POLITICA INDUSTRIALE

L’intesa di Varsavia: sette priorità per rilanciare la competitività dell’industria europea


Indirizzo copiato

Dalla difesa delle produzioni europee alla sovranità tecnologica, dall’Industrial AI alla revisione delle regole sulla decarbonizzazione: i Paesi “Friends of Industry” propongono un’agenda in sette punti per rafforzare la competitività industriale europea. Siglata anche l’intesa tra Italia e Polonia su ETS, CBAM, automotive e Made in Europe.

Pubblicato il 26 ott 2026



AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti
friends of industry





Un’Europa industrialmente più forte, capace di difendere le proprie produzioni dalla concorrenza internazionale, ridurre i costi dell’energia e sviluppare le tecnologie strategiche senza dipendere eccessivamente dai Paesi terzi. Ma anche un’Europa che sappia conciliare gli obiettivi di decarbonizzazione con la necessità di mantenere competitiva la propria industria.

È questo il messaggio politico della Dichiarazione di Varsavia, il documento presentato oggi in occasione della nona conferenza ministeriale dei Friends of Industry, il gruppo informale di Paesi dell’Unione europea che coordina le proprie posizioni sui principali dossier industriali.

L’iniziativa punta a riportare la competitività industriale al centro delle decisioni europee, attraverso un programma articolato in sette priorità che spaziano dall’energia alla sovranità tecnologica, dalla difesa commerciale alla revisione delle regole sulla decarbonizzazione.

A margine dell’incontro è stata inoltre firmata un’intesa bilaterale tra Italia e Polonia, sottoscritta dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e dal ministro polacco delle Finanze e dell’Economia Andrzej Domański, per rafforzare il coordinamento dei due governi sulle principali politiche industriali europee.

Alla conferenza, ospitata presso la Borsa di Varsavia, hanno partecipato anche la ministra federale tedesca dell’Economia e dell’Energia Katherina Reiche e il ministro delegato francese all’Industria Sébastien Martin. Particolarmente significativa la presenza di Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega alla Prosperità e alla Strategia industriale, che ha aperto il confronto insieme a Domański.

La partecipazione di Séjourné conferma l’interesse della Commissione per un’iniziativa che, pur non essendo una sede decisionale formale dell’UE, cerca di orientare le future scelte comunitarie attraverso il coordinamento tra i governi.

La Dichiarazione di Varsavia: sette priorità per cambiare la politica industriale europea

La Dichiarazione di Varsavia dei Friends of Industry parte dalla constatazione che l’industria europea è sottoposta a pressioni crescenti: sovraccapacità produttiva globale, pratiche commerciali sleali, dipendenze tecnologiche e strategiche, costi energetici elevati e oneri normativi.

La risposta proposta non è quella di chiudere il mercato europeo. Il testo sottolinea infatti la necessità di rendere l’Europa più resiliente senza farla diventare più protezionista, mantenendo l’apertura al commercio internazionale e agli investimenti.

Le sette direttrici individuate riguardano la competitività delle politiche europee, il completamento del Mercato unico, l’energia e le materie prime critiche, la sovranità tecnologica, la difesa della produzione industriale, la decarbonizzazione e la semplificazione normativa.

Uno dei principi più significativi è quello della competitività by design: ogni nuova iniziativa legislativa europea che incida sull’industria dovrebbe essere valutata fin dalla progettazione in funzione dei suoi effetti su investimenti, produzione, innovazione, occupazione e capacità di competere a livello globale.

L’idea, in sintesi, è si valutare le norme anche per l’impatto cumulativo sui costi delle imprese, con particolare attenzione alle PMI.

Sovranità tecnologica e Industrial AI: costruire capacità europee

Uno dei capitoli più interessanti per l’industria manifatturiera riguarda la sovranità tecnologica e l’intelligenza artificiale industriale.

La dichiarazione individua nell’Industrial AI un’opportunità per trasformare i punti di forza europei — competenze manifatturiere, ricerca, dati industriali e capacità ingegneristiche — in vantaggi competitivi.

