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Dagli scarti agroalimentari ai materiali avanzati: la sfida europea del progetto Polymers-5B



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Il progetto europeo Polymers-5B sviluppa polimeri bio-based ad alte prestazioni da scarti di pomodoro e olio d’oliva. A EUBCE 2026 NSBProject presenterà i dati di validazione industriale ottenuti con l’AI di C-Tech Navigator, che ha individuato un market gap per l’impiego di questi materiali resistenti nel tessile tecnico e nell’automotive.

Pubblicato il 25 mag 2026



Polymers-5b
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Trasformare gli scarti agroalimentari del Mediterraneo in materiali avanzati per l’industria del futuro. È questo l’obiettivo di Polymers-5B, il progetto europeo finanziato dalla Circular Bio-based Europe Joint Undertaking (CBE JU), partenariato pubblico-privato tra Commissione Europea e Bio-based Industries Consortium (BIC).

In occasione di EUBCE 2026 – European Biomass Conference and Exhibition, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati a bioeconomia, biomateriali ed energia da biomasse –, NSBProject, partner del progetto in qualità di Innovation Broker, presenterà i più recenti avanzamenti della ricerca e, soprattutto, i risultati dell’attività di validazione industriale e di analisi competitiva condotta attraverso la metodologia proprietaria AI-driven C-Tech Navigator.

L’obiettivo è comprendere dove i nuovi materiali bio-based sviluppati da Polymers-5B possano realmente trovare applicazioni industriali competitive rispetto ai polimeri tradizionali e alle altre tecnologie emergenti già presenti sul mercato.

Trasformare scarti alimentari in materiali avanzati: il profetto Polymers-5B

Polymers-5B è un progetto europeo quadriennale da 5,6 milioni di euro che coinvolge 12 partner europei coordinati dall’Instituto Superior Técnico para a Investigação e o Desenvolvimento (IST-ID) di Lisbona.

La ricerca punta a sviluppare nuovi polimeri bio-based attraverso processi di biocatalisi e green chemistry utilizzando scarti dell’industria del pomodoro, residui della filiera dell’olio d’oliva e biomasse lignocellulosiche.

A differenza delle bioplastiche tradizionali ottenute da colture dedicate, Polymers-5B utilizza esclusivamente biomasse di seconda generazione e sottoprodotti agroindustriali, evitando competizione con la filiera alimentare.

Materiali circolari ad alte prestazioni

La piattaforma tecnologica ha raggiunto il Technology Readiness Level 5 con una produzione pilota riproducibile in batch fino a 15 chilogrammi e, secondo i dati scientifici validati dal progetto, consente di ottenere materiali circolari ad alte prestazioni.

I nuovi polimeri garantiscono una riduzione dell’impronta carbonica fino al 50% rispetto agli equivalenti fossili tramite analisi Cradle-to-Gate.

Presentano inoltre un’elevata stabilità termica, con una temperatura di transizione vetrosa pari o superiore a 180°C, ideale per resistere ai processi di stampaggio industriale senza subire degradazioni.

Le prestazioni meccaniche strutturali, caratterizzate da un modulo elastico di circa 2 GPa, rendono queste soluzioni bio-based perfettamente comparabili e sostituibili rispetto alle plastiche petrolchimiche tradizionali.

I mercati di riferimento si concentrano su quattro macro-aree industriali. Nel settore automotive i materiali sono destinati a componenti interni e pannelli, mentre nel tessile tecnico e nella moda trovano applicazione sotto forma di filati ad alta tenacità. Sono previsti impieghi anche nel packaging flessibile e nei film barriera idonei al contatto alimentare, oltre che nel comparto del design e dell’arredo attraverso resine funzionali per rivestimenti.

I risultati derivano dall’osservazione e dai test sui processi di polimerizzazione enzimatica e chimica verde sviluppati dal team dell’Università di Lisbona guidato dal professor Luis Fonseca. Il metodo permette di produrre i nuovi poliesteri bio-based in condizioni ambientali blande, limitando l’uso di solventi e di sostanze chimiche aggressive.

Dalla ricerca al go-to-market: il ruolo di NSBProject

Uno degli aspetti centrali della presentazione a EUBCE riguarderà il lavoro svolto da NSBProject per analizzare il posizionamento competitivo della tecnologia e identificare gli spazi industriali ancora poco presidiati nel panorama europeo dei biomateriali.

Attraverso il modello d’analisi proprietario AI-Driven di NSBProject, C-Tech Navigator, sono stati confrontati i risultati di Polymers-5B con le principali tecnologie emergenti già presenti sul mercato, come PEF e PHA, individuando nuove opportunità applicative dove il progetto europeo potrebbe esprimere maggiore competitività industriale.

“Molte tecnologie bio-based oggi sul mercato costringono a un compromesso: il PEF garantisce ottime performance ma è ottimizzato quasi solo per il packaging rigido delle bevande, mentre i PHA eccellono nella biodegradabilità ma soffrono i trattamenti termici industriali”, spiegano Andrea Jester, co-founder di NSBProject e Riccardo Varotto, Senior Project Manager.

“Il lavoro svolto con il nostro intelligence engine C-Tech Navigator ci ha permesso di individuare un vero e proprio Market Gap: uno spazio industriale europeo non presidiato dove i materiali derivati da scarti agroalimentari di Polymers-5B possono esprimere la massima competitività, unendo sostenibilità radicale, scalabilità e la resistenza strutturale richiesta dall’automotive e dal tessile tecnico. Il punto oggi non è semplicemente produrre una bioplastica da uno scarto, ma mappare il mercato per capire dove quella tecnologia generi reale valore economico e industriale”, aggiungono.

Dalla bioeconomia alla manifattura circolare

Secondo il progetto, uno dei temi strategici è la possibilità di creare nuove filiere industriali europee basate sulla valorizzazione di residui agricoli oggi scarsamente utilizzati.

Dalle evidenze scientifiche presentate da NSBProject in occasione dell’EUBCE emerge che in Europa vengono generate ogni anno circa 120 milioni di tonnellate di scarti agroalimentari potenzialmente valorizzabili come feedstock di seconda generazione.

Polymers-5B si inserisce nel quadro delle strategie europee sulla bioeconomia e sulla circular economy, che puntano a ridurre la dipendenza da materie prime fossili e a sviluppare materiali più sostenibili e riciclabili per l’industria europea.

Il progetto integra, inoltre, i principi europei di “Safe and Sustainable by Design” (SSbD), considerando sicurezza, sostenibilità e circolarità già nelle prime fasi di progettazione dei materiali.

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