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La classifica dell’innovazione: solo 4 regioni italiane nella Top 100 europea e resta profondo il gap dai vertici del continente



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Il TEHA Regional Innosystem Index 2026 fotografa un’Italia a due velocità: la Lombardia guida il Paese e si piazza al 26º posto in UE e il Veneto accelera. Le performance industriali e i brevetti tengono alta la competitività del Nord, ma la carenza di laureati e il gap nel talento allontanano le Regioni italiane dai vertici europei.

Pubblicato il 9 giu 2026



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Nella classifica delle 242 regioni europee con più capacità di innovazione, l’Italia mostra una geografia ancora disomogenea che evidenzia differenze sostanziali tra Nord-Centro e Sud: è quanto evidenzia l’edizione 2026 del TEHA Regional Innosystem Index 2026, lo studio curato dalla InnoTech Community di TEHA Group che mappa i territori dell’Unione Europea per capacità d’innovazione.

Al vertice della classifica nazionale si posiziona la Lombardia, prima regione italiana, che si attesta al 26º posto nel contesto continentale. Seguono a distanza il Lazio al 43º posto, l’Emilia-Romagna all’82º e il Piemonte che si colloca al 99º posto, entrando così nel gruppo delle prime cento realtà europee.

In questa dinamica spicca il progresso compiuto dal Veneto, autore di un avanzamento di dodici posizioni che permette al territorio di raggiungere il 106º posto in Europa.

La spinta propulsiva delle aree settentrionali contrasta con la stagnazione del Mezzogiorno, le cui regioni rimangono relegate nelle retrovie della classifica continentale.

Il rapporto evidenzia come le performance dei distretti italiani più avanzati siano sostenute principalmente dalla solidità del prodotto interno lordo, dalla consistenza dei brevetti depositati e dallo sviluppo delle infrastrutture legate ai Data Center.

Al contrario la competitività complessiva del Paese viene fortemente rallentata dalle carenze riscontrate nella percentuale di laureati e ricercatori, oltre che da un punteggio critico nei macro-indicatori dedicati al talento per l’innovazione e allo sviluppo economico.

Debolezze strutturali, queste, che allontanano l’ecosistema industriale italiano dai vertici europei occupati dall’ Île-de-France, che guida la classifica generale con un punteggio di 7,05, seguita da Stoccolma e dall’Hovedstaden danese.

La mappa delle performance regionali e i movimenti in classifica

La Lombardia guida il gruppo nazionale e si conferma il top performer del Paese all’interno del TEHA Regional Innosystem Index 2026, posizionandosi al 26º posto assoluto della classifica europea.

Dietro la prima regione italiana, la distribuzione dei punteggi delinea una gerarchia netta che vede le diverse realtà nazionali collocate in segmenti molto distanti tra loro nel panorama continentale.

Al secondo posto in Italia si attesta il Lazio, che occupa la 43ª posizione della classifica generale, un risultato sostenuto da un prodotto interno lordo di 246,5 miliardi di euro, che vale l’11º posto in Europa, e dal primato nazionale per quota di laureati, pari al 28,3%.

Più staccata si trova l’Emilia-Romagna, che occupa l’82º posto, seguita dal Piemonte al 99º posto.

Le quattro regioni citate rappresentano l’avanguardia nazionale, essendo le uniche capaci di rientrare nel gruppo delle prime cento posizioni europee.

Subito fuori da questa fascia si posiziona il Veneto, autore di uno dei progressi più rilevanti a livello continentale. Con un avanzamento di dodici posizioni rispetto ai dati del 2023, il territorio raggiunge il 106º posto in Europa, beneficiando della maggiore capacità industriale, degli investimenti in ricerca e della dotazione di infrastrutture digitali che caratterizzano l’area settentrionale del Paese.