Per riuscirci, tuttavia, non basta promuovere l’adozione delle tecnologie. Occorre sviluppare un ecosistema industriale europeo che comprenda capacità di calcolo, dati, modelli avanzati e competenze, valorizzando anche iniziative come l’IPCEI sull’intelligenza artificiale.

Il documento chiede inoltre di ridurre le dipendenze tecnologiche irreversibili attraverso interoperabilità, standard aperti, modularità, soluzioni open source ed effettiva possibilità di cambiare fornitore.

In questa prospettiva vengono richiamati il Cloud and AI Development Act, il Chips Act II, la strategia europea per l’open source e il futuro Quantum Act.

Un’attenzione specifica è rivolta ai semiconduttori, con l’obiettivo di rafforzare la capacità europea nelle tecnologie legate all’AI industriale, alla fotonica, alla progettazione e al packaging avanzato.

Il messaggio è che la sovranità tecnologica non consiste solo nel possedere le tecnologie, ma nel mantenere le capacità industriali necessarie per svilupparle, utilizzarle e governarle nel tempo.

Difendere le produzioni europee prima che sia troppo tardi

Un altro elemento di particolare rilevanza è la richiesta di rendere più tempestivi ed efficaci gli strumenti europei di difesa commerciale.

La dichiarazione propone un utilizzo più rapido e strategico delle misure antidumping, antisovvenzioni e di salvaguardia, anche attraverso procedure semplificate e sistemi di allerta precoce basati sul monitoraggio delle importazioni.

L’obiettivo è intervenire prima che le imprese europee perdano capacità produttive strategiche difficilmente recuperabili.

Per i settori più vulnerabili vengono prospettati anche strumenti come prezzi minimi all’importazione, contingenti tariffari e misure per contrastare l’elusione dei dazi, sempre nel rispetto degli obblighi internazionali.

Il documento sostiene inoltre la creazione di mercati guida europei attraverso l’Industrial Accelerator Act, anche introducendo criteri proporzionati di origine dell’Unione per sostenere la domanda di prodotti realizzati in Europa.

Sul fronte delle materie prime critiche, la dichiarazione propone di rafforzare estrazione, trasformazione e riciclo, tutelando anche la disponibilità di materie prime seconde come rottami metallici e black mass, il materiale recuperato dalle batterie esauste.

Decarbonizzazione e competitività: rivedere le regole senza abbandonare gli obiettivi

Il capitolo dedicato alla decarbonizzazione contiene una delle richieste politicamente più delicate.

I ministri chiedono che il sistema ETS garantisca condizioni prevedibili per gli investimenti industriali, attraverso una traiettoria di riduzione delle emissioni più graduale e calibrata, mantenendo al tempo stesso l’integrità ambientale del sistema e il contributo agli obiettivi climatici concordati dall’Unione.

La dichiarazione propone di rivedere il ritmo di eliminazione delle quote gratuite in funzione dell’efficacia dimostrata dal CBAM e di prorogare oltre il 2030 i meccanismi di compensazione dei costi indiretti dell’ETS per i settori energivori esposti alla concorrenza internazionale.

Viene inoltre chiesto di reinvestire i proventi del sistema ETS nella trasformazione industriale, utilizzando strumenti come l’Innovation Fund, il Modernisation Fund e l’Industrial Decarbonisation Bank.

L’impostazione è quella di mantenere la decarbonizzazione come obiettivo, ma modificarne strumenti e tempi affinché non determini una perdita di capacità produttiva europea.

Dalle dichiarazioni ai risultati

L’ultima priorità individuata dalla Dichiarazione di Varsavia riguarda il passaggio dalla regolamentazione ai risultati.

I ministri chiedono maggiore moderazione normativa, una semplificazione effettiva degli obblighi esistenti, procedure autorizzative più rapide e una riduzione degli oneri sproporzionati per le PMI.

