CYBER SECURITY OT

Frigoriferi sotto attacco anche in Italia: la lezione per la sicurezza OT


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I nuovi cyberattacchi ai sistemi di refrigerazione in tutta Europa hanno raggiunto anche supermercati e imprese alimentari italiane. Parametri alterati e merci deteriorate riportano al centro la sicurezza OT, la protezione degli accessi remoti e la continuità operativa. L’analisi di quello che è accaduto e le lezioni da imparare.

Pubblicato il 3 nov 2026



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Frigoriferi in penombra fatta con AI





Il nuovo attacco informatico ai sistemi di refrigerazione dei supermercati in tutta Europa, dopo il caso francese, ha colpito anche l’Italia. Nella notte tra il 1° e il 2 novembre sono stati manomessi i controlli dei banchi dei surgelati in alcuni punti vendita siciliani a marchio Coop gestiti dal gruppo Radenza: la modifica delle temperature ha provocato il deterioramento degli alimenti.

Gli episodi arrivano tre settimane dopo gli attacchi francesi e si inseriscono in una nuova ondata europea. Portano nelle corsie dei supermercati un problema che riguarda da vicino le fabbriche: la sicurezza dei sistemi OT, le tecnologie digitali che governano macchine e processi fisici. Alterare un parametro di funzionamento può compromettere una lavorazione, danneggiare un prodotto o interrompere un servizio essenziale.

Dal Belgio alla Svezia, la nuova ondata di attacchi alla catena del freddo

Nella mattinata del 2 novembre, prima che emergessero le segnalazioni italiane, l’allarme aveva già coinvolto numerose catene della distribuzione europea. In Belgio sono stati segnalati problemi in diverse decine di negozi Delhaize, 15 Carrefour, circa 15 Intermarché e cinque Spar, oltre che nel punto vendita Ikea di Mons e in altre attività alimentari. La manomissione dei sistemi di refrigerazione, avvenuta nella notte tra domenica e lunedì, ha costretto gli operatori a svuotare banchi e congelatori e a eliminare prodotti deteriorati. La Procura federale belga ha aperto un’indagine.

In Svezia gli incidenti hanno interessato punti vendita delle catene ICA e Coop. La responsabile di un supermercato ICA di Stoccolma ha raccontato a Reuters che l’attacco era avvenuto intorno alle due del mattino, ma era stato scoperto soltanto alcune ore dopo: i congelatori avevano raggiunto i 50 °C, compromettendo le merci. In Irlanda Musgrave ha confermato il coinvolgimento di 13 supermercati SuperValu, con il ritiro precauzionale di alimenti freschi e surgelati; nei Paesi Bassi sono state segnalate almeno 17 attività interessate, soprattutto macellerie e negozi di quartiere.

Il quadro si è ulteriormente allargato con quattro negozi Delhaize coinvolti in Lussemburgo, un supermercato Selver in Estonia e sette Intermarché in Portogallo. In Finlandia il gruppo Kesko ha segnalato temperature anomale in alcuni punti vendita, avviando verifiche sull’origine del problema, senza confermare immediatamente la natura informatica degli incidenti. Le conseguenze sono state differenti: in alcuni casi l’intervento tempestivo ha limitato i danni, in altri è stato necessario distruggere le scorte.

La dimensione dell’ondata ha provocato anche una reazione della Commissione europea. Il commissario all’Agricoltura Christophe Hansen ha denunciato un tentativo di compromettere la filiera alimentare e la fiducia dei consumatori, annunciando che avrebbe portato la questione al collegio dei commissari. Ha precisato che l’approvvigionamento alimentare europeo non era a rischio, mentre sprechi e danni alle imprese erano già concreti. Restavano da identificare gli autori e da accertare il collegamento operativo con gli attacchi francesi di ottobre.

I casi in Italia

Giuseppe Spadaro, direttore generale del gruppo Radenza, ha indicato all’ANSA almeno tre punti vendita a Catania e uno a Palermo, collocando l’attacco intorno alle quattro del mattino. L’amministratore delegato Danilo Radenza ha confermato che l’intrusione ha riguardato il sistema di telecontrollo dei banchi surgelati. La Polizia postale sta ricostruendo provenienza ed entità degli attacchi e verificando i possibili collegamenti con gli episodi negli altri Paesi.

