Industria 4.0, oltre la metà delle imprese metalmeccaniche non sfrutta gli incentivi

Il 53,5% delle imprese metalmeccaniche italiane non ha ancora fruito degli incentivi previsti dal piano industria 4.0 – impresa 4.0. E molti di questi (il 38%) non lo faranno nemmeno in futuro. È il dato più preoccupante che emerge dall’indagine condotta da Eumetra, la società di Renato Mannheimer, per conto di Fondazione Ucimu. “Oltre la metà delle imprese non è stata lambita dalla quarta rivoluzione industriale”, commenta Massimo Carboniero, presidente di Ucimu – Sistemi per Produrre, l’associazione che riunisce i produttori italiani di macchine utensili. Per questo “le organizzazioni come la nostra devono continuare a lavorare per informare e formare le imprese, perché la disponibilità dell’imprenditore ad investire in nuove tecnologie e, di conseguenza, in formazione del personale, dipende anzitutto dalla consapevolezza dell’esigenza di innovare: purtroppo molto spesso, le imprese non sanno di dover innovare”.

L’indagine

Renato Mannheimer

Lo studio Eumetra-Ucimu, condotto nella prima metà del 2018 sugli acquisti effettuati nel 2017, ha coinvolto 200 imprese del settore metalmeccanico, intervistandone le figure di vertice: titolari, amministratori delegati e direttori generali. Se il 90% ha dichiarato di conoscere gli incentivi (un dato coerente con quello rilevato dall’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano), solo il 46,5% delle imprese ha dichiarato di aver fruito di almeno uno degli incentivi previsti dal piano. A fare la parte del leone le grandi imprese del Nord. La dimensione media dell’investimento è invece superiore al Sud (prevalentemente grandi impianti). A livello dimensionale, solo il 20% delle microimprese ha fruito degli incentivi.

Iper e super a braccetto

Chi ha scelto di fruire dell’iperammortamento ha abbinato anche investimenti in superammortamento: il 18% del totale ha infatti fruito di entrambe le agevolazioni: una cifra che – spiegano i ricercatori – testimonia come l’iperammortamento abbia “(iper)abilitato” anche altri investimenti. Solo il 5% di chi ha investito lo ha fatto esclusivamente in tecnologie digitali; il restante 23% ha fruito unicamente del superammortamento.


Gli investimenti effettuati hanno un valore prevalentemente compreso tra 100 e 500 mila euro (38%), il 30% un valore inferiore e il 20% tra 500 mila euro e 2 milioni di euro. Solo il 12% ha avuto un valore superiore a 2 milioni.

Perché si investe

L’aumento della capacità produttiva è, per il 48% degli intervistati, la ragione principale degli investimenti.Solo il 32% delle imprese ha investito perché i macchinari precedenti non funzionavano più. A seguire il miglioramento dei prodotti (30%), il contrasto all’obsolescenza tecnologica dei macchinari (20%) e la risposta all’accresciuta competizione internazionale (13%). Solo il 2% ha investito prevalentemente per ragioni fiscali.

Oltre la metà di tutte le imprese intervistate – il 51% – ha dichiarato di avere intenzione di fare acquisti agevolasti nel biennio 2018-2019. Il 22% è poco propenso e il 27% è certo che non ne farà.

Perché non si investe

Tr ale ragioni che hanno “ostacolato” gli investimenti la principale è “nessuna necessità di acquistare nuovi macchinari” (48%), seguita da “investimenti non in programma” (21%), da “non interessati” (8%), e da “non rientravano nelle categorie” (6%).

Tra quelli che non hanno ancora effettuato investimenti agevolati (lo ricordiamo, il 53,5% del totale), il 38% non ha intenzione di farne nemmeno in futuro.

Un’Italia a due velocità

Alle autorità del nuovo governo – ha continuato Carboniero – “chiediamo di considerare proprio questi dati che propongono una situazione dell’Italia manifatturiera ancora divisa a metà, affinché considerino di prolungare l’effettività delle misure di super e iper ammortamento, eventualmente rivedendo i coefficienti, perché c’è ancora molto da fare”.

Ammortamenti liberi

La proposta di Ucimu è di rendere strutturale il superammortamento “per accompagnare le imprese italiane – di tutte le dimensioni, ma prevalentemente le micro, che sono quelle meno strutturate in termini di 4.0 – in un processo di aggiornamento costante e cadenzato nel tempo. Se ciò non fosse possibile, chiediamo che sia almeno introdotto il sistema degli ammortamenti liberi, poiché i coefficienti, sono fermi al 1988″.

Formazione 4.0 “da perfezionare”

Massimo Carboniero

Importante poi il tema della formazione: “Dobbiamo favorire l’aggiornamento del personale impiegato attualmente nelle imprese italiane. Senza l’aggiornamento necessario, le maestranze non saranno più adeguate alle esigenze delle imprese del futuro”, spiega Carboniero. “A questo proposito, chiediamo che il provvedimento così come definito nel programma Impresa 4.0 sia perfezionato. A nostro avviso, il credito di imposta al 40%, attualmente applicato al solo costo del lavoro del personale coinvolto nella formazione, dovrebbe essere esteso anche al costo dei corsi e dei formatori impiegati, che è poi la spesa più gravosa per le PMI”.

Deve poi, conclude Carboniero, “continuare il lavoro sugli ITS, istituti di alta formazione tecnica post diploma la cui distribuzione sul territorio deve divenire sempre più capillare”.

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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