IPERAMMORTAMENTO 2026

Iperammortamento 2026, il nuovo Gruppo IV dell’Allegato IV: condizioni di ammissibilità, interconnessione e prassi peritale per i beni digitali infrastrutturali



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In questo articolo analizziamo il Gruppo IV dell’Allegato IV del nuovo Iperammortamento 2026-2028, dedicato ai beni strumentali per l’elaborazione, la memorizzazione e la trasmissione dei dati nell’ecosistema 4.0. Esaminiamo la clausola di ammissibilità – che richiede interconnessione ai sistemi informativi aziendali e destinazione funzionale a una delle tre finalità previste -, il requisito di interconnessione secondo la Circolare 4/E, e la prassi peritale con quattro casi applicativi concreti: cluster GPU per predictive quality, rete 5G privata per AGV, backbone TSN per convergenza IT-OT e un contro-esempio di storage non ammissibile.

Pubblicato il 9 apr 2026

Marco Belardi

Dir. Tec. B.U. Transizione 4.0/5.0 Polo Tecnologico Alto Adriatico | Lead Teacher presso il Sole 24 Ore



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La Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026), ai commi 427-436 dell’articolo 1, ha introdotto la nuova disciplina dell’iperammortamento, sostituendo integralmente la precedente struttura del credito d’imposta per beni strumentali. L’Allegato IV, richiamato dal comma 429, elenca i beni funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il paradigma 4.0.

Rispetto al precedente Allegato A della L. 232/2016, il nuovo Allegato IV introduce una novità strutturale significativa: il Gruppo IV, dedicato ai «Beni strumentali per l’elaborazione, la memorizzazione e la trasmissione dei dati funzionali alla trasformazione digitale delle imprese». Questo gruppo, assente nella precedente formulazione come categoria autonoma, si articola in tre sotto-categorie: infrastrutture di calcolo per intelligenza artificiale e simulazione (IV.1), infrastrutture di connettività industriale (IV.2), infrastrutture di sicurezza informatica OT/IT (IV.3).

La rilevanza sistematica del Gruppo IV risiede nella circostanza che i beni in esso classificati non sono utilizzatori dell’infrastruttura informativa aziendale, bensì ne costituiscono parte integrante. Cluster HPC, reti 5G private, backbone TSN, firewall industriali: si tratta di beni che abilitano la trasformazione digitale degli altri gruppi dell’Allegato IV e del software classificato nell’Allegato V.

L’introduzione di questa categoria risponde a un’esigenza reale del tessuto produttivo. L’evoluzione verso il paradigma 4.0 ha reso evidente che la trasformazione digitale non si esaurisce nell’acquisto di macchine utensili interconnesse o di software gestionali: richiede un’infrastruttura computazionale, di rete e di sicurezza senza la quale l’intero ecosistema 4.0 non può funzionare. Il legislatore ha voluto riconoscere questa realtà, estendendo l’agevolazione ai beni infrastrutturali – ma con una clausola di ammissibilità che, come vedremo, ne limita rigorosamente il perimetro.

La clausola di ammissibilità: struttura logica

Il legislatore ha inserito, in calce al Gruppo IV, una clausola di ammissibilità che recita: «I beni di cui al presente gruppo devono essere interconnessi ai sistemi informativi aziendali e funzionalmente destinati all’esecuzione di software, piattaforme o applicazioni di cui all’allegato V, ovvero al supporto operativo di beni di cui ai gruppi primo, secondo e terzo del presente allegato, ovvero ancora all’interconnessione e comunicazione tra beni di cui al presente allegato e all’allegato V».

La struttura logica della clausola è binaria e congiuntiva. Da un lato, il requisito fisso dell’interconnessione ai sistemi informativi aziendali. Dall’altro, la destinazione funzionale del bene, che deve ricadere in almeno una di tre finalità alternative, disgiunte dalla locuzione «ovvero … ovvero ancora».

Finalità 1 – Esecuzione di software Allegato V. Il bene hardware funge da substrato computazionale per software, piattaforme o applicazioni classificate nell’Allegato V. È il caso tipico dei cluster HPC (IV.1.a) che eseguono piattaforme di intelligenza artificiale per l’ottimizzazione produttiva, o delle workstation specializzate per machine learning (IV.1.c). La relazione è di tipo «hardware-per-software»: il bene materiale esiste per far funzionare il bene immateriale.

Finalità 2 – Supporto operativo ai Gruppi I, II, III. Il bene infrastrutturale serve operativamente beni già qualificati negli altri gruppi dell’Allegato IV. Una rete 5G NPN (IV.2.a) che fornisce connettività URLLC a una flotta di AGV classificati al Gruppo I, lettera m), ne è l’esempio paradigmatico. Senza l’infrastruttura di rete, il bene del Gruppo I non può svolgere la propria funzione: la rete è condizione abilitante, non semplice accessorio. La relazione è di tipo «infrastruttura-per-macchina».

Finalità 3 – Interconnessione e comunicazione tra Allegato IV e Allegato V. Il bene costituisce il tessuto connettivo digitale della fabbrica, collegando beni materiali dell’Allegato IV con software e applicazioni dell’Allegato V. Il backbone di switch industriali TSN (IV.2.d) che collega PLC di macchine CNC al sistema SCADA/MES rappresenta questa funzione. La relazione è di tipo «rete-tra-beni»: il bene non serve un singolo asset, ma l’intero ecosistema.

