Il tech made in Italy non è più solo una promessa, ma un comparto maturo che vale lo 0,78% del Prodotto Interno Lordo nazionale, impiega quasi 71.000 persone e genera in media 215.000 euro di ricavi per ogni lavoratore. Lo dimostrano i numeri della terza edizione dell’Italian Tech Landscape, lo studio realizzato da La Tech Made in Italy – realtà fondata da Max Brigida – con il contributo tecnologico di AltermAInd, presentato a Milano in occasione dell’evento “The Year of Solidified Transformation”.
Indice degli argomenti
Un ecosistema in rapida espansione
In un anno le soluzioni tech italiane censite sono più che raddoppiate, passando da 456 a oltre 1.000, distribuite su più di 20 categorie. I ricavi complessivi del settore ammontano a 15,2 miliardi di euro, con una media di 9,2 milioni per soluzione – la più grande arriva a generare 2,7 miliardi da sola.
L’ambito più remunerativo è quello dell’intelligenza artificiale, con 4 miliardi di ricavi, seguito dal Gestionale (3,1 miliardi) e dall’HR (1,3 miliardi). Più distanziate le categorie InsuranceTech (1,3 miliardi), Servizi (1 miliardo) e Martech (937 milioni), mentre DeepTech si ferma a 756 milioni e la Robotica a 297 milioni.
La classifica delle Regioni
Sul fronte geografico la Lombardia si conferma il motore del settore con 7,3 miliardi di ricavi e oltre 24.000 addetti, seguita dal Piemonte con 3,7 miliardi e 19.000 dipendenti. Terza posizione ex aequo per Marche ed Emilia Romagna, entrambe a 1,1 miliardi. Più distaccate Toscana (597 milioni), Veneto (178 milioni), Lazio (176 milioni), Friuli Venezia Giulia (137 milioni), Campania (96 milioni) e Puglia (43 milioni). Sul fronte degli investimenti il 2025 ha visto confluire nel mercato tech italiano 545 milioni di euro da Fondi e Venture Capital, a cui si aggiungono 39 milioni di community funding.
I nove unicorni italiani
Tra le novità di questa edizione c’è la mappatura degli unicorni italiani – le startup con una valutazione superiore al miliardo di euro – che insieme valgono 28,8 miliardi (lo 0,28% del PIL) e generano ricavi complessivi per 5,67 miliardi, con una media di 630 milioni a testa. Due di queste realtà si sono aggiunte nell’ultimo anno.
In testa alla classifica c’è Bending Spoons, valutata 11 miliardi con un fatturato di 1,1 miliardi. Seguono Technoprobe (valore 7,9 miliardi, ricavi 756 milioni) e Reply (valore 2,4 miliardi, ricavi 2,6 miliardi). Completano la lista Domyn (1,7 miliardi di valutazione, 5,6 milioni di fatturato), Satispay (1,6 miliardi, 46 milioni), Namirial (1,1 miliardi, 74 milioni), Scalapay (1,1 miliardi, 57 milioni), Facile.it (1 miliardo, 140 milioni) e Prima (1 miliardo, 1,3 miliardi di ricavi). Ben sei di questi unicorni hanno sede a Milano e le nove aziende insieme impiegano oltre 23.000 persone in Italia.
“Quella del settore tech italiano è un’eccellenza che merita di entrare a pieno diritto nella narrazione del nostro sistema economico e produttivo”, afferma Max Brigida, fondatore de La Tech Made in Italy. “Non si tratta più di parlare di una promessa da mantenere, ma di un ecosistema maturo, capace di generare valore reale, occupazione stabile e attrattività internazionale”.