Il documento richiama anche la necessità di completare il Mercato unico, eliminando le barriere che ancora impediscono alle imprese di operare su scala europea, e di garantire una migliore applicazione delle regole sui prodotti importati.

L’intesa Italia-Polonia

In questo quadro si inserisce anche la dichiarazione bilaterale firmata da Urso e Domański, con cui Italia e Polonia si impegnano a rafforzare il coordinamento sui principali dossier industriali europei e a sviluppare nuove collaborazioni tra i rispettivi sistemi produttivi.

“Servono energia a costi sostenibili, regole più semplici e piena neutralità tecnologica”, ha dichiarato Urso, sottolineando la necessità di difendere la capacità produttiva europea.

Rivedere ETS, CBAM e regole per l’automotive

Il punto di maggiore convergenza riguarda la revisione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS) e del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM).

Roma e Varsavia considerano insufficiente la proposta della Commissione europea per scongiurare il rischio di deindustrializzazione. Chiedono pertanto che gli obiettivi di riduzione delle emissioni siano coerenti con le effettive possibilità tecnologiche ed economiche delle imprese, mantenendo le quote gratuite di emissione senza nuove condizionalità.

Soprattutto, i due Paesi chiedono di sospendere la progressiva eliminazione delle quote gratuite collegata all’introduzione del CBAM finché quest’ultimo non avrà dimostrato la propria efficacia.

Il problema è quello del carbon leakage, ossia il rischio che le imprese europee trasferiscano la produzione verso Paesi con regole ambientali meno stringenti, oppure perdano quote di mercato a favore di produttori extraeuropei che sostengono costi inferiori.

Un’altra priorità è la revisione delle regole per l’industria automobilistica. Italia e Polonia chiedono una modifica degli obiettivi e delle traiettorie di riduzione delle emissioni di CO2, con il riconoscimento di una nuova categoria di veicoli alimentati con combustibili climaticamente neutri, inclusi i biocarburanti.

La richiesta si inserisce nel confronto europeo sul futuro dell’automotive e sul principio di neutralità tecnologica.

Made in Europe, chimica e siderurgia: le altre priorità dell’accordo bilaterale

L’intesa tra Italia e Polonia riguarda anche l’Industrial Accelerator Act, il provvedimento europeo destinato a rafforzare le capacità produttive strategiche del continente.

I due governi sostengono un sistema di preferenza europea basato sulla capacità produttiva dei 27 Stati membri, mantenendo un’apertura verso partner internazionali affidabili sulla base di criteri di reciprocità.

Si tratta di un’impostazione che punta a utilizzare anche gli strumenti della domanda per sostenere le produzioni europee e incentivare nuovi investimenti industriali.

Sul fronte energetico, Italia e Polonia chiedono interventi urgenti per ridurre i prezzi dell’energia, potenziare reti e infrastrutture, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e favorire gli acquisti congiunti.

Per chimica e siderurgia, l’intesa prevede il sostegno alla modernizzazione degli impianti e una maggiore protezione dalle pratiche commerciali sleali. Particolare attenzione viene dedicata ai rottami ferrosi, considerati una risorsa strategica per l’industria europea, per i quali i due governi chiedono misure che limitino le esportazioni e riducano il rischio di carenze.

La collaborazione bilaterale si estenderà inoltre all’intelligenza artificiale, al calcolo ad alte prestazioni, alle tecnologie quantistiche, all’aerospazio, all’energia pulita e alla difesa.

L’obiettivo è favorire partenariati tra distretti industriali e poli tecnologici, anche attraverso iniziative congiunte tra imprese e associazioni di categoria.

L’intesa prevede infine consultazioni periodiche a livello ministeriale e tecnico, soprattutto in preparazione delle riunioni del Consiglio Competitività. I due governi intendono inoltre favorire forum economici e incontri tra imprese, anche sulla base dei contatti già avviati tra Confindustria e le rappresentanze industriali polacche.

I ministri hanno ipotizzato un nuovo incontro bilaterale in Italia nei prossimi mesi.