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Le aziende italiane sono mature su digitale e sostenibilità, ma poche li affrontano in modo sinergico



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L’Osservatorio Digital & Sustainable del Politecnico di Milano rivela un’Italia a due velocità: se il 78% delle imprese investe con convinzione in tecnologia e obiettivi ESG, la reale integrazione tra i due ambiti resta un’eccezione. Nonostante la maturità dei singoli comparti, solo il 42% delle aziende orienta le proprie scelte tecnologiche in base a criteri di sostenibilità, riflettendo una frammentazione che coinvolge anche le strategie regolatrici dell’Unione Europea.

Pubblicato il 10 mar 2026



Sostenibilità industriale



Le aziende italiane appaiono mature sia nell’adozione delle tecnologie digitali che nell’integrazione dei principi di sostenibilità nel loro business: il 78% investe intensamente sia in digitale sia in sostenibilità.

Tuttavia, sono poche le imprese che affrontano in modo sinergico i due elementi: il 64% delle imprese utilizza il digitale per raggiungere obiettivi ambientali, sociali e di governance, mentre appena il 42% si lascia guidare dalla sostenibilità nelle scelte tecnologiche.

Due aziende su tre si sono dotate di un responsabile per la gestione dell’innovazione digitale o della sostenibilità, ma è debole l’integrazione.

La mancata integrazione si registra anche a livello politico: sul fronte digitale l’Unione Europea continua infatti a lavorare per rafforzare l’ecosistema tecnologico, ma per quanto riguarda i temi ESG il quadro normativo è stato semplificato e consolidato, con alcuni passi indietro sul coinvolgimento delle imprese e sulla tutela del consumatore.

Sono alcuni dei risultati emersi dall’Osservatorio Digital & Sustainable del Politecnico di Milano.

Le iniziative dell’Europa: si consolida l’ecosistema normativo per il digitale, si snellisce quello rivolto alla sostenibilità

Nel corso del 2025 la Commissione Europea ha promosso 14 iniziative strategiche per l’innovazione digitale e la sostenibilità, di cui 12 di natura legislativa e 2 piani di lungo periodo.

Gli interventi hanno riguardato in prevalenza l’aggiornamento di misure esistenti, con tre provvedimenti in ambito tecnologico e quattro in ambito ESG.

Il Digital Omnibus on AI ha semplificato gli oneri amministrativi dell’AI Act per favorire un ecosistema europeo competitivo basato su Cloud e Quantum Computing.

Il pacchetto Omnibus sulla sostenibilità ha invece ridotto la platea di imprese soggette agli obblighi di rendicontazione delle direttive CSRD e CSDDD, mentre la sospensione della Green Claims Directive ha attenuato il contrasto al greenwashing.

“Emerge una chiara volontà di semplificazione ed efficientamento, ma con traiettorie differenti”, commenta Giorgia Dragoni, Direttrice dell’Osservatorio Digital & Sustainable.

La direttrice spiega che, se nel comparto digitale si punta alla sovranità tecnologica e alla cooperazione industriale, sul fronte della sostenibilità si assiste a un ridimensionamento degli obblighi.

“Se da un lato si punta a rafforzare la trasparenza dei processi decisionali, ponendo maggiore attenzione ai rischi di sostenibilità, dall’altro si restringe il perimetro delle aziende coinvolte e si semplificano le dichiarazioni aziendali in materia, con possibili effetti sul livello di coinvolgimento delle imprese e sulla tutela dei consumatori”, aggiunge.

Digitale e sostenibilità nelle aziende italiane

Il livello di maturità delle imprese del Paese nell’adozione delle tecnologie e nell’integrazione della sostenibilità appare complessivamente solido. Molte realtà investono in entrambi i comparti, presidiando con attenzione la strategia, la governance e la formazione interna.

“Il livello di maturità delle aziende italiane rispetto all’adozione delle tecnologie digitali da un lato e all’integrazione dei principi di sostenibilità nel business dall’altro appare complessivamente buono”, afferma Valentina Pontiggia, Direttrice dell’Osservatorio Digital & Sustainable.

Nonostante i buoni presupposti, la sinergia tra i due ambiti resti limitata: il 64% delle imprese sfrutta il digitale per scopi ESG, ma solo il 42% orienta le scelte tecnologiche in base a criteri sostenibili.

“La valorizzazione congiunta di digitale e sostenibilità rappresenta quindi ancora una sfida aperta, di cui le imprese sembrano non aver colto appieno il potenziale”, aggiunge Pontiggia.