I beni serviti non devono essere nuovi investimenti agevolati

Un aspetto interpretativo di rilievo – e frequentemente frainteso nella prassi – riguarda lo status dei beni richiamati dalle tre finalità. La clausola utilizza la locuzione «di cui ai gruppi primo, secondo e terzo del presente allegato» e «di cui all’allegato V». La formula «di cui a» indica l’appartenenza classificatoria, non lo status di investimento agevolato. In altri termini, il bene del Gruppo IV deve servire beni classificabili nei Gruppi I-III o software classificabile nell’Allegato V. Non è richiesto che tali beni o software siano:

– oggetto di nuovo investimento nello stesso periodo d’imposta o in periodi precedenti;

– già agevolati con iperammortamento, credito d’imposta Transizione 4.0 o Transizione 5.0;

– acquisiti contestualmente al bene del Gruppo IV.

Un’impresa che dispone di macchine CNC interconnesse acquistate nel 2020 (in regime di credito d’imposta Transizione 4.0) e di un MES già in esercizio può legittimamente investire nel 2026 in un backbone TSN e beneficiare dell’iperammortamento, purché il backbone sia interconnesso ai sistemi informativi aziendali e funzionalmente destinato all’interconnessione tra quelle macchine (classificabili nel Gruppo I) e quel MES (classificabile nell’Allegato V).

La perizia dovrà comunque documentare che i beni serviti sono qualificabili nelle categorie richiamate dalla clausola. Ciò richiede una valutazione tecnica anche dei beni preesistenti: il perito deve accertare che le macchine CNC soddisfino le caratteristiche del Gruppo I e che il MES sia riconducibile alle piattaforme dell’Allegato V. Non è tuttavia necessario che tali beni preesistenti siano periziati a loro volta ai fini dell’agevolazione né che abbiano fruito di benefici fiscali.

Questo profilo ha un risvolto pratico di grande rilievo: apre l’agevolazione a imprese che hanno già completato la digitalizzazione del parco macchine e investono ora nell’infrastruttura di rete, di calcolo o di cybersecurity per potenziare l’ecosistema 4.0 esistente. L’effetto è coerente con la ratio della norma: incentivare il completamento dell’architettura digitale, non solo l’acquisto di singoli beni.

La clausola ha natura anti-abuso: impedisce di iperammortizzare infrastruttura IT generica priva di nesso funzionale con l’ecosistema 4.0 dell’impresa. A rafforzare questa lettura, il legislatore ha aggiunto un elenco esplicito di esclusioni: personal computer, notebook, tablet, stampanti, apparati SOHO, sistemi di archiviazione non integrati con i processi operativi e, più in generale, tutti i beni destinati ad attività amministrative, contabili o di office automation non direttamente connesse ai processi operativi.

È opportuno sottolineare che la clausola opera su un doppio livello. Un bene può essere perfettamente classificabile nel Gruppo IV per le sue caratteristiche tecniche (ad esempio, uno storage enterprise ad alte prestazioni rientra nella lettera d del sottogruppo IV.1) e tuttavia risultare non ammissibile all’agevolazione se non soddisfa entrambe le condizioni: interconnessione effettiva e destinazione funzionale documentata. La classificazione tipologica è condizione necessaria ma non sufficiente.

Il requisito di interconnessione per il Gruppo IV

Il quadro normativo di riferimento

Per i beni del Gruppo I dell’Allegato IV (e, prima ancora, dell’Allegato A della L. 232/2016), il requisito di interconnessione si articola in un framework strutturato: cinque caratteristiche obbligatorie (tra cui il controllo CNC/PLC, l’interconnessione con caricamento da remoto di istruzioni e/o part program, l’integrazione automatizzata con il sistema logistico, l’interfaccia HMI e la rispondenza ai parametri di sicurezza) più almeno due delle tre caratteristiche per l’assimilabilità a sistemi cyberfisici (telemanutenzione/telediagnosi, monitoraggio continuo, digital twin). È il cosiddetto framework «5+2 di 3».

Per il Gruppo IV, il testo dell’Allegato riporta esclusivamente la formula: «interconnessi ai sistemi informativi aziendali». Nessun rinvio alle condizioni del Gruppo I. Nessuna specificazione sul contenuto o sulla direzione del flusso informativo. Nessuna menzione delle caratteristiche cyberfisiche.

In assenza di un framework specifico, il requisito di interconnessione per il Gruppo IV va ricondotto alla definizione generale stabilita dalla Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 4/E del 30 marzo 2017, al paragrafo 6.3, espressamente richiamata e confermata dalla Circolare MiSE 23 maggio 2018, n. 177355, la quale precisa che tale definizione «assume rilevanza per tutti i beni rientranti nell’ambito oggettivo della misura».

