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Twin Transition, le PMI sono protagoniste del cambiamento


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Il libro “Crescere sostenibili, crescere digitali” di Cefriel mostra come InnovAction abbia guidato ottantasei PMI italiane nella transizione digitale ed ecologica grazie ai fondi del MIMIT, dimostrando che l’innovazione nasce dall’unione tra dati, competenze e AI.

Pubblicato il 19 ott 2026



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A Milano, negli spazi di Cefriel, aziende, istituzioni ed esperti si sono confrontati sulle sfide della Twin Transition in occasione dell’evento di presentazione dell’ebook “Crescere sostenibili, crescere digitali”, pubblicato da Cefriel e presentato in anteprima lo scorso 1° ottobre nell’ambito della Milano Digital Week.

Al centro dell’incontro la Twin Transition nelle PMI realizzata grazie all’esperienza di InnovAction, l’European Digital Innovation Hub coordinato da Cefriel e realizzato insieme a Fondazione LINKS, Fondazione Bruno Kessler, Università Federico II di Napoli e Intesa Sanpaolo, grazie ai finanziamenti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT).

InnovAction è nato nel 2020 come network nazionale di centri per l’innovazione tecnologica, con l’obiettivo di accompagnare le micro, piccole e medie imprese nel percorso della Twin Transition, ovvero l’integrazione tra la transizione digitale ed ecologica.

Grazie agli oltre 4 milioni di euro di finanziamenti, sono stati realizzati progetti in 86 aziende, erogando 157 attività progettuali. Il punto di forza di InnovAction è stato, in particolare, la capacità di offrire alle aziende un percorso di innovazione e di trasferimento tecnologico costituito da più servizi, selezionati in base alle esigenze specifiche di ciascuna azienda coinvolta.

Il Made in Italy che sa fare innovazione digitale concreta

I numerosi casi di successo raccontati nel libro e testimoniati dalle aziende presenti all’evento restituiscono l’immagine di un sistema produttivo italiano che è capace di innovare, anche quando il contesto economico e industriale è complesso. Se alla base ci sono idee chiare, una visione condivisa e una direzione coerente, anche i progetti più ambiziosi si possono tradurre in risultati concreti. La raccolta da noi prodotta di casi progettuali di successo mostra, infatti, come nelle imprese italiane non manchino né la creatività né la capacità di utilizzare la tecnologia in modo efficace. Esiste un patrimonio di competenze, iniziativa imprenditoriale e propensione alla sperimentazione che spesso rimane poco visibile, ma che è pienamente in grado di continuare a produrre soluzioni tecnologicamente avanzate. Una vitalità che appare particolarmente significativa in una fase caratterizzata dalla pressione della concorrenza internazionale, dall’incertezza economica, dall’aumento dei costi energetici e dalla continua evoluzione degli scenari globali.

In questo quadro il digitale non può più essere considerato soltanto uno strumento a supporto delle attività aziendali, ma deve essere trattato come una vera e propria componente strategica, al centro della quale ci sono i dati che acquistano valore reale soltanto quando vengono inseriti nel giusto contesto, interpretati e collegati alle conoscenze dell’impresa. In questo modo, si trasformano prima in energia per l’innovazione e poi, quando possono essere condivisi e messi in relazione, nel motore di un’economia più connessa e competitiva.

La sfida è quindi creare ecosistemi nei quali il dato possa essere raccolto, contestualizzato e valorizzato, fino a trasformarsi da semplice informazione in una risorsa concreta per l’innovazione.

Le esperienze illustrate mostrano concretamente come dietro ogni progetto vi siano imprese capaci di guardare oltre la semplice ottimizzazione dell’esistente, utilizzando dati, competenze e conoscenza come strumenti per immaginare nuovi prodotti e servizi, ripensare i processi, aprire la strada a nuovi modelli di business e coltivare ulteriori opportunità di crescita.

Il trasferimento tecnologico come leva per la digitalizzazione delle PMI

Come evidenziato dall’intervento di Raffaele Spallone, Dirigente del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’esperienza di InnovAction va inquadrata nel più ampio sistema nazionale a sostegno dell’innovazione. Si tratta di un investimento strategico per il Paese perché interviene sulla digitalizzazione delle micro, piccole e medie imprese, in una fase in cui le tecnologie hanno un impatto sempre più profondo sui processi produttivi. La loro rapida evoluzione rende infatti indispensabile la presenza, sui territori, di soggetti capaci di accompagnare le aziende non soltanto nell’acquisto di nuove soluzioni, ma, soprattutto, nella costruzione di veri percorsi di innovazione.

Si tratta di un’attività di fondamentale importanza in una fase in cui le digital capabilities si caratterizzano sempre più come core competence aziendali.

In quest’ottica, Centri di Competenza, European Digital Innovation Hub e altri poli dedicati all’innovazione digitale hanno lavorato con l’obiettivo di creare una rete di prossimità tecnologica accessibile alle PMI, un ecosistema nel quale la collaborazione tra soggetti pubblici e privati permetta di trasformare le conoscenze prodotte dalla ricerca in soluzioni applicabili nei contesti aziendali.

Il tema è particolarmente rilevante per il tessuto produttivo italiano, caratterizzato da una forte presenza di aziende di piccole dimensioni e a conduzione familiare. Realtà che possono accedere agli incentivi e acquistare nuove tecnologie, ma che spesso non dispongono al proprio interno delle competenze necessarie per inserirle in una strategia di innovazione più ampia.

