Il Mimit ha attivato lo strumento dei mini contratti di sviluppo per la filiera automotive.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha firmato il decreto che assegna 300 milioni di euro alle aziende del comparto, dando attuazione alla seconda quota del Fondo Automotive prevista dal DPCM del 10 giugno 2026, il provvedimento con cui il governo ha rifinanziato le risorse della filiera per accompagnarne la transizione verso la mobilità sostenibile, autonoma, connessa e sicura.
Come vi avevamo raccontato lo scorso luglio, l’articolo 2 del DPCM per l’Automotive ripartisce il Fondo Automotive in due quote: la prima, che supera i 631 milioni di euro complessivi tra il 2026 e il 2030, finanzia gli Accordi per l’innovazione; la seconda, pari a 300 milioni di euro tra il 2025 e il 2030, sostiene i mini contratti di sviluppo il cui regime di aiuti è ora stato definito dal ministero.
Indice degli argomenti
Che cosa sono i mini contratti di sviluppo
I mini contratti di sviluppo sono uno strumento relativamente nuovo nel panorama degli incentivi gestiti dal Mimit. Introdotti con il decreto del 12 agosto 2024, in attuazione dei commi 101-111 dell’articolo 1 della legge di bilancio 2024 e poi disciplinati dal decreto-legge Coesione, sono stati utilizzati per la prima volta nel febbraio 2025, con un bando da 300 milioni di euro dedicato alle tecnologie critiche individuate dal regolamento europeo STEP (Piattaforma per le tecnologie strategiche per l’Europa): digitale e deep tech, tecnologie pulite, biotecnologie. Quella per l’automotive è quindi la seconda applicazione di questo nuovo strumento.
La logica dei mini contratti di sviluppo è quella di estendere l’impianto dei Contratti di sviluppo ordinari, tradizionalmente riservati a programmi di investimento di almeno 20 milioni di euro, alla fascia di investimenti di dimensione inferiore: nella prima edizione dedicata alla STEP il perimetro era infatti compreso tra 5 e 20 milioni di euro. Si intende quindi coprire un segmento di imprese, tipicamente PMI e medie imprese in crescita, che con un progetto sotto soglia resterebbe escluso dallo strumento negoziale maggiore, pur avendo investimenti troppo ampi per i bandi regionali o settoriali di taglia più piccola.
Come nel caso delle tecnologie STEP, anche in questa edizione dedicata all’Automotive lo strumento si rivolge alle imprese che realizzano programmi di investimento inferiori a 20 milioni di euro e prevede agevolazioni fino al 75% delle spese ammissibili, con quote riservate alle piccole e medie imprese, ai progetti localizzati nel Mezzogiorno e alle aziende in possesso del rating di legalità e della certificazione della parità di genere.
Fino al 75% delle spese tra fondo perduto e finanziamento agevolato
I programmi finanziabili riguardano lo sviluppo, l’ingegnerizzazione, il testing e la produzione di nuovi veicoli e soluzioni di mobilità, inclusi i sistemi di alimentazione e propulsione a basse emissioni.
Rientrano nel perimetro anche lo sviluppo di componenti, sistemi e tecnologie per la mobilità autonoma, connessa e sicura, oltre ai progetti di diversificazione e riconversione industriale verso tecnologie strategiche ad alta intensità di ricerca e sviluppo.
Gli investimenti produttivi potranno essere affiancati da progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, oltre che da percorsi di formazione del personale, questi ultimi nel limite del 10% dell’investimento complessivo.
Le agevolazioni saranno concesse sotto forma di contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato, con una copertura che potrà arrivare fino al 75% delle spese ammissibili, e le imprese potranno presentare domanda anche in forma congiunta, fino a un massimo di cinque partecipanti.
“Con questo provvedimento diamo a tutte le imprese della filiera uno strumento mirato per continuare a investire nelle tecnologie e nella transizione, accompagnando così il settore in questa fase di trasformazione industriale per rispondere alle esigenze del mercato e tutelare un settore chiave del Made in Italy”, ha dichiarato Urso.
Il 60% delle risorse alle PMI, il 40% al Mezzogiorno
La ripartizione delle risorse riserva il 60% alle iniziative proposte da piccole e medie imprese, di cui un quarto destinato esclusivamente a micro e piccole imprese, mentre il 40% è rivolto ai programmi che le aziende realizzeranno in stabilimenti del Mezzogiorno.
Due ulteriori quote del 10% ciascuna sono riservate alle imprese in possesso del rating di legalità e a quelle titolari della certificazione della parità di genere: due requisiti che il ministero utilizza sempre più spesso come leva per orientare gli incentivi verso pratiche di sostenibilità sociale e trasparenza.
Domande in ordine cronologico, esito entro 120 giorni
Le domande di agevolazione saranno valutate secondo l’ordine cronologico di presentazione, attraverso un’istruttoria articolata in due fasi. Il ministero dovrà deliberare la concessione delle agevolazioni entro 120 giorni dal ricevimento della domanda.
Le modalità operative per la presentazione delle richieste e per l’erogazione degli incentivi saranno definite con un successivo decreto direttoriale.
Lo strumento dei mini contratti di sviluppo si aggiunge così agli altri interventi previsti dal DPCM del 10 giugno 2026 per la filiera automotive, dagli Accordi per l’innovazione ai bonus per l’acquisto di veicoli commerciali, moto e colonnine di ricarica domestiche, fino al programma sperimentale di noleggio sociale.