La definizione generale richiede due condizioni necessarie e sufficienti:

(i) il bene scambia informazioni con sistemi interni (sistema gestionale, sistemi di pianificazione, sistemi di progettazione e sviluppo del prodotto, monitoraggio e controllo, altre macchine dello stabilimento, ecc.) e/o esterni (clienti, fornitori, partner nella progettazione, altri siti di produzione, supply chain, ecc.) per mezzo di un collegamento basato su specifiche documentate, disponibili pubblicamente e internazionalmente riconosciute (TCP-IP, HTTP, MQTT, ecc.);

(ii) il bene sia identificato univocamente, al fine di riconoscere l’origine delle informazioni, mediante l’utilizzo di standard di indirizzamento internazionalmente riconosciuti (indirizzo IP).

Il technical report UNI/TR 11749:2020, al punto 3.5, fornisce una definizione operativa convergente: l’interconnessione è la capacità del bene di scambiare informazioni per mezzo di un collegamento basato su specifiche documentate e di essere identificato univocamente. Al punto 3.8, lo stesso rapporto tecnico definisce il «sistema informativo aziendale» come l’insieme dei sistemi, delle piattaforme e delle applicazioni impiegato dall’impresa per la gestione delle informazioni nei processi di creazione del valore. Rientrano in tale ambito tutti i sistemi indispensabili alla realizzazione delle soluzioni in accordo al paradigma 4.0.

Va inoltre osservato che la Circolare MiSE 23 maggio 2018, n. 177355 ha chiarito che, ai fini dell’interconnessione, sono ammissibili sia i protocolli riconducibili a standard de jure (omologati da organizzazioni ufficiali come IEC, ISO, ETSI, IEEE) sia i protocolli riconducibili a standard de facto (ampiamente adottati dalle aziende del comparto industriale di riferimento). Questo chiarimento è particolarmente rilevante per il Gruppo IV, dove protocolli come OPC UA (IEC 62541, standard de jure) coesistono con protocolli come MQTT o REST API (standard de facto) nell’architettura di connettività industriale.

La questione della direzionalità: forte vs. debole

La Circolare MiSE 1° agosto 2018, n. 295485 ha introdotto il concetto di interconnessione debole (o «leggera») per talune macchine del Gruppo I dell’Allegato A: quelle progettate per un unico ciclo di lavoro o per un’unica lavorazione completamente standardizzata (trance, taglierine, seghe circolari, trapani, frantoi). Per queste specifiche fattispecie, il flusso unidirezionale dalla macchina al sistema informativo è stato ritenuto sufficiente a soddisfare il requisito di interconnessione.

La distinzione forte/debole ha senso operativo per le macchine produttive, dove il verso del flusso è un indicatore della complessità dell’interazione: in ingresso arrivano istruzioni e part program, in uscita escono dati di processo e telemetria. Ma per i beni del Gruppo IV, la questione della direzionalità è strutturalmente priva di fondamento logico, e ciò per ragioni intrinseche alla natura dei beni stessi.

Un cluster HPC (IV.1.a) riceve dataset dal MES, li elabora, restituisce risultati predittivi. Uno storage enterprise (IV.1.d) è per definizione un sistema di lettura e scrittura. Una rete 5G NPN (IV.2.a) non produce né consuma dati propri: è il veicolo attraverso cui altri beni scambiano informazioni. Un backbone TSN (IV.2.d) trasporta traffico OPC UA bidirezionale per definizione architettonica. Un firewall industriale (IV.3.a) filtra, analizza e instrada traffico in entrambe le direzioni: se operasse solo in una, non svolgerebbe la propria funzione di protezione.

La conclusione è che la bidirezionalità non è, per il Gruppo IV, un requisito aggiuntivo da verificare in perizia, bensì una caratteristica intrinseca e ineliminabile del funzionamento di questi beni. Il nodo peritale si sposta dunque dalla direzionalità del flusso alla destinazione funzionale: non «come» il bene è interconnesso, ma «a cosa» è funzionalmente destinato tra le tre alternative della clausola.

Che cosa NON è richiesto per il Gruppo IV

Per completezza, e a beneficio della prassi peritale, è utile elencare esplicitamente ciò che la norma non richiede per i beni del Gruppo IV, a differenza di quanto previsto per il Gruppo I:

Non è richiesto il caricamento da remoto di istruzioni e/o part program. Questa specifica è propria del Gruppo I, dove le macchine ricevono programmi di lavorazione dal sistema informativo. I beni del Gruppo IV non eseguono «lavorazioni» nel senso tradizionale: elaborano dati, trasportano informazioni, proteggono architetture.

Non è richiesta l’integrazione automatizzata con il sistema logistico della fabbrica (nelle tre opzioni della Circolare 4/E: integrazione fisica, con la rete di fornitura, con altre macchine del ciclo produttivo). Questa specifica presuppone un bene che partecipa direttamente al ciclo produttivo, il che non è il caso dell’infrastruttura digitale.

Non sono richieste almeno due delle tre caratteristiche per l’assimilabilità a sistemi cyberfisici (telemanutenzione/telediagnosi, monitoraggio continuo, digital twin). Queste caratteristiche presuppongono un bene che opera sul processo fisico; i beni del Gruppo IV operano sul processo informativo.

Il requisito di interconnessione per il Gruppo IV è dunque più semplice nella forma (due sole condizioni della Circolare 4/E), ma non meno stringente nella sostanza: la clausola di destinazione funzionale compensa ampiamente l’assenza del framework 5+2, imponendo al perito di documentare non solo il collegamento tecnico, ma la ragion d’essere del bene nell’ecosistema 4.0 dell’impresa.

