Cyber Security, l’allarme del Clusit: “Vicini a una guerra cibernetica globale”, impatti forti anche sul mondo delle imprese

“Il conflitto tra Russia e Ucraina ha messo in campo strumenti cyber-offensivi altamente sofisticati a supporto di attività di cyber-intelligence e di cyber-warfare: temiamo che questo processo sia difficilmente reversibile e che in prospettiva potrebbe causare conseguenze di inaudita gravità”. Con queste parole Sofia Scozzari, co-autrice del Rapporto Clusit 2022, spiega quanto pericoloso sia l’attuale scenario apertosi con la crisi geopolitica globale. Vicini a un punto di non ritorno, praticamente “sulla soglia di una guerra cibernetica globale”. come spiega Andrea Zapparoli Manzoni, altro coautore della ricerca (disponibile gratuitamente sul sito Clusit).

Ma quali sono le conseguenze? “D’ora in poi le infrastrutture critiche e molti altri sistemi digitali, meno tutelati a livello normativo ma comunque essenziali per la collettività, saranno bersagli designati, costantemente al centro del mirino di numerosi attori, governativi e non”, spiega Zapparoli Manzoni.

Minacce che si inseriscono in un contesto – quello dei cyber attacchi – già complicato di per sé.

Secondo il report dell’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica infatti nei primi sei mesi del 2022 sono stati ben 1.141 gli attacchi cyber gravi, ovvero con un impatto sistemico in diversi aspetti della società, della politica, dell’economia e della geopolitica, con una crescita dell’8,4% rispetto al primo semestre 2021. Si tratta di 190 attacchi al mese in media, con un picco di 225 attacchi a marzo 2022, il valore più alto mai verificato.

Se confrontati con il primo semestre 2018, gli attacchi da gennaio a giugno 2022 hanno fatto registrare una crescita del 53%. In 4 anni e mezzo la media mensile di attacchi gravi a livello globale è passata da 124 a 190.

Danni in aumento

I ricercatori di Clusit hanno valutato e classificato anche i livelli di impatto dei singoli incidenti, sulla base di aspetti economici, sociali e relativi all’immagine e alle ripercussioni dal punto di vista geopolitico e hanno evidenziato che il trend di crescita degli attacchi riguarda anche la “qualità” degli stessi messa a punto dai cyber criminali, che agisce da moltiplicatore dei danni.

Confermando una tendenza già evidente nel 2021, gli attacchi gravi con effetti molto importanti sono stati nel primo semestre 2022 il 45% del totale, mentre quelli con impatto “critico” arrivano nei primi sei mesi di quest’anno a rappresentare un terzo di tutti gli attacchi. Nel complesso, gli attacchi con impatto Critical e High sono stati il 78% del totale.

Chi viene colpito e perché

I ricercatori di Clusit hanno classificato le vittime di attacchi nel primo semestre del 2022 secondo una tassonomia derivata da standard internazionali: tenendo come base di raffronto il primo semestre 2021, nel primo semestre 2022 la crescita maggiore nel numero di attacchi gravi si osserva verso le categorie “Multiple targets” (+108,3%): significa, secondo gli autori del Rapporto Clusit, che i cyber criminali tendono ora a colpire in maniera indifferenziata obiettivi molteplici, piuttosto che bersagli specifici.

Questa crescita a tre cifre porta nel primo semestre 2022 la categoria “Multiple Targets” in testa alla classifica delle vittime anche in termini percentuali, rappresentando il 22% del totale.

In termini di crescita percentuale seguono le categorie “Telecommunication” (+77,8%), “Financial / Insurance” (+76,7%), “News / Multimedia” (+50%), “Manufacturing” (+34%), “Other Services” (+30,8%) ed “ICT” (+11,5%), “Energy / Utilities” (+5,3%) ed “Healthcare” (+2,2%).

Per quanto riguarda la distribuzione delle vittime, le categorie più colpite dopo i “Multiple targets” sono “Healthcare” e “Gov / Mil / Law Enforcement”, ciascuna con circa il 12% degli attacchi totali. Al quarto posto segue Information Technology – “ICT” (11%) e “Financial / Insurance” (9%).

Le successive sei categorie merceologiche (che sommate rappresentano il 23% degli attacchi rilevati) sono comprese tra il 6% ed il 2% degli attacchi: secondo i ricercatori di Clusit, questo conferma che gli attaccanti si muovono sempre più a tutto campo, e che tutti sono potenziali bersagli.

Il conflitto russo-ucraino determina le finalità di attacco

Il primo semestre 2022 ha visto un’impennata del 414% le attività riferibili agli attacchi della categoria “Hacktivism”; quelli relativi all'”Information Warfare” sono cresciuti del 119%. Questi incrementi a tre cifre vanno ricondotti, secondo i ricercatori di Clusit, in primo luogo alla guerra in Ucraina.

Per la stessa motivazione, rispetto al primo semestre del 2021, sono aumentate del 62% rispetto allo stesso periodo del 2021 degli attacchi con finalità di “Espionage”.

Dopo il picco straordinario del 2021, nel primo semestre 2022 sono invece diminuiti del 3,4% gli attacchi classificati come attività di “Cybercrime”, che rimane tuttavia la principale motivazione di attacco a livello globale, rappresentando il 78,4% degli attacchi globali.

Le tecniche d’attacco

Sono otto le macrocategorie analizzate dai ricercatori di Clusit, sulla base di classificazioni internazionali[3]: nel primo semestre di quest’anno hanno prevalso in maniera assoluta gli attacchi perpetrati attraverso “Malware” che, pur registrando una leggera flessione dal primo semestre 2021(-4,6%), rappresenta il 38% del totale. Le tecniche sconosciute (categoria “Unknown”) sono al secondo posto, con un aumento del 10% rispetto al primo semestre 2021, superando la categoria “Vulnerabilità” (-26,8%) e “Phishing / Social Engineering”, che però crescono del 63,8%.

In conseguenza della natura sempre più complessa degli attacchi, la categoria “Tecniche Multiple” sale del +93,8%.

In concomitanza con l’aumento di attività riferibili ad Hacktivism ed Information Warfare, rispetto al totale gli attacchi gravi con finalità di “Distributed Denial of Service”, pur pochi in valori assoluti, crescono di un significativo 308,8%, così come quelli realizzati tramite “Identity Theft / Account Hacking” (+12,9%).

Il 22% di “tecniche sconosciute” è principalmente dovuto al fatto che molti attacchi analizzati (oltre un quinto del totale) diventano di dominio pubblico a seguito di un “data breach”, nel qual caso le normative impongono una notifica agli interessati, ma non di fornire una descrizione precisa delle modalità dell’attacco.

Faggioli: “Colmare al più presto le lacune”

Negli ultimi quattro anni è avvenuto un vero e proprio cambiamento epocale nei livelli globali di cyber-insicurezza, secondo gli esperti di Clusit, al quale tuttavia non è corrisposto un incremento sufficiente delle contromisure difensive.

Gabriele Faggioli, presidente di Clusit, spiega che “l’Italia deve cogliere l’opportunità della transizione digitale per colmare le proprie lacune in materia di sicurezza informatica. Lo scenario geopolitico ci pone con brutalità davanti all’obbligo di avere infrastrutture resistenti ad attacchi esterni che potrebbero minare la capacità di erogare servizi essenziali ai cittadini. Credo che mai come ora sia fondamentale una scelta politica forte, e possibilmente univoca a livello europeo; mai come ora è importante usare al meglio le risorse del PNRR, nel contesto di uno sforzo politico e imprenditoriale collettivo che servirà per superare l’attuale crisi e per affrontare le prossime sfide”.

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