Sono state sbloccate le risorse per gli incentivi al settore dell’Automotive. Il DPCM 10 giugno 2026 dà attuazione al Fondo per il settore automotive.
Il provvedimento, firmato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, di concerto con il Mef, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e perfezionato con la firma del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, assegna 1,343 miliardi di euro alla filiera automotive per gli anni dal 2026 al 2030, oltre alle risorse residue dell’annualità 2025. Le finalità del decreto spaziano dal sostegno agli investimenti produttivi delle imprese della filiera, tramite Accordi per l’innovazione e Mini Contratti di sviluppo, ai contributi per l’acquisto di veicoli commerciali, motocicli e quadricicli elettrici, impianti a GPL e metano, infrastrutture di ricarica domestiche e un programma sperimentale di noleggio a lungo termine a carattere sociale.
Indice degli argomenti
Le risorse per gli investimenti della filiera: Accordi per l’innovazione e Mini Contratti di sviluppo
Oltre il 70% delle risorse stanziate dal decreto è destinato agli strumenti che sostengono gli investimenti produttivi della filiera. L’articolo 2 del DPCM ripartisce il Fondo in due quote.
La prima, pari a 133.675.237 euro per il 2026, 244,6 milioni per il 2027, 84 milioni per il 2028, 74 milioni per il 2029 e 94,74 milioni per il 2030, finanzia le agevolazioni previste dagli Accordi per l’innovazione, secondo le procedure del decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 31 dicembre 2021.
La seconda quota, pari a 100 milioni disponibili in conto residui 2025, a cui si aggiungono 70 milioni per il 2027, 30 milioni per il 2028, 40 milioni per il 2029 e 60 milioni per il 2030, sostiene i programmi di investimento delle imprese della filiera automotive di dimensione inferiore a 20 milioni di euro, attraverso un regime di aiuti definito con decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Per accedere alle agevolazioni i progetti devono riguardare lo sviluppo, l’ingegnerizzazione, il testing e la produzione di nuovi veicoli e sistemi di alimentazione e propulsione a basse emissioni, lo sviluppo di componenti e tecnologie per la mobilità autonoma, connessa e sicura, oppure la diversificazione verso tecnologie ad alta intensità di ricerca e sviluppo nei settori dual-use, purché interoperabili con la mobilità sostenibile.
Annunciando lo sblocco del decreto, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso aveva parlato di “una grande spinta alla ricerca e all’innovazione nelle nuove tecnologie della mobilità e quindi agli investimenti produttivi, per affrontare la transizione industriale ed energetica nel momento in cui le case automobilistiche rivedono i loro piani industriali per rispondere alla concorrenza asiatica”. Le risorse del DPCM si aggiungono, ha ricordato il ministro, a quelle già stanziate per il Nuovo Piano Transizione 5.0 (l’iperammortamento 2026-2028), che dispone di una dotazione triennale di 9,8 miliardi di euro per l’innovazione digitale e l’efficientamento energetico del sistema industriale.
Gli incentivi al rinnovo del parco
I veicoli commerciali
Il decreto destina poi una parte del Fondo agli incentivi per il rinnovo del parco veicoli.
L’articolo 3 riconosce alle imprese che acquistano veicoli commerciali nuovi di categoria N1 (autocarri con massa fino a 3,5 tonnellate guidabili con patente B) e N2 (con massa superiore a 3,5 tonnellate e fino a 12 tonnellate) un contributo differenziato per fascia di peso e alimentazione, fino al 31 marzo 2030. Per i veicoli ad alimentazione tradizionale il contributo è subordinato alla contestuale rottamazione di un mezzo della stessa categoria omologato fino a Euro 4.
