Mancanza di coperture, ma anche necessità di maggiore dialogo e approfondimento tra i ministeri sono state le prime, credibili risposte a chi si chiedeva come mai il cosiddetto “decreto Costa”, che doveva rappresentare un primo, importante passo del Governo verso la svolta verde, il Green New Deal, non sia più approdato in Consiglio dei Ministri la scorsa settimana. Ma forse c’è dell’altro.

Nella giornata di sabato, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato ospite della convention organizzata da Fratelli d’Italia e da Roma ha lanciato alcuni importanti messaggi.

Le priorità della legge di bilancio

Primo, che “la manovra avrà come principale obiettivo la sterilizzazione degli aumenti Iva”. Se ne è parlato tanto, ma ora tutti sembrano dimenticare che questa operazione ha un costo importante (23 miliardi) che, necessariamente, limiterà gli altri campi di azione. Nonostante i risparmi provenienti dai minori costi di quota 100 e reddito di cittadinanza (6-8 miliardi), si parla comunque di un importo superiore ai 15 miliardi di euro.


Secondo, che c’è la volontà politica di intervenire sul cuneo fiscale. Quali saranno le forme e l’impatto di questa misura è presto per dirlo, ma anche qui ci saranno dei costi (circa 5 miliardi).

Terzo, si intende introdurre misure a sostegno delle famiglie numerose e con redditi medio-bassi. Per esempio “azzerare le rette degli asili nido”, tema al quale Conte aveva dedicato un ampio passaggio durante il suo discorso programmatico alla Camera.


Il Green New Deal

E poi c’è il Green New Deal. La bozza del Decreto Costa prevedeva una serie di interventi: bonus rottamazione per le auto inquinanti, riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi, rimboschimento nelle città metropolitane, contributi per chi acquista prodotti sfusi o alla spina, ma soprattutto tagli agli incentivi non ecologicamente virtuosi (su tutti si pensi alle agevolazioni per le industrie energivore).

Quasi tutti questi provvedimenti si occupavano solo dell’aspetto finale dell’economia circolare, legato cioè al consumo di prodotti più o meno inquinanti. Niente invece era previsto per il tema della produzione eco-sostenibile, che pure dovrebbe essere parte integrante del Green New Deal, stando al programma del governo giallo-rosso, dove si parlava “misure che incentivino prassi socialmente responsabili da parte delle imprese”.

Nell’intervento di Roma, Conte è tornato su questo tema.

“Chiederò alle forze che sostengono la maggioranza di Governo di stipulare un patto con il mondo industriale e produttivo. L’obbiettivo è che, progressivamente, attraverso meccanismi soprattutto incentivanti, si riesca a orientare tutto il sistema verso la transizione energetica, verso un Green New Deal”.

Un patto quindi, non una mossa a sorpresa come sarebbe stato il Decreto Ambiente. Una serie di misure che non intervengano a gamba tesa, ma procedano in accordo con chi queste misure rischia di subirle in un momento in cui, al contrario, le imprese hanno bisogno di stimoli.

L’idea collegialista di Conte non vale soltanto per le regole più stringenti, ma anche per le agevolazioni perché “non si possono introdurre tasse o incentivi senza un progetto”.

Un’idea che ha ricevuto subito l’OK da parte di Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, che ha detto di non temere l’impulso ambientalista. “L’Italia industriale è prima nell’economia circolare, anche per ragioni strutturali”, ha detto riferendosi alla mancanza di materie prime. “L’idea del riciclo è nel nostro Dna”.

Insomma, quello che dobbiamo aspettarci è una linea concordata tra Governo e imprese che, ragionevolmente troverà piena attuazione nella legge di bilancio, dove il Green New Deal sarà chiamato a integrarsi con Impresa 4.0 in una combinazione le cui forme ancora non sono del tutto chiare.

Impresa 4.0

Di Impresa 4.0 e Green New Deal ha parlato anche a Vicenza il neo Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, le cui idee si inseriscono nel solco delle riflessioni fatte durante i mesi estivi dalla precedente amministrazione.

Impresa 4.0 – da detto Patuanelli – “ha funzionato molto bene”, ma la sua forza propulsiva si è persa. L’idea è quindi di ritarare le misure con interventi che si inquadrino in un piano più strutturato.

Che cosa significa questo? Ne abbiamo parlato in maniera approfondita in questo articolo: si tratta di passare da una logica di singole misure pensate per generare uno “shock” positivo sulla domanda a un pacchetto strutturato e strutturale che tenga anche conto dell’esigenza sempre più pressante di supportare la formazione e il re-skilling di lavoratori, manager e degli imprenditori. Un piano coordinato e profondo che metta le imprese in condizione di effettuare una programmazione di medio-lungo termine nella stabilità di un contesto definito.

Che cosa c’è da aspettarsi? Questo è molto difficile dirlo. Il passaggio a una logica di medio-lungo periodo, che favorisca maggiormente le PMI e che tenga conto delle poche risorse a disposizione, lascia immaginare una ristrutturazione profonda degli incentivi, più che un leggero lifting, il cui valore assoluto potrebbe essere meno forte rispetto alle misure attuali. Gli strumenti potrebbero essere gli stessi di adesso (magari un superammortamento rafforzato per determinate categorie di beni) oppure un nuovo credito d’imposta per l’innovazione che andrebbe a sostituire l’attuale impianto degli incentivi.

Patuanelli ha poi parlato dell’ambiente dicendo che il tema della protezione ambientale deve diventare “un’opportunità per l’imprenditoria”.

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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