Sono oltre 200 le imprese e le startup che hanno investito contando sui fondi dell’EIT Manufacturing a supporto della loro ricerca: 15 milioni di euro che mancano all’appello e che, in alcuni casi, stanno creando a queste aziende seri problemi di tenuta finanziaria.
Sono gli effetti della crisi dell’EIT Manufacturing (EITM), culminata nella richiesta di liquidazione presentata il 25 marzo 2026.
Una storia complessa e che rischia di minare la fiducia delle imprese verso l’ecosistema europeo a supporto dell’innovazione, in un periodo in cui ricerca e innovazione avanzata sono particolarmente urgenti per l’Europa.
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Il ruolo di EIT Manufacturing nel sistema dell’innovazione europea
Per comprendere come si sia arrivati a questo punto, occorre guardare alla natura dell’organizzazione e ripercorrere i passaggi che hanno portato alla richiesta del 25 marzo.
EIT Manufacturing è una delle Knowledge and Innovation Communities (KIC) nate sotto l’egida dell’EIT, l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia. Fondato nel 2008 per integrare il cosiddetto “triangolo della conoscenza” – ricerca, impresa e istruzione – l’EIT ha istituito questa specifica comunità tra il 2019 e il 2020, rendendola pienamente operativa dal 2021.
L’ente ha operato come il braccio strategico di Bruxelles per accelerare l’innovazione nel settore manifatturiero europeo, focalizzandosi su digitalizzazione, automazione e industria a zero emissioni.
Attraverso una rete di nodi regionali denominati Co-Location Centres (CLC), tra cui quello di Milano per il Sud Europa (EIT Manufacturing South), l’ente ha gestito per anni bandi e programmi di accelerazione.
La sua funzione principale è stata quella di agire da ponte tra i fondi di Horizon Europe e il tessuto industriale, distribuendo risorse tramite sub-grant a startup e PMI per progetti pilota o scale-up, con finanziamenti che potevano variare dai 50 ai 500 mila euro per singola realtà.
La genesi di una crisi “auto-indotta”: dalla prima indagine al fallimento di EIT Manufacturing ASBL
Per ricostruire le tappe di questa crisi abbiamo parlato con Daniele Raina, Communications Manager di EIT Manufacturing South, il Co-Location Center con sede a Milano.
“La crisi ha origine nel 2024 quando l’EIT Manufacturing ASBL, la casa madre francese, è stato notificato dei risultati di un’indagine OLAF, l’Ufficio Antifrode dell’Unione Europea, riferita alla gestione dei bandi e dei grants del periodo 2020-2022″, spiega.
È doveroso, prima di proseguire nel racconto, fare due precisazioni. La prima è che i risultati delle indagini dell’OLAF non sono stati condivisi internamente con le Srl nazionali e che quindi anche l’EIT Manufacturing South è a conoscenza solo dei fatti che sono stati resi pubblici da alcune fonti giornalistiche, come nel caso degli articoli pubblicati da Science Business.
Stando a quanto riporta proprio la testata online belga, le indagini avrebbero rilevato irregolarità nella gestione di certi bandi e nei processi di selezione dei progetti finanziati, citando carenze nella trasparenza e nella documentazione delle valutazioni.
La seconda precisazione è che queste indagini non hanno riscontrato elementi di frode, e quindi un utilizzo indebito dei fondi. Sarebbero tuttavia emerse violazioni sistematiche degli obblighi di gestione e controllo interno.
La reazione istituzionale è arrivata nel giugno 2024, quando l’EIT ha sospeso i pagamenti verso la l’EIT Manufacturing, ritenendo che la struttura non garantisse più i requisiti minimi di affidabilità richiesti per gestire denaro pubblico.
L’EIT Manufacturing ha quindi concordato con l’EIT un piano di rientro per far sì che queste criticità fossero di fatto gestite.
“L’EIT Manufacturing nell’ambito di questo piano di rientro ha rafforzato la propria governance interna, così come il proprio regolamento, assecondando le richieste dell’OLAF. Contemporaneamente, ha lavorato per rispondere a tutti i requisiti per farsi rilasciare i fondi previsti dal business plan 2026-2028, oltre 163 milioni”, aggiunge Raina.
A fine 2025 l’ente ha però ricevuto una seconda notifica di un’ulteriore indagine OLAF, che secondo le fonti giornalistiche avrebbe riscontrato nuove criticità amministrative.
“Alla fine del 2025 è emersa quella che può essere considerata una divisione amministrativa della prima indagine. Si tratta sostanzialmente dello stesso filone a cui è stato assegnato un nuovo numero di pratica. Come ha precisato la CEO Caroline Viarouge, questi rilievi coprono punti che erano già emersi in precedenza”, spiega Raina.
La notifica ha però spinto l’EIT a ritardare la firma del grant agreement nonostante fosse “pienamente consapevole e informato di tutte le azioni intraprese per risolvere le criticità segnalate”.
Senza l’afflusso di cassa dall’Europa dal giugno 2024, l’EITM intendeva richiedere un prestito ponte per garantire il supporto alla comunità, ma di fronte al diniego dell’EIT di fornire la lettera di supporto necessaria che confermava l’assegnazione dei fondi, il prestito è stato rifiutato. L’ente si è così ritrovato in una situazione di insolvenza tecnica secondo quanto stabilito dalla normativa francese.
In un certo senso possiamo parlare di una crisi auto-indotta perché l’EIT ha volutamente portato alle estreme conseguenze la cattiva gestione di una sua società-figlia.
Quale futuro per l’EIT Manufacturing e i Co-location Centres?
Fatta la doverosa ricostruzione sull’evoluzione della crisi, il nocciolo della questione resta ora cosa succederà alle imprese a cui EIT Manufacturing ASBL doveva assegnare circa 15 milioni di euro. Realtà che, ignare della gravità della situazione, hanno continuato a investire anche dopo il 2024.
Il futuro dell’ente sembra passare per la creazione di una “NewCo”, una nuova entità legale che la dirigenza, guidata dalla CEO Caroline Viarouge, starebbe già pianificando.
L’obiettivo dichiarato è quello di registrare una nuova struttura per ripresentarsi a Bruxelles e tentare di recuperare il supporto dell’EIT, salvaguardando così le competenze e la rete di partner costruita in questi anni.
Tuttavia, il percorso verso la “NewCo” è tutt’altro che privo di ostacoli. La condizione essenziale per questa rinascita è il ripristino della fiducia con l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia, che ha già dimostrato estrema fermezza nel negare il supporto finanziario alla struttura precedente.
Resta inoltre il nodo dei debiti pregressi: mentre la nuova entità punterebbe a gestire i budget futuri (come i 163,2 milioni previsti per il triennio 2026-2028), le imprese creditrici della vecchia ASBL francese si trovano a dover interfacciarsi con un liquidatore in una procedura regolata dalla normativa fallimentare d’oltralpe.
Leggermente diversa è la situazione dei Co-Locations Centres come l’EIT Manufacturing South, che è una S.r.l. giuridicamente indipendente dalla società francese e che sta continuando ad operare al pieno delle sue capacità.
Ovviamente lo stop dei fondi all’EITM ha avuto ripercussioni a cascata anche sull’EIT Manufacturing South, che però negli anni ha costruito un modello di business diversificato e indipendente economicamente dalla casa madre.
“I fondi dell’EIT Manufacturing li utilizzavano per tutti gli scopi della missione. Ad esempio, supportavamo l’EITM nell’assegnazione dei fondi quando i bandi erano aperti. Tuttavia siamo economicamente autonomi dalla casa madre. Gran parte del nostro fatturato proviene dalla vendita di servizi al mercato. Inoltre, partecipiamo a numerosi altri programmi di finanziamento europei che non dipendono dall’EIT, come nel caso di Horizon Europe. Questo ci permette di avere una struttura solida”, aggiunge Raina.
Attualmente le attività operative dell’EIT Manufacturing South proseguono regolarmente e anche i progetti in corso, inclusi quelli europei, stanno proseguendo secondo gli impegni contrattuali.
Le incognite per il futuro
Non è tuttavia al momento possibile identificare quale saranno gli scenari futuri né per l’EIT Manufacturing, né per le S.r.l. regionali. I prossimi passi per il polo di Milano saranno definiti in coordinamento con il liquidatore della società francese, rispettando i tempi tecnici dettati dalla burocrazia d’oltralpe.
L’incognita maggiore rimane però legata all’orizzonte post-2027. Nel prossimo bilancio dell’Unione Europea il ruolo dell’EIT non appare ancora definito in modo esplicito, alimentando ipotesi su una possibile riforma profonda del modello delle KIC.
In questa cornice di incertezza, la sfida per il futuro non riguarderà solo la possibile nascita di una nuova entità legale, ma la definizione di chi e come erogherà concretamente i sostegni all’innovazione.
Vi è infatti la possibilità che si passi a strumenti di finanziamento più diretti, eliminando i livelli di intermediazione che hanno mostrato fragilità strutturali.
La questione, tuttavia, non si limita alla semplice creazione di una nuova entità legale. Tra le sfide più rilevanti sollevate da questa crisi vi è infatti la necessità di ricostruire una fiducia profondamente minata tra le istituzioni europee e chi, all’estremità della catena, ha il compito di trasformare l’innovazione in valore industriale reale.
Senza una garanzia di stabilità e trasparenza l’intero sistema di supporto al manifatturiero rischia di perdere la sua credibilità agli occhi delle imprese.







