Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e l’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale (AI4I) hanno avviato una consultazione pubblica per mappare la filiera nazionale dell’intelligenza artificiale.
L’obiettivo, spiegano i due enti nell’avviso che presenta l’iniziativa, è individuare punti di forza, fabbisogni, criticità e priorità di intervento della filiera, a supporto delle politiche industriali e per l’innovazione. Lo strumento è un questionario online che richiede circa 15 minuti e va completato in un’unica sessione entro il 20 novembre 2026.
La consultazione si rivolge a imprese, startup, centri di ricerca, provider tecnologici, integratori, associazioni e a tutti i soggetti che contribuiscono allo sviluppo, all’adozione e alla diffusione dell’AI in Italia. A raccogliere ed elaborare le risposte sarà AI4I, la fondazione con sede a Torino nata nel 2024 su iniziativa del Governo per sostenere la ricerca applicata e l’adozione dell’AI nelle imprese. Al Ministero i risultati arriveranno esclusivamente in forma aggregata e anonima.
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Catene di fornitura vulnerabili, la filiera dell’AI diventa una priorità
Il punto di partenza è che le catene del valore dell’AI sono sempre più strategiche per la competitività del Paese. Il perimetro individuato dai due enti è ampio: va dalla componentistica hardware alle infrastrutture di calcolo, dai dati allo sviluppo dei modelli, fino alla loro integrazione in applicazioni, servizi e sistemi intelligenti, inclusi quelli robotici.
In uno scenario geopolitico che ha messo a nudo la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento, MIMIT e AI4I considerano prioritario rafforzare la filiera italiana. La leva indicata è la valorizzazione delle competenze nazionali nei principali ambiti industriali e applicativi: manifattura avanzata, automazione e robotica, aerospazio, tecnologie biomedicali e agroalimentare.
L’ambizione dichiarata nel questionario è costruire “una mappatura il più possibile completa, aggiornata e rappresentativa dei diversi segmenti della catena del valore”. I risultati serviranno a supportare la definizione delle politiche pubbliche: MIMIT e AI4I, ciascuno per le proprie competenze, sono impegnati nella messa a punto di strumenti di politica industriale e nel sostegno alla ricerca applicata, al trasferimento tecnologico e all’adozione dell’AI da parte delle imprese.
Lo strumento della consultazione non è nuovo per il MIMIT, che lo ha già utilizzato per mappare la filiera delle tecnologie quantistiche (i risultati della prima tornata, avviata nel 2024, sono confluiti in un report pubblicato nel marzo 2025) e quella della microelettronica, in vista del Piano nazionale di settore.
L’iniziativa arriva inoltre a pochi giorni dal convegno di Capri dei Giovani Imprenditori di Confindustria, dove la presidente Maria Anghileri ha presentato il Piano Ital.IA 2030 chiedendo di costruire una filiera europea dell’AI e di puntare su Industrial, Edge e Physical AI.
Ma vediamo più in dettaglio come è costruito il questionario.
Dall’hardware alla compliance, il questionario segue sette segmenti della catena del valore
Il modulo conta 83 domande distribuite su dieci pagine, ma nessun partecipante dovrà rispondere a tutte. La struttura è condizionale: le domande dei blocchi specialistici “sono attivate in modo selettivo in base agli ambiti di operatività indicati”, così da ridurre l’onere di compilazione.
La prima sezione serve a profilare il rispondente. Oltre a dimensione e fascia di fatturato (da meno di 2 a oltre 250 milioni di euro), il questionario chiede quale quota dei ricavi derivi da prodotti o servizi di AI, che percentuale del personale utilizzi quotidianamente strumenti aziendali basati sull’AI e quanti dipendenti siano invece coinvolti direttamente nello sviluppo.
Ci sono poi una domanda sul livello di maturità delle soluzioni offerte, su una scala che va dalla fase esplorativa all’industrializzazione passando per la sperimentazione (PoC) e la produzione limitata, e una sull’eventuale ricorso a strumenti di sostegno pubblico per attività legate all’AI.
Il passaggio chiave è la scelta dell’ambito in cui l’organizzazione opera prevalentemente. I segmenti individuati sono sette: infrastrutture e capacità computazionale (hardware, data center, cloud, HPC, edge computing); dati e pipeline; sviluppo di modelli e componenti tecnologici, come LLM, modelli specialistici, framework e librerie; sistemi e soluzioni applicative; integrazione e servizi professionali; competenze, formazione e trasferimento tecnologico; assurance, testing, cybersecurity e compliance.
