Robotica collaborativa, il mercato tornerà a crescere dopo la battuta d’arresto del 2020: gli scenari futuri

Dopo aver registrato per la prima volta una crescita negativa (- 11,3% di entrate e -5,7% di esportazioni), dovuta alla pandemia, il mercato della robotica collaborativa crescerà di quasi il 20% nel 2021. Il rimbalzo proseguirà negli anni successivi, con un tasso di crescita stimato tra il 15-20% fino  al 2028. Sono queste le previsioni di Interact Analysis (compagnia di market intelligence nel settore dell’automazione) per il futuro della robotica collaborativa nei prossimi anni.

Anche il mercato dei cobot, infatti, ha risentito degli impatti della pandemia, a causa della chiusura degli impianti e un ritardo nelle spedizioni, che ha interessato particolarmente l’Asia (dove sono spediti più della metà dei cobot prodotti). Nonostante questa battuta di arresto, la grande capacità innovativa dei produttori e i potenziali nuovi campi di applicazione porteranno, già da quest’anno, a un rimbalzo del mercato, che secondo la compagnia di market intelligence raggiungerà un valore annuo globale di 1,94 miliardi di dollari entro il 2028, arrivando a rappresentare il 15,7% del mercato dei robot.

I campi applicativi della robotica collaborativa: gli scenari futuri

Una crescita che nei prossimi anni sarà guidata dall’industria automobilistica ed elettronica, che sono stati i settori di maggior impiego dei cobot nel 2019. Tra le applicazioni più frequenti ci sono i processi di manipolazione dei materiali, assemblaggio e pick and place, che nel 2019 hanno ammontato per il 71,9% delle entrate totali e che nel 2024 costituiranno ancora il 62,7% del mercato.

“La flessibilità e la facilità d’uso sono i principali vantaggi competitivi dei robot collaborativi nelle applicazioni industriali. Anche se la maggior parte dei nuovi prodotti rilasciati negli ultimi 18 mesi sono nella gamma di carico utile di 0-9 kg, molte aziende hanno prodotto cobot con carichi utili maggiori”, spiega Maia Xiao, Research Analyst per Interact Analysis. 

Tuttavia, Interact Analysis prevede che le limitazioni dei cobot con carico utile maggiore (la velocità di funzionamento deve essere ridotta per consentire un funzionamento sicuro intorno agli esseri umani) faranno sì che anche nei prossimi anni le aziende dell’industria manifatturiera continueranno a prediligere i cobot con carico utile più piccolo. 

Nel 2019 i cobot hanno trovato applicazione anche nei settori del cibo e della produzione delle bevande (7,6% delle applicazioni totali), nel settore chimico e della farmaceutica (5,5%), della produzione della plastica e della gomma (7,8%) e nella produzione di semiconduttori e di display a schermo piatto (8,3%).

Dall’analisi condotta, emergono anche variazioni nell’utilizzo dei cobot in risposta a specifiche esigenze regionali.

Gli utenti finali in Cina, APAC ed Europa orientale, ad esempio, sono attratti dai loro costi iniziali relativamente bassi, dalla facilità di installazione e dalla facilità d’uso. Le piccole e medie imprese usano i robot collaborativi per aumentare l’efficienza dell’automazione, soprattutto nelle industrie ad alta intensità di lavoro, come l’elettronica.

In Europa e in Nord America i cobot trovano grande utilizzo nello sviluppo dei prodotti soprattutto nell’industria automobilistica ed elettronica. Anche se le previsioni indicano che nei prossimi 5 anni queste industrie continueranno ad avere un ruolo chiave nell’applicazione dei cobot, Interact Analysis stima che in queste aree si verificherà una grande crescita dell’utilizzo di questi robot nei settori chimico e farmaceutico e nella produzione di cibo e bevande.

In Giappone e in Corea del Sud, in cambio, questi robot sono maggiormente utilizzati nei settori dei servizi alla persona, in risposta al progressivo invecchiamento della popolazione.

Tuttavia, grazie al potenziale innovativo delle piccole e medie imprese e delle startup che continuano ad emergere accanto ai grandi produttori (come Mitsubishi Electric e Kawasaki), ci si può aspettare che l‘utilizzo dei cobot verrà introdotto anche in altre industrie nei prossimi anni. 

“I cobot hanno ammorbidito la ‘natura industriale’ di un robot e hanno un grande potenziale per essere utilizzati in altri settori al di fuori della produzione come la logistica, l’istruzione e anche l’area dei servizi. Questo si traduce in un potenziale di crescita molto più alto rispetto ai tipi di robot tradizionali”, commenta Maia Xiao.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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