Start 4.0, infrastrutture e sicurezza il cuore del Competence Center di Genova

Tre livelli di sicurezza, declinati su cinque comparti strategici – porti, infrastrutture per i trasporti, l’energia, l’acqua e l’industria – 9 laboratori già a disposizione e uno che deve ancora essere realizzato. Sono alcuni dei numeri di Start 4.0, il Competence Center di Genova dedicato a Sicurezza e ottimizzazione delle infrastrutture strategiche 4.0 che conclude il nostro viaggio tra gli 8 progetti che sono stati selezionati dal Ministero per lo Sviluppo Economico per sostenere il rilancio economico che deve passare attraverso lo sviluppo e l’utilizzo delle nuove tecnologie Industria 4.0.

Start 4.0 avrà a disposizione risorse per 11,5 milioni di euro in tre anni, 15 linee di sviluppo progettuale, 37 aziende, di cui 24 PMI, attori istituzionali, dall’Istituto Italiano di Tecnologia all’Università di Genova, dalla Camera di Commercio a Confindustria. 

Start 4.0, focus sulla sicurezza a 360 gradi

Il Centro di Competenza Start 4.0 focalizza l’attività sull’applicazione delle tecnologie abilitanti di Industria 4.0 (IoT, blockchain, big data) nell’ambito della sicurezza (security, safety e cyber security) sui domini applicativi del porto, delle infrastrutture per i trasporti, energetiche ed idriche e del sistema produttivo.

“Il focus del nostro Competence Center sono le infrastrutture – spiega Roberto Marcialis, responsabile di area del CNR di Genova – che decliniamo dal punto di vista della sicurezza si tre aree distinte”.

La prima è la Cyber security, che è “importante nell’ottica della progressiva digitalizzazione del sistema paese e del sistema produttivo. Un aspetto commesso alla conservazione dei dati, alla loro protezione, e condivisione”.


La seconda è la Safety quindi “la sicurezza nel trasporto delle merci e tutto quello che è connesso sia al vettore del trasporto che all’infrastruttura vera e propria”.

La terza la Security vista “nell’ambito della movimentazione di persone, connessa alle infrastrutture”.

I domini di riferimento sono cinque – prosegue Marcialis – cioè  “energia, trasporti, settore idrico, digitalizzazione del sistema produttivo, e porto. In quest’ultimo, tra l’altro, vediamo la sintesi di tutti i domini, connessi in senso stretto al tema della sicurezza. Delle merci, delle persone, ma anche sicurezza dei dati legati al flusso delle informazioni legate alle merci che entrano e escono da un porto”.

Dall’energia ai trasporti al settore produttivo, ecco gli ambiti di Start 4.0

L’obiettivo del Competence Center, quindi, consiste nel declinare il concetto di sicurezza sui vari domini, partendo dal focus sulle infrastrutture strategiche, per ridare ai processi efficienza e resilienza.  

“Sulla parte energia possiamo citare il concetto di cybersecurity delle reti elettriche ma anche la digitalizzazione del processo industriale e la resilienza. Per i trasporti abbiamo il discorso della cyber security e dell’information security management nell’ambito ferroviario. Ma anche tecnologie e processi per la sicurezza e il controllo di un vettore, che può essere una nave come infrastruttura critica, complessa, che tra l’altro, può anche essere in movimento”. 

Per quanto riguarda l’idrico resta il tema della resilienza che prevede di applicare soluzioni per recovery e monitoraggio non solo degli invasi ma anche della rete elettrica di distribuzione. 

“Sulla parte produttiva possiamo parlare della digitalizzazione dei processi industriali, una misura rivolta in particolare alle PMI,  che ancora non sono 4.0, e che possiamo aiutare ad aumentare il proprio livello di maturità tecnologica tramite l’impiego di tecnologie abilitanti”. 

Infine – conclude Marcialis -“abbiamo il porto, inteso come security nella digitalizzazione della logistica portuale, il trattamento delle merci, la gestione dei dati. Questi sono, in sintesi, i 5 domini applicativi”.

Con questa iniziativa, quindi,  si viene a creare a Genova e in Liguria una vera e propria rete per l’innovazione che, di fatto, potrà essere uno dei driver principali per lo sviluppo economico del territorio. Il tessuto economico produttivo ligure, che vede grandi aziende ad alto contenuto tecnologico, affiancarsi a PMI e Start up con competenze chiave nei settori tecnologici e digitali costituisce, infatti, l’ambiente ideale per lo sviluppo del paradigma Industria 4.0, abilitando la filiera nel settore specifico della protezione delle infrastrutture strategiche.

