Dopo la flessione registrata nel 2024 (-8%) torna a crescere il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 che nel 2025 raggiunge un valore complessivo di 2,5 miliardi di euro, in aumento del 9% rispetto all’anno precedente, riallineandosi ai livelli record del 2023.
L’espansione del mercato è guidata dai software di gestione e dai sistemi di supporto alle decisioni (Decision Support System), che registrano crescite a doppia cifra, mentre tornano a salire gli investimenti in macchinari connessi e telemetria.
Sebbene la spesa complessiva aumenti, la diffusione dell’agricoltura 4.0 tra le imprese italiane rimane stabile attorno al 42%, con una superficie coltivata digitalmente che raggiunge il 10%.
Una dinamica indica che lo sviluppo è alimentato principalmente da realtà già digitalizzate che potenziano i propri sistemi, evidenziando una forte polarizzazione nel settore.
La maturità tecnologica appare infatti molto eterogenea, con oltre metà delle aziende ancora in ritardo e una forte dipendenza dagli incentivi pubblici, ritenuti indispensabili per l’investimento dall’80% degli operatori.
Sono questi i risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e dell’Università di Brescia.

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Agricoltura 4.0: tendenze di adozione e prospettive di crescita del mercato
L’integrazione delle soluzioni di agricoltura 4.0 riflette una rinnovata consapevolezza strategica, dove l’innovazione non si limita al lavoro in campo ma diventa una leva per la gestione aziendale complessiva.
L’analisi condotta su 30 casi pilota in 20 nazioni europee conferma un ritorno sull’investimento positivo e benefici netti diffusi. Vantaggi che si traducono in una gestione efficiente dei fattori produttivi, nel contenimento dei costi e in un incremento delle rese, oltre a un miglioramento della produttività e della qualità occupazionale.
La validità di queste tecnologie è testimoniata da un tasso di abbandono quasi inesistente tra gli utilizzatori, che riscontrano benefici conformi o superiori alle attese e scelgono di proseguire il percorso di investimento.
Tra le realtà attualmente inattive, circa la metà manifesta l’intenzione di digitalizzarsi a breve. Risulta quindi fondamentale accompagnare queste imprese, con particolare attenzione alle piccole realtà, per tutelare la competitività di ogni filiera.