Analisi tecnica: architettura, interconnessione, evidenze peritali

Per ciascuno dei quattro casi applicativi si illustra l’architettura della soluzione, il nesso funzionale e le evidenze documentali che il perito dovrà raccogliere e allegare alla perizia giurata ai sensi dell’art. 5 del decreto attuativo.

Esempio 1 – Cluster GPU per predictive quality (Finalità 1)

Architettura della soluzione

L’impresa manifatturiera opera una linea di produzione di componenti meccanici di precisione. Il processo è soggetto a derive dimensionali influenzate da usura utensile, temperatura ambiente e caratteristiche del lotto di materia prima. Per anticipare le non conformità, l’azienda ha implementato un sistema di predictive quality basato su intelligenza artificiale.

Il cuore del sistema è un cluster HPC (High Performance Computing – calcolo ad alte prestazioni) composto da 4 nodi server, ciascuno equipaggiato con GPU NVIDIA H100 (processori grafici ottimizzati per il calcolo parallelo, utilizzati nell’addestramento di reti neurali). I nodi sono interconnessi tra loro tramite InfiniBand (tecnologia di interconnessione ad altissima banda e bassissima latenza, standard de facto nel calcolo scientifico e industriale) e collegati alla rete di fabbrica tramite interfaccia Ethernet 10GbE con protocollo TCP/IP.

Il cluster dialoga con il MES (Manufacturing Execution System – sistema di esecuzione della produzione, che governa in tempo reale il flusso produttivo dal lancio dell’ordine al prodotto finito). Il MES raccoglie i dati di processo dalle macchine CNC della linea (parametri di taglio, temperature, vibrazioni, misure dimensionali in-process) e li trasmette al cluster. Il software di AI, installato ed eseguito sul cluster, addestra e aggiorna continuamente un modello predittivo che, sulla base dei dati ricevuti, calcola la probabilità di deriva dimensionale per il lotto in corso. Le predizioni vengono restituite al MES, che può attivare azioni correttive (modifica setpoint, segnalazione operatore, blocco qualità).

Il software eseguito è una piattaforma di machine learning classificabile nell’Allegato V tra i software di intelligenza artificiale applicati ai processi produttivi. Il cluster non viene utilizzato per attività amministrative, di office automation o per carichi di calcolo non connessi ai processi operativi.

Classificazione e nesso funzionale

Classificazione: Allegato IV, Gruppo IV.1, lettera a) – Infrastrutture di calcolo ad alte prestazioni (HPC) per l’addestramento, l’ottimizzazione e l’esecuzione di modelli di intelligenza artificiale e per la simulazione di processi produttivi complessi, inclusi cluster di calcolo, server GPU e sistemi di accelerazione hardware dedicati.

Destinazione funzionale: Finalità 1 – Esecuzione di software, piattaforme o applicazioni di cui all’Allegato V. Il cluster è il substrato computazionale su cui gira la piattaforma di predictive quality.

Interconnessione: Il cluster scambia informazioni con il MES (sistema interno) per mezzo di collegamento TCP/IP su Ethernet 10GbE – specifiche documentate (RFC 793/791), disponibili pubblicamente, internazionalmente riconosciute. Il cluster è identificato univocamente con indirizzo IP 10.0.50.10/24. Il flusso è intrinsecamente bidirezionale: ingresso dati di processo, uscita predizioni. I requisiti della Circolare 4/E, par. 6.3, punti (i) e (ii) sono soddisfatti.

Evidenze peritali

Evidenza 1 – Inventario asset e classificazione. Il perito allega la tabella di mappatura degli asset coinvolti nell’architettura, con identificazione univoca e classificazione nell’Allegato di appartenenza.

AssetModello / DescrizioneIP / IdentificativoClassificazione
Cluster HPC (nodo 1-4)4x Dell PowerEdge XE9680, GPU NVIDIA H10010.0.50.10 – 10.0.50.13All. IV, Gr. IV.1, lett. a)
Switch InfiniBandNVIDIA QM9700 HDR 200Gb/s10.0.50.1 (mgmt)Componente del bene IV.1.a
MES ServerSiemens Opcenter Execution10.0.10.5All. V (software)
CNC #1 (tornio)DMG MORI NLX 250010.0.20.31All. IV, Gr. I, lett. a)
CNC #2 (centro lavoro)Mazak VARIAXIS i-60010.0.20.32All. IV, Gr. I, lett. a)
CMM (misura)Zeiss CONTURA10.0.20.50All. IV, Gr. II, lett. a)
Software AIPiattaforma predictive quality v3.2– (eseguito su cluster)All. V

Tabella 1 – Inventario asset con classificazione Allegato (Esempio 1)

Evidenza 2 – Flussi dati documentati. Il perito certifica i flussi informativi tra il cluster e il sistema informativo aziendale, attestando la natura, il protocollo, la direzione e la frequenza dello scambio.

