I Digital Innovation Hub faranno rete con i Competence Center per accedere alle risorse europee

Nati sul finire del 2016 come uno dei pilastri del piano Industria 4.0 sul versante dello sviluppo delle competenze, i Digital Innovation Hub di Confindustria sono pensati per essere “la porta di accesso delle imprese” al mondo di Industria 4.0. Il loro compito, nell’ambito del Framework Nazionale Industria 4.0, di cui fanno parte insieme ai Punti d’Impresa Digitale e ai Competence Center, è quello di stimolare e promuovere la domanda di innovazione del sistema produttivo e di rafforzare il livello di conoscenze e di awareness rispetto alle opportunità offerte dalla digitalizzazione.

Coerentemente con questo obiettivo, i Digital Innovation Hub si occupano di

  • sensibilizzare e formare le aziende sulle opportunità connesse all’applicazione delle tecnologie 4.0, attraverso seminari, workshop e visite di studio
  • fare degli assessment della maturità digitale, definire una road map per la trasformazione digitale dei processi aziendali e accompagnare le aziende nell’elaborazione di progetti 4.0
  • fare orientamento verso l’ecosistema italiano ed europeo dell’innovazione.

Dalla loro istituzione a oggi, in Italia i Digital Innovation Hub hanno incontrato 6.000 imprese, realizzando 750 assessment, 450 seminari formativi e 150 visite studio.

A differenza dei Competence Center, i Digital Innovation Hub non sono stati normati né finanziati dalla legge. Se da una parte questo ha valorizzato il ruolo di Confindustria, il rovescio della medaglia è che queste strutture – 22 in tutto articolate su base regionale – non hanno una struttura comparabile a quella che hanno i loro equivalenti europei. E questo potrebbe essere un problema non di poco conto nei prossimi anni. Vediamo perché.

I Digital Innovation Hub e il Digital Europe Programme

Nell’ambito del prossimo bilancio dell’Unione Europea per il periodo 2021-2027, il Digital Europe Programme prevede un’ipotesi di investimento di 9,2 miliardi di euro in cinque settori chiave: supercomputing, intelligenza artificiale, cybersicurezza, competenze digitali avanzate e garanzia dell’ampio utilizzo di tali tecnologie digitali in tutti gli ambiti economici e sociali.

Queste risorse saranno distribuite prevalentemente attraverso una serie di bandi ai quali, però, non parteciperanno le imprese direttamente, ma i Digital Innovation Hub riconosciuti dall’Unione Europea (European Digital Innovation Hubs – EDIH). E qui sorge il problema. Perché l’idea del Digital Innovation Hub che ha l’Europa è più simile al ruolo che in Italia stanno assumendo gli otto Competence Center. Un problema quindi di nome, ma anche di fatto.

Secondo una bozza di documento della Commissione Europea, gli European Digital Innovation Hubs “svolgeranno un ruolo centrale nel programma Digital Europe per stimolare l’ampia diffusione dell’Intelligenza Artificiale, dell’High Performance Computing (HPC) e della Cybersecurity, nonché di altre tecnologie digitali da parte dell’industria (in particolare PMI e midcaps) e delle organizzazioni del settore pubblico in Europa”.

Si tratta di “one-stop shops che aiutano le aziende a diventare più competitive per quanto riguarda i loro processi di business/produzione, prodotti o servizi che utilizzano le tecnologie digitali, fornendo l’accesso alle competenze tecniche e alla sperimentazione, in modo che le aziende possano ‘testare prima di investire’. Forniscono anche servizi di innovazione, come la consulenza finanziaria, la formazione e lo sviluppo delle competenze necessarie per una trasformazione digitale di successo. Si terrà conto delle questioni ambientali, in particolare per quanto riguarda il consumo di energia e le basse emissioni di carbonio”.

Secondo il documento, “gli Stati membri hanno un ruolo essenziale nel processo di selezione degli EDIH; la rete iniziale degli EDIH sarà costituita da un elenco di centri designati dagli Stati membri“.

Il primo bando a procedura ristretta per gli EDIH dovrebbe essere lanciato nell’autunno 2020, in modo che gli EDIH selezionati possano iniziare la loro attività nel 2021. Questo significa che gli Stati membri devono designare i loro hub alla Commissione entro agosto 2020.

Che cosa sta facendo l’Italia

In occasione di un incontro organizzato a Milano da Anima – Confindustria Meccanica Varia, abbiamo incontrato Valentina Carlini dell’area Politiche industriali di Confindustria. Con lei abbiamo affrontato proprio il nodo del ruolo che avranno i Digital Innovation Hub di Confindustria nell’accesso alle risorse (9,2 miliardi previsti) per la digitalizzazione che il Digital Europe Programme metterà a disposizione delle imprese.

Sull’uniformità dei nostri Digital Innovation Hub agli EDIH, Carlini spiega che “Confindustria ha lavorato con la Commissione Europea per far conoscere a Bruxelles il modello italiano. Il nostro sistema è diverso, ma si completa con i Competence Center. Stiamo lavorando con questi ultimi per strutturarci e poterci presentare in Europa come European Digital Innovation Hub, in modo da poter così partecipare ai bandi del Programma Europa Digitale, che nei contenuti è già definito, mentre per quanto riguarda l’ammontare delle risorse aspettiamo ancora i numeri ufficiali”.

È infatti ancora in corso il negoziato tra Consiglio e Commissione Europea per la definizione della cifra finale. “Probabilmente ci sarà una riduzione dello stanziamento (i 9,2 miliardi, ndr) – continua Carlini – ma ci auguriamo che la Commissione tenga conto delle priorità del sistema produttivo e della necessità di fare investimenti importanti sulla digitalizzazione”.

Per partecipare ai bandi europei per gli European Digital Innovation Hubs servirà ad ogni modo l’intervento dello Stato: “Ci stiamo relazionando con il Ministero dello Sviluppo Economico – conclude Carlini – perché dovrà essere il Governo italiano a candidare i nostri Digital Innovation Hub in Europa. Il Governo dovrà fare una selezione secondo i criteri fissati dal già citato documento della Commissione. Il primo lavoro da fare pertanto è a livello nazionale. La Commissione infatti non farà nessuna ulteriore valutazione sui Digital Innovation Hub presentati dagli Stati membri”.

In pratica, il Governo dovrà valutare il lavoro di coordinamento in atto tra Digital Innovation Hub e Competence Center e stilare così una lista di raggruppamenti di questi soggetti da presentare alla Commissione Europea.

 

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Franco Canna

Fondatore e direttore responsabile di Innovation Post. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ membro del Consiglio Direttivo di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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