I dati del Ministero: solo l’8,4% delle imprese manifatturiere sta investendo in tecnologie 4.0

Qual è il tasso di adozione delle tecnologie 4.0? E quale il ruolo degli incentivi sugli investimenti? Dopo i dati emersi dall’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano e dall’analisi condotta da Eumetra per conto di Ucimu, a far luce sulla questione arriva un’indagine svolta dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con la società di ricerca MET. I numeri che emergono dallo studio, che ha coinvolto oltre 23 mila imprese, sono sorprendenti: appena l’8,4% delle imprese manifatturiere ha già investito in tecnologie 4.0 (“imprese 4.0”) e solo il 4,7% ha intenzione di farlo nel prossimo triennio (“imprese tradizionali con interventi 4.0 programmati”). Insomma, circa l’87% delle aziende manifatturiere non ha investito nelle tecnologie abilitanti né intende farlo. Eppure, evidenzia lo studio, la crescita del fatturato e dell’occupazione sono e saranno nettamente superiori nelle imprese 4.0 rispetto a quelle tradizionali. Per chi non ha in programma di utilizzare le nuove tecnologie, infatti, si rileva un quadro economico ampiamente peggiorativo, con circa il 29% delle imprese che ha fatto registrare una contrazione dei ricavi nell’ultimo triennio.

Come era lecito aspettarsi, la propensione verso queste tecnologie aumenta in maniera significativa al crescere delle dimensioni aziendali: “già al di sopra dei 10 addetti le imprese 4.0 rappresentano il 18,4% del totale delle piccole imprese, tra le aziende tra i 50 e i 249 addetti si raggiunge il 35,5% dei soggetti, sino ad arrivare al 47,1% delle imprese con almeno 250 addetti”, si legge nello studio.

Si conferma la forbice già evidenziata nello studio Eumetra: le imprese tradizionali con scarsissima probabilità realizzeranno interventi 4.0 nel prossimo triennio. Al contrario, le imprese che attualmente usufruiscono delle tecnologie 4.0 hanno una probabilità elevata di ampliare nel prossimo futuro il set di tecnologie 4.0 impiegate.

Grandi differenze anche tra i diversi settori industriali: la maggiore propensione all’utilizzo delle tecnologie 4.0 è stata registrata nel comparto macchine elettriche e apparecchiature elettroniche, seguito dal comparto fabbricazione di mezzi di trasporto e dal settore della chimica e plastica. Meno positivi i numeri di meccanica, lavorazione dei metalli, legno-mobili, agroalimentare e abbigliamento.

La cyber security, l’integrazione orizzontale delle informazioni e l’Internet delle cose rappresentano l’ambito più diffuso per gli investimenti aziendali. Ma vediamo tutti i numeri nel dettaglio.

Più grandi le imprese, maggiore la propensione 4.0

Analizzando i dati la prima cosa che si nota è l’aumento della propensione verso queste tecnologie nelle aziende di dimensioni maggiori, con una percentuale di adozione del 18,4% nelle aziende sopra i 10 addetti, sino ad arrivare al 47,1% delle imprese con almeno 250 addetti. Tra le imprese non ancora coinvolte, inoltre, il 4,7%  ha dichiarato di avere in programma interventi nel prossimo triennio, con una proiezione di crescita futura particolarmente accentuata per le piccole (9,4%) e medie imprese (8,2%).

Una distinzione per dimensione delle imprese si nota anche nel numero e nel tipo di tecnologie 4.0 adottate. Nella maggioranza dei casi, infatti, abbiamo un numero molto limitato di applicazioni. Il 62,4% delle imprese 4.0 si avvale di una (37,3%) o al massimo due tecnologie (25,1%); al di sopra dei 50 addetti la “cassetta degli attrezzi” si amplia, ma è esclusivamente nelle grandi imprese che il fenomeno tende a presentarsi come un sistema integrato di differenti tecnologie. Oltre il 60% delle imprese di maggiori dimensioni, infatti, utilizza almeno 4 tipologie di applicazioni 4.0.

Poco meno della metà delle imprese 4.0, quelle più piccole, utilizza solo le tecnologie di gestione dei dati acquisiti lungo la catena produttiva,  il 36% è invece attivo sia nelle tecnologie che riguardano il processo produttivo in senso stretto (incluse le attività di progettazione e simulazione) sia nella gestione dei dati. Il profilo delle imprese 4.0 che utilizzano esclusivamente le tecnologie produttive, senza quelle relative ai dati, appare relativamente residuale (16,0%).

