Le nuove tecnologie portano con sé nuove competenze e professioni, per farle funzionare e per utilizzarle al meglio. L’innovazione – gli addetti ai lavori lo sanno bene – non si fa solo con le macchine, che restano degli strumenti, anche quelli dotati della cosiddetta ‘Intelligenza artificiale’, perché le persone restano al centro del cambiamento. Ma devono assecondarlo, seguirlo, ‘cavalcarlo’. E non subirlo passivamente.

Non è una novità, è così da sempre, ma la grande differenza rispetto al passato portata dalla digital transformation e dall’Industria 4.0 è la velocità di questo cambiamento. Una rapidità mai provata prima. Sconosciuta per tutti: imprese, lavoratori, scuole tecniche, università.

E così, mentre laboratori e centri di ricerca sfornano nuovi strumenti e nuove soluzioni, di pari passo – un passo di corsa – nascono competenze, ruoli e specializzazioni che fino a poco prima non esistevano, o avevano un’importanza minore.


Il World Manufacturing Forum ogni anno a settembre chiama a raccolta, nella cornice di Villa Erba a Cernobbio, centinaia di imprenditori, manager e specialisti Hi-tech per tracciare le prospettive di sviluppo della Manifattura. E nelle tre giornate dell’edizione 2019, che prosegue fino a domani, il messaggio messo bene in evidenza è chiaro: per fare innovazione, insieme alle nuove tecnologie che rendono sempre più efficienti le aziende, sono altrettanto fondamentali nuove capacità e conoscenze.

Le 10 nuove competenze fondamentali

Il Report dal titolo ‘Skills for the future of Manufacturing’, realizzato dalla World Manufacturing Foundation, la Fondazione che organizza il meeting, e presentato questa mattina nel centro congressi di Villa Erba, individua e raccomanda alle aziende le 10 nuove competenze e capacità essenziali per il futuro della Manifattura. Un mix di hard skills e softt skills. Eccole:


  1. Alfabetizzazione digitale: intesa come abilità olistica con cui capire, abilitare e sviluppare nuovi sistemi di produzione digitale, tecnologie, applicazioni e strumenti
  2. Capacità di progettare e utilizzare nuove soluzioni di Intelligenza artificiale e per l’analisi dei dati, e di interpretarne i risultati
  3. Risoluzione creativa dei problemi (Problem solving), in questa nuova era con abbondanza di dati e risorse tecnologiche per la produzione ‘intelligente’
  4. Una forte mentalità imprenditoriale, che include la proattività e la capacità di pensare fuori dagli schemi
  5. Capacità di lavorare in modo efficace e sicuro con le nuove tecnologie
  6. Avere, o sviluppare, una mentalità interculturale e interdisciplinare, inclusiva e orientata alla diversità, per affrontare le nuove sfide che nascono da nuove esigenze
  7. Conoscenze di Cyber security, Privacy e analisi dei dati
  8. Capacità di gestire una complessità crescente, fatta di molteplici requisiti e compiti simultanei
  9. Spiccata capacità di interazione con le altre persone così come con i sistemi IT e AI, attraverso diverse piattaforme e tecnologie
  10. Apertura mentale verso il cambiamento continuo, capacità di trasformazione che mette sempre in discussione lo Status quo

“Riteniamo molto importante portare all’attenzione di tutti, imprenditori, istituzioni, mondo politico e delle formazione, l’importanza e il peso del gap di competenze che si rischia di creare con l’innovazione tecnologica e della Manifattura, se non vengono accompagnate da iniziative e politiche adeguate rivolte al capitale umano delle aziende”, sottolinea Alberto Ribolla, presidente della World Manufacturing Foundation. Che fa notare: “è necessaria un’ampia cooperazione per affrontare questa sfida a livello di settore e di sistema”. E poi: “auspichiamo che il World Manufacturing Forum contribuisca ad accrescere la consapevolezza su questi temi tra le diverse parti interessate”.

Il Report ‘Skills for the future of Manufacturing’ ha il pregio di essere concreto e pragmatico nell’indicare le tendenze in atto e le esigenze che molte imprese, in primis quelle più dinamiche ed evolute, si trovano a dover affrontare. Tanto da indicare anche quelli che, secondo le analisi fatte sul campo, sono i ruoli che più si stanno facendo strada nel mondo della Digital transformation.

