La casa del futuro, la Smart home connessa e Hi-Tech, per le aziende e gli operatori del settore è una prateria ancora tutta da scoprire e conquistare. Lo sviluppo e la diffusione lungo lo Stivale, rispetto ad altri Paesi europei come Germania, Gran Bretagna e Francia, è in ritardo.

Ma il mercato italiano della Smart home avanza già a ritmi di carica: nel 2018 ha raggiunto un valore di 380 milioni di euro, in aumento del 52% in un anno. Il Trend di crescita del mercato italiano è paragonabile o addirittura superiore a quello dei principali Paesi europei, anche se in termini assoluti il divario da colmare è ancora ampio: come valore il mercato italiano è superiore soltanto alla Spagna (che ha un mercato Smart home da 300 milioni di euro, +59%), e resta ancora uno scarto netto rispetto a Germania (1,8 miliardi, +39%), Regno Unito (1,7 miliardi, +39%), e Francia (800 milioni, +47%).

Un ruolo importante continua a essere svolto dalle Startup specializzate, che sviluppano soluzioni di “casa connessa”: si moltiplicano le collaborazioni con i grandi operatori, continuano a crescere i finanziamenti degli investitori istituzionali. Sono 141 le nuove imprese censite in questo settore a livello internazionale, di cui 102 finanziate, per un totale di 1,5 miliardi di dollari di investimenti raccolti, sempre secondo i dati della ricerca sulla Smart home presentata oggi dall’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano.

Casa Smart e Intelligenza artificiale

L’Intelligenza Artificiale (AI) permette lo sviluppo di innumerevoli applicazioni per la Smart home, in grado di generare nuove opportunità di Business per le imprese, e di fornire un supporto concreto alle persone all’interno dell’abitazione.

Sono tre i ruoli principali che l’AI può giocare in questo mercato: innanzitutto, gli algoritmi di Machine learning possono agire dentro gli oggetti connessi, migliorandone le funzionalità ed elaborando i dati senza la necessità di passare dal Cloud. L’Intelligenza Artificiale, poi, può migliorare ulteriormente il funzionamento e la capacità di comprensione degli assistenti vocali. E si candida, poi, a diventare una vera e propria ‘governante’ delle nostre abitazioni.


“I tre approcci non sono mutualmente esclusivi, ma anzi possono, e devono, essere sviluppati in maniera congiunta e integrata tra loro, per liberare appieno il potenziale dell’Intelligenza Artificiale all’interno delle nostre abitazioni”, rimarca Giovanni Miragliotta, responsabile scientifico dell’Osservatorio Internet of Things.

Un ruolo importante, nello sviluppo di queste tecnologie, lo potranno avere anche le applicazioni di Edge computing, con l’elaborazione dei dati in prossimità a dove vengono generati, senza passare da Cluod esterni, in modo da favorire il Deep learning, l’apprendimento delle macchine attraverso l’Intelligenza Artificiale e i dati raccolti sul loro utilizzo concreto da parte del cliente finale.

Fonte: Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano

Internet of Things tra cucina e salotto

Le tecnologie IoT per la comunicazione degli oggetti Smart in casa sono ancora molto eterogenee, ma iniziano a emergere alcuni segnali di parziale convergenza. E questo livello di eterogeneità è spesso dovuto alla molteplicità di requisiti applicativi richiesti dai diversi oggetti connessi.


“L’interoperabilità di oggetti e strumenti attraverso l’Internet of Things apre grandi opportunità in termini di esperienza d’uso e casi realizzabili, ed è la chiave del successo della Smart Home come sistema e non come insieme di singoli oggetti indipendenti”, rileva Antonio Capone, responsabile scientifico dell’Osservatorio Internet of Things. Che prevede; “la strada per raggiungere questo obiettivo è ancora lunga e complessa, ma si stanno delineando alcune alternative promettenti, come la creazione di consorzi impegnati nella definizione di nuovi ecosistemi applicativi di integrazione, o l’impiego di sistemi operativi Embedded, in grado di offrire una serie di funzionalità e servizi omogenei tra dispositivi compatibili e integrabili a livello hardware”.

Fonte: Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano

Il concetto di interoperabilità, tra dispositivi e strumenti diversi, è in stretta correlazione con il concetto di integrazione. Questo ambito si può declinare secondo diversi approcci possibili: integrazione locale, direttamente tra i dispositivi intelligenti, attraverso Hub dedicati o multiprotocollo; integrazione abilitata dagli assistenti vocali, che consentono all’utente di interagire con gli oggetti Smart attraverso un’interfaccia unificata; e integrazione mediata dal Cloud, tramite cui i dispositivi, attraverso opportune interfacce messe a disposizione dai vari Cloud proprietari, riescono a integrarsi e a creare funzionalità comuni.

