ROBOTICA

La sfida globale degli umanoidi tra Cina e Stati Uniti. L’Europa osserva mentre i robot iniziano a entrare nelle fabbriche


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Dalla Physical AI alla produzione di massa: il mercato degli umanoidi sta uscendo dai laboratori e si prepara a diventare una delle tecnologie più dirompenti del prossimo decennio.

Pubblicato il 24 set 2026

Fulvio Ferrero

Dirigente settore Automotive ed Esperto in Automazione e Robotica



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Per anni i robot umanoidi sono stati una sorta di simbolo del futuro: perfetti per attirare l’attenzione nelle fiere e generare milioni di visualizzazioni sui social, ma ancora lontani dall’essere una tecnologia realmente industriale.

L’impressione che si è ricavato all’Humanoid Robots Summit Europe 2026 è che questa fase sia ormai al termine.

Tra startup, produttori di robot, aziende di semiconduttori, centri di ricerca e grandi gruppi industriali emerge una convinzione condivisa: il tema non è più capire se gli umanoidi troveranno spazio nelle fabbriche, ma individuare chi riuscirà a industrializzarli per primo e a costruire un modello economico sostenibile.

La sensazione è quella di trovarsi davanti a un mercato che ricorda l’automobile elettrica all’inizio degli anni Duemiladieci: una tecnologia ancora immatura sotto molti aspetti, ma già sostenuta da enormi investimenti e da aspettative di crescita straordinarie.

Il vero protagonista non è l’umanoide

Paradossalmente il tema più discusso sembra non essere più il robot umanoide. La parola ricorrente diventa sempre di più tra gli esperti del settore Physical AI e il robot rappresenta soltanto la parte visibile di una trasformazione molto più ampia.

La vera competizione si sta spostando sulla capacità di costruire ecosistemi in grado di integrare:

  • modelli di intelligenza artificiale;
  • simulazione avanzata;
  • teleoperazione;
  • raccolta dati;
  • apprendimento continuo;
  • piattaforme software per la gestione dei robot umanoidi.

In altre parole, il valore non sarà determinato da chi costruirà il robot più spettacolare, ma da chi riuscirà a sviluppare la migliore piattaforma per insegnargli a lavorare.

La nuova materia prima sono i dati

Se l’intelligenza artificiale generativa è stata alimentata da miliardi di parole e documenti, l’intelligenza artificiale fisica richiede qualcosa di diverso: dati provenienti dal mondo reale.

Per questo motivo aziende come Xsens stanno assumendo un ruolo sempre più strategico. La raccolta di movimenti umani attraverso sistemi di motion capture, sensori indossabili e piattaforme di teleoperazione viene ormai considerata uno degli asset più preziosi dell’intero ecosistema.

Molti degli umanoidi oggi in sviluppo imparano infatti osservando operatori umani o replicando attività precedentemente eseguite tramite teleoperazione.

È un passaggio importante: nelle future fabbriche gli operatori non saranno soltanto utilizzatori dei robot, ma contribuiranno direttamente alla creazione delle loro competenze.

La Cina sta prendendo il controllo

Se c’è un messaggio che emerge con forza dalle analisi di mercato presentate durante l’ultimo European Humanoid Summit a Stoccarda, è che la corsa agli umanoidi non parte da una situazione di equilibrio.

La Cina è già in vantaggio. Le slide mostrate durante l’evento indicano la presenza di oltre 600 aziende di robotica attive a livello globale e circa 64 produttori specializzati negli umanoidi. La concentrazione maggiore si trova proprio in Cina, che oggi ha un predominio praticamente su ogni segmento della catena del valore.

Ancora più significativo è il dato relativo alle consegne: circa il 97% delle unità distribuite negli ultimi mesi risulterebbe provenire da aziende cinesi.

Non si tratta semplicemente di una questione di costo del lavoro.

La Cina dispone di un ecosistema completo che comprende produttori di attuatori, riduttori armonici, sensori, batterie, elettronica di potenza, semiconduttori, piattaforme AI.

Uno scenario che ricorda da vicino ciò che è accaduto nel settore delle batterie e dei veicoli elettrici.

Confronto USA vs Cina

Oggi gli USA rappresentano il secondo polo industriale con aziende rilevanti come Figure AI, Agility Robotics, Apptronik e Tesla.

Un dato interessante di confronto che emerge è sulla capacità produttiva, considerando anche l’Europa:

La Cina mantiene oggi un vantaggio significativo sulla supply chain degli attuatori, motori armonici, riduttori e batterie, con una grande capacità di scalare rapidamente la produzione, mentre gli USA sono forti su AI, software e raccolta di capitali.

Le aziende che stanno costruendo il futuro

Numerosi player stanno contribuendo a definire il panorama competitivo.

Unitree Robotics rappresenta probabilmente uno degli esempi più evidenti della velocità con cui le aziende cinesi stanno evolvendo. Forte di una strategia orientata alla riduzione dei costi e alla produzione in larga scala, l’azienda punta a rendere gli umanoidi accessibili a un numero crescente di applicazioni industriali nei prossimi anni.

In Europa stanno invece emergendo attori come PAL Robotics, Wandercraft e Neura, impegnati nello sviluppo di piattaforme robotiche, benchmark tecnologici e metodologie di integrazione industriale.

Accanto ai costruttori di robot si sta formando una nuova filiera composta da aziende specializzate in sensori, motion capture, cybersecurity, software e semiconduttori.

È il segnale più evidente che il settore sta uscendo dalla fase sperimentale e sta iniziando a costruire una vera supply chain industriale.

Da 18 mila a oltre un milione di robot in cinque anni

Le prospettive di crescita rappresentano probabilmente l’aspetto più impressionante dell’intero settore.

Gli ultimi dati parlano di circa 18.100 umanoidi distribuiti recentemente e di oltre 5,5 miliardi di dollari raccolti dall’industria negli ultimi mesi.

Ma è guardando alle previsioni che si percepisce la portata del fenomeno.

Secondo stime riportate da Morgan Stanley e PwC, il mercato potrebbe raggiungere circa 500.000 unità distribuite annualmente entro il 2030 per un valore di circa 15 miliardi di dollari, arrivando poi fino a circa 1,3 milioni di umanoidi entro il 2031.

Se tali previsioni verranno confermate, il mercato potrà seguire una traiettoria simile:

Se la curva seguirà davvero questo andamento l’industria degli umanoidi potrà diventare uno dei mercati tecnologici a più rapida crescita del prossimo decennio.

Il vero banco di prova sarà la fabbrica

Nonostante l’entusiasmo che questi numero possono indurre, occorre evidenziare che restano ancora numerose sfide da affrontare.

Sicurezza funzionale, cybersecurity, affidabilità nel lungo periodo e robustezza operativa continuano a essere i principali ostacoli alla diffusione su larga scala.

I tre colli di bottiglia più importanti per gli umanoidi industriali attualmente sono:

  • raccolta dati per Physical AI
  • Human-Robot Safety & Interaction
  • thermal management

Quest’ultimo, il thermal derating che limita a livello di tempo in modo significativo l’utilizzo dell’umanoide, è un problema generale che coinvolge tutti i costruttori e nasce dalla corsa verso la realizzazione di attuatori più piccoli, con peso ridotto e maggiore coppia e velocità.

Se parliamo di applicazioni che sembrano più vicine alla maturità commerciale possiamo elencare la movimentazione materiali, logistica interna, picking e kitting, assemblaggi semplici, ispezione qualità.

Attività semplici e ripetitive, proprio per questo tecnicamente ed economicamente interessanti.

La partita è appena iniziata

L’industria degli umanoidi si trova oggi in una fase molto simile a quella attraversata dai veicoli elettrici poco più di dieci anni fa. Esiste ancora molto entusiasmo, alcune aspettative potrebbero rivelarsi eccessive e numerosi ostacoli tecnologici restano da superare.

Ma dietro l’hype stanno emergendo segnali concreti: investimenti miliardari, una filiera industriale che si consolida, piattaforme software sempre più mature e una domanda che inizia a manifestarsi in modo tangibile.

La vera domanda non è più se gli umanoidi entreranno nelle fabbriche.

La domanda è chi riuscirà prima a costruire il ponte tra il prototipo e la produzione di massa.

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