Dalle trivellatrici ai wearable, iperammortamento salvo se la delocalizzazione è temporanea

In questo articolo vi abbiamo dato conto dei tanti emendamenti all’articolo 7 del cosiddetto Decreto Dignità che prima le Commissioni riunite e poi la Camera dei Deputati hanno respinto.

A sorpresa, però, nel passaggio in Aula è stata introdotta una aggiunta alla fine del comma 4 dell’articolo 7 che recita così: “Le disposizioni del comma 2 non si applicano altresì nei casi di cui i beni agevolati siano per loro stessa natura destinati all’utilizzo in più sedi produttive e, pertanto, possano essere oggetto di temporaneo utilizzo anche fuori del territorio dello Stato”.


La maggioranza ci ripensa e accetta l’emedamento Giacomoni

L’emendamento in questione è il 7.300 presentato dall’onorevole Sestino Giacomoni (Forza Italia) e altri 13 firmatari. Al momento della votazione la relatrice di minoranza, Renata Polverini, chiede di accantonare temporaneamente la votazione per cercare di ottenere il parere favorevole della maggioranza. Alle ore 19 circa del 2 agosto a sorpresa il relatore per la maggioranza Giulio Centemero torna sull’emendamento 7.300 e dichiara parere favorevole, con alcune modifiche formali, che Giacomoni accetta.

Prende a quel punto la parola il rappresentante del Governo, il ministro Luigi Di Maio, che dice: “Per quanto riguarda la norma sulle delocalizzazioni, siamo d’accordo sul fatto che nel caso in cui lo Stato contribuisca all’utilizzo o all’acquisto di beni che per loro stessa natura sono destinati all’utilizzo in più sedi produttive dell’azienda, quindi mezzi che servono in varie sedi produttive dell’azienda, allora è giustificato un temporaneo trasferimento del bene anche sul territorio non nazionale, con tutti i casi di temporaneo utilizzo e beni agevolati per loro stessa destinazione all’utilizzo in più sedi produttive. Quindi, c’è uno stringente richiamo al carattere temporaneo e alla natura del bene, e quindi su questo siamo d’accordo ed è parere favorevole“.

Incassato il parere favorevole anche dal Governo l’emendamento viene approvato con 508 voti favorevoli e nessun contrario.

Dalle trivellatrici ai wearabale

Quali casi sono fatti salvi, quindi, dalla stretta sulle delocalizzazioni? La norma – come abbiamo visto – parla di “beni agevolati siano per loro stessa natura destinati all’utilizzo in più sedi produttive” che possono essere oggetto di “temporaneo utilizzo” all’estero.

Si tratta quindi di “delocalizzazioni tecniche”, cioè legate alla natura e all’utilizzo stesso del bene. L’esempio classico sono le macchine impiegate nei cantieri, come le trivellatrici. Ma non è l’unico caso.

Basti pensare, infatti, anche a oggetti come smartglass o smartwatch che l’operatore potrebbe portare con sé in più siti produttivi e magari in qualche filiale estera in occasione di test su nuovi impianti.

Un altro caso è quello dei sistemi per il sollevamento/traslazione di parti pesanti, come ad esempio l’esoscheletro Mate di Comau, che potrebbe essere utilizzato in più stabilimenti per finalità formative e operative.

Non si tratta di esempi ufficiali né tantomeno esaustivi. Per orientarsi il consiglio è di valutare correttamente sia la destinazione multi-sito che la natura stessa del bene.

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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