.

L’aliquota del credito è fissata “fino al 30% dei costi di competenza” sostenuti per gli abbonamenti agevolabili nel periodo 2027-2029.

Le modalità per riconoscere il beneficio e assicurare il rispetto delle risorse disponibili saranno definite dal decreto attuativo.

Il credito non concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP ed è utilizzabile esclusivamente in compensazione.

È inoltre prevista la cumulabilità con altre agevolazioni riferite ai medesimi costi, a condizione che il cumulo, considerando anche il beneficio derivante dalla non imponibilità fiscale, non superi il costo sostenuto.

Quali software in cloud saranno agevolabili

Il perimetro delle spese ammissibili è definito dall’articolo 12 del DDL, che richiama l’allegato F del Testo unico delle imposte sui redditi, approvato con il decreto legislativo 117/2026.

Si tratta, in sostanza, dello stesso elenco di beni immateriali già previsto per l’iperammortamento dall’Allegato V della legge di bilancio 2026, confluito nel nuovo Testo unico con effetto dal 2027.

L’elenco è piuttosto ampio e comprende innanzitutto i software per la progettazione e la gestione dei processi produttivi, come le applicazioni per la modellazione 3D, la simulazione, la prototipazione e la gestione del ciclo di vita del prodotto (PDM e PLM). Sono inclusi anche i sistemi per la gestione e il coordinamento della produzione, come MES, SCADA e CMMS, le piattaforme per la manutenzione, il monitoraggio delle macchine, il controllo della qualità, la logistica e la supply chain.

Un capitolo importante riguarda le tecnologie più avanzate, tra cui Industrial IoT, Industrial Analytics, Digital Twin e intelligenza artificiale. Per quest’ultima l’elenco comprende espressamente le applicazioni di AI generativa, inclusi i Large Language Models, gli agenti AI capaci di eseguire autonomamente attività e orchestrare processi, le piattaforme MLOps per la gestione dei modelli, gli algoritmi di manutenzione predittiva e i sistemi di Process Mining per l’analisi e l’ottimizzazione dei processi aziendali.

Tra le altre categorie figurano i software di cybersecurity, compresi quelli per il monitoraggio delle minacce e la risposta automatizzata agli incidenti; le piattaforme per la gestione intelligente dell’energia, dei consumi e degli impianti; le applicazioni per il calcolo dell’impronta carbonica, la gestione delle prestazioni ESG e del Passaporto Digitale del Prodotto; i sistemi di interoperabilità e scambio dei dati tra imprese e le piattaforme low-code e no-code per sviluppare applicazioni industriali e automazioni di processo. Sono comprese anche le soluzioni di realtà aumentata, virtuale e mista.

Non tutti i software commercializzati con la formula Software-as-a-Service saranno quindi automaticamente agevolabili. Per esempio, un gestionale ERP o un CRM generalista non rientra necessariamente nel beneficio per il solo fatto di essere utilizzato attraverso il cloud: occorre verificare che le sue funzionalità siano riconducibili a una delle categorie previste dall’allegato.

Il riferimento allo stesso elenco utilizzato per l’iperammortamento consente quindi di individuare fin da ora le principali tipologie di applicazioni ammissibili. Rimane da chiarire, attraverso il decreto attuativo, come dovrà essere documentata la corrispondenza tra il servizio cloud acquistato e le categorie agevolate, anche nel caso di abbonamenti che comprendano funzionalità differenti.

Servirà un decreto attuativo

Un decreto attuativo da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in
vigore della legge di bilancio (quindi entro fine febbraio 2027, ma sono termini spesso non rispettati) dovrà chiarire le modalità con cui le imprese potranno dimostrare la riconducibilità dei servizi utilizzati al perimetro agevolabile.

È un aspetto particolarmente rilevante in un mercato nel quale molte soluzioni software integrano funzionalità differenti, erogate attraverso piattaforme e contratti che possono comprendere anche componenti non direttamente agevolabili.

Un altro punto da definire riguarda i contratti pluriennali. Il DDL fa riferimento ai costi di competenza sostenuti in ciascuno degli anni 2027, 2028 e 2029, senza subordinare espressamente il beneficio alla stipula di un nuovo contratto.

Il trattamento dei contratti già in corso e dei canoni che coprono più esercizi dovrà quindi essere verificato alla luce della disciplina attuativa.