Molto differente la situazione delle regioni del Mezzogiorno, che restano relegate nelle retrovie della classifica dell’Unione Europea. La Sicilia si attesta al 211º posto, pur registrando un incremento di sei posizioni, mentre la Basilicata fa registrare una delle flessioni più marcate scendendo al 224º posto, con una perdita di tredici posizioni. La Calabria chiude la mappatura nazionale qualificandosi al 232º posto su 242 territori censiti, a testimonianza di un divario geografico profondo che incide sulla competitività complessiva del sistema Paese.

I pilastri della performance italiana: PIL e infrastrutture

La solidità economica e lo sviluppo infrastrutturale rappresentano i fattori principali che sostengono il posizionamento dei territori più dinamici del Paese all’interno del ranking europeo.

L’analisi del prodotto interno lordo evidenzia la presenza di otto regioni italiane tra le prime cinquanta posizioni della classifica continentale per ricchezza complessiva generata.

In questa mappatura emerge la Lombardia, che si colloca al secondo posto in Europa con un valore nominale pari a 504,7 miliardi di euro, confermandosi come il principale motore economico a livello nazionale.

Un contributo altrettanto significativo alla tenuta dell’ecosistema è fornito dalle infrastrutture digitali e tecnologiche. Sotto questo profilo, l’indice evidenzia la rilevanza dei Data Center come asset strategici per supportare servizi e tecnologie ad alta intensità di dati.

La Lombardia si distingue nel contesto dell’Unione Europea posizionandosi al quinto posto assoluto grazie alla presenza di 86 strutture attive sul proprio territorio.

Alla dotazione di centri di calcolo si affiancano i riscontri legati alla connettività internet domestica e alla prontezza digitale della popolazione, parametri che vedono la Liguria guidare la classifica nazionale per capillarità dell’accesso alla rete fissa, seguita dalle buone performance complessive espresse da Emilia-Romagna e Veneto.

Proprietà intellettuale: il modello policentrico della manifattura

La capacità di tradurre l’attività di ricerca in titoli di proprietà intellettuale rappresenta un fattore competitivo centrale per il comparto industriale nazionale, strettamente legato alla vocazione manifatturiera dei territori.

All’interno della mappatura europea, l’Italia conferma una spiccata dinamicità sul fronte della tutela delle innovazioni, posizionando sei regioni all’interno della Top 50 continentale per numero di brevetti pubblicati.

La classifica vede Lombardia ed Emilia-Romagna collocarsi stabilmente nelle prime dieci posizioni dell’Unione Europea, rispettivamente al sesto e all’ottavo posto per volume di domande depositate presso l’European Patent Office.

Nonostante l’eccellenza espressa dal territorio lombardo, il suo volume brevettuale complessivo resta inferiore a un quinto di quello registrato dall’Île-de-France, che guida il continente con 6.988 brevetti, evidenziando la distanza che ancora separa le aree più avanzate del Paese dai vertici assoluti dell’Unione.

L’Emilia-Romagna si distingue ulteriormente per quanto concerne l’intensità brevettuale in rapporto alla popolazione, facendo registrare un valore di 229 brevetti per milione di abitanti.

La forza di questo distretto è confermata dal fatto che da sola la regione genera il 21,4% del totale dei brevetti depositati a livello nazionale. Un primato che rispecchia la forte specializzazione del sistema produttivo locale in segmenti industriali ben definiti e ad alto valore aggiunto, quali il packaging, l’automotive e il farmaceutico. All’interno di tale perimetro operano realtà di rilievo internazionale come Coesia e Ferrari, che guidano i processi di innovazione e l’attività di brevettazione.

Il confronto con l’Europa

La distanza rilevata sul fronte brevettuale tra le aree d’avanguardia nazionali e i vertici continentali introduce un tema più ampio, confermato dall’analisi comparativa tra l’intero ecosistema italiano e le dieci aree geografiche più avanzate dell’Unione Europea.

Il divario emerge in modo trasversale esaminando i quattro pilastri analitici che compongono l’indice:

  • lo sviluppo economico
  • il capitale umano
  • il talento per l’innovazione
  • la diffusione di infrastrutture digitali e tecnologie

Ciascuno di questi ambiti riassume parametri statistici e dinamiche industriali che determinano l’attrattività e la capacità di modernizzazione di un territorio.

