La robotica è un settore in cui l’Europa – e l’Italia in particolare – rivestono un ruolo di primo piano a livello mondiale e che può rappresentare per il Vecchio Continente una leva fondamentale di sviluppo e crescita nell’attuale momento storico. Una riflessione questa che emerge dall’ultimo report della Direzione Strategie Settoriali e Impatto di Cassa Depositi e Prestiti e che sintetizza la posizione di un comparto che, da “nicchia” della meccatronica, si può – anzi si deve – trasformare in un pilastro della sicurezza economica europea.
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Una risposta alle quattro grandi sfide dell’europa
Il vero valore della robotica moderna risiede nella sua capacità di risolvere problemi strutturali della società e dell’economia. Secondo gli analisti i robot rappresentano una soluzione concreta a quattro emergenze che l’Europa deve affrontare ora.
La crisi demografica vede la forza lavoro europea destinata a calare di 2 milioni di persone l’anno fino al 2040, rendendo l’automazione l’unica via per mantenere la produttività.
Il welfare sostenibile deve gestire una popolazione che entro il 2050 vedrà il 12% degli individui superare gli 80 anni; in questo ambito i care robots (robot di assistenza) diventeranno essenziali per sostenere gli anziani e contenere la spesa sanitaria pubblica.
La sicurezza, in uno scenario geopolitico frammentato, trova nella robotica dual use un elemento fondamentale per la difesa comune.
Infine il reshoring, ovvero riportare le fabbriche in Europa, è possibile solo se la tecnologia sostituisce il vantaggio del basso costo del lavoro estero, garantendo autonomia strategica nelle filiere critiche.
L’italia regina del “super assemblaggio”
In questo scacchiere l’Italia non gioca di rimessa. Se la Cina domina le materie prime e gli USA il software, l’Europa e il Giappone presidiano la fascia a più alto valore aggiunto: il cosiddetto super assemblaggio.
L’Italia è un protagonista assoluto essendo il secondo produttore europeo dopo la Germania e il sesto esportatore mondiale, avendo recentemente scavalcato il Giappone con un export che supera i 3 miliardi di dollari e un avanzo commerciale di 360 milioni.
Il sistema vanta un ecosistema di 650 imprese e un’eccellenza scientifica che ci pone al quarto posto al mondo per pubblicazioni nella robotica avanzata.
Un primato che il Paese intende difendere attraverso il Programma Nazionale per la Ricerca (PNR) 2021-2027: il piano individua infatti sei aree prioritarie di investimento (dagli ambienti ostili all’Industria 4.0, passando per salute, agroalimentare e mobilità) puntando sullo sviluppo di robot costruiti con nuovi materiali (soft robotics) e capaci di un’interazione fisica più sicura ed ergonomica con l’uomo.
La nuova frontiera dell’embodied AI e il rischio di perdere il treno dell’intelligenza artificiale
La partita del futuro si giocherà sulla cosiddetta Embodied AI, l’intelligenza artificiale incarnata nel corpo fisico di un robot: dai bracci meccanici che ripetono gesti uguali in gabbie chiuse si passa a robot context-based: macchine capaci di percepire l’ambiente, adattarsi agli imprevisti, analizzare in tempo reale il contesto e lavorare a stretto contatto con l’uomo, fino allo sviluppo di umanoidi su scala industriale.
Per mantenere la leadership nella robotica l’Europa – spiegano gli analisti – deve colmare il gap che al momento sconta sull’intelligenza artificiale, il “cervello” dei nuovi robot. I dati sono impietosi: nell’ultimo decennio l’UE ha investito sull’AI 49 miliardi di dollari, contro i 119 della Cina e i ben 470 degli Stati Uniti. L’Italia stessa soffre con investimenti nel 2024 fermi a 900 milioni, meno della metà dei partner francesi e tedeschi. Anche la frammentazione interna è un limite pesante, visto che in Italia solo il 5% delle imprese innovatrici collabora con partner europei.
La robotica richiede cicli di sviluppo lunghi 15-20 anni; senza una politica industriale organica e capitali pazienti che accompagnino le imprese dal laboratorio alla fabbrica, il rischio è che le nostre eccellenze vengano acquisite dai giganti extra-europei proprio quando la tecnologia sta per compiere il suo salto più grande.

















