Come cambieranno superammortamento e iperammortamento nel 2020? Ci sarà un rinnovo oppure saranno rimodulati? E come? Sono molti gli imprenditori che si tanno ponendo questi interrogativi, soprattutto in un momento di rallentamento della domanda che impone di investire, ma di pesare bene ogni decisione.

Dopo l’importante tavolo sull’Automotive, previsto per il 18 ottobre, a breve il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli convocherà il non meno atteso Tavolo Transizione 4.0 su Industria 4.0 – Impresa 4.0: una riunione mensile “che servirà a PMI, sindacati e associazioni di categoria per avanzare le giuste richieste affinché il cambiamento che abbiamo dinanzi avvenga senza alcuno shock per il tessuto produttivo del nostro Paese”, per dirla con le parole dello stesso ministro. Un fondamentale momento di confronto che servirà a monitorare “la sostenibilità economica e sociale” della quarta rivoluzione industriale sui territori.

Questo tavolo di monitoraggio soppianterà di fatto, se pur con un fine diverso, l’ormai abbandonata cabina di regia e sarà quindi anche il momento in cui imprese e sindacati metteranno formalmente sul piatto le loro proposte al Governo per il rinnovo delle misure nella prossima legge di bilancio.

Le buone intenzioni del Governo

Questa settimana il ministro Patuanelli, dopo che sul punto si erano unanimemente espressi anche il presidente del consiglio Giuseppe Conte e il ministro dell’Economa e delle Finanze Roberto Gualtieri, ha ribadito l’intenzione del Governo di “potenziare gli obiettivi che hanno caratterizzato il piano impresa 4.0 in termini di ammodernamento, ricerca, innovazione, formazione e per aggiungere i primi step del Green New Deal”, dando “a questi obiettivi una visione sistemica attraverso una più ampia programmazione, almeno triennale”.

Il rinnovo passerà attraverso “una semplificazione degli strumenti di accesso al 4.0” e “un meccanismo virtuoso d’investimento per aumentare la competitività delle imprese su innovazione, ricerca, formazione, economia circolare e tecnologie verdi in generale”.

Patuanelli ha poi detto che “sarà implementato il voucher per l’innovation manager” e, più in generale, che sarà valutata l’efficacia di tutte le misure attuali “analizzando quelle che “tirano” di più sull’economia reale, in modo da implementarle compensandole con quelle che invece hanno avuto pochi effetti” (tra i primi indiziati c’è la mini-Ires, ma anche il Credito d’imposta per la ricerca e sviluppo).

L’ampio programma del ministro comprende anche il potenziamento degli ITS e “una mappatura dei centri per il trasferimento tecnologico”, per “permettere alle aziende di collegarsi in modo più efficace al potenziale dei nostri giovani e dei nostri ricercatori, possibilmente costruendo una cabina di regia con sedi su tutto il territorio nazionale”.

Rinnovo e décalage

Se lo spirito di questa stagione è quindi molto chiaro, molto meno lo sono le misure concrete da mettere in campo e le righe da scrivere nero su bianco nella prossima legge di bilancio.

Come fare a coniugare il rinnovo dell’iperammortamento – misura nata per dare uno shock alla domanda di beni strumentali – con un piano che deve diventare “strutturale e strutturato” e che abbia “una più ampia programmazione, almeno triennale”? Quali strumenti adottare per creare un circolo virtuoso tra investimenti in industria 4.0 e sostenibilità ambientale (il cosiddetto Green New Deal)? Come premiare i progetti che possono generare effetti positivi “moltiplicati” sull’economia perché dispiegati non su un singolo macchinario o su una linea, ma su una fabbrica o meglio ancora sulla filiera? Come migliorare il credito di imposta per la ricerca e lo sviluppo?

Su questo sono alacremente al lavoro i rappresentanti delle imprese manifatturiere, alla ricerca di formule in grado di risolvere queste difficili equazioni e portare una proposta al Governo.

Sul superammortamento la richiesta sarà di prorogare la misura fino ad arrivare a una definitiva revisione dei coefficienti di ammortamento, fermi a un desueto elenco del 1988, che permetterebbe di accantonarlo.

Per quanto riguarda l’iperammortamento, si proporrà un rinnovo pluriennale dell’incentivo (due o più probabilmente tre anni, vista la disponibilità del Governo) che dia tempo alle imprese di pianificare questi importanti investimenti senza l’affanno di dover chiudere tutto in fretta per timore di un mancato rinnovo. Ma, dicevamo, l’iperammortamento è una misura shock, molto premiante (170% di superavalutazione fiscale dell’investimento) e non può restare in eterno. Ecco quindi l’idea di un décalage (l’accenna in questo articolo il direttore di Ucimu – Sistemi per Produrre, Alfredo Mariotti, e ce l’ha confermato anche esplicitamente Confindustria), cioè aliquote decrescenti nel corso degli anni che avrebbero il duplice effetto di:

  • consentire di trarre il massimo beneficio alle aziende che sono più pronte a investire
  • dare più tempo a chi sta strutturando il proprio piano di investimenti
  • evitare che una chiusura ex abrupto del piano – da tutto a niente – possa poi far crollare gli ordinativi alla fine del piano.

Se quindi per il 2020 potrebbe essere confermata la struttura attuale con l’aliquota massima al 270%, si potrebbe immaginare un’aliquota inferiore di 20 o 30 punti per ciascuno degli anni successivi.

Industria 4.0, Green New Deal e filiere: le “premialità”

Questo per gli investimenti “normali”. Poi ci sono quelli che possono generare effetti positivi sull’ambiente e quelli legati alle filiere. In entrambi i casi la parola da tenere a mente è premialità. Che cosa significa? Significa anche qui un bonus di alcuni punti percentuali (20%-30% in più, ipotizziamo) sull’aliquota dell’incentivo ordinario. Il vero problema è capire come funzionerebbe tutto questo.

Per quanto riguarda l’ambiente, nelle scorse settimane si sono susseguite voci che vedrebbero le imprese costrette a produrre ulteriore documentazione attestante i benefici aggiuntivi ottenibili dal progetto da inviare a un’Autorità per ottenere l’OK sulla premialità. Una logica che andrebbe a rendere più oneroso sia dal punto di vista documentale che burocratico l’accesso agli incentivi (alla faccia della semplificazione). Preferiamo quindi pensare piuttosto a un meccanismo che ampli la portata di autocertificazione e perizie, già attualmente previste per chi vuole fruire dell’iperammortamento, e stabilisca controlli a posteriori.

Analogo meccanismo funzionerebbe per il discorso delle filiere: anche qui i sarebbero agevolati con una premialità i “grandi progetti” in grado di andare oltre il macchinario e di apportare un contributo più ampio a beneficio della filiera.

Ultimo punto è quello del credito d’imposta per la Ricerca e Sviluppo, che è stato fortemente ridimensionato nell’ultima legge di bilancio e che sta facendo anche registrare diverse anomalie nell’utilizzo. Per queste ragioni nella prossima legge di bilancio è possibile che il Governo decida di metterci mano e di convertirlo in un più ampio strumento di incentivo a Ricerca e Innovazione. Uno strumento nuovo, quindi, che inizialmente si pensava potesse addirittura sostituire l’iperammortamento e che invece si affiancherebbe allo stesso con diverse finalità.

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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