Cefriel, il centro di innovazione digitale che ha fatto da capofila dell’EDIH InnovAction, ha pubblicato “Crescere sostenibili, crescere digitali”, un ebook che raccoglie 32 casi di innovazione nati nelle imprese accompagnate dall’European Digital Innovation Hub coordinato dal centro milanese. Il polo, che come vi avevamo raccontato aveva ottenuto il Seal of Excellence della Commissione europea, è stato finanziato con fondi erogati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) nell’ambito del PNRR e ha operato per due anni in 15 regioni italiane.
Il volume, presentato in anteprima durante la Milano Digital Week, tira le somme di questa esperienza: 86 imprese accompagnate e 157 servizi tra consulenza, formazione, accesso ai finanziamenti e soluzioni tecnologiche avanzate, per un valore complessivo di oltre 4 milioni di euro.
Un dato aiuta a leggere l’intero lavoro: il 52,3% delle aziende coinvolte sono microimprese e il 29,1% piccole imprese. Più di otto su dieci, quindi, hanno dimensioni ridotte.
Le storie raccontate vanno dal panificio che usa l’intelligenza artificiale per non disperdere il sapere dei dipendenti più esperti al produttore di ingranaggi che ha sottoposto a verifica la propria sicurezza informatica, fino all’azienda di arredi per centri ottici che ha sviluppato un tavolo digitale per i clienti.
Indice degli argomenti
Quando l’AI serve a non disperdere il mestiere
A Molveno, in Trentino, il panificio artigianale Doper conta circa 30 dipendenti e fa un ricorso significativo a lavoratori stagionali. Il problema da risolvere era molto concreto: una parte importante del sapere necessario per svolgere il lavoro era concentrata nelle persone più esperte.
Il progetto sviluppato con InnovAction ha trasformato documenti ed esperienze in una base di conoscenza accessibile anche ai nuovi arrivati, utilizzando l’intelligenza artificiale per rendere più facilmente fruibile il patrimonio di informazioni dell’azienda.
È uno dei temi che ricorrono nei 32 casi raccolti nell’ebook. Secondo gli autori l’AI produce valore quando risolve un problema reale dell’impresa, non quando viene adottata semplicemente perché è una tecnologia emergente.
Dalla cybersecurity al tavolo digitale, si parte sempre dal problema
Lo stesso approccio emerge nel caso di Omme Gears, PMI che produce riduttori e ingranaggi di medie e grandi dimensioni. L’azienda ha affrontato una valutazione strutturata della propria sicurezza informatica, che ha incluso l’analisi della postura di sicurezza, test di penetrazione sul perimetro esterno e una simulazione di phishing.
Modellando, che progetta arredi per centri ottici, ha invece sviluppato un tavolo digitale pensato per migliorare l’esperienza di acquisto dei clienti.
Nel volume trovano spazio anche il materasso con sensori realizzato da Rinaldi Group per il settore alberghiero, la piattaforma QuoVendo, che porta la business intelligence nelle microimprese agroalimentari, e il sistema di controllo qualità basato sulla computer vision sviluppato da Secad per il settore medicale.
Servizi agevolati per abbassare la barriera d’ingresso
I 157 servizi erogati da InnovAction in due anni hanno raggiunto, come anticipato, 86 imprese distribuite in 15 regioni, per un valore complessivo di oltre 4 milioni di euro. Quasi il 70% delle aziende accompagnate opera in settori ad alta intensità tecnologica: il 36% nell’ICT, nel software e nei servizi digitali, il 32,5% nella manifattura avanzata, nell’elettronica, nella ricerca e sviluppo e nel deep tech.
I servizi sono stati finanziati o offerti a costo agevolato. È la leva che consente alle imprese di ridurre la barriera economica iniziale che spesso separa una PMI dall’adozione di una nuova tecnologia.
“Le esperienze raccolte in questo volume testimoniano come il sostegno pubblico possa generare valore quando è in grado di attivare relazioni, competenze e percorsi di accompagnamento oltre il semplice finanziamento degli investimenti”, scrive nella prefazione Raffaele Spallone, dirigente della divisione del Mimit dedicata alla digitalizzazione delle imprese.
Il rischio è adottare l’AI senza le fondamenta
Dall’esame dei 32 casi emerge che l’intelligenza artificiale raramente è il punto di partenza dell’innovazione. Prima vengono la qualità dei dati, la conoscenza dei processi, la definizione degli obiettivi e la capacità delle persone di utilizzare le tecnologie.
L’AI diventa uno strumento efficace quando queste fondamenta sono già presenti. Per una PMI il rischio più comune, suggerisce il volume, va oltre il ritardo nell’adozione: è quello di introdurre l’AI senza aver costruito le condizioni organizzative e informative per ricavarne valore.
L’ebook mette in fila anche altre lezioni apprese: la dimensione non determina la capacità di innovare, il know-how è un patrimonio aziendale e la cybersecurity non riguarda più soltanto l’IT. Indicazioni che trovano riscontro nei casi raccontati, dal sapere degli esperti di Doper trasformato in base di conoscenza alla valutazione di sicurezza di Omme Gears, fino al peso delle microimprese tra le aziende accompagnate.
Da InnovAction a MIA 2, il focus si sposta sulla manifattura
L’esperienza di InnovAction prosegue ora in MIA 2 (Manufacturing Innovation Alliance 2), il polo guidato dal Competence Center MADE e dedicato alle imprese manifatturiere del Nord Italia, con particolare attenzione all’adozione dell’intelligenza artificiale. Al progetto partecipano anche alcuni partner di InnovAction, tra cui Cefriel.
“L’avvio di MIA 2 rappresenta non una semplice sostituzione di InnovAction, ma una naturale evoluzione verso una maggiore integrazione delle competenze territoriali e settoriali, con un focus specifico sulla manifattura e sull’Intelligenza Artificiale”, spiega Alessandro De Biasio, CEO di Cefriel.
L’ebook “Crescere sostenibili, crescere digitali insieme a Cefriel. InnovAction: come il sostegno pubblico sta rafforzando le piccole e medie imprese italiane” può essere richiesto sul sito di Cefriel.












