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Global Risk Report: tra crisi geopolitiche e disruption tecnologiche l’instabilità diventa strutturale



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Secondo l’ultima edizione del Global Risk Report del World Economic Forum, il 2026 apre un’era di competizione dove il rischio di scontri geoeconomici scalza l’emergenza climatica come fattori di maggiore preoccupazione nel breve periodo, portando la fiducia globale ai minimi storici. Mentre il multilateralismo cede il passo ai soli interessi nazionali, l’avvento dell’AI e dei salti quantistici minaccia di frammentare le società e di logorare la tenuta delle democrazie. Uno scenario di instabilità strutturale che, nel decennio, rischia di lasciare le società inermi dinanzi al collasso degli ecosistemi.

Pubblicato il 14 gen 2026



climate crisis
Immagine generata dall'AI.



L’incertezza sarà la protagonista della scena globale nel 2026, un anno che segna l’inizio dell’era della competizione: è il tema che emerge dalla 21° edizione del Global Risk Report, rapporto annuale del World Economic Forum.

Il rapporto fornisce una bussola sui rischi attuali, così come nel medio e nel lungo termine secondo le intuizioni di oltre 1.300 esperti provenienti dal mondo accademico, del business, del governo, delle organizzazioni internazionali e della società civile.

La classifica dei rischi più rilevanti per il 2026 vede nelle prime tre posizioni, i temi già individuati nella rilevazione del 2025, ma con un ordine diverso.

Il confronto geoeconomico è la principale preoccupazione degli intervistati ed è stato selezionato come il rischio principale che potrebbe scatenare una crisi globale significativa nel 2026 dal 18% degli intervistati, salendo di due posizioni rispetto allo scorso anno.

Seguono il conflitto armato tra Stati, al secondo posto, e gli eventi meteorologici estremi, che con l’8% delle “preferenze” scendono al terzo posto della classifica rispetto al 2025.

Verso un mondo multipolare sempre più frammentato: il pessimismo predomina le attese per il biennio 2026-2028

Lo scenario descritto Global Risk Report 2026 descrive una trasformazione in atto dominata dall’incertezza e dallo scontro geoeconomico. Un contesto che gli esperti guardano con decisa preoccupazione.

Il Global Risks Perception Survey (GRPS) rileva infatti che la fiducia nel futuro appare ai minimi storici: il 50% degli intervistati prevede uno scenario “turbolento o tempestoso” per i prossimi due anni, un dato che peggiora fino al 57% su un orizzonte decennale.

Solo l’1% del campione anticipa un futuro calmo, mentre la stabilità globale appare sotto assedio a causa del progressivo sgretolamento dei meccanismi di cooperazione.

Il 2026 segna infatti l‘inizio di un’era di competizione in cui i governi tendono a ritirarsi dai quadri multilaterali, favorendo l’emergere di un panorama multipolare contestato.

La contrapposizione sta sostituendo la collaborazione e la fiducia, elemento fondamentale per il coordinamento internazionale, sta perdendo rapidamente valore.

Rispetto all’anno precedente, le preoccupazioni a breve termine sono aumentate drasticamente di 14 punti percentuali, confermando come la rapidità e l’interconnessione dei rischi stiano rendendo le prospettive globali sempre più fragili e volatili.

Conflitti e geoeconomia: la mappa dell’instabilità nel 2026

L’analisi dei rischi per l’anno in corso permette di andare oltre la semplice classifica e comprendere il grado di allarme tra gli esperti attraverso i dati sulla distribuzione della severità.

Il confronto geoeconomico si consolida come la minaccia principale per il 2026, indicato dal 18% del campione come il fattore più probabile nel generare una crisi materiale immediata.

La criticità di questo scenario è confermata dal fatto che ben il 43% degli intervistati assegna a tale rischio i punteggi massimi di severità (il 25% indica il livello 6 e il 18% il livello 7 su scala Likert), suggerendo un consenso quasi unanime sulla sua capacità di scardinare gli equilibri sistemici.

