FORMAZIONE

Sviluppo Competenze, apre un nuovo sportello: fino a 42.000 euro per la formazione dei dipendenti delle PMI



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La misura Sviluppo Competenze offre contributi fino al 70% delle spese per la formazione dei dipendenti delle PMI del Sud fino a 60.000 euro. Il nuovo sportello apre il 10 settembre 2026. Focus su tecnologie della Strategia nazionale di specializzazione intelligente, tecnologie STEP e transizione verde e digitale.

Pubblicato il 21 lug 2026



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Young successful entrepreneurs working in the office and talking about green project during coffee break.
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Riapre lo sportello della misura Sviluppo competenze specialistiche delle PMI. Dopo la chiusura del primo sportello, il 23 giugno scorso, che ha raccolto domande per oltre 37,5 milioni di incentivi, con il decreto direttoriale n. 2095 del 13 luglio 2026 il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha disposto l’apertura, a partire dal 10 settembre 2026, di un secondo sportello che mette a disposizione delle imprese le risorse non ancora impegnate nel primo bando, poco più di 12,4 milioni di euro del totale di 50 milioni a disposizione della misura.

L’incentivo punta ad agevolare le attività di formazione del personale dipendente, per importi compresi tra 10.000 e 60.000 euro, su tre filoni principali: le traiettorie tecnologiche della Strategia nazionale di specializzazione intelligente, le tecnologie del regolamento STEP e i processi di transizione verde e digitale delle imprese. 

Ancora disponibile un quarto delle risorse stanziate

La misura Sviluppo Competenze, come anticipato, dispone complessivamente di 50 milioni di euro, stanziati dal decreto ministeriale 4 settembre 2025 a valere sull’Azione 1.4.1 del Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027.

Il primo sportello, aperto dal 21 aprile al 23 giugno 2026 dopo il rinvio disposto dal decreto direttoriale 10 febbraio 2026, n. 334 (che aveva spostato l’apertura dall’originario 12 marzo al 21 aprile), ha raccolto domande per un fabbisogno complessivo di 37.550.324 euro. Restano quindi disponibili 12.449.676 euro, oggetto del nuovo sportello: una cifra che potrà crescere se dalle istruttorie di Invitalia, soggetto gestore della misura, emergessero economie o rinunce da parte delle imprese ammesse nel primo bando.

Le domande per accedere a questa seconda opportunità si possono presentare dalle ore 12 del 10 settembre alle ore 12 del 21 dicembre 2026, esclusivamente per via telematica sulla piattaforma di Invitalia. Ogni impresa può presentare una sola domanda a valere su questo sportello. Restano escluse le aziende che hanno già fatto richiesta nel primo bando, anche per un percorso di formazione diverso. Tutte le informazioni sulla misura sono raccolte nella pagina dedicata del Mimit.

A chi si rivolge la misura

Possono accedere alle agevolazioni le micro, piccole e medie imprese con almeno un’unità locale in una delle sette regioni individuate dal decreto: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Le imprese devono risultare regolarmente costituite e attive nel Registro delle Imprese, non essere in liquidazione volontaria né sottoposte a procedure concorsuali, disporre di almeno un bilancio approvato e depositato (o di almeno una dichiarazione dei redditi per le imprese individuali e le società di persone) ed essere in regola con eventuali restituzioni di aiuti dichiarati illegittimi dalla Commissione europea.

Tra i requisiti compare anche l’obbligo, esteso a tutte le PMI indipendentemente dalla dimensione, di aver già stipulato una polizza assicurativa contro i danni causati da calamità naturali ed eventi catastrofali, come previsto dal decreto-legge 39/2025: la polizza deve essere attiva alla data della domanda, non basta l’impegno a stipularla in seguito.

Le imprese estere possono partecipare se dimostrano, entro la prima erogazione, di disporre di una sede secondaria nelle regioni meno sviluppate.

Le spese ammissibili e gli ambiti tecnologici finanziabili

La misura finanzia percorsi di formazione del personale dipendente su tre macro-filoni: le traiettorie tecnologiche della Strategia nazionale di specializzazione intelligente, le tecnologie individuate dal regolamento STEP – la piattaforma europea per le tecnologie strategiche istituita dal regolamento UE 2024/795 – e più in generale i processi di transizione verde e digitale delle imprese.

Gli ambiti ammissibili, elencati in un allegato tecnico al decreto direttoriale 177/2026, sono organizzati in nove macro-aree tematiche, ciascuna articolata in più voci specifiche.