Il divario risulta evidente soprattutto nell’adozione delle tecnologie di frontiera, a partire dall’intelligenza artificiale. Mentre nelle grandi aziende queste soluzioni hanno raggiunto livelli di diffusione più elevati, nelle micro e piccole imprese il loro impiego rimane ancora limitato. Da qui, la necessità di partenariati capaci di mettere in relazione università, centri di ricerca, grandi imprese e PMI, facendo incontrare l’offerta di competenze con i bisogni reali del sistema produttivo.

Oltre i singoli progetti, quali sono le lessons learned

Più in generale, l’innovazione raccontata dalle 29 imprese intervistate e raccolte nel libro parla di digitale che ha un impatto positivo misurato e misurabile, con 32 casi in cui tecnologie e competenze sono state messe alla prova su problemi concreti di business. In particolare, l’analisi dell’impatto di InnovAction sulle PMI italiane consente di identificare alcuni pattern ricorrenti e trarre insight utili per comprendere in quale direzione si orienteranno le dinamiche competitive nei prossimi anni.

Il primo dato che emerge trasversalmente è forse il più importante dal punto di vista delle politiche di innovazione: la dimensione di un’impresa non sempre ne determina la capacità innovativa. Ne influenza però l’accesso agli strumenti per innovare. Tra le imprese che hanno partecipato a InnovAction, infatti, la quota di microimprese è maggioritaria, oltre la metà del totale. Guardando i risultati, però, queste organizzazioni hanno dimostrato volontà e capacità di trasformazione culturale.

Un secondo pattern ricorrente riguarda il ruolo dei dati. In quasi tutti i progetti, a prescindere dal settore e dalla tecnologia specifica coinvolta, emerge la stessa consapevolezza: i dati non sono più un sottoprodotto delle operazioni aziendali, ma un asset strategico che va raccolto, strutturato e valorizzato costantemente.

Anche il tema dell’Intelligenza Artificiale attraversa quasi tutti i progetti InnovAction, con una declinazione che è importante non dare per scontata: in nessun caso l’adozione dell’Intelligenza Artificiale è stata il punto di partenza, ma ha sempre rappresentato il risultato di un percorso. Nei progetti in cui l’IA ha generato valore reale, dalla piattaforma di distribution intelligence per il settore agroalimentare all’ottimizzazione dei processi produttivi, dalla gestione intelligente dell’onboarding aziendale all’analisi della voice of the customer, la tecnologia ha funzionato perché era stata preceduta da un lavoro di strutturazione di dati di qualità, di chiarimento dei processi e di definizione degli obiettivi. Dove questi prerequisiti non erano presenti, il valore potenziale dell’Intelligenza Artificiale è rimasto in larga misura non sfruttato.

Un quarto pattern ricorrente riguarda la conoscenza interna alle organizzazioni. In molte PMI italiane il vero vantaggio competitivo non è né brevettato né documentato, ma vive nelle competenze delle persone che lavorano in azienda da anni, che sanno come risolvere criticità specifiche, gestire processi, o affrontare imprevisti senza manuali. Questo patrimonio è prezioso, ma allo stesso tempo fragile. Diversi progetti InnovAction hanno affrontato esattamente questo problema: come trasformare il know-how aziendale e quello individuale in un asset condiviso, documentato e accessibile.

Altrettanto rilevante è il fatto che la Cybersecurity sia diventata un tema sempre più collegato al business. La sicurezza informatica è stata a lungo percepita come un problema tecnico, qualcosa di cui si deve occupare il Responsabile IT, una dimensione lontana dalle preoccupazioni strategiche del management. I progetti InnovAction che hanno affrontato questo tema mostrano come questa percezione stia cambiando, anche nelle PMI, e come il cambiamento sia guidato da due forze convergenti: la crescente esposizione al rischio e la pressione normativa che sta trasformando la conformità in un requisito di mercato.

Anche la progettazione centrata sulle persone non è più un’opzione, ma un moltiplicatore. I progetti InnovAction che hanno lavorato su Design, User Experience e Human-Centered Design hanno messo in evidenza come la tecnologia può produrre valore solo se le persone riescono a usarla bene. Questo vale per l’operatore in fabbrica che interagisce con un sistema di controllo riprogettato, per il cliente del negozio ottico che si avvicina a un tavolo interattivo, per il membro di una comunità energetica che deve navigare una piattaforma digitale complessa.

Con l’avvio della nuova programmazione europea dedicata agli EDIH, in coerenza con gli indirizzi strategici definiti dal MIMIT e con l’evoluzione del panorama nazionale degli hub per l’innovazione digitale, alcuni partner di InnovAction (tra cui Cefriel) hanno dunque deciso di confluire all’interno della proposta guidata da MADE Competence Center, focalizzata sul sostegno prevalente alle imprese manifatturiere del Nord Italia. 

L’avvio di questa iniziativa – oggi nota come MIA 2 (Manufacturing Innovation Alliance 2) – rappresenta una naturale evoluzione verso una maggiore integrazione delle competenze territoriali e settoriali, con un focus specifico sulla manifattura e sull’Intelligenza Artificiale.

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