SorgenteDestinazioneProtocolloTipo datoDirezioneFrequenza
MESCluster HPCTCP/IP (REST API)Dataset processo (parametri taglio, T°, vibrazioni)Ogni 30 sec
Cluster HPCMESTCP/IP (REST API)Predizione difettosità, soglie, confidenceOgni 30 sec
Cluster HPCCluster HPCInfiniBand RDMASincronizzazione pesi modello AI tra nodiContinuo
MESCNC #1, #2OPC UASetpoint correttivi da predizione AIOn event
CMMMESTCP/IP (Q-DAS)Misure dimensionali post-processoPer pezzo

Tabella 2 – Matrice dei flussi dati (Esempio 1)

Evidenza 3 – Log di utilizzo GPU. Il perito allega un estratto dei log di utilizzo delle GPU attestante la destinazione esclusiva a carichi industriali. Di seguito un campione rappresentativo:

TimestampNodoGPU Util. %Processo attivoTipo carico
2026-03-15 08:12:04node-0194%pq_training_v3.2 (epoch 847/1000)Addestramento modello AI
2026-03-15 08:12:04node-0291%pq_training_v3.2 (epoch 847/1000)Addestramento modello AI
2026-03-15 08:12:04node-0388%pq_inference_realtimeInferenza real-time
2026-03-15 08:12:04node-0472%pq_inference_realtimeInferenza real-time
2026-03-15 14:30:00node-0196%pq_training_v3.2 (epoch 923/1000)Addestramento modello AI
2026-03-15 14:30:00node-0385%pq_inference_realtimeInferenza real-time

Tabella 3 – Estratto log utilizzo GPU – nessun carico non-industriale rilevato (Esempio 1)

Esempio 2 – Rete 5G privata a servizio di AGV (Finalità 2)

Architettura della soluzione

L’impresa opera un magazzino automatizzato all’interno di uno stabilimento di assemblaggio automotive. La movimentazione dei componenti tra le stazioni di assemblaggio e il magazzino verticale è affidata a una flotta di 12 AGV (Automated Guided Vehicle – veicoli a guida automatica, classificati al Gruppo I, lettera m dell’Allegato IV come «dispositivi di sollevamento e manipolazione automatizzati, AGV e sistemi di convogliamento e movimentazione flessibili»).

Gli AGV necessitano di connettività con caratteristiche URLLC (Ultra-Reliable Low-Latency Communication – comunicazione ultra-affidabile a bassissima latenza, una delle tre categorie di servizio definite dallo standard 5G/3GPP): latenza inferiore a 10 ms per la navigazione autonoma, affidabilità del 99,999% per la sicurezza funzionale. Il Wi-Fi industriale esistente non garantiva questi parametri nelle aree ad alta densità metallica dello stabilimento.

L’azienda ha installato una rete 5G NPN (Non-Public Network – rete 5G privata, non condivisa con operatori pubblici, dedicata esclusivamente all’utilizzo industriale). L’architettura comprende: un core network (il «cervello» della rete, che gestisce autenticazione, routing e qualità del servizio) installato in edge nel data center di stabilimento; 8 unità RAN (Radio Access Network – le antenne e i dispositivi radio che forniscono la copertura radio nell’area di fabbrica) distribuite nel capannone; un sistema di gestione centralizzato.

La rete 5G NPN è interconnessa al WMS (Warehouse Management System – sistema di gestione del magazzino, che pianifica le missioni di prelievo e deposito, ottimizza i percorsi e coordina le risorse) tramite interfaccia OPC UA (Open Platform Communications Unified Architecture – standard di interoperabilità industriale IEC 62541, che consente la comunicazione sicura e strutturata tra dispositivi e sistemi di diversi fornitori). Il WMS invia missioni agli AGV (coordinate di prelievo, stazione di deposito, priorità); gli AGV restituiscono telemetria (posizione, stato batteria, stato carico, allarmi).

Classificazione e nesso funzionale

Classificazione: Allegato IV, Gruppo IV.2, lettera a) – Reti 5G private (Non-Public Network) per comunicazioni industriali a bassa latenza e alta affidabilità, inclusi componenti core, unità radio (RAN) e sistemi di gestione, conformi agli standard 3GPP.

Destinazione funzionale: Finalità 2 – Supporto operativo di beni di cui al Gruppo I. Senza la rete 5G NPN, gli AGV non possono ricevere missioni dal WMS in tempo reale né trasmettere telemetria di navigazione. La rete è condizione necessaria per il funzionamento operativo degli AGV.

Interconnessione: Il core network è collegato al WMS tramite OPC UA su TCP/IP (specifiche IEC 62541, documentate, pubbliche, internazionalmente riconosciute). Il core è identificato con IP 10.0.100.1. Ogni AGV è identificato tramite IMEI sulla rete 5G e indirizzo IP sul segmento industriale. La rete non produce né consuma dati propri: il concetto di direzionalità non si applica al mezzo, bensì al traffico che vi transita – traffico intrinsecamente bidirezionale. Requisiti Circolare 4/E soddisfatti.

Evidenze peritali

Evidenza 1 – Inventario asset.