Anche il conflitto armato tra Stati, posizionato al secondo posto assoluto con il 14% delle preferenze, mostra una curva di severità estremamente polarizzata verso l’alto. Il rapporto lo descrive come una minaccia deliberata e strettamente interconnessa alle tensioni geoeconomiche, confermando come l’instabilità geopolitica sia ormai percepita come una variabile materiale in grado di condizionare i flussi industriali nel brevissimo termine.

Cresce la preoccupazione sull’economia, diminuisce quella sul clima nel breve periodo

Su questi rischi e sui fattori economici ad essi collegati si concentrano le maggiori preoccupazioni degli esperti nel breve periodo a scapito di fattori che, invece, vengono identificati come i principali fattori di rischio nel lungo termine.

Tornando infatti alla percezione del rischio, l’analisi della classifica rispetto alla precedente rilevazione evidenzia che gli aumenti maggiori sono stati registrati dai fattori economici, come il confronto geoeconomico, crisi economica, inflazione, scoppio della bolla speculativa e interruzione delle infrastrutture critiche.

Al contrario, i rischi ambientali mostrano una dispersione maggiore nelle risposte, evidenziando una percezione di impatto più diluita nel tempo rispetto all’immediatezza delle crisi politiche e tecnologiche.

Gli eventi meteorologici estremi, ad esempio, sono scesi dalla seconda posizione dell’analisi del 2025 – quando erano indicati dal 14% dei rispondenti come principali fattori di rischio – alla terza posizione occupata nell’analisi del 2026, con l’8% dei rispondenti che li ha indicati come principale fattore di rischio.

Se si guarda allo scenario per i prossimi due anni scendono addirittura alla quarta posizione, con la terza occupata dalla polarizzazione sociale.

Società a un punto di svolta: aumento delle tensioni e crisi di valori

La crisi dei valori sociali è infatti un altro tempa importante descritto dal Global Risk Report 2026. Il rapporto indica infatti che anche le società sono in una fase critica.

L’aumento della polarizzazione sociale e politica sta intensificando le pressioni sui sistemi democratici, mentre movimenti estremisti – in ambito sociale, culturale e politico – sfidano la resilienza delle istituzioni e la fiducia pubblica.

Il crescente predominio della narrativa “piazza contro élite” riflette un profondo disincanto verso le strutture di governance tradizionali, lasciando molti cittadini con la sensazione di essere esclusi dai processi decisionali e scettici sulla capacità della politica di migliorare concretamente le loro condizioni di vita.

Per il secondo anno consecutivo, la disuguaglianza è stata indicata dai rispondenti come il rischio globale più interconnesso, seguita da vicino dalla flessione economica.

L’emergere di rischi economici e sociali legati alla tecnologia

Un elemento di particolare rilievo emerge dall’analisi dei rischi tecnologici: sebbene la disinformazione e gli esiti avversi dell’AI occupino rispettivamente il quinto e l’ottavo posto per probabilità di crisi nel 2026, i loro profili di severità sono già allarmanti.

Per quanto riguarda l’AI, il 40% degli esperti attribuisce punteggi di severità pari o superiori a 5 già per l’orizzonte a due anni.

Un dato sottolinea come la manipolazione delle informazioni e l’automazione fuori controllo siano percepite come forze capaci di compromettere la continuità operativa ben prima di quanto ipotizzato in passato.

La disinformazione e la diffusione di notizie false, ad esempio, sono classificate al secondo posto nel breve periodo (due anni), subito dopo la confrontazione geoeconomica.

L’evoluzione tecnologica, oltre a creare nuove e interessanti opportunità per diversi settori dell’economia e la vita dei cittadini, rischia però anche di esacerbare la polarizzazione sociale in corso e l’aumento delle iniquità.

Mentre la ricchezza continua a concentrarsi nelle mani di pochi e le pressioni sul costo della vita restano elevate, il rischio è l’affermazione di economie permanentemente “a forma di K” (K-shaped), sotto la spinta dell’automazione.

In queste economie sono presenti forti divergenze tra alcuni settori e individui: alcuni prosperano grazie all’innovazione tecnologica, mentre altri subiscono una recessione o la perdita del lavoro.