Quasi due realtà su tre seguono una strategia d’innovazione che abbraccia ogni area della sostenibilità, con il supporto diretto del top management nel 90% dei casi.

Sotto il profilo organizzativo, sebbene i responsabili per il digitale e la sostenibilità siano presenti in due aziende su tre, i team dedicati sono più frequenti nell’ambito tecnologico rispetto a quello ambientale e sociale. La funzione sostenibilità occupa posizioni variabili negli organigrammi, riportando talvolta al CEO o agendo a supporto di altre divisioni.

La collaborazione tra le due sfere rimane però debole: oltre la metà delle imprese non possiede un presidio stabile della relazione tra i comparti e solo il 6% ha nominato un responsabile dedicato.

Sul piano operativo, il digitale è centrale ovunque con soluzioni che spaziano dai sistemi base a AI, IoT e Big Data. Tre imprese su quattro hanno reso più sostenibili i processi produttivi, avvalendosi spesso di misurazioni rese possibili proprio dalle tecnologie.

Anche le collaborazioni esterne sono consolidate: l’82% delle aziende collabora su temi di sostenibilità e l’86% nel digitale. Mentre nel secondo caso le partnership puntano a progetti concreti, nel primo si registra un’apertura significativa verso la condivisione di buone pratiche.

L’ecosistema delle startup digitali e sostenibili

A livello internazionale operano oltre 1.000 startup digitali focalizzate sulla sostenibilità, con una raccolta complessiva di finanziamenti pari a circa 4,1 miliardi di dollari e una media di 3,9 milioni di dollari per singola realtà.

Sotto il profilo tecnologico l’AI risulta la soluzione più diffusa, seguita dalle piattaforme digitali e dalla robotica.

Le imprese monitorate dalla ricerca tendono a concentrarsi su un singolo ambito, generando in media 1,3 impatti positivi ciascuna. Gli obiettivi riguardano prevalentemente la sostenibilità sociale (59% degli impatti), con un’attenzione particolare a salute e sanità. Per quanto concerne la governance e l’ambiente, i temi principali sono la gestione del rischio e l’economia circolare.

L’approccio alla sostenibilità appare guidato da logiche di business piuttosto che da una reale messa in discussione dei modelli di mercato. Escludendo la sfera sociale, i temi più trattati sono infatti legati a dinamiche competitive: la gestione del rischio orienta la strategia, mentre l’efficientamento delle risorse impatta direttamente sul conto economico.

Si delinea quindi un orientamento conformista che trascura ambiti meno diffusi come la tutela della biodiversità, la promozione dei diritti umani o l’etica d’impresa.

Il comportamento dei consumatori tra sostenibilità e AI

Attualmente, il 67% dei consumatori italiani attribuisce una forte rilevanza ai temi della sostenibilità nella quotidianità, con una proiezione che raggiunge l’81% nelle aspettative future.

Nella vita di tutti i giorni, la maggior parte degli utenti adotta comportamenti responsabili: il 56% dei cittadini dichiara infatti di impegnarsi attivamente nella riduzione dei consumi e nella gestione differenziata dei rifiuti.

Queste scelte si riflettono anche nella dimensione digitale, dove gli impatti ambientali risultano meno visibili ma altrettanto significativi. Due web shopper su tre affermano di aver modificato le proprie abitudini d’acquisto online per limitare l’impronta ecologica.

L’ascesa dell’AI ha ulteriormente trasformato queste dinamiche: nel 2025, circa due internauti su tre hanno utilizzato sistemi di AI generativa, spesso in sostituzione dei tradizionali motori di ricerca. Tuttavia, le due attività presentano costi energetici molto distanti. Una richiesta media a GPT 4.1 consuma circa otto volte l’energia necessaria per una ricerca standard su Google senza l’ausilio dell’AI.

L’impatto ambientale dipende sensibilmente anche dal modello scelto e dalla modalità di interazione. Non tutti gli algoritmi presentano i medesimi consumi: confrontando GPT 4.1, Claude 3.7 e LLaMA-3.1-405B, il primo risulta il più efficiente.

Un’interrogazione basata su un prompt di media lunghezza con GPT 4.1 richiede circa 2,5 Wh, un valore paragonabile all’invio di oltre otto e-mail. In questo contesto, la precisione e la struttura delle query diventano fondamentali, poiché la complessità della richiesta influenza direttamente il dispendio energetico del sistema.

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