I rallentamenti economici e le fasi di recessione non arrestano la transizione tecnologica verso la sostenibilità, ma tendono paradossalmente ad accelerarla. Mentre gli investimenti nella ricerca e sviluppo convenzionale subiscono contrazioni diffuse durante le crisi, i brevetti dedicati alle tecnologie pulite e alla decarbonizzazione aumentano sia in quota percentuale sia in volume assoluto proprio in questi periodi.
È quanto emerge dallo studio scientifico intitolato “Innovation, Business Cycles, and the Climate Transition”, pubblicato dall’NBER (National Bureau of Economic Research) dagli economisti Diego R. Känzig della Northwestern University, Maximilian Konradt e Lixing Wang della University of Bonn, e Donghai Zhang della National University of Singapore.
L’analisi offre una chiave di lettura profonda sui meccanismi di mercato che regolano l’orientamento del progresso tecnologico industriale lungo le fasi del ciclo economico, fornendo indicazioni fondamentali per la pianificazione strategica aziendale e la definizione delle politiche pubbliche di sostegno all’innovazione.
Indice degli argomenti
L’andamento divergente tra innovazione convenzionale e tecnologie pulite
I dati storici sui brevetti depositati negli Stati Uniti, nei paesi dell’OCSE e a livello globale evidenziano un comportamento strutturalmente asimmetrico tra le diverse tipologie di ricerca.
L’innovazione di tipo convenzionale segue l’andamento del ciclo economico, crescendo nelle fasi favorevoli e contraendosi in quelle negative. Durante le fasi di contrazione economica, infatti, la riduzione dei flussi di cassa, il calo dei ricavi industriali e l’inasprimento delle condizioni di credito costringono le imprese a ridurre i budget allocati alla ricerca e sviluppo tradizionale.
La brevettazione legata alle tecnologie verdi presenta invece una dinamica antciclica. Analizzando la classificazione Y02 dell’Ufficio Europeo dei Brevetti, che identifica le soluzioni per la mitigazione dei cambiamenti climatici, l’efficienza energetica e le reti intelligenti, la quota di brevetti sostenibili sul totale cresce in modo significativo durante i periodi di flessione del prodotto interno lordo.
A un calo dell’1% nella crescita del PIL è associato un incremento della quota di brevetti verdi pari a circa 0,3 punti percentuali. L’aumento non riflette solo una contrazione meno accentuata rispetto agli altri settori, ma corrisponde a una crescita reale del numero complessivo di brevetti ecologici depositati.
I motivi per cui la transizione ecologica accelera durante le crisi
L’origine di questa divergenza risiede nella differente struttura temporale dei profitti attesi dalle due tipologie di investimento. Le tecnologie convenzionali generano ritorni finanziari concentrati nel breve periodo, rendendo i relativi progetti estremamente vulnerabili alle oscillazioni congiunturali.
Le innovazioni orientate alla transizione ecologica traggono invece gran parte del proprio valore economico dai flussi di cassa attesi nel medio e lungo termine, a mano a mano che la trasformazione dei mercati energetici e manifatturieri prende corpo. Poiché le recessioni hanno una natura transitoria, il valore atteso dei brevetti verdi risulta significativamente meno sensibile ai cali di domanda di breve termine.
Un secondo fattore determinante riguarda la dinamica dei costi della ricerca e la riallocazione del capitale umano altamente specializzato. La riduzione delle attività di sviluppo sui prodotti tradizionali riduce la domanda complessiva di ricercatori, scienziati e ingegneri, generando una flessione temporanea nei costi di ingaggio del personale tecnico.
Il minor costo di sviluppo della R&S riduce le barriere finanziarie per l’avvio o l’ampliamento di progetti a lungo termine, rendendo conveniente indirizzare le risorse verso soluzioni sostenibili che in fasi di espansione economica risulterebbero troppo onerose.
Il ruolo della grande industria e la riallocazione interna delle risorse
La dinamica anticiclica dell’innovazione green non è spinta prevalentemente da realtà emergenti o da piccole imprese di nicchia, ma trova il proprio motore principale nelle grandi corporation manifatturiere e industriali. L’analisi sui dati di bilancio delle società quotate indica che il quartile superiore per dimensione aziendale (cioè il 25% delle aziende più grandi) genera, da solo, più dell’80% dei brevetti “green”.
Le grandi strutture industriali dispongono di reparti di ricerca articolati e sono meno esposte ai vincoli di liquidità immediati che colpiscono le giovani imprese nelle fasi di contrazione del credito.
Di conseguenza, di fronte a un rallentamento della domanda nei mercati maturi, i gruppi manifatturieri riallocano internamente il personale specializzato e i laboratori di sviluppo, trasferendo competenze e risorse dai progetti convenzionali a quelli orientati alla sostenibilità.
L’evidenza empirica sui dati individuali dei brevetti conferma la presenza di un aumento significativo nel numero di inventori aziendali dedicati a tecnologie ecologiche proprio a seguito di shock macroeconomici negativi.
Implicazioni per la politica industriale e i sussidi alla ricerca
Gli autori della ricerca evidenziano come la natura anticiclica del progresso tecnologico verde offra spunti cruciali per la progettazione degli interventi di politica industriale. I modelli di equilibrio economico generale sviluppati nello studio mostrano che l’efficacia dei sussidi pubblici alla ricerca e sviluppo varia sensibilmente in base alla fase del ciclo economico in cui vengono erogati.
Un euro di incentivo pubblico destinato alla R&S durante una fase di recessione produce un volume di brevetti e un impatto tecnologico superiore rispetto allo stesso euro speso durante una fase di espansione.
La flessione dei costi salariali dei ricercatori nelle fasi di crisi consente ai finanziamenti pubblici di coprire un volume maggiore di attività di ricerca effettiva. Inoltre, le innovazioni sviluppate durante una contrazione economica non scompaiono con il ripristino della crescita, ma incrementano stabilmente lo stock tecnologico aziendale, alterando in modo permanente la traiettoria industriale verso produzioni a minori emissioni.
Orientamenti strategici per la gestione della ricerca e sviluppo aziendale
I risultati della ricerca NBER suggeriscono una revisione delle prassi di gestione della ricerca e sviluppo nell’industria manifatturiera.
Le evidenze emerse suggeriscono infatti che considerare i momenti di rallentamento dell’economia esclusivamente come fasi di taglio dei costi e di difesa dei margini rischia di compromettere la competitività di lungo periodo dell’impresa.
Le contrazioni di mercato rappresentano invece finestre strategiche ideali per riposizionare il portafoglio tecnologico, sfruttando la minore concorrenza nell’accesso ai talenti scientifici e la stabilità del valore generato dai progetti sostenibili nel tempo.
La pianificazione degli investimenti in innovazione verde trarrebbe quindi beneficio da una visione anticiclica, capace di cogliere le fasi di flessione economica per accelerare la trasformazione tecnologica delle strutture produttive.