Il perimetro va distinto dalla rete gestita direttamente da Coop: rispondendo all’ANSA, Coop ha dichiarato che nei propri punti vendita diretti non risultavano inconvenienti alla refrigerazione.

L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha inoltre reso noti due casi nella filiera alimentare italiana: una notifica di incidente ricevuta da un’azienda toscana della ristorazione collettiva e un attacco rilevato ai danni di un produttore emiliano di surgelati, non ancora notificato all’Agenzia. L’attenzione si estende quindi alla catena del freddo nel suo insieme, dalla produzione alla logistica, fino ai servizi di manutenzione degli impianti.

Il Governo ha convocato a Palazzo Chigi una riunione coordinata dal sottosegretario Alfredo Mantovano con il direttore dell’ACN e i vertici delle agenzie di intelligence. L’ACN ha anche programmato un confronto con le federazioni di settore e le principali aziende della grande distribuzione.

Il precedente francese e il chiarimento dell’ANSSI

Nella notte tra l’11 e il 12 ottobre erano stati colpiti centinaia di supermercati francesi, tra cui negozi delle reti Intermarché, Coopérative U e Carrefour. Come abbiamo raccontato nella ricostruzione degli attacchi ai frigoriferi in Francia, la manomissione dei controlli aveva provocato perdite di prodotti e danni materiali. Le cronache avevano riportato temperature fino a 50 °C in alcuni impianti e la necessità di eliminare merci che avevano perso le condizioni di conservazione.

La campagna era proseguita nella notte successiva, coinvolgendo anche apparecchiature Dixell. L’allerta del CERT-FR, pubblicata il 12 ottobre, ampliata il 13 e aggiornata nelle raccomandazioni il 16, ha segnalato compromissioni di controllori Danfoss delle serie AK-SM e AK-SC e di sistemi Copeland XWEB e Dixell XWEB. L’elemento comune richiamato dall’autorità francese è l’esposizione delle interfacce di gestione su Internet.

Sulle cause è però intervenuto un chiarimento che modifica la lettura delle prime ricostruzioni. Nell’audizione al Senato francese del 21 ottobre, Vincent Strubel, direttore generale dell’ANSSI, ha spiegato che, secondo l’analisi dell’agenzia, non erano state sfruttate le vulnerabilità software note indicate da alcune analisi circolate dopo l’attacco. Il problema risiedeva in carenze elementari di protezione: apparati raggiungibili direttamente da Internet, amministrazione remota insufficientemente protetta e password deboli.

Strubel ha ricordato che l’ANSSI raccomanda dal 2014 di non esporre direttamente i sistemi industriali sulla rete pubblica. Il suo intervento mostra quanto contino le condizioni concrete di accesso agli impianti: il software installato è una parte del problema, insieme a configurazioni, credenziali e modalità con cui i tecnici possono intervenire a distanza.

Come un comando digitale può interrompere la catena del freddo

I sistemi di supervisione permettono di controllare gli impianti frigoriferi e modificarne le impostazioni, anche da remoto. Sono funzioni utili alla manutenzione e alla gestione dei punti vendita, ma affidano a chi accede poteri che hanno effetti diretti sul processo fisico. Il NCSC olandese spiega che l’accesso abusivo può consentire di modificare la temperatura o i cicli di sbrinamento, facendo funzionare l’impianto fuori dalle condizioni previste.

Lo sbrinamento è una normale fase di funzionamento, necessaria per rimuovere il ghiaccio. Alterarne i parametri può compromettere il mantenimento della temperatura richiesta. Il danno si produce così attraverso la manomissione dei comandi che regolano la conservazione: un apparato ancora acceso e raggiungibile può eseguire istruzioni che deteriorano le merci. Chi gestisce l’impianto deve quindi controllare che il sistema risponda e verificare ciò che sta facendo.