Perché il cloud era rimasto escluso dall’iperammortamento

Il nuovo credito d’imposta nasce per rispondere a un problema concreto del sistema di incentivi agli investimenti.

Il ritorno all’iperammortamento, disposto dalla legge di bilancio 2026, ha consentito di agevolare nuovamente gli investimenti in beni materiali e immateriali tecnologicamente avanzati.

Il meccanismo si basa però sulla maggiorazione fiscale del costo di acquisizione dei beni strumentali.

Questo modello si adatta all’acquisto di macchinari, attrezzature e software capitalizzabili, ma non comprende ordinariamente i canoni periodici pagati per utilizzare applicazioni attraverso contratti software-as-a-service.

La distinzione è diventata sempre più importante con l’evoluzione del mercato del software aziendale.

ERP, CRM, sistemi di gestione della produzione, strumenti di analisi dei dati e applicazioni di intelligenza artificiale vengono infatti sempre più spesso proposti attraverso abbonamenti anziché con la tradizionale vendita di licenze.

Il risultato è che due imprese che utilizzano funzionalità analoghe possono trovarsi in condizioni differenti sotto il profilo degli incentivi, a seconda del modello contrattuale adottato.

Il credito d’imposta per il cloud interviene proprio su questa asimmetria, introducendo un incentivo per i canoni di utilizzo delle soluzioni agevolabili.

La richiesta di Confindustria e la risposta del Governo

L’introduzione della misura risponde a una richiesta avanzata da Confindustria.

Già durante l’assemblea nazionale del 26 maggio, il presidente Emanuele Orsini aveva sollecitato un’estensione degli incentivi agli investimenti in software e cloud.

La richiesta era stata successivamente ripresa dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che, intervenendo il 12 ottobre all’assemblea di Assolombarda, aveva annunciato l’intenzione di introdurre nella legge di bilancio un incentivo fiscale specifico per i software utilizzati attraverso contratti cloud.

La disposizione contenuta nell’articolo 12 del DDL di Bilancio dà quindi seguito a quell’impegno, scegliendo lo strumento del credito d’imposta anziché modificare direttamente la disciplina dell’iperammortamento.

Le due agevolazioni restano pertanto distinte, sia per il meccanismo fiscale sia per le rispettive condizioni di accesso.

Il problema delle risorse: 30 milioni all’anno possono bastare?

Il limite principale della nuova misura è la dotazione finanziaria.

Come accennavamo, con un plafond di 30 milioni annui e un credito massimo del 30% l’incentivo può sostenere 100 milioni di euro di spese agevolabili all’anno.

È una cifra contenuta rispetto alla diffusione del cloud computing e alla crescita della spesa aziendale per software erogati in abbonamento.

Il punto non riguarda soltanto la disponibilità complessiva di risorse, ma anche le modalità con cui saranno distribuite.

Il DDL non individua già una procedura a sportello o un sistema di ripartizione proporzionale del beneficio. Affida invece al decreto attuativo la definizione delle procedure di concessione.

Ci sarà sicuramente un monitoraggio dell’utilizzo dell’incentivo e quindi bisogna capire cosa accadrà se le richieste ammissibili dovessero superare il plafond annuale.

Il decreto attuativo e la differenza rispetto al voucher digitale

L’articolo 12 prevede che le disposizioni attuative siano definite con decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge.

Il provvedimento dovrà stabilire i criteri e le modalità di applicazione dell’incentivo, con particolare attenzione alle procedure necessarie per rispettare il limite di spesa annuale.

Va inoltre chiarito che il credito d’imposta per il software in cloud non coincide con il voucher digitale per micro e piccole imprese e professionisti, proposto dalle associazioni di categoria attraverso l’iniziativa Investo Digitale.

Quest’ultima proposta, sostenuta tra gli altri da AssoSoftware, AIIP, Confartigianato, Confcommercio, Confimi Industria e Confprofessioni, punta a introdurre un contributo diretto per favorire l’adozione di software, cloud, intelligenza artificiale e cybersecurity da parte delle realtà meno strutturate.

Come avevamo raccontato su Innovation Post, la proposta mira anche a sostenere attività complementari all’acquisizione delle tecnologie, come implementazione, consulenza e formazione.

Nel DDL di bilancio 2027-2029 non figura però una disposizione che istituisca questo nuovo voucher.