Industrial IoT e cyber security in cima alla classifica degli investimenti

Tra le singole tecnologie impiegate i dati del Ministero evidenziano come la cyber security, l’integrazione orizzontale delle informazioni e l’Internet delle cose rappresentino l’ambito più diffuso per gli investimenti aziendali. Tra le imprese di media e grande dimensione, infatti, gli investimenti più diffusi riguardano proprio la sicurezza informatica e l’integrazione, sia verticale che orizzontale, delle informazioni, mentre l’impiego di robot collaborativi, delle stampanti 3D e delle simulazioni virtuali trovano una diffusione relativamente apprezzabile soltanto presso le imprese più strutturate, con percentuali che superano il 20% tra le imprese con oltre 250 addetti.

Tra le imprese che impiegano fino ad un massimo di due tecnologie, prevale l’utilizzo di tecniche di acquisizione e gestione dei dati nel 59,8% dei casi tra le imprese che usufruiscono di una sola tecnologia 4.0, e nel 65,4% per quelle che ne sfruttano due. A partire da tre applicazioni tecnologiche aumenta sensibilmente la probabilità di osservare impieghi sia più strettamente produttivi che di gestione delle informazioni (nel 56,9% dei casi). Oltre tale soglia l’impiego di entrambe le tipologie tecnologiche rappresenta la quasi totalità del fenomeno.

Le prospettive di investimento e gli obiettivi

Nel complesso, il 10,0% delle imprese, anche quelle attualmente non coinvolte, prevede almeno un intervento nel prossimo triennio, con un segmento significativo 3,7% di imprese che investiranno in 4 o più tecnologie 4.0, 3 oltre la metà del totale ne adotterà almeno tre. A investire, però, non saranno le imprese tradizionali ma quelle che già usufruiscono delle tecnologie 4.0

Gli obiettivi prevalenti di questo tipo di investimenti riguardano l’incremento della competitività attraverso una maggiore efficienza produttiva, dall’ottimizzazione dei costi, alla riduzione degli errori, sino alla maggiore flessibilità, oltre alla possibilità di introdursi in nuovi mercati. Dalle interviste, infatti, emerge come il risultato più diffuso  63,4% sia proprio legato al miglioramento della qualità dei prodotti e della minimizzazione degli errori. Un dato che, assieme alla maggiore flessibilità, riguarda sopratutto le imprese di maggiori dimensioni, mentre la possibilità di entrare in nuovi modelli di business tende ad essere maggiormente indicata dalle imprese più piccole.

Più grandi e più giovani, ecco l’identikit delle imprese 4.0

Le imprese 4.0 sono sensibilmente più grandi rispetto alle altre aziende, hanno un numero di addetti medio di 30,1 unità a fronte dei 12,3 delle imprese che hanno in programma interventi futuri e dei 6,7 delle imprese “tradizionali”. Nonostante la maggiore dimensione, però, il profilo tipico delle imprese 4.0 si colloca all’interno della fascia delle “piccole” imprese, con valori mediani che sono addirittura entro la soglia dei 10 addetti.

Alla maggiore dimensione si associa la presenza di un management mediamente più giovane e qualificato. Più precisamente, i dirigenti laureati sono il 28,9% del totale dei manager tra le imprese 4.0 a fronte del 15% rilevato tra le imprese tradizionali, il 43,6% dei dirigenti di vertice delle imprese 4.0 ha meno di 50 anni, contro il 38,2% delle imprese non attive nel campo 4.0. Il 41,6%, infine, ha avuto esperienze precedenti in altre aziende, mentre nel caso delle imprese tradizionali il dato cala al 36,2%.

Quanto ai settori produttivi, a puntare sulle tecnologie 4.0 principalmente il comparto della macchine elettriche e delle apparecchiature elettroniche, con il 23,7% di imprese che utilizza tecnologie 4.0 e il 49,1% del totale addetti del settore coinvolti. Seguono la fabbricazione di mezzi di trasporto, con il 41,7% degli occupati e il 15,1% delle imprese, e il settore della chimica e plastica, con il 31,7% degli addetti e il 15,8% delle aziende. Piu ridotti, invece, i settori della meccanica (31,9% degli occupati) e della lavorazione dei metalli (26,6%), mentre la maglia nera vede alcune produzioni tradizionali del made in Italy: legno-mobili (18,1% degli addetti e 5,1% delle imprese), filiera dell’agroalimentare (22,7% e 4,8%) e dell’abbigliamento (19,0% e 3,8%).

Creare competenze, nuove assunzioni o formazione

Nuove tecnologie, però, vogliono dire anche competenze e questo rappresenta una delle maggiori criticità. Nelle imprese con programmi di investimento in Industria 4.0 ci sono, infatti, carenze non ancora risolte che variano dal 10,6% dei manager, al 22,4% nel campo tecnico/professionale, al 16,3% con riferimento all’implementazione delle tecnologie 4.0.