Ogni segmento apre un blocco di domande specifiche. A chi fornisce infrastrutture si chiede per esempio dove siano localizzati data center e cluster di calcolo (in Italia, in altri Paesi UE o fuori dall’Unione), quanto sia adeguata la capacità computazionale disponibile e quali siano i vincoli principali: tra le opzioni figurano i costi energetici, la disponibilità di energia, la capacità di raffreddamento e l’accesso all’hardware.
Il blocco sui dati indaga l’origine dei dataset (proprietari, conferiti dai clienti, open data, acquistati da terzi, sintetici o condivisi attraverso data space e consorzi) e chiede un esempio concreto di difficoltà nell’accesso o nella gestione.
Per chi sviluppa modelli il questionario distingue tra addestramento da zero, fine-tuning di modelli esistenti, adattamento e orchestrazione (RAG, prompt engineering, flussi agentici) e integrazione via API di modelli di terzi. Chiede inoltre quante organizzazioni clienti abbiano almeno una soluzione AI in produzione negli ultimi 12 mesi, con fasce che vanno da zero a oltre cento.
Il blocco sulle soluzioni applicative tocca da vicino il manifatturiero, che compare tra gli undici settori di applicazione con casi d’uso come il controllo qualità e la manutenzione predittiva. L’attenzione si concentra sul passaggio dai progetti pilota alla scala: il questionario chiede quali fattori lo limitino, quale sia il livello di integrazione con i sistemi del cliente e quali ostacoli pesino di più tra adozione da parte del mercato, diffidenza degli utenti finali, integrazione con i sistemi esistenti, ritorno sull’investimento e vincoli normativi.
Gli ultimi tre blocchi riguardano i servizi. Agli integratori si chiede di indicare le competenze presenti in organico, dalla data science all’AI engineering fino al change management, e le criticità tra skill gap, domanda di mercato e complessità dei progetti. A chi fa formazione e trasferimento tecnologico si domanda tra l’altro se incontri difficoltà nel portare i risultati verso applicazioni industriali. Chi opera nell’assurance deve invece indicare i riferimenti adottati, dall’AI Act al GDPR, dal NIST AI Risk Management Framework alle norme ISO/IEC 42001 e ISO 27001.
Dipendenze da fornitori esteri e priorità di intervento
La sezione finale, comune a tutti i partecipanti, è la più rilevante sul piano delle scelte di policy. Il questionario chiede da quale risorsa esterna dipendano maggiormente le attività di AI dell’organizzazione: hardware e acceleratori, infrastrutture cloud e capacità di calcolo, dati, modelli di terzi accessibili via API o scaricabili, servizi di integrazione o di compliance.
Si chiede poi da dove provengano i relativi fornitori, con Stati Uniti e Cina indicati esplicitamente tra le opzioni accanto a Italia, altri Paesi UE e altri Paesi extra-UE. Segue una domanda diretta su quanto sarebbe difficile sostituire il fornitore principale, con una scala che va da “per nulla” a “impossibile”. Aggregate su scala nazionale, le risposte potranno restituire un quadro dei punti in cui la filiera è più esposta.
Ai partecipanti si chiede quindi di indicare i principali ostacoli allo sviluppo dell’AI in Italia. Accanto ai fattori strutturali (accesso ai capitali, competenze, infrastrutture, normativa, accesso ai dati) il questionario inserisce due voci legate al fattore umano: l’inerzia al cambiamento degli utenti finali e il loro timore che l’AI sostituisca il proprio lavoro.
Spazio anche ai punti di forza dell’Italia nella filiera, da descrivere in forma libera, e alle collaborazioni attive con università, centri di ricerca, Pubblica Amministrazione, imprese, centri di trasferimento tecnologico e fondazioni, di cui si chiede di illustrare tipologia, finalità e vantaggi.
L’ultima domanda a risposta chiusa misura le priorità: i rispondenti devono attribuire un livello di importanza, da “per nulla” a “priorità massima”, a incentivi fiscali, investimenti pubblici, regolamentazione, formazione, supporto da enti governativi dedicati e infrastrutture. Il questionario si chiude con una richiesta di proposte concrete da adottare alla luce di queste priorità.
Come partecipare
La partecipazione è volontaria. Il questionario va completato e inviato in un’unica sessione per assicurare la corretta raccolta delle risposte: conviene quindi avviarlo solo quando si hanno a disposizione i 15 minuti necessari.
Il link è disponibile anche nell’avviso pubblicato da AI4I e nella pagina dedicata del MIMIT, insieme all’informativa sul trattamento dei dati personali. Il termine per rispondere è il 20 novembre 2026.