AssetModello / DescrizioneIP / IMEIClassificazione
Core network 5GNokia DAC (Digital Automation Cloud)10.0.100.1All. IV, Gr. IV.2, lett. a)
RAN unità 1-8Nokia ASIR-pRRH 3.5 GHz10.0.100.11 – .18Componente IV.2.a
Sistema gestione reteNokia NetAct NMS10.0.100.2Componente IV.2.a
AGV #01KUKA KMP 1500, guida autonomaIMEI 3530151…01 / 10.0.60.1All. IV, Gr. I, lett. m)
AGV #02KUKA KMP 1500IMEI 3530151…02 / 10.0.60.2All. IV, Gr. I, lett. m)
… (AGV #03-#12)(analoga configurazione)IMEI / IP progressiviAll. IV, Gr. I, lett. m)
WMS ServerSAP EWM (Extended Warehouse Management)10.0.10.20All. V (software)
Magazzino verticaleModula Lift ML50D interconnesso10.0.30.5All. IV, Gr. I, lett. o)

Tabella 4 – Inventario asset con classificazione Allegato (Esempio 2)

Evidenza 2 – Flussi dati.

SorgenteDestinazioneProtocolloTipo datoDir.Frequenza
WMSCore 5G → AGVOPC UA / 5G NRMissione (coordinate, priorità, tipo operazione)On event
AGVCore 5G → WMSOPC UA / 5G NRTelemetria (posizione, stato, batteria, allarmi)200 ms
AGVCore 5G → WMSOPC UA / 5G NRConferma completamento missioneOn event
WMSMagazzino vert.OPC UAOrdine prelievo/deposito vassoioOn event
Core 5G NMSCore 5GSNMP / HTTPSMonitoraggio stato rete, KPI radio5 sec

Tabella 5 – Matrice dei flussi dati (Esempio 2)

Evidenza 3 – Mappa di copertura e KPI radio. Il perito allega la mappa di copertura radio dello stabilimento con indicazione delle 8 celle RAN, delle aree di overlapping per il seamless handover degli AGV, e dei KPI misurati: latenza media 4,2 ms (requisito <10 ms soddisfatto), affidabilità 99,9997% (requisito 99,999% soddisfatto), throughput medio per AGV 12 Mbps.

Esempio 3 – Backbone TSN per convergenza IT-OT (Finalità 3)

Architettura della soluzione

L’impresa opera uno stabilimento di lavorazioni meccaniche con 15 macchine CNC (torni, centri di lavoro, rettificatrici) classificate al Gruppo I e 3 sistemi di misura a coordinate (CMM) classificati al Gruppo II, lettera a). I macchinari sono gestiti da un sistema SCADA (Supervisory Control and Data Acquisition – sistema di supervisione, controllo e acquisizione dati, che raccoglie in tempo reale i dati di processo da PLC e sensori, li visualizza su cruscotti operativi e consente il comando remoto degli impianti) e da un MES per la schedulazione e il tracking della produzione.

Storicamente, la rete di stabilimento presentava una separazione rigida tra il livello OT (Operational Technology – i sistemi che controllano direttamente i processi fisici: PLC, SCADA, DCS, sensori, attuatori) e il livello IT (Information Technology – i sistemi informativi aziendali: ERP, MES, BI, posta elettronica). Questa separazione impediva lo scambio dati in tempo reale necessario per la produzione adattiva e il monitoraggio continuo.

Per realizzare la convergenza IT-OT, l’azienda ha installato un backbone di rete basato su TSN (Time-Sensitive Networking – insieme di standard IEEE 802.1 che estendono Ethernet con funzionalità di sincronizzazione temporale, traffico deterministico e prioritizzazione, rendendo possibile far coesistere sulla stessa rete fisica traffico real-time industriale e traffico IT convenzionale). Il backbone è composto da 6 switch managed industriali TSN interconnessi in fibra ottica, con sincronizzazione temporale PTP (Precision Time Protocol, IEEE 1588 – protocollo che sincronizza gli orologi di tutti i dispositivi della rete con precisione sub-microsecondo, condizione necessaria per il funzionamento deterministico di TSN) fornita da un grandmaster clock dedicato.

I PLC delle macchine CNC comunicano con lo SCADA/MES attraverso il backbone TSN utilizzando il protocollo OPC UA (IEC 62541). I dati di misura delle CMM vengono trasmessi al MES per la qualificazione dei processi. Il backbone costituisce il tessuto connettivo digitale che interconnette beni materiali dell’Allegato IV (macchine CNC – Gruppo I; CMM – Gruppo II) con software dell’Allegato V (SCADA, MES).

Classificazione e nesso funzionale

Classificazione: Allegato IV, Gruppo IV.2, lettera d) – Infrastrutture di rete industriale per la convergenza IT-OT, inclusi switch managed industriali, router e gateway per protocolli industriali (OPC UA, MQTT, Modbus), backbone in fibra ottica per ambienti produttivi.

Destinazione funzionale: Finalità 3 – Interconnessione e comunicazione tra beni di Allegato IV e software/applicazioni di Allegato V. Il backbone TSN non esegue software né supporta operativamente una singola macchina: è il mezzo che rende possibile la comunicazione tra l’intero parco macchine e il sistema informativo.

Interconnessione: OPC UA su TSN (IEEE 1588, IEEE 802.1) – standard de jure. Ogni switch è identificato con IP e MAC address. Il traffico TSN è per definizione architettonica bidirezionale: la sincronizzazione PTP richiede scambio di pacchetti Sync/Follow-Up/Delay-Req in entrambe le direzioni. Requisiti Circolare 4/E soddisfatti.