| Fascia di peso | BEV/FCEV senza rottamazione | BEV/FCEV con rottamazione | Alimentazioni tradizionali con rottamazione |
|---|---|---|---|
| 0 – 1,49 t | 2.000 € | 4.000 € | 2.000 € |
| 1,50 – 2,39 t | 4.500 € | 8.000 € | 3.000 € |
| 2,40 – 3,49 t | 10.000 € | 14.000 € | 4.500 € |
| 3,50 – 4,24 t | 14.000 € | 18.000 € | 8.000 € |
| 4,25 – 7,2 t | 16.000 € | 20.000 € | 10.000 € |
Per l’attuazione della misura sono stanziati 40 milioni di euro in conto residui 2025, 40 milioni per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029 e 20 milioni per il 2030, con una quota del 40% riservata ogni anno ai veicoli a batteria (BEV) e a idrogeno (FCEV).
Incentivi per moto e scooter
L’articolo 4 introduce, dal 1° gennaio 2027 ed entro il 31 marzo 2030, un contributo per l’acquisto di veicoli elettrici o ibridi delle categorie L1e-L7e (dai motocicli ai quadricicli) pari al 20% del prezzo, fino a un massimo di 2.000 euro, elevato al 30% e a 3.000 euro in caso di rottamazione di un veicolo omologato fino a Euro 3. Le risorse ammontano a 25 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029 e a 15 milioni per il 2030, con metà degli stanziamenti riservata alle categorie L1e-L5e.
GPL e Metano
L’articolo 5 riconosce un contributo fisso di 400 euro per l’installazione di impianti a GPL e di 800 euro per quelli a metano su veicoli di categoria M1 (veicoli a motore destinati al trasporto di persone, dotati di almeno quattro ruote e con un massimo di 8 posti a sedere oltre a quello del conducente) omologati almeno Euro 3, con una dotazione di 4 milioni per il 2026, 5 milioni per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029 e 1 milione per il 2030.
Bonus colonnine
Per le infrastrutture di ricarica domestica l’articolo 6 prevede un contributo pari all’80% del prezzo di acquisto e posa in opera, fino a 1.500 euro per persona fisica, soglia che sale a 8.000 euro per gli interventi sulle parti comuni condominiali.
Le risorse destinate a questa misura ammontano a 10 milioni in conto residui 2025, 5 milioni per il 2026, 15 milioni per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029 e 8 milioni per il 2030.
Il programma di noleggio sociale e la gestione degli incentivi
L’articolo 7 introduce, a titolo sperimentale e fino al 30 giugno 2030, un programma di noleggio a lungo termine di autoveicoli a basse emissioni riservato a persone fisiche con ISEE inferiore a 30.000 euro.
Il contratto ha una durata minima di 36 mesi su un veicolo di categoria M1 omologato almeno Euro 6 e con emissioni fino a 135 grammi di CO2 per chilometro, e prevede l’obbligo di rottamare un veicolo fino a Euro 4 intestato da almeno 12 mesi al richiedente o a un familiare convivente. Per l’acquisto dei veicoli sono destinati 50 milioni di euro in conto residui 2025, mentre gli oneri di gestione affidati all’Automobile Club d’Italia, che gestirà il programma per conto del Ministero, sono coperti da risorse fino a 3.660.000 euro ripartite in quattro rate annuali dal 2027 al 2030.
Per i contributi su veicoli commerciali, L-category, GPL/metano e colonnine il Ministero delle Imprese e del Made in Italy si avvale invece di Invitalia per le attività di accompagnamento, monitoraggio e controllo. Il decreto precisa infine, all’articolo 9, che le misure operano su risorse già previste a legislazione vigente e non comportano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Resta aperto un fronte ulteriore. Nell’annunciare l’intesa raggiunta in Consiglio dei ministri lo scorso 23 maggio Urso aveva anticipato che a luglio sarebbero stati ripristinati 251 milioni di euro, dirottati in precedenza sul decreto per il caro carburanti e sul sostegno alle imprese dell’autotrasporto, con l’obiettivo di aggiungerli alla dotazione già assegnata al comparto automotive.