Le prospettive per il settore appaiono favorevoli, confortate da una ripresa generale degli investimenti in innovazione e dalle vendite di macchinari agricoli in Europa.
In Italia il mercato mantiene un potenziale di espansione significativo, con il 37% degli agricoltori pronto a puntare sui macchinari connessi e il 34% interessato ai sistemi di monitoraggio.
Un ulteriore impulso deriverà dall’adozione del Quaderno di Campagna digitale – evoluzione tecnologica del registro di campagna cartaceo, uno strumento obbligatorio per le aziende agricole che devono tracciare i trattamenti fitosanitari e le fertilizzazioni effettuate sulle colture –, che diventerà obbligatorio a partire dal 2027, agendo da acceleratore per la digitalizzazione delle aziende agricole nazionali.
La scarsa consapevolezza dei vantaggi delle tecnologie frena l’adozione
Il processo di digitalizzazione del comparto agricolo nazionale incontra ostacoli significativi che ne rallentano l’evoluzione.
La carenza di consapevolezza circa i vantaggi concreti delle soluzioni 4.0 rappresenta la barriera principale, specialmente per le realtà che non hanno ancora avviato percorsi di innovazione e non ne percepiscono il ritorno economico.
La riduzione dei contributi pubblici aggrava il quadro generale. I dati indicano che appena il 21% delle imprese, concentrate soprattutto tra i grandi player, sarebbe disposta a investire in tecnologia in assenza di agevolazioni.
A queste dinamiche economiche si sommano criticità strutturali mai risolte, come la difficoltà di dialogo tecnico tra piattaforme differenti e la mancanza di figure professionali con competenze specialistiche.
L’assenza di investimenti mirati sulla formazione e sull’integrazione dei sistemi suggerisce una fase di stasi, alimentata da una diffusa reticenza al cambiamento che rischia di compromettere la modernizzazione delle aziende meno strutturate.
Ancora contenuta la diffusione dell’AI, ma aumentano i progetti
L’adozione dell’AI nel comparto agroalimentare ha registrato una forte accelerazione nel corso del 2025, con un raddoppio dei progetti su scala globale focalizzati principalmente sull’ambito agricolo.
Le applicazioni prevalenti riguardano la gestione delle attività in campo aperto, presente nel 62% delle iniziative mondiali, con soluzioni dedicate al monitoraggio delle colture, all’irrigazione ottimizzata e alla difesa fitosanitaria. Ulteriori ambiti di intervento includono l’efficientamento dei processi produttivi (31%) e il controllo della qualità lungo la filiera (29%).
In Italia la diffusione dell’AI appare ancora contenuta, sebbene emergano segnali di apertura significativi. Circa l’8% degli agricoltori utilizza già strumenti basati su tale tecnologia per supportare le decisioni e automatizzare i carichi di lavoro, spostando l’attenzione su attività a maggior valore aggiunto.
Nel settore della trasformazione alimentare, l’adozione sale al 18%, con oltre metà delle imprese interessata a future sperimentazioni. Il fermento tecnologico è confermato dai fornitori di soluzioni digitali: l’80% dei provider intende integrare l’AI nelle proprie offerte a breve termine.
L’introduzione di queste innovazioni comporta tuttavia la percezione di rischi specifici. Le aziende agricole e di trasformazione temono criticità legate alla cybersecurity, alla tutela della privacy e all’aumento dei costi gestionali.
Diversa è la prospettiva dei fornitori tecnologici, i quali guardano con preoccupazione alla possibile imprecisione dei dati e all’incertezza del quadro normativo, fattori che potrebbero condizionare lo sviluppo dei futuri sistemi.

“L’Intelligenza Artificiale è entrata nel settore agrifood e può rappresentare un acceleratore per l’evoluzione del settore, ma la sua piena affermazione dipenderà dalla capacità di affrontare con visione e responsabilità temi cruciali come la governance dei dati, il rischio di concentrazione tecnologica e di incrementare il digital divide”, dichiara Chiara Corbo, Direttrice dell’Osservatorio Smart AgriFood.
“Sarà fondamentale porre attenzione al possibile disallineamento tra la velocità di innovazione dei provider tecnologici e la capacità di investimento delle imprese, promuovendo programmi di inclusione digitale, in particolare a favore di agricoltori e PMI, adottando inoltre strategie che riconoscano nel dato una leva competitiva centrale lungo tutta la filiera, a partire dagli attori a monte”, aggiunge.
Le startup smart agrifood
Nonostante le complessità geopolitiche e ambientali, il comparto dell’innovazione digitale nell’agroalimentare ha confermato una solida dinamica di crescita nel corso del 2025.
I finanziamenti destinati alle startup smart agrifood hanno raggiunto gli 11,5 miliardi di dollari, segnando un incremento del 21% rispetto al periodo precedente. Sebbene il segmento dell’eCommerce food assorba ancora la quota maggioritaria dei capitali (77%), si registra un interesse crescente verso le soluzioni dedicate all’agricoltura 4.0.
L’ecosistema delle realtà innovative si sta focalizzando sullo sviluppo di piattaforme abilitate da AI e IoT per rispondere a esigenze operative sempre più specifiche.
L’attenzione degli investitori e delle aziende si sposta verso tecnologie capaci di garantire risultati misurabili, con particolare enfasi sul sequestro del carbonio e sulla riduzione delle emissioni di gas serra. Strumenti mirano a coniugare l’aumento della produttività agricola con l’ottimizzazione rigorosa delle risorse naturali.

















