L’industria italiana delle macchine per conceria, calzature e pelletteria pronta alla ripartenza

Il comparto delle macchine per calzature, pelletteria e conceria supera la crisi e guarda al futuro: “Dobbiamo accettare la sfida della transizione digitale e green in modalità condivisa, allargando l’innovazione dalle grandi aziende alle PMI e all’intera filiera, in modo da compiere un percorso virtuoso comune”, dice Maria Vittoria Brustia, presidente di Assomac

Pubblicato il 05 Nov 2021

Platea Assemblea Assomac

Per ogni azienda che voglia restare competitiva sui mercati internazionali, è fondamentale investire in nuove tecnologie che riducano i costi energetici e produttivi. Perché “cambiare è difficile, non cambiare in questo momento è fatale”, come rimarca Maria Vittoria Brustia, presidente di Assomac, l’Associazione nazionale dei costruttori italiani di tecnologie per calzature, pelletteria e conceria, mentre “dobbiamo accettare la sfida della transizione digitale e green in modalità condivisa, allargando l’innovazione dalle grandi aziende alle PMI e all’intera filiera, in modo da compiere un percorso virtuoso comune”.

Sono alcune delle indicazioni e delle prospettive emerse nel corso dell’assemblea annuale di Assomac che si è svolta – in presenza – al Palazzo delle Stelline di Milano. Secondo il rapporto presentato dall’Associazione, l’industria italiana delle macchine per conceria, calzature e pelletteria mantiene una produzione di 440 milioni di euro, con un valore dell’export pari a circa il 70% della produzione e un saldo commerciale pari a 284,2 milioni di euro. Nel complesso gli addetti del settore sono quasi 4.000.

A scaldare l’atmosfera, dopo l’inno nazionale risuonato in sala all’apertura dell’assemblea associativa, sono stati anche i diversi interventi che hanno animato l’incontro, tra cui quello di Carlo Alberto Carnevale Maffé, docente della Sda Bocconi e consigliere di amministrazione in molte imprese di successo. Che fa notare: “per fare la transizione ecologica e innovativa non abbiamo bisogno di aspettare le riunioni del Cop26 di Glasgow: ce lo chiedono già i clienti, i giovani, il mercato, e anche le aziende più dinamiche”.

Ma per realizzare tutto ciò, occorre “una chiara roadmap per diventare non solo green ma sempre più green giorno dopo giorno”, sottolinea Carnevale Maffè: “la questione è restare sul mercato con le nuove regole del mercato di oggi”.

L’esperto di gestione aziendale e docente Sda Bocconi osserva: “non possiamo essere digitali e al tempo stesso approssimativi e vintage, essere digitali significa adottare una grande disciplina collettiva”. Leggere i dati “oggi è essenziale, e in questo modo è essenziale trasformare la fabbrica e l’azienda dal luogo dei grandi e vecchi macchinari al luogo degli ‘intangibles’, delle risorse intangibili”.

E dal salone del Palazzo delle Stelline arriva il monito più rilevante: “chi stabilisce gli standard tecnologici governa il mondo, dobbiamo stare attenti a non farci scippare dai cinesi gli standard di interoperabilità tecnologica dell’Industria 4.0 e della trasformazione digitale dell’economia”. Tutte le aziende “devono investire su Green e Digitale”, spiega anche Renzo Rosso, co-fondatore del Gruppo Diesel, intervenendo in videocollegamento: “occorre creare una filiera ‘completa’, evoluta in tutti i suoi anelli della catena di fornitura, e per fare questo un’alleanza strategica e prospettica tra grandi aziende e piccole e medie imprese è fondamentale”.

Dal creatore di Diesel arriva poi un altro auspicio molto concreto: occorre, secondo Rosso, “realizzare prodotti tutti con il proprio QR code, dove si può facilmente trovare e vedere tutta la tracciabilità del prodotto, e del prodotto sostenibile, dalle sue materia prime a tutti i passaggi che lo portano fino alla vendita sul mercato”.

I tre principali ostacoli e freni da affrontare

Il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, dà una visione d’insieme, con le sue prospettive: “innanzitutto, è grazie al settore manifatturiero siamo ‘rimasti in partita’ durante la pandemia mondiale e oggi vediamo dati e prospettive migliori rispetto alle previsioni di qualche tempo fa”.

Secondo il numero uno di Assolombarda, i 3 principali ostacoli e freni che dobbiamo affrontare sono: l’insufficienza e gli alti costi di alcune materie prime indispensabili alla produzione; l’aumento dei prezzi dell’energia; l’allungamento dei tempi di consegna dei prodotti, e di conseguenza l’allungamento dei tempi di ripresa. Ma sono ostacoli e difficoltà che “non dobbiamo affrontare solo noi in Italia, ma che devono affrontare tutti a livello internazionale”, per cui, “certe risposte e soluzioni vanno trovate e realizzate insieme”.

La transizione ecologica deve essere su scala mondiale

Ecco perché, secondo Spada, la transizione ecologica “deve essere un processo su scala mondiale, e valido per tutti, altrimenti se così non è, rischia di diventare una zavorra solo per chi vuole essere più sostenibile, mentre altri non si adeguano a misure anti-inquinamento più stringenti”.

Guardando invece all’Italia, e alle prossime importanti tappe politiche, Spada fa notare che nel disegno della legge di Bilancio 2022 che ora passerà al vaglio del Parlamento è prevista la proroga degli incentivi del Piano Transizione 4.0 fino al 2025, “ma con un piccolo passo indietro rispetto al passato sull’impatto di queste misure, dato che i nuovi incentivi previsti degradano e si decrementano nel corso del tempo, mentre è importante invece che la forza del sostegno non cambi con il passare del tempo. Ci auguriamo che questi aspetti vengano corretti in fase di discussione parlamentare”.

Importante la Manovra 2022 per rilanciarsi su scala mondiale

Un altro “passo indietro”, secondo il presidente di Assolombarda, riguarda il Patent Box, il regime di tassazione agevolata per i redditi derivanti dall’utilizzo di software protetto da copyright, brevetti industriali e altre risorse dell’ingegno nel campo industriale, commerciale e scientifico: “chiediamo al governo di ripristinarlo nella sua forma originaria, che premiava tutti i ricavi collegati alla produzione dei beni materiali”.

La legge di Bilancio 2022 approderà in Parlamento nelle prossime settimane, e gli industriali auspicano che non sia il solito ‘assalto alla diligenza’ per spartirsi le risorse a disposizione, ma “le fondamenta di un percorso in grado di portare il Paese e le sue aziende a risollevarsi pienamente dalla crisi pandemica, e a rilanciarsi su scala internazionale”.

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Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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