Il perimetro spazia dall’aerospazio e difesa – dall’avionica avanzata alla robotica spaziale, dai droni civili ai sistemi di air traffic management – alla salute, alimentazione e qualità della vita, dove rientrano l’e-health, la diagnostica avanzata, la medicina rigenerativa e le biotecnologie applicate al farmaco, fino all’industria intelligente e sostenibile, con i processi produttivi ad alta efficienza, i materiali innovativi ed ecocompatibili e le tecnologie per il trattamento di acque e rifiuti.

Tra gli ambiti più ricorrenti figurano le tecnologie digitali – intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche, robotica e sistemi autonomi, connettività avanzata, semiconduttori – e le tecnologie pulite ed efficienti sotto il profilo delle risorse, che spaziano dal solare e dall’eolico alle batterie e allo stoccaggio dell’energia, dall’idrogeno al nucleare, fino alla cattura e allo stoccaggio del carbonio.

Completano il quadro il turismo e il patrimonio culturale, l’agenda digitale e le smart communities, le biotecnologie in senso stretto – DNA/RNA, ingegneria cellulare e tissutale, bioinformatica – e, in una categoria residuale, i processi di transizione verde e digitale non ricompresi nelle altre aree, come l’efficienza energetica, la digitalizzazione dei processi produttivi e l’economia circolare.

I costi ammissibili per ciascun percorso formativo non possono essere inferiori a 10.000 euro né superiori a 60.000 euro, anche nel caso dei progetti integrati sovraregionali che coinvolgono fino a dieci imprese in almeno due regioni diverse.

La formazione, come chiarito dalla circolare direttoriale 716 del 20 marzo 2026, deve svolgersi esclusivamente in presenza: sono escluse la modalità a distanza, sia sincrona sia asincrona, quella mista e il training on the job. Il fornitore dei servizi formativi deve essere indipendente dall’impresa beneficiaria e avere un’esperienza comprovata di almeno tre anni nelle materie oggetto della consulenza; possono candidarsi anche le università.

Alla formazione possono partecipare i dipendenti impiegati nelle unità locali situate nelle regioni meno sviluppate, compresi i lavoratori in Cassa integrazione guadagni ordinaria per le ore in cui non è prevista la sospensione dell’attività lavorativa. Restano invece esclusi i lavoratori in Cassa integrazione guadagni straordinaria, incompatibile con le finalità della misura.

Contributi, massimali e criteri di selezione

Il contributo copre il 50% delle spese ammissibili per la singola PMI. Il contributo quindi andrà da 5.000 euro per i progetti più piccoli (la dimensione minima dell’investimento agevolato è infatti pari a 10.000 euro) fino a un massimo di 30.000 euro per i progetti più grandi da 60.000 euro.

Per i progetti integrati sovraregionali la percentuale sale al 70% per le micro e piccole imprese, quindi fino a un massimo di 42.000 euro (il 70% di 60.000 euro), e al 60% per le medie imprese, fino a 36.000 euro, grazie a una maggiorazione rispettivamente di 20 e 10 punti percentuali.

Una quota pari al 40% delle risorse resta riservata, anche in questo secondo sportello, al sostegno delle imprese della filiera automotive e di quella di moda, tessile e arredamento.

Il calcolo del costo rendicontabile avviene tramite un’opzione di costo semplificato: tariffa oraria regionale moltiplicata per il numero di ore di formazione e per il numero di partecipanti. Le tariffe orarie, fissate dal decreto direttoriale 177/2026, vanno dai 41,19 euro della Calabria ai 47,22 euro di Basilicata e Sicilia, passando per i 46,13 euro di Campania e Sardegna e i 45,03 euro di Molise e Puglia. Non sono richiesti in questa fase fatture o giustificativi di spesa, ma solo la documentazione che attesti lo svolgimento effettivo delle attività.

In pratica, prendendo come esempio i 45 euro della Puglia, il piano di formazione deve prevedere almeno 223 ore di formazione per arrivare a quella soglia minima di 10.000 euro necessaria ad accedere all’incentivo.

L’accesso alle agevolazioni avviene tramite una graduatoria basata su cinque criteri: la base organica dell’impresa, il rapporto tra discenti coinvolti e organico, il numero di ambiti formativi scelti, l’appartenenza a un contratto di rete di filiera e lo svolgimento di un’attività manifatturiera come attività economica primaria secondo la classificazione Ateco. Il punteggio è ulteriormente maggiorato del 5% per le imprese in possesso del rating di legalità e di un altro 5% per quelle con la certificazione della parità di genere.

Le agevolazioni vengono erogate in massimo due quote, la prima dopo il completamento di almeno metà delle ore di formazione previste e la seconda a conclusione del percorso, con la possibilità di richiedere un anticipo fino al 50% del contributo dietro presentazione di fideiussione.

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