Lo strumento principale per superare queste problematiche resta la formazione (43,6%) seguita dall’acquisizione di servizi all’esterno (37,7%). Il 26,2% delle imprese non ha ancora realizzato alcuna azione correttiva, mentre solo il 17,7% ha avviato nuove assunzioni. Restano in difficoltà le imprese di dimensioni minori con circa un terzo delle micro aziende che non riesce a organizzare alcuna azione positiva per superare le criticità e circa l’11% del totale delle aziende con 10-49 addetti. Interessante anche notare la propensione per le industrie 4.0 verso nuove assunzioni (29,5% contro il 14,2% delle imprese tradizionali).

Con Industria 4.0, cresce l’occupazione e sale il fatturato

Secondo i dati resi noti dal Mise nell’ultimo triennio il 36,2% delle imprese 4.0 ha registrato una crescita dell’occupazione rispetto al 16,4% delle imprese “tradizionali”. Per quanto riguarda  la crescita del fatturato, invece, il miglioramento delle imprese 4.0 è ancora più marcato, oltre la metà dei soggetti intervistati ha infatti dichiarato di avere registrato un incremento del volume di affari. Per le imprese che non hanno in programma di utilizzare le nuove tecnologie si rileva, invece, un quadro economico ampiamente peggiorativo, con circa il 30% delle imprese che ha fatto registrare una contrazione dei ricavi.

Incentivi e impresa 4.0, quanto hanno contribuito?

Dalle interviste emerge anche il forte ruolo delle politiche pubbliche nel rinnovamento delle imprese con il 56,9% delle imprese 4.0 che dichiara di aver utilizzato almeno una misura di sostegno pubblico rispetto al 22,7% di quelle più tradizionali. A fare la “parte del leone” sono Super e Iper ammortamento (36,8% nel caso delle imprese 4.0 e 12,8% tra le imprese tradizionali), il Credito d’imposta per le spese in R&S (17,0% vs 3,1%), la Nuova Sabatini (19,8% vs 4,7%) e i fondi di garanzia (11,3% vs 2,8%).

Il 57,5% delle imprese 4.0, inoltre, ha avuto accesso ad almeno 2 incentivi (il 54,4% tra le imprese con interventi futuri nel campo 4.0) e, nel 27,9% dei casi, ad almeno 3 misure. Se invece si considerano le imprese tradizionali che hanno ricevuto agevolazioni, nel 70% dei casi esse hanno usufruito di un solo strumento di aiuto.

Le imprese con interventi futuri nelle tecnologie 4.0 hanno utilizzato in maniera diffusa gli incentivi nell’ultimo triennio (47,8%) e segnalano, per il prossimo futuro, la percentuale più alta di imprese che ha in programma di utilizzare almeno un’agevolazione, pari al 30,1% a fronte del 27,1% delle imprese 4.0 e dell’8,2% di quelle “tradizionali”. Anche in questo caso gli incentivi più spesso indicati sono l’Iper e il Super ammortamento, il CIRS e la Nuova Sabatini.

Imprese e tecnologie sotto esame

Il campione che è stato preso in esame per l’indagine è costituito da circa 23.700 imprese rappresentative della popolazione dell’Industria in senso stretto e dei servizi alla produzione, di tutte le classi dimensionali (incluse quelle con meno di 10 addetti) e di tutte le regioni italiane. Queste le categorie di industria 4.0 prese in esame:

  • Robot collaborativi e interconnessi (Advanced Manufacturing Solutions)
  • Stampanti 3d (Additive Manufacturing)
  • Realtà aumentata (Augmented Reality)
  • Simulazioni di sperimentazione e test virtuali (Simulation)
  • Nanotecnologie e materiali intelligenti (Smart technology/materials)
  • Integrazione elettronica dei dati e delle informazioni lungo le diverse fasi produttive dell’azienda (Horizontal Integration)
  • Condivisione elettronica con clienti/fornitori delle informazioni sullo stato della catena di distribuzione (inventario, tracking, etc.) (Vertical Integration)
  • Gestione di elevate quantità di dati su sistemi aperti (Cloud)
  • Rilevamento e analisi di elevate quantità di dati (Big data/Analytics)
  • Sicurezza informatica durante le operazioni in rete e su sistemi aperti (Cyber Security)
  • Comunicazione elettronica in rete tra macchinari e prodotti (Industrial Internet of Things)

 

Articolo realizzato in collaborazione con Fabrizio Cerignale

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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