Evidenze peritali

Evidenza 1 – Inventario asset e topologia.

AssetModelloIP / MACClassificazionePorta switch
Switch TSN #1 (core)Siemens SCALANCE XR528-6M10.0.1.1 / AA:BB:01All. IV, Gr. IV.2, lett. d)– (core)
Switch TSN #2 (area torni)Siemens SCALANCE XC216-4C10.0.1.2 / AA:BB:02Componente IV.2.dPort 1 → SW#1
Grandmaster clock PTPMeinberg microSync HR10.0.1.100Componente IV.2.dPort 8 → SW#1
CNC tornio #1DMG MORI NLX 250010.0.20.31All. IV, Gr. I, lett. a)Port 2 → SW#2
CNC centro lavoro #5Okuma MULTUS B300II10.0.20.35All. IV, Gr. I, lett. a)Port 3 → SW#2
CMM #1Zeiss CONTURA 7/10/610.0.20.50All. IV, Gr. II, lett. a)Port 5 → SW#3
SCADA ServerIgnition by Inductive Automation10.0.10.3All. V (software)Port 1 → SW#1
MES ServerSiemens Opcenter10.0.10.5All. V (software)Port 2 → SW#1

Tabella 6 – Inventario asset con topologia di rete (Esempio 3)

Evidenza 2 – Flussi dati.

SorgenteDestinazioneProtocolloTipo datoDir.Freq.
PLC CNC #1-#15SCADAOPC UA / TSNDati processo real-time (velocità, coppia, T°, vibrazioni)100 ms
SCADAPLC CNCOPC UA / TSNSetpoint, ricette lavorazione, comandiOn event
CMM #1-#3MESOPC UA / TSNReport misura dimensionale (Q-DAS)Per pezzo
MESSCADAOPC UA / TSNSchedulazione, ordini di produzioneOn event
SCADAMESOPC UA / TSNAvanzamento produzione, OEE, stati macchina30 sec
Tutti i nodiGM ClockPTP (IEEE 1588)Sincronizzazione temporale1 sec

Tabella 7 – Matrice dei flussi dati con protocolli TSN (Esempio 3)

Evidenza 3 – Segmentazione VLAN. Il perito documenta la segmentazione di rete che attesta l’esclusione di traffico non-industriale dal backbone TSN:

VLAN IDNomeSottoreteContenutoTraffico TSN
10MGMT10.0.1.0/24Switch, GM Clock, NMS
20OT_PROD10.0.20.0/24PLC macchine CNC, CMM, sensori
30IT_MES10.0.10.0/24SCADA, MES, ERP produzione
99OFFICE10.0.99.0/24PC ufficio, stampanti, Wi-Fi guestNo – isolata

Tabella 8 – Segmentazione VLAN: la VLAN 99 (office) è isolata dal backbone TSN (Esempio 3)

Contro-esempio – Storage NAS per backup amministrativo

Architettura della soluzione

L’impresa ha acquistato un NAS (Network Attached Storage – dispositivo di archiviazione collegato alla rete aziendale, che fornisce servizi di file sharing e backup centralizzato) di classe enterprise, con capacità 100 TB e ridondanza RAID-6. Il NAS è collegato alla rete aziendale tramite Ethernet 10GbE con indirizzo IP statico.

Il dispositivo è utilizzato esclusivamente per: backup centralizzato dei documenti contabili; archiviazione delle caselle di posta elettronica; repository dei file di office automation (Word, Excel, PowerPoint) prodotti dagli uffici amministrativi. Non vi è alcun collegamento con il MES, lo SCADA, i PLC delle macchine o altri sistemi di fabbrica.

Analisi di ammissibilità

Classificazione tipologica: il NAS è astrattamente riconducibile al Gruppo IV.1, lettera d) (sistemi di storage enterprise ad alte prestazioni). Ma la classificazione tipologica è condizione necessaria e non sufficiente.

Destinazione funzionale: nessuna delle tre finalità è soddisfatta. Il NAS non esegue software Allegato V. Non supporta operativamente beni dei Gruppi I-III. Non interconnette beni 4.0 tra loro. È un sistema di archiviazione per uso di gruppo di lavoro non integrato con i processi operativi.

Interconnessione: il NAS è connesso alla rete e dispone di IP. Ma lo scambio informativo avviene esclusivamente con client di office automation (PC ufficio, client di posta). Non vi è alcun flusso verso o da sistemi informativi di fabbrica. Ancor prima della verifica Circolare 4/E, il bene è escluso dal testo stesso del Gruppo IV.

Evidenza negativa:

VerificaEsitoNota
Classificazione IV.1.d per tipologiaIl bene è uno storage enterprise
Interconnessione a sistemi informativi aziendaliNoConnesso solo a PC ufficio, non a MES/SCADA/ERP
Finalità 1: esecuzione sw Allegato VNoNessun software Allegato V eseguito
Finalità 2: supporto operativo Gr. I-IIINoNessun bene dei Gruppi I-III servito
Finalità 3: interconnessione IV ↔ VNoNessun flusso tra beni 4.0 e sw Allegato V
Esclusione esplicita Gruppo IV«Sistemi di archiviazione non integrati con i processi operativi»
ESITO COMPLESSIVONON AMMISSIBILEAssenza cumulativa di interconnessione e destinazione funzionale

Tabella 9 – Checklist di ammissibilità negativa (Contro-esempio)

Sintesi operativa

Primo. Il Gruppo IV richiede una doppia condizione congiuntiva: interconnessione ai sistemi informativi aziendali e destinazione funzionale ad almeno una delle tre finalità. Un bene che soddisfi solo una delle due non è ammissibile.

