Delocalizzazioni e iperammortamento, falliti (per ora) i tentativi di modifica del Decreto Dignità

Aggiornamento del 2 agosto

Anche la Camera dei Deputati ha respinto le numerose proposte di emendamento che troverete nell’articolo qui sotto. Tutte tranne una: a sorpresa è stata infatti introdotta una modifica al comma 4 dell’articolo 7 che recita: “Le disposizioni del comma 2 non si applicano altresì nei casi di cui i beni agevolati siano per loro stessa natura destinati all’utilizzo in più sedi produttive e, pertanto, possano essere oggetto di temporaneo utilizzo anche fuori del territorio dello Stato”.Tutti i dettagli in questo articolo.

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Nulla di fatto per i tentativi delle opposizioni di modificare gli articoli 5 e 7 del decreto legge 87/2018 – il cosiddetto Decreto Dignità – dedicati rispettivamente ai “Limiti alla delocalizzazione delle imprese beneficiarie di aiuti” e al “Recupero del beneficio dell’iper ammortamento in caso di cessione o delocalizzazione dei beni”. Le Commissioni riunite della Camera dei Deputati hanno terminato l’esame del decreto apportando solo delle modifiche formali a questi due articoli e bocciando diverse proposte di emendamento.

Il testo passerà domani al vaglio dell’Aula. Qui di seguito vi riportiamo alcune delle proposte di emendamento dell’articolo 7 che sono state bocciate dalle Commissioni.

Revoca dell’iper ammortamento, ecco le modifiche proposte

Per quanto riguarda l’articolo 7, relativo alla revoca dell’iper ammortamento in caso di cessione o delocalizzazione del bene, sono una quindicina gli emendamenti bocciati.

Il primo, proposto dal centrodestra (primo firmatario Paolo Zangrillo di Forza Italia) proponeva la soppressione del primo comma dell’articolo 7, quello che vincola l’agevolazione dell’iper ammortamento alla condizione che i beni agevolabili siano destinati a strutture produttive situate nel territorio nazionale.

Altro emendamento soppresso è invece quello di Gianfranco Librandi del PD, che proponeva di eliminare dal comma 2 l’ipotesi della cessione a titolo oneroso come causa di revoca del beneficio.

Gian Mario Fragomeli (PD) proponeva invece di introdurre un’eccezione per il caso in cui “i beni agevolati siano destinati, per un tempo limitato, a stabili organizzazioni all’estero di imprese residenti nel territorio dello Stato”.

Maria Chiara Gadda (PD) è infine la prima firmataria di un emendamento secondo il quale la revoca non sarebbe scattata nel caso in cui la delocalizzazione fosse dovuta a “valide ragioni economiche, ivi incluso lo stato di difficoltà economico-finanziario in cui possono trovarsi temporaneamente”.

Altra proposta bocciata (due emendamenti identici a firma di Maria Stella Gelmini, Forza Italia, e Gianluca Beneamati, PD) è quella di escludere dalla “tagliola” del 14 luglio le aziende che, a quella data, avessero già fatto un ordine accettato dal venditore con pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione.

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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