Patuanelli: “Un nuovo piano industriale che vada oltre il 4.0”

Stilare un “documento che definisca gli obiettivi e tutti i passaggi che conducono ad uno sviluppo industriale integrato e organico, per tutto il Paese e per tutti i settori principali” e che ponga le basi “per la prossima Legge di Bilancio e per le politiche industriali che attueremo da qui alla fine della legislatura”. È questo l’obiettivo del ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli che, come anticipato su queste pagine, ha riunito a Roma, presso la sede del suo dicastero, le forze di maggioranza per discutere di politica industriale. “Ho detto sin dall’inizio del mio mandato che avrei lavorato mettendo sempre al primo posto il dialogo e il confronto, ed è quello che sto facendo”, ha commentato Patuanelli.

“Un nuovo piano industriale che vada oltre il 4.0”

“L’Italia ha bisogno di un Piano industriale organico che vada oltre il 4.0, una visione da qui ai prossimi 10 anni che coinvolga ogni componente dell’eccellenza imprenditoriale italiana e che investa sulle tecnologie di frontiera”, ha spiegato Patuanelli. “Un Piano industriale di questa portata ha bisogno dell’impegno e del coordinamento di tutte le forze in campo”.

Di qui la convocazione dell’incontro dei rappresentanti dei quattro gruppi parlamentari di maggioranza – Movimento Cinquestelle, Partito Democratico, Italia Viva e Liberi e Uguali.

Sulla sinistra il ministro Stefano Patuanelli, il viceministro Stefano Buffagni e i sottosegretari Mirella Liuzzi, Alessia Morani e Gian Paolo Manzella. A destra in fondo si scorgono Annamaria Parente e Maria Elena Boschi di Italia Viva

L’intento è quello di realizzare entro qualche mese “un documento che definisca gli obiettivi e tutti i passaggi che conducono ad uno sviluppo industriale integrato e organico, per tutto il Paese e per tutti i settori principali”.

Il nuovo Piano industriale sarà la guida fondamentale di un “grande disegno di sviluppo del Paese”, come lo ha definito Patuanelli, e “rappresenterà le linee guida per la prossima Legge di Bilancio e per le politiche industriali che attueremo da qui alla fine della legislatura”.

Commentando nei giorni seguenti i dati Istat sulla produzione industriale del 2019, Patuanelli, nel ribadire l’esigenza di elaborare “un piano industriale organico per il Paese che guardi da qui ad almeno 10 anni” ha anche detto che intanto, nell’immediato, “dobbiamo pensare a un Decreto Crescita bis che ridia slancio alla nostra economia e che affianchi il pacchetto Transizione 4.0”.

Automotive ed edilizia

Nell’elencare gli obiettivi e le aree di azione del nuovo piano industriale Patuanelli ha parlato anche di aspetti relativi ad alcuni settori, come l’automotive e l’edilizia.

Per quanto riguarda l’automotive, su cui esiste già un tavolo operativo, “il 2020 dovrà essere l’anno delle risposte per un settore fondamentale per l’economia italiana, che dovrà affrontare profonde trasformazioni nei prossimi anni. Tali trasformazioni dovranno essere affrontate con successo e non subite”.

Sull’edilizia, “abbiamo il dovere di dare risposte all’intera filiera disegnando un nuovo metodo, organico, che metta insieme i vari Ministeri di riferimento”.

Il ruolo dello Stato, gli incentivi e il trasferimento tecnologico

Una delle sfide del nuovo piano industriale sarà la definizione del “ruolo dello Stato nel fondamentale ed epocale processo di transizione che ci troveremo ad affrontare nei prossimi anni”. Servono, infatti, “quelle riforme di cui i nostri imprenditori e il nostro tessuto imprenditoriale, un unicum a livello europeo, hanno bisogno per una programmazione di lungo raggio”.

Patuanelli è un ministro dei Cinquestelle e quindi affezionato al tema della semplificazione degli incentivi. Sul punto il ministro cita “il grande lavoro fatto sul 4.0” spiegando che sarà preso da esempio e trasferito a tutte le misure erogate dal Ministero.

Come obiettivo immediato, Patuanelli sottolinea la necessità di “concludere la mappatura dei Centri di Ricerca attraverso un Atlante 4.0, garantendo al contempo una regia tramite la creazione di una Agenzia Nazionale per il Trasferimento Tecnologico, che potrebbe essere individuata nell’ENEA”.

Il Green Deal e il rapporto con l’Europa

Perché un piano industriale, che andrebbe a incrociarsi con quello per l’ambiente, non sia solo una futile enunciazione di intenti servono risorse. E per questo non si può prescindere da un dialogo con l’Europa sullo scorporo degli investimenti Green dal calcolo del deficit degli Stati. “Applicare regole anacronistiche in questo momento storico rischia di farci perdere il treno della crescita, condannandoci a subire una transizione che invece va governata”, ha detto Patuanelli. “È importante che nel 2020 si facciano i primi passi in questo senso. Sono molto fiero del lavoro che stanno portando avanti i nostri europarlamentari a Bruxelles e oggi, finalmente, si parla di un fondo apposito per la modernizzazione di impianti ad alto impatto ambientale e di un Green Deal da 1000 miliardi in dieci anni”.

Occorre poi “ripensare al ruolo degli aiuti di Stato e, cosa ancora più importante, riequilibrare le fiscalità all’interno dell’UE”. Sul punto Patuanelli è allineato con quello che dice l’ex ministro Carlo Calenda (con cui tra l’altro ha avuto un cordiale incontro in questi giorni): “Ancora oggi esistono paradisi fiscali a norma di legge con cui ci si fa concorrenza sleale tra Stati membri. Chi ne fa le spese è la nostra impresa, specialmente la media e piccola di cui l’Italia è ricca, che spesso si ritrova schiacciata dal peso di multinazionali con fiscalità agevolata”.

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Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ membro del Consiglio Direttivo di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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