I dati numerici rivelano che le aree di sofferenza più marcate si concentrano in due macro-categorie specifiche. La prima è rappresentata dal macro-indicatore dedicato al “Talento per l’Innovazione”, un parametro concepito per misurare la densità di personale impiegato in attività di ricerca, nei settori scientifico-tecnologici e nei comparti industriali ad alta tecnologia.

In questo ambito la media delle regioni italiane si ferma a un punteggio di 2,34, a fronte di un valore di 7,69 registrato dai primi dieci territori leader a livello continentale.

La seconda criticità strutturale riguarda lo “Sviluppo Economico”, pilastro che sintetizza le risorse finanziarie destinate alla ricerca, la vivacità del tessuto imprenditoriale e la capacità di generare nuova conoscenza quantificata attraverso i brevetti. Qui il punteggio medio italiano si attesta a 1,03, evidenziando un netto distacco rispetto alla media di 3,90 ottenuta dalle prime dieci regioni europee.

I nodi strutturali: perché l’Italia non aggancia la vetta

I bassi punteggi medi rilevati nei pilastri del talento e dello sviluppo economico trovano una spiegazione diretta in una serie di carenze nei fattori abilitanti, prima fra tutte la disponibilità di capitale umano altamente qualificato.

L’Italia accusa un ritardo marcato nella quota di popolazione in possesso di un titolo di studio universitario, posizionandosi quasi interamente oltre la 150ª posizione nella classifica europea per percentuale di laureati.

Anche il Lazio, che fa registrare la performance migliore a livello nazionale con un tasso del 28,3%, mostra un dato che è inferiore alla metà rispetto a quello di Varsavia, leader europea in questo specifico parametro con il 64,7%.

Un secondo limite strutturale è rappresentato dagli investimenti nell’attività di ricerca e sviluppo in rapporto al prodotto interno lordo.

Nessuna regione italiana riesce a inserirsi all’interno della Top 50 europea per intensità di spesa in questo comparto. Il Piemonte (2,13%) e l’Emilia-Romagna (2,11%), rispettivamente al 59º e 61º posto continentale, rappresentano gli unici territori nazionali a superare la soglia del 2% nel rapporto tra investimenti in ricerca e PIL, evidenziando una difficoltà diffusa nel finanziare la generazione di nuova conoscenza.

A questo quadro si aggiunge la criticità legata alla componente dei ricercatori, segnata da una complessa capacità di attrazione e ritenzione dei profili tecnici e scientifici: all’interno del ranking europeo, solo la Provincia Autonoma di Trento mantiene un posizionamento di rilievo stabiliendosi alla 65ª posizione, mentre il resto del Paese fatica a esprimere una densità di professionisti allineata agli standard dei distretti industriali più avanzati d’Europa.

“Il confronto tra regioni europee restituisce un quadro estremamente dinamico e competitivo, in cui ogni Paese esprime territori particolarmente virtuosi in specifici ambiti: Brabant Wallon, in Belgio, è in testa per spesa lorda in Ricerca e Sviluppo; l’Île-de-France è prima per PIL e brevetti, Stoccolma per capitale umano. Anche le regioni italiane dimostrano una forte capacità innovativa, in particolare sul fronte della produzione brevettuale e dello sviluppo delle infrastrutture digitali, dove emerge soprattutto il potenziale della Lombardia”, dichiara Valerio De Molli, Managing Partner & CEO di The European House – Ambrosetti e TEHA Group.

“Restano però ancora ampi margini di miglioramento nella valorizzazione del capitale umano: il numero di laureati e di ricercatori continua infatti a rappresentare uno dei principali elementi di debolezza del sistema italiano. Un ritardo strettamente connesso al persistente divario tra Nord e Sud, che finisce per frenare non solo la crescita delle singole regioni, ma la competitività del Paese nel suo complesso”, aggiunge.

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