L’utilizzo dell’AI può contribuire a ridurre il divario di produttività tra lavoratori: lo studio sul caso dei tassisti

Il mondo accademico discute, già da tempo, di come un utilizzo sempre più diffuso dell’Intelligenza Artificiale (AI) possa rimodellare il mercato del lavoro.

Numerosi sono infatti gli studi già pubblicati su alcuni argomenti inerenti questo dibattito e che si concentrano, principalmente, sul rischio della della sostituzione dell’uomo da parte delle macchine, in alcune mansioni o addirittura per intere professioni.

Un dibattito alimentato anche dall’alto potenziale trasformativo presentato da questa tecnologia.

Le tecnologie di automazione che si sono affermate in passato, come l’informatica e la robotica, hanno automatizzato compiti di routine e/o a basso valore cognitivo. Al contrario, diversi studi hanno già sottolineato come l’Intelligenza Artificiale abbia il potenziale di essere utilizzata anche per automatizzare le mansioni cognitive non routinarie svolte da lavoratori altamente qualificati.

Proprio per questa unicità dell’AI, per analizzare come effettivamente può rimodellare il mercato del lavoro non si può non prendere in esame l’impatto che l’utilizzo dell’AI ha sulla produttività dei lavoratori.

Lo studio del National Bureau of Economic Research

È da questa premessa che sono partiti i ricercatori Kyogo Kanazawa, Daiji Kawaguchi, Hitoshi Shigeoka e Yasutora Watanabe per realizzare uno studio, pubblicato dal National Bureau of Economic Research – l’organizzazione americana che si occupa di ricerca economica – che prende in analisi l’impatto dell’AI sulla produttività delle diverse competenze dei tassisti.

Un categoria che ben si presta a questo tipo di indagine, spiegano i ricercatori, in quanto:

  • la produttività di un lavoratore è facilmente misurabile dal tempo in cui ci mette per raggiungere il cliente
  • ogni autista lavora in modo indipendente e ha una notevole discrezionalità nel trovare i clienti
  • i tassisti operano in una condizione piuttosto simile. Utilizzano lo stesso capitale, applicano gli stessi prezzi e devono affrontare gli stessi prezzi dei fattori di produzione

La ricerca del cliente, nello specifico, è un’attività che occupa i tassisti per quasi la metà del loro tempo lavorativo. Partendo da queste premesse, i ricercatori hanno analizzato l’impatto sulla produttività di una soluzione di AI che automatizza questo compito molto dispendioso per la categoria.

La tecnologia presa in esame si chiama “AI Navi”, uno strumento che aiuta i conducenti a trovare i clienti quando il taxi è in viaggio.

L’Intelligenza Artificiale suggerisce percorsi basati sulla domanda prevista per massimizzare la probabilità di trovare clienti, data la posizione attuale.

Un tipo di AI in grado di aumentare l’accuratezza dei compiti di previsione a partire dai modelli di dati utilizzando la tecnologia di apprendimento automatico e che è ampiamente utilizzata in contesti aziendali reali.

I risultati: l’AI riduce il divario di produttività tra i conducenti più esperti e quelli meno qualificati

Lo studio sottolinea come l’utilizzo della soluzione di AI riduce il tempo necessario a trovare i clienti di circa il 5%.

Questa ottimizzazione, tuttavia, non è omogenea tra i tassisti, ma varia a seconda delle loro competenze: l’aumento di produttività, infatti, si concentra sui conducenti poco qualificati – per cui si riscontra un aumento di produttività del 7% circa –, mentre si riduce o addirittura si annulla per i conducenti altamente qualificati.

Nel contesto di indagine dei ricercatori l’utilizzo dell’AI riduce il divario di produttività tra conducenti altamente e scarsamente qualificati di circa il 14%.

Non solo: nella misura in cui la produttività si riflette sui salari, l’AI ha il potenziale di ridurre le disuguaglianze salariali tra i lavoratori della stessa professione.

Pertanto, in questo caso, l’AI si presenta come un aiuto a ridurre il gap di competenze tra i lavoratori. Un risultato particolarmente importante, poiché mentre la maggior parte degli studi esistenti mostra che le tecnologie dell’IA danneggiano le occupazioni altamente qualificate, in quanto l’AI sostituisce i compiti che richiedono i tipi di competenze che i lavoratori altamente qualificati possiedono, questo studio mostra invece che l’IA può potenzialmente avvantaggiare i lavoratori poco qualificati senza incidere più di tanto su quelli altamente qualificati.

Tuttavia, i risultati dello studio mostrano invece che, all’interno di un’occupazione, l’AI può potenzialmente avvantaggiare i lavoratori poco qualificati e non incidere più di tanto su quelli altamente qualificati.

Seppur questi risultati si riferiscano al caso specifico preso in analisi, i ricercatori sottolineano come sia possibile estendere queste considerazioni a tutte quelle professioni in cui l’abilità principale di un lavoro implica un compito di previsione a partire da modelli di dati.

Il discorso inerente l’impatto dell’AI sulle occupazioni, sottolineano i ricercatori, non deve quindi essere ricondotto meramente all’analisi dell’effetto sostituzione.

L’avversione all’utilizzo dell’AI

Lo studio sottolinea anche un altro dato importante: anche tra i tassisti poco qualificati il tasso di adozione dello strumento di AI è piuttosto basso (il 5,2%).

Più della metà dei conducenti che hanno avuto modo di poter utilizzare, gratuitamente, questo strumento ha infatti scelto di non farlo.

Ma come mai? I ricercatori ipotizzano che per molti tassisti, soprattutto i più esperti, il beneficio ipotizzato derivante dall’utilizzo dello strumento in termini di risparmio del tempo risultava troppo basso.

Tuttavia, tra questi non utilizzatori, oltre il 48% appartiene alla categoria di tassisti “non esperti”, ovvero a quella categoria che avrebbe potuto maggiormente beneficiare dal suo utilizzo.

“È possibile che i conducenti siano semplicemente riluttanti ad adottare una nuova tecnologia“, ipotizzano i ricercatori.

L’impatto sull’equilibrio di mercato: cosa accadrebbe se tutti utilizzassero l’AI?

E cosa accadrebbe, invece, se tutti i tassisti avessero utilizzato la soluzione di navigazione? Quali sarebbero stati gli impatti sul mercato in termini di concorrenza?

“Una delle preoccupazioni è che i tassisti dell’area si contendano gli stessi clienti e finirebbero per rubarsi il lavoro a vicenda se le dimensioni del mercato rimanessero costanti”, scrivono i ricercatori.

“I consumatori, tuttavia, traggono vantaggio dalla riduzione dei tempi di ricerca di un taxi. Nella misura in cui questa maggiore comodità stimola un’ulteriore domanda di taxi, il mercato potrebbe espandersi e il benessere sociale potrebbe migliorare“, concludono.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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