Torna a frenare (anche se leggermente) la produzione industriale, che dopo l’incremento di marzo registra una flessione dello 0,4%: è quanto evidenziano i dati diffusi dal Centro Studi Confindustria (CSC). La flessione è dovuta alla frenata della domanda interna (conseguente alle maggiori restrizioni che hanno interessato gran parte delle regioni italiane durante il mese), a fronte di una domanda estera che continua ad essere vivace, sostenuta soprattutto da Cina e Stati Uniti.

L’arresto del mese di aprile azzera la variazione acquisita nel secondo trimestre (a marzo si era registrato un aumento di produzione dello 0,4% rispetto al mese di febbraio), dopo i segnali di ripresa registrati durante il primo trimestre del 2021, in cui la produzione è tornata a salire dell’1,1% (nel quarto trimestre del 2020 si era invece registrata una perdita dello 0,4%).

L’analisi dei dati su base tendenziali (confrontati con il mese di aprile 2020) registra un aumento dell’indice, al netto del diverso numero di giornate lavorative, del 73,0%.

Prosegue il trend positivo anche per il dato relativo agli ordini, che ad aprile registra un aumento dell’1,3% rispetto al mese di di marzo (quando sono cresciuti dello 0,7% sul mese precedente) e una variazione tendenziale del +75,6%. Gli incrementi tendenziali così elevati nel bimestre marzo-aprile sono spiegati dai bassi livelli di attività che si erano registrati negli stessi mesi dello scorso anno, quando era stato imposto il lockdown nazionale con blocco normativo di oltre il 50% delle imprese industriali.

Nonostante la battuta d’arresto della produzione industriale ad aprile, le prospettive sono in netto miglioramento, stando alle valutazioni degli imprenditori e anche in considerazione delle riaperture di molte attività nei servizi a partire da fine aprile in quasi tutto il territorio nazionale.

Le indagini qualitative condotte dall’Istat, infatti, hanno evidenziato un generale e diffuso miglioramento delle valutazioni degli imprenditori sulle condizioni di attività nel manifatturiero. Sono molto più favorevoli le attese, rispetto ai mesi scorsi, come evidenzia il balzo della fiducia delle imprese manifatturiere registrato ad aprile: un aumento di 3,5 punti rispetto a marzo, che ha portato l’indice ampiamente sopra i livelli pre-Covid e al massimo dall’estate del 2018.

Un balzo dovuto soprattutto all’accelerazione della campagna vaccinale e all’allentamento delle restrizioni, a seguito di un miglioramento della situazione sanitaria in Italia.

Tuttavia, ci sono alcuni aspetti che non devono essere sottovalutati: il saldo dei giudizi sui tempi di consegna e sull’insufficienza delle materie prime e dei semilavorati ha raggiunto i massimi storici. Il suo aumento mette in luce un problema diffuso, ovvero la carenza di componenti, che in questi mesi sta costringendo le imprese a rinviare una parte della produzione.

Ne è un esempio la mancanza di microchip, una componente necessaria a fare funzionare il sistema elettronico delle auto, che sta mettendo in grave difficoltà l’intero settore automotive a livello globale. Non sono mancate le ripercussioni anche sulle aziende e sugli stabilimenti del nostro Paese, come nel caso della Fiat, che si è vista costretta a sospendere la produzione nell’impianto di Melfi per una settimana (dal 3 al 10 maggio). Un impianto che da solo produce la metà delle auto realizzate in Italia.

Per fare fronte temporaneamente alla crescente domanda le imprese stanno utilizzando le scorte di magazzino. Anche l’indagine Ihs-Markit sul PMI manifatturiero (purchasing managers index) mostra simili evidenze: l’indice composito è salito in aprile ai massimi storici (60,7 da 59,8 di marzo), spinto dalla dinamica positiva della produzione e soprattutto dall’accelerazione della componente “ordini”, che ha raggiunto i livelli del 2000.

La catena di distribuzione però, secondo i direttori degli acquisti, ha sofferto ulteriori interruzioni in aprile, con i ritardi nelle consegne, da attribuire principalmente alla carenza di beni e in parte ai rallentamenti presso i porti e alle restrizioni anti Covid-19. I tempi medi di consegna dei fornitori si sono allungati, raggiungendo quasi il picco che si era registrato nello scorso aprile, all’inizio della pandemia.

Nonostante le oscillazioni mensili e pur mantenendo una necessaria prudenza nella valutazione degli indicatori, secondo il CSC è ragionevole supporre che il contesto dell’industria sia destinato a migliorare ulteriormente nei prossimi mesi, sostenuto da entrambe le componenti della domanda.

Le indagini Ihs-Markit mostrano, infatti, che anche nel resto d’Europa la situazione sia in netto progresso, con il PMI dell’Eurozona che ha registrato un nuovo massimo storico, grazie a notevoli incrementi di ordini e produzione. Le performance migliori si registrano nei Paesi Bassi e in Germania, che primeggiano, mentre l’Italia è in quarta posizione.

L’allentamento della restrizioni e il calo dei contagi atteso nelle prossime settimane, grazie anche alla contestuale accelerazione delle vaccinazioni, apre la strada a una ripresa della domanda interna che finora è stata latitante, a causa dei vincoli imposti per contenere la diffusione del virus e per effetto dell’incertezza e delle preoccupazioni sull’evoluzione della crisi sanitaria. Ci sono dunque le condizioni perché la ripartenza della domanda interna sia robusta e spinga verso un’accelerazione dell’attività nell’industria nei prossimi mesi.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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