INNOVAZIONE

Merenda e il futuro del Made: “Stiamo diventando un centro di innovazione a 360 gradi”



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Miriam Merenda, che da giugno è direttrice del Made, ci racconta la trasformazione del Competence Center milanese in un centro di innovazione a tutto tondo: dai nuovi investimenti in HPC e robotica avanzata alla presentazione della piattaforma Skill AI per la formazione fino al focus sui settori Aerospace & Defense e Pharma & Life Science.

Pubblicato il 3 set 2026



Miriam Merenda al MADE
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Da giugno il Competence Center Made 4.0 ha una nuova direttrice chiamata a guidare la transizione da centro di competenza a centro di innovazione a 360 gradi, focalizzata non più solo sulla manifattura meccanica ma sull’industria e sui processