Più del 60% delle aziende manifatturiere italiane giudica la propria soluzione gestionale inadeguata o insufficiente a supportare i processi specifici del proprio settore. È un dato che pesa e che spiega perché il tema del rinnovo dell’ERP torni con forza nell’agenda delle imprese, soprattutto di quelle che operano in settori industriali ad alta complessità operativa come il food & beverage, la moda o l’automotive.
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Perché un ERP verticale: l’approccio di Infor
Il punto di partenza è un’idea semplice ma con implicazioni profonde: non tutti i processi produttivi sono uguali, e un ERP generico non è in grado di rispondere alle esigenze specifiche di settori diversi come il food & beverage, il fashion, l’automotive, il manufacturing di processo o l’aerospazio.
Infor – circa 17.000 dipendenti, headquarter a New York, 15.000 clienti attivi in cloud solo in Italia – costruisce la propria proposta intorno al concetto di cloud suite verticale: suite applicative nate già configurate per rispondere ai processi distintivi di ciascuna industry.
“Non siamo agnostici del business”, spiega Alfredo Diana, sales account manager di Infor. “Lavoriamo solamente su determinate industries. In Italia siamo molto presenti sul mercato discreto, quindi automotive e industrial enterprise, ma anche sul manufacturing di processo, nel food & beverage e nel fashion”.

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Ogni cloud suite include un core ERP a cui si affiancano moduli specifici per la supply chain, il warehouse management, il PLM, la workforce management e la configurazione prodotto. La verticalizzazione non è un layer superficiale di personalizzazione: è proprio la base su cui è costruita la piattaforma, il che riduce drasticamente i tempi e i costi di implementazione rispetto a soluzioni generaliste che richiedono estese customizzazioni per adattarsi ai processi reali di ciascun settore.
L’architettura scelta è il cloud pubblico multi-tenant, sviluppata in partnership con Amazon Web Services. Un modello che porta con sé vantaggi concreti per le aziende: il vendor gestisce gli aggiornamenti, la manutenzione e la sicurezza dell’infrastruttura, liberando l’IT interno da attività a basso valore aggiunto. Il ruolo dell’IT aziendale si trasforma così da gestore dell’infrastruttura a orchestratore dei servizi digitali a supporto del business. Gli aggiornamenti avvengono attraverso due major release annuali – una ad aprile, una ad ottobre – e includono le nuove funzionalità, compresi gli agenti di intelligenza artificiale che Infor rilascia progressivamente su tutte le aree funzionali.
Sul fronte della sicurezza del dato – un punto che nel manifatturiero genera ancora resistenze – Diana precisa che per i clienti europei i dati vengono conservati nei datacenter di Francoforte, all’interno del perimetro europeo, con policy di backup che non escono dal continente.
Angelo Colombo, sales director Europe di Mashfrog, system integrator specializzato nell’implementazione delle soluzioni Infor, aggiunge un elemento importante: i modelli di intelligenza artificiale integrati nella piattaforma apprendono esclusivamente sui dati del singolo cliente, senza che queste informazioni vengano utilizzate per addestrare algoritmi condivisi con altre aziende o concorrenti. Un aspetto tutt’altro che secondario per le imprese che trattano ricette, formulazioni, piani di produzione e dati di clientela riservati.

Sul fronte dell’AI l’Infor Velocity Suite raggruppa gli strumenti già disponibili: gestione automatica delle fatture fornitori tramite OCR e riconoscimento intelligente, process mining sul ciclo Procure to Pay per individuare colli di bottiglia e scostamenti rispetto agli standard di processo, generazione automatica di descrizioni prodotto e traduzione multilingue per chi gestisce cataloghi articolati su più mercati, oltre agli agenti che coprono progressivamente tutte le aree funzionali dell’ERP.
“Il mercato dà ormai per scontato che all’interno di soluzioni enterprise ci siano contenuti cutting-edge come il process mining e gli agenti”, osserva Diana. “Noi partiamo sempre dall’obiettivo di business del cliente e verifichiamo se e come queste tecnologie riescono a offrire un vantaggio concreto”.
Emmi Desserts Italia: l’ERP in cloud per gestire una supply chain ‘tesa’
Emmi Desserts Italia è la divisione dessert freschi del gruppo svizzero Emmi, quotato alla borsa di Zurigo. Nata nel 2018 dalla fusione di tre realtà italiane acquisite a partire dal 2011 – A27, Rachelli e Italian Fresh Foods – conta oggi quattro siti produttivi nel Nord-Ovest del Paese, a Gattico (NO), Pero (MI), Lasnigo (CO) e Campogalliano (MO), dove opera la Pasticceria Quadrifoglio.
L’azienda produce 450 milioni di dessert l’anno, ha 500 dipendenti ed esporta in 35 paesi. Francia e Gran Bretagna sono i primi mercati con il 17% ciascuno, seguiti dall’Italia con il 15% e dalla Germania con il 14%. L’80% del fatturato è generato in private label.
Il prodotto di punta è il tiramisù, che rappresenta oltre l’85% dei volumi, affiancato da panna cotta, profiteroles, cheesecake, babà, mousse e sorbetti. Una gamma ampia, distribuita nei reparti freschi della grande distribuzione europea con una shelf life di 40 giorni. Proprio questo vincolo definisce la complessità operativa dell’azienda: “Quando un consumatore a Edimburgo prende un nostro dessert dallo scaffale, quel prodotto deve avere una storia al massimo di 10 giorni”, spiega Flavio Martini, head of IT di Emmi Desserts Italia. “Questo rende la nostra catena logistica estremamente tesa. Il demand planning, la schedulazione di stabilimento, la gestione dei magazzini locali in tutta Europa: tutto è sotto pressione costante”. A complicare ulteriormente il quadro c’è il private label: i prodotti sono dedicati a un singolo cliente e non ammettono eccedenze. Quando il camion arriva, deve portare esattamente quello che è stato ordinato.

La strategia IT adottata fin dalla nascita dell’azienda era “cloud first”. Quando il sistema legacy – scelto per accompagnare la fase di integrazione organizzativa delle tre realtà acquisite – si è rivelato insufficiente a sostenere la complessità crescente, la scelta è caduta su Infor CloudSuite Food & Beverage, con Mashfrog come system integrator.
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Il kickoff del progetto è avvenuto a maggio 2024. Il primo go-live – relativo a Emmi Italia, la società commerciale del gruppo che distribuisce formaggi svizzeri sul mercato italiano – è avvenuto ad aprile 2025. Il secondo, quello più complesso, porta online contemporaneamente i tre stabilimenti produttivi di Emmi Desserts Italia il primo settembre 2025. Sedici mesi in totale.
Nicholas Aceti, IT applications manager, individua tre priorità assolute dell’implementazione: garantire la continuità delle spedizioni dal giorno uno senza impatti sul cliente; assicurare l’integrazione con il MES preesistente nello stabilimento di Gattico – un’interfaccia critica su un sito che lavora sei giorni su sette su tre turni, senza la quale gli impianti di produzione si fermano; mantenere la continuità operativa con le piattaforme logistiche internazionali, inclusa quella del mercato britannico, attiva sette giorni su sette con sole due chiusure annuali.

“Sin da subito ho potuto dormire sonni tranquilli”, dice Aceti. “Anche quello è un ottimo successo”. Il middleware ION, già incluso nella CloudSuite, semplifica l’integrazione con i sistemi esterni e contribuisce a mantenere la business continuity nelle fasi più delicate del go-live.
Sul piano funzionale il perimetro coperto è ampio: pianificazione della domanda, schedulazione della produzione, gestione della logistica verso un parco clienti eterogeneo tra grande distribuzione e negozi di prossimità, tracciabilità di filiera, integrazione con i warehouse management system per i magazzini locali in Europa e negli Stati Uniti.
“Avere un’unica fonte di dati stabile e sicura su cui lavorare è già di per sé un cambiamento molto significativo”, sottolinea Aceti. “Prima non era così. Oggi gestiamo l’intero processo di planning in Infor, dal demand planning alla schedulazione fino all’esecuzione della produzione, e questo ci permette di essere proattivi invece che reattivi sulle problematiche operative”.
Il punto di vista del system integrator
Colombo spiega la logica progettuale di Mashfrog: assessment dettagliato dei processi, definizione precisa di perimetro e obiettivi, go-live iniziale sulla realtà più piccola – Emmi Italia – come test a basso rischio, poi la complessità produttiva di Emmi Desserts Italia. “Bisogna sempre partire dagli obiettivi dell’azienda”, dice. “I sistemi sono una conseguenza. E per riuscire a portare a casa un progetto del genere serve una soluzione con la più alta copertura funzionale possibile per il settore specifico, un lavoro serio di pulizia e ottimizzazione dei dati prima del go-live e un forte presidio del change management, perché l’adozione degli strumenti da parte delle persone è tanto importante quanto la qualità tecnica dell’implementazione”.
Il progetto è operativo, ma non chiuso. Nelle prossime fasi è prevista l’estensione verso il mercato francese – primo mercato europeo dell’azienda – con una nuova piattaforma logistica, e l’introduzione strutturata dell’intelligenza artificiale.
Restare fermi non è una scelta prudente
Sul tema più generale della necessità di rinnovare i sistemi gestionali, bisogna considerare che in molte aziende investimenti nei sistemi ERP sono stati fatti all’inizio degli anni Duemila. Colombo non usa mezze misure: “Se i sistemi informativi sono fermi a quell’epoca, molto probabilmente non rappresentano più l’azienda di adesso: per un ERP vent’anni sono un’era geologica…”, rileva.
Il rischio, aggiunge Colombo, non è solo di inefficienza interna: “Un sistema legacy diventa una gabbia. Ti senti al sicuro al suo interno perché lo conosci, ma nel frattempo i tuoi concorrenti internazionali corrono su piattaforme che integrano AI, pianificazione predittiva e aggiornamenti continui. Restare fermi non è una scelta prudente: è un vantaggio competitivo che stai regalando ad altri”.
La verifica dell’allineamento tra strategie aziendali e capacità dei sistemi informativi, conclude, dovrebbe essere un esercizio costante, non un evento eccezionale.