Le 6 professioni emergenti del mondo 4.0

Ecco quali sono i sei profili professionali che le aziende cercano e cercheranno sempre di più

  1. Digital Ethics Officer: sovrintende allo sviluppo, attuazione e monitoraggio dell’etica, nell’uso e nell’applicazione di nuove tecnologie e AI
  2. Ingegnere 4.0: è in grado di identificare come l’integrazione delle tecnologie digitali possa creare valore e migliorare l’efficienza operativa
  3. Industrial Big Data Scientist: è un figura centrale nell’analisi e gestione dei dati, per sfruttarne il valore per l’azienda, e generare intuizioni che portano a nuovi modelli di Business
  4. Collaborative Robots Expert: assicura l’interazione migliore tra esseri umani, robot e cobot, di cui massimizza i risultati in vari tipi di processi
  5. IT/OT Integration Manager: facilita le interazioni tra mondo dei sistemi informatici e ambienti di produzione, anche per consentire decisioni in tempo reale
  6. Digital Mentor: aiuta il personale di tutta l’azienda a lavorare in maniera agevole e adeguata con le nuove tecnologie

“Molte aziende negli ultimi anni hanno investito in tecnologie, ora devono puntare allo stesso modo anche sulle competenze”, rileva Marco Taisch, docente del Politecnico di Milano e responsabile scientifico del World Manufacturing Forum.

Taisch osserva che “per quanto riguarda i lavoratori, non devono subire il cambiamento in atto, ma devono avere un ruolo proattivo orientato alla crescita professionale. Del resto, quelli più formati e competenti in caso di necessità hanno poi anche più facilità a ricollocarsi nel mondo del lavoro, della aziende e della manifattura. Che è un settore attrattivo anche dal punto di vista economico, dato che offre spesso retribuzioni medie più alte rispetto a quelle di altri settori. La fabbrica, poi, non è più quella sporca e buia di una volta, ma un ambiente dominato ormai dal Digitale”.

Secondo Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia, “il fenomeno del deficit di competenze adeguate e aggiornate all’interno delle imprese e della Manifattura 4.0 è uno dei problemi più pressanti che l’industria si trova oggi ad affrontare, cresce la necessità di abbinare le nuove soluzioni produttive con figure specializzate in grado di valorizzare al massimo le potenzialità Hi-tech”.

Le associazioni di categoria, come Confindustria e Confindustria Lombardia, sono in prima fila nel guidare le imprese associate nel percorso che porta alla Manifattura del futuro.

Mentre altre realtà imprenditoriali e associative, come la World Manufacturing Foundation che organizza il Forum di Cernobbio, contribuiscono all’evoluzione in corso anche con eventi sul territorio, studi, analisi ad hoc, per comprendere dove si sta andando, e cosa serve fare. Il Report presentato questa mattina, come nell’edizione dello scorso anno, indica poi una serie di raccomandazioni-chiave che imprenditori e manager dovrebbero tenere a mente quando pensano e sviluppano le loro Smart Factory. Dove il fattore umano resta una risorsa cardine.

Le 10 raccomandazioni a imprese e governi

Nel Report ci sono poi 10 raccomandazioni ai governi su come orientare le policies per affrontare il tema dello skills gap e dello skills mismatch.

  1. Sviluppare una ‘squadra’ orientata alla formazione continua, anche con incentivi personali e professionali per l’impegno dei lavoratori nella formazione
  2. Aumentare gli investimenti nella formazione del personale, per sfruttare appieno le potenzialità delle tecnologie
  3. Attuare politiche aziendali per favorire l’aggiornamento delle risorse umane: anche non limitandosi a utilizzare gli incentivi della politica, ma continuando a spendere quando gli incentivi finiscono
  4. Incoraggiare le persone a sviluppare una carriera professionale nella Manifattura 4.0: promuovere il settore anche perché dinamico e in rapida evoluzione
  5. Sviluppare nuovi profili professionali, con competenze tecniche insieme a conoscenze più generali: promuovere l’importanza di avere competenze sia Hi-tech sia generaliste
  6. Usare le tecnologie digitali per innovare le modalità di formazione e Training: utilizzare piattaforme collaborative per condividere le conoscenze e le migliori pratiche
  7. Favorire la mobilità sociale con una carriera nella Manifattura: anche fornendo un accesso equo all’istruzione per tutti
  8. Assicurarsi che le competenze rilevanti siano trasmesse all’interno dell’azienda, per uno scambio proficuo di conoscenze tra diverse generazioni di operatori
  9. Far crescere il valore dei percorsi di sviluppo professionale e tecnico: promuovere l’istruzione tecnica professionale per
    completare l’istruzione generalista
  10. Collaborare tra aziende e realtà della formazione per indirizzare le nuove Skills di cui le imprese hanno più bisogno: condividere le conoscenze e le migliori pratiche sulla formazione

La tecnologia continuerà a progredire a ritmo serrato, e con la stessa velocità imprenditori e lavoratori devono dare forma e portare avanti aziende e ruoli distanti ormai anni luce da quelli delle generazioni precedenti.

L’intervista a Marco Taisch al World Manufacturing Forum

 

Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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