L’ampiezza del problema emerge anche dalle misurazioni di Censys, pubblicate il 2 novembre. I ricercatori hanno rilevato oltre mille interfacce Danfoss StoreView esposte nel mondo. In Francia il numero è sceso da 1.825 l’11 ottobre a 537 il 14 ottobre e a 220 nell’analisi del 2 novembre. Sono interfacce raggiungibili su Internet, non un conteggio dei supermercati attaccati: il dato documenta la riduzione dell’esposizione dopo gli incidenti, ma anche la sua persistenza.

11 ottobre 20261.825
14 ottobre 2026537
Analisi del 2 novembre 2026220
Scala 0-2.000 interfacce Danfoss StoreView esposte in Francia. Fonte: Censys ARC — analisi pubblicata il 2 novembre 2026; periodo: 11 ottobre–2 novembre 2026. Interfacce osservate su Internet; il dato non misura i negozi colpiti.

Le stesse criticità degli impianti industriali

La presenza di controllori esposti riporta il discorso a un problema che le imprese manifatturiere conoscono bene: la vita della macchina e quella del software non coincidono. Un impianto può continuare a svolgere il proprio compito per molti anni, mentre il sistema che lo governa perde il supporto del produttore o richiede aggiornamenti difficili da applicare senza verifiche e fermi. È il tema affrontato nel nostro approfondimento su come proteggere i vecchi macchinari senza fermare la produzione.

Quando l’aggiornamento o la sostituzione non sono immediatamente praticabili, la protezione deve intervenire anche sull’ambiente in cui il dispositivo opera: separare le reti e limitare gli accessi, consentendo soltanto le comunicazioni necessarie. Anche i controlli di autenticazione possono essere applicati ai sistemi intermedi attraverso i quali i manutentori raggiungono una macchina che, da sola, non li supporta.

Queste misure richiedono però che utilizzatore, produttore e manutentore conoscano le rispettive responsabilità. Chi gestisce le credenziali? Chi verifica il supporto dei controllori? Chi riceve un allarme e può autorizzare un intervento urgente? È il collegamento con il passaggio dalla compliance alla gestione del rischio d’impresa: la responsabilità operativa deve essere definita prima dell’incidente, anche quando la manutenzione è affidata a un soggetto esterno.

Le misure urgenti e la continuità operativa

Per tradurre queste responsabilità in interventi, l’ACN ha richiamato le misure urgenti per la distribuzione alimentare e la filiera del freddo già diffuse il 13 ottobre. Le priorità sono rimuovere l’esposizione diretta dei controlli, separare gli ambienti OT dalle reti informatiche aziendali, proteggere gli accessi remoti con reti private virtuali e autenticazione a più fattori, verificare gli account privilegiati e aggiornare o sostituire i dispositivi fuori supporto. Le verifiche devono comprendere anche collegamenti autonomi, come i router cellulari installati per la teleassistenza.

Gli interventi vanno coordinati con chi gestisce e mantiene gli impianti, evitando interruzioni incontrollate della refrigerazione. Anche la riattivazione richiede la verifica delle impostazioni e degli allarmi. Il CERT-FR avverte che un semplice ripristino alle impostazioni di fabbrica lascia il dispositivo esposto a nuovi attacchi se restano le condizioni che hanno permesso la compromissione.

Il coordinamento serve soprattutto a ridurre il tempo tra la comparsa dell’anomalia e la risposta. È il principio alla base dei piani di continuità operativa sviluppati da KME: identificare i processi critici, coinvolgere i responsabili delle attività e provare le procedure con simulazioni, per scoprire prima dell’emergenza se persone e strumenti sono davvero in grado di intervenire.

Nella catena del freddo questo significa predisporre anche soluzioni alternative per conservare le merci e individuare chi può attivarle. La ripartenza tecnica deve accompagnarsi alla valutazione degli alimenti coinvolti da parte dei responsabili competenti: riportare un frigorifero alla temperatura corretta non restituisce alle merci deteriorate le condizioni di sicurezza perdute.