Mercato e prospettive in fermento

Una forte spinta alla crescita della casa connessa, negli ultimi dodici mesi, è stata generata dall’esordio in Italia dei colossi internazionali con i loro Smart home Speaker, innanzitutto Google Home e Amazon Echo, che ha portato anche investimenti in comunicazione e marketing senza precedenti in ambito Smart home, e spinto anche le vendite degli altri oggetti connessi, soprattutto legati al riscaldamento e all’illuminazione.

Fonte: Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano

La quota maggiore del mercato italiano è legata alle soluzioni per la sicurezza, che vale 130 milioni di euro, pari al 35% del totale. In seconda posizione troviamo proprio la principale novità del 2018, gli Smart home Speaker, che oltre a generare vendite per 60 milioni di euro (16% del mercato), hanno direttamente o indirettamente trainato buona parte della crescita complessiva. Di poco inferiori le vendite degli elettrodomestici, pari a 55 milioni di euro e al 14% del totale, fra cui spiccano le lavatrici – connesse, controllabili via App e dotate in alcuni casi anche di assistente vocale –, che continuano a trainare le vendite del comparto.

Si allarga l’offerta (alcuni produttori hanno già più di metà della gamma “connessa”), ma l’utilizzo delle funzionalità Smart è un’abitudine solo per il 25% degli utenti che posseggono un elettrodomestico connesso (in crescita rispetto al 15% del 2017). Caldaie, termostati e condizionatori connessi per la gestione del riscaldamento e della climatizzazione incidono per il 12% del mercato (circa 45 milioni di euro), con un incremento dovuto alla crescente integrazione con gli assistenti vocali e alla possibilità per il consumatore di ottenere benefici importanti in termini di risparmio energetico e comfort. Tra le altre soluzioni spiccano con una crescita del +50% le soluzioni per la gestione dell’illuminazione e le lampadine connesse.

Il futuro, tra consumatori Hi-Tech e ‘conservatori’

Insieme al mercato crescono anche il livello di conoscenza e la diffusione degli oggetti connessi nelle case degli italiani: il 59% ha sentito parlare almeno una volta di casa intelligente, e il 41% possiede almeno un oggetto Smart, con le soluzioni per sicurezza, come sensori per porte e finestre, in prima posizione.

Ma ben il 42% di chi possiede un oggetto connesso non ne usa le funzionalità più avanzate, perché non le ritiene utili o perché troppo complesse. Il 51% è preoccupato per i rischi legati alla Privacy e ai Cyber attacchi da parte di malintenzionati.

Nonostante la buona crescita del mercato, sono ancora pochi i consumatori che si dichiarano interessati ad acquistare prodotti per la Smart Home in futuro, poco più di uno su tre (35%), e fra questi il solo il 10% prevede di comprare nei prossimi dodici mesi, mentre il 25% entro tre anni. Le soluzioni che riscuotono maggiore interesse per il 2019 riguardano la gestione dell’illuminazione (20% del campione) e gli Smart home speaker (14%).

Proprio gli assistenti vocali possono continuare a essere un volano per l’intero mercato, perché i consumatori più che per ottenere informazioni o gestire i propri impegni quotidiani vorrebbero usarli per gestire altri oggetti Smart, come elettrodomestici (23%), caldaie e termostati (23%), luci (21%) e antifurto (16%). Ben più indietro troviamo invece le funzionalità più tradizionali, non legate al controllo di oggetti smart, che vanno dalla possibilità di ricevere informazioni in tempo reale (7%), alla gestione dell’agenda personale (7%), fino alla possibilità di effettuare acquisti online (4%) o prenotare cene, taxi e alberghi (4%).

Fonte: Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano

E Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio Internet of Things, fa notare: “nonostante i grandi passi in avanti, rimangono ancora numerose barriere da superare: in primo luogo, la comunicazione ai consumatori delle reali potenzialità di utilizzo degli oggetti Smart, cresciuta molto con l’ingresso nel mercato dei grandi operatori internazionali, ma ancora non adeguata se guardiamo agli altri produttori e ai i piccoli Brand. Bisogna poi lavorare sulla formazione degli addetti all’installazione e alla vendita, spesso non in grado di fornire un adeguato supporto all’utente, e sull’offerta di servizi di valore abilitati dagli oggetti connessi”.

Un’ulteriore sfida per le aziende nel 2019 sarà valorizzare l’enorme mole di dati messi a disposizione dagli oggetti Smart e dalle tecnologie emergenti come I’Intelligenza Artificiale, e al tempo stesso gestire temi fondamentali come Privacy e Cyber security, in cima alle preoccupazioni degli utenti che possiedono o hanno intenzione di acquistare soluzioni per la casa intelligente.

Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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