Altro rischio è rappresentato dal calcolo quantistico che il Global Risk Report del World Economic Forum individua come la prossima frontiera dell’instabilità: sebbene i benefici potenziali siano immensi, il rischio di “salti quantistici” incontrollati è reale.

La minaccia più immediata è rappresentata dal superamento della crittografia classica – il pilastro che oggi protegge ogni transazione finanziaria e comunicazione privata – rendendo possibili campagne di decrittazione di massa.

In un mondo dominato dalla competizione geopolitica, la supremazia quantistica potrebbe trasformarsi in un vantaggio tattico assoluto, portando a scenari “chi vince prende tutto” in cui la fiducia digitale svanisce e la concentrazione del potere economico raggiunge nuovi, pericolosi estremi.

La strada verso il 2036: i rischi climatici si confermano in cima alla classifica

Sono ancora i rischi legati ai cambiamenti climatici a dominare la classifica per severità nel lungo periodo.

Superata la soglia dei dieci anni, infatti, la crisi climatica cessa di essere una minaccia latente per diventare il fulcro dell’instabilità mondiale, occupando cinque dei primi dieci rischi più severi per il prossimo decennio.

Al primo posto si confermano gli eventi meteorologici estremi – come inondazioni, siccità e ondate di calore – seguiti immediatamente dalla perdita di biodiversità e dal collasso degli ecosistemi.

Questa predominanza riflette il timore che il superamento dei “punti di non ritorno” (tipping points) possa innescare cambiamenti irreversibili e autosufficienti nei sistemi terrestri, come lo scioglimento del permafrost o l’alterazione delle correnti oceaniche.

In questo scenario, il rischio ambientale agisce come un moltiplicatore di crisi. Ad esempio:

  • La scarsità di risorse naturali come cibo e acqua), alimentata da una gestione inefficiente e dai cambiamenti climatici, diventa una minaccia diretta alla stabilità sociale e alla sicurezza nazionale
  • Il degrado ambientale e i disastri naturali sono indicati tra i principali motori dei futuri spostamenti involontari di popolazioni su larga scala (migrazioni forzate)
  • La necessità di rispondere a emergenze ambientali sempre più frequenti rischia di drenare risorse dai sistemi di protezione sociale e dalle infrastrutture, minando il contratto sociale tra cittadini e governi (erosione del progresso).

L’edizione del Global Risk Report di quest’anno sottolinea su questo fronte un importante paradosso: mentre la consapevolezza della gravità climatica a lungo termine è massima, la cooperazione necessaria per mitigarla è ai minimi storici, lasciando la stabilità globale – per usare le parole degli esperti – sotto assedio.

Il messaggio del WEF: dubbi sulla capacità di affrontare le sfide comuni, ma l’ordine può essere ricostruito con la collaborazione strategica

Alla luce delle evidenze presentate, gli esperti del World Economic Forum sollevano interrogativi sulla “capacità della comunità internazionale di affrontare sfide comuni – come il cambiamento climatico, la salute globale e la stabilità economica – oltre a generare la crescita locale necessaria per la prosperità e la stabilità interna”.

Il messaggio che emerge dal rapporto è tuttavia ancora di speranza e positività.

“La storia ci ricorda che l’ordine può essere ricostruito se le nazioni scelgono la collaborazione strategica anche in un contesto di competizione”, si sottolinea, aggiunge che “il futuro non è un unico percorso prestabilito, ma una gamma di possibili traiettorie, ciascuna dipendente dalle decisioni che prendiamo oggi come comunità globale. Le sfide evidenziate nel GRPS – che spaziano dagli shock geopolitici ai rapidi cambiamenti tecnologici, dall’instabilità climatica all’incertezza economica e al loro impatto collettivo sulle società – sottolineano sia l’entità dei rischi che affrontiamo, sia la nostra responsabilità condivisa nel plasmare ciò che verrà”.

Global Risk Report 2026, il documento

WEF_Global_Risks_Report_2026

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