Nove nodi infrastrutturali per formazione e ricerca

“I grandi partner che hanno aderito all’iniziativa – ricorda Marcialis – si sono impegnati a mettere a disposizione anche le infrastrutture e quindi Start 4.0 parte con una dotazione di 9 nodi infrastrutturali, già presenti presso le aziende, che permetteranno di fare attività di training & research”.

Si tratta del Lighthouse Plant di Ansaldo Energia, Sedapta Academy, la piattaforma messa a disposizione da Sedapta, Smart poligeneration microgrid messo a disposizione da Università di Genova presso il campus di Savona, Lab LTM il laboratorio del distretto delle tecnologie marine, Shared Lab, il laboratorio di Sit, il distretto dei sistemi integrati, il Coc, il Collaborative operation center messo a disposizione da ABB, il Simulatore di manovra, fiore all’occhiello di Cetena, di Fincantieri, un centro di ricerca che fa formazione e addestramento di personale che andrà a operare su navi. C’è poi Scada Cyber, il laboratorio messo a punto da Leonardo, incentrato sul tema della sicurezza, e Rina Cube, la piattaforma messa a disposizione dal Rina.

“A questi 9 nodi se ne aggiunge uno, ulteriore – continua Marcialis – che si chiama Port 4.0 laboratory, in stretta collaborazione con le autorità di sistema portuale, ma anche con le altre aziende del sistema portuale. L’obiettivo, in questo caso, è di realizzare un nodo ulteriore dove fare orientamento, formazione, ma anche progetti di innovazione con il coinvolgimento diretto delle authority portuali”.

Imprese, istituzioni e università, ecco chi c’è in Start 4.0

Il progetto coordinato dal CNR in qualità di capofila, vede il coinvolgimento dell’Università di Genova (nell’ambito di un protocollo di intesa con il CNR), dell’Istituto Italiano di Tecnologia, della Regione Liguria, delle Autorità di Sistema Portuale, di Unioncamere e del Digital Innovation Hub di Confindustria, con la collaborazione del RINA e la partecipazione di Ansaldo Energia, Ansaldo STS, ABB, Cetena, IREN, Leonardo, Softeco e di numerose PMI che non sono state ancora rese note ma hanno già dato la loro adesione.

“L’iniziativa nasce in Liguria, ma ha un respiro più ampio – sottolinea Marcialis – visto che, sopratutto le grandi aziende, hanno una forte rappresentatività internazionale. L’obiettivo del centro, quindi, è anche quello di innescare un network di attività con le aziende che sono nel partenariato e che, in prospettiva, si potrà allargare entrando in relazione anche con realtà transnazionali, sennò le probabilità di rimanere in piedi su lungo periodo sono limitare. Bisogna creare nuove collaborazioni, aprirsi ad altre realtà. Il potenziale c’è tutto, sia per le tematiche trattate che per l’energia che si cerca di trasmettere”.

Start 4.0 avrà casa in Val Polcevera, cuore industriale della Genova del ‘900

La sede di Start 4.0 sarà presso il CNR di Genova, in Corso Perrone, nell’ex sede dell’istituto di fisica delle materia.“Qui metteremo gli uffici, visto che è molto vicino ad alcuni nodi strategici come Ansaldo. Mentre per il laboratorio Porto 4.0 la speranza è di trovare spazio all’interno dello scalo. Una scelta non fondamentale per il funzionamento ma che darebbe un maggior peso simbolico all’iniziativa”.

Per quello che riguarda i costi la richiesta di finanziamento è di 11,5 milioni di euro sui tre anni, di cui 5,8 milioni per i progetti di ricerca e innovazione e il restante per l’avvio e il funzionamento del centro e la parte di orientamento e formazione.

Per quello che riguarda la governance la scelta è stata quella di dare vita a un’associazione con personalità giuridica, che si andrà a costituire entro l’anno. “Abbiamo preferito una struttura più flessibile, almeno in partenza – spiega Marcialis – rispetto agli altri Competence Center che hanno scelto forme più aziendali come la Srl o la Scarl. Pensiamo a un CdA con una prevalenza privata, l’assemblea dei soci e un comitato tecnico scientifico che sarà il propulsore di tutte le attività del centro. E poi un coordinamento, con un responsabile operativo che, nell’ambito dei 5 domini di competenza coordinerà tutte le attività di ricerca, sviluppo, formazione e orientamento a favore del partenariato”.

Fabrizio Cerignale

Giornalista professionista, con in tasca un vecchio diploma da perito elettronico. Free lance e mobile journalist per vocazione, collabora da oltre trent’anni con agenzie di stampa e quotidiani, televisioni e siti web, realizzando, articoli, video, reportage fotografici. Giornalista generalista ma con una grande passione per la tecnologia a 360 gradi, da quella quotidiana, che aiuta a vivere meglio, alla robotica all’automazione.

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