Secondo. Il requisito di interconnessione si fonda sulla definizione generale della Circolare 4/E (scambio informazioni + identificazione univoca IP), senza le specificazioni aggiuntive del Gruppo I.

Terzo. La distinzione forte/debole non è applicabile al Gruppo IV. La bidirezionalità è intrinseca alla natura infrastrutturale dei beni.

Quarto. Il nodo peritale è la documentazione del nesso funzionale. Le evidenze da allegare comprendono: inventario asset con classificazione Allegato di ogni nodo; matrice dei flussi dati con protocollo, direzione e frequenza; evidenza di esclusione di utilizzo non-industriale (log, segmentazione VLAN, policy di accesso).

Quinto. I beni serviti dalle tre finalità (macchine dei Gruppi I-III, software dell’Allegato V) non devono essere nuovi investimenti agevolati. È sufficiente che siano classificabili nelle categorie richiamate. L’agevolazione è dunque aperta anche a imprese che investono nell’infrastruttura digitale a servizio di un parco macchine e software preesistente.

Sesto. Le esclusioni esplicite del Gruppo IV rafforzano la lettura anti-abuso: il discrimine non è la tipologia tecnica del bene, ma la sua destinazione funzionale effettiva.

Conclusioni

L’introduzione del Gruppo IV nell’Allegato IV della L. 199/2025 segna un passaggio di maturità nella politica industriale italiana in materia di trasformazione digitale. Per la prima volta, il legislatore riconosce esplicitamente che il paradigma 4.0 non si esaurisce nelle macchine e nel software, ma richiede un’infrastruttura computazionale, di rete e di sicurezza senza la quale l’intero ecosistema non può funzionare. I cluster HPC che addestrano modelli predittivi, le reti 5G che abilitano la mobilità autonoma in fabbrica, i backbone TSN che realizzano la convergenza IT-OT, i firewall industriali che proteggono l’architettura: sono i beni che completano il disegno avviato nel 2017 con il Piano Industria 4.0.

La scelta del legislatore di accompagnare questa apertura con una clausola di ammissibilità rigorosa è altrettanto significativa. Il Gruppo IV non è una porta aperta all’agevolazione indiscriminata dell’infrastruttura IT: è un perimetro controllato, il cui accesso è subordinato alla duplice dimostrazione dell’interconnessione effettiva e della destinazione funzionale specifica. Il messaggio normativo è chiaro: l’incentivo spetta all’infrastruttura che serve l’ecosistema 4.0, non a quella che semplicemente coesiste con esso.

L’analisi del requisito di interconnessione ha evidenziato un’asimmetria deliberata tra il Gruppo IV e il Gruppo I. L’assenza del framework 5+2 non è una lacuna: è una scelta coerente con la natura dei beni infrastrutturali, per i quali il caricamento di part program e l’integrazione logistica non hanno alcun significato operativo. La definizione generale della Circolare 4/E – scambio informazioni con protocolli standard e identificazione univoca – è il parametro corretto e sufficiente. Allo stesso modo, la distinzione tra interconnessione forte e debole, concepita per macchine mono-ciclo del Gruppo I, perde di significato per beni la cui natura infrastrutturale rende la bidirezionalità una condizione di funzionamento, non un requisito aggiuntivo.

Sul piano della prassi peritale, questa analisi impone un cambio di prospettiva. Il perito che si accosta ai beni del Gruppo IV non può limitarsi alla verifica tecnica del collegamento di rete – operazione che, per beni intrinsecamente connessi, è quasi tautologica. Il valore aggiunto della perizia risiede nella documentazione del nesso funzionale: la mappa di rete con classificazione puntuale di ogni nodo, la matrice dei flussi dati con protocolli e frequenze, l’evidenza di esclusione del traffico non-industriale. È questa documentazione che distingue un bene agevolabile da uno che non lo è, e che proteggerà l’impresa in sede di eventuale controllo.

Infine, la possibilità di agganciare il nuovo investimento infrastrutturale a beni e software preesistenti – purché classificabili nelle categorie richiamate dalla clausola – apre uno spazio applicativo importante per il tessuto industriale italiano. Molte imprese hanno già digitalizzato il parco macchine con Transizione 4.0 e dispongono di sistemi MES e SCADA in esercizio: mancava l’infrastruttura di collegamento adeguata. L’iperammortamento 2026, con il Gruppo IV, offre la leva fiscale per colmare questo divario, completando l’architettura digitale della fabbrica e portando a compimento la promessa del paradigma 4.0.

Riferimenti normativi

L. 199/2025, art. 1, commi 427-436; Allegato IV e V; Circ. AdE 4/E del 30/03/2017; Circ. MiSE 23/05/2018, n. 177355; Circ. MiSE 01/08/2018, n. 295485; UNI/TR 11749:2020; UNI/PdR 171:2024.

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