Il contesto economico globale, come sappiamo, è segnato da incertezze geopolitiche e dal rallentamento di alcune economie europee. Eppure i numeri dell’Automazione industriale in Italia raccontano una storia diversa da quella prevista: il settore è in controtendenza e, secondo i dati preconsuntivi presentati da Andrea Bianchi, Presidente di ANIE Automazione, in occasione della presentazione della fiera SPS Italia, chiude il 2025 con una crescita del fatturato del 4%.
Si tratta di un dato che sorprende gli stessi produttori di tecnologie: le rilevazioni effettuate solo a ottobre ipotizzavano una chiusura d’anno negativa (-1%), e le stime di metà anno temevano addirittura un pesante calo del 7%. Invece nell’ultimo trimestre il comparto ha accelerato, dimostrando una resilienza che va oltre la semplice congiuntura.
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Navigare a vista, ma con il segno più
“Viviamo navigando a vista, la difficoltà di fare previsioni a lungo termine è confermata”, ha ammesso Bianchi commentando le nuove stime.

Il risultato è frutto di un mix complesso: da un lato la coda degli investimenti del PNRR, dall’altro l’incertezza generata dai continui problemi legati al Piano Transizione 5.0, che ha condizionato i comportamenti degli imprenditori.
Ma, nonostante queste perturbazioni, il mercato ha tenuto. La crescita, certo, non è stata omogenea: mentre settori storici come la ceramica o il tessile faticano a riprendere ritmo, comparti come il packaging, il farmaceutico e il food & beverage continuano a performare bene, sostenendo la domanda di tecnologia.
A trainare i numeri sono state soprattutto le componenti più innovative: software, intelligenza artificiale e cybersecurity hanno registrato “un’esplosione sostenuta”, compensando la stabilità delle tecnologie più mature.
L’automazione vale l’11% della macchina
C’è poi un dato strutturale che vale la pena sottolineare. Come ha sottolineato in occasione della presentazione della fiera SPS Italia Duilio Perna, Managing Director di Beckhoff Italia, nei macchinari l’automazione sta guadagnando quote di valore rispetto alla meccanica pura. Incrociando i dati di settore, emerge che per ogni milione di fatturato dei costruttori di macchine, circa 110.000 euro sono imputabili alla fornitura di automazione.
In pratica, l’automazione pesa oggi per circa l’11% del valore finale del macchinario. Questo spiega perché, in un anno in cui il settore delle macchine utensili ha registrato una lieve crescita, il comparto dell’automazione è riuscito a crescere un po’ di più: le macchine sono sempre più “intelligenti”, ricche di elettronica e software.
Fiducia per il 2026: sarà ancora un anno col segno più
Guardando al futuro il sentiment delle imprese rimane positivo. L’86% delle aziende del panel ANIE confida in un 2026 con il segno più. La percezione diffusa è che l’adozione di tecnologie digitali non sia più una scelta opzionale, ma strutturale.

Come ha sottolineato Stefania Svanoletti di Siemens, per molte aziende l’automazione e il digitale “non sono più delle scelte isolate, ma scelte strutturali che partono dalla progettazione” per arrivare alla manutenzione e alla gestione energetica. Non si tratta più solo di installare un robot, ma di integrare intelligenza distribuita per rendere le fabbriche flessibili e resilienti.
Il “disappunto” sugli incentivi 2026
Sul fronte degli incentivi, il presidente di ANIE Automazione non ha nascosto la delusione. Se fino a metà dicembre, con il DDL di Bilancio, il settore si era “illuso di avere in mano per il 2026 qualcosa di effettivamente importante”, le scelte operate con la Legge di Bilancio effettivamente approvata hanno in parte “spento la luce” sulle aspettative delle imprese.
Bianchi ha parlato esplicitamente di “lacune” nell’attuale pacchetto normativo, con riferimento all’iperammortamento 2026, e di una certa “mancanza di sensibilità” da parte del Governo, lamentando la difficoltà nel rendere strutturale il supporto all’innovazione: un passo indietro che costringe l’industria italiana, storicamente abituata a “essere da sola” nel processo di crescita, a competere con meno strumenti rispetto ai partner europei proprio in un momento come questo, particolarmente delicato per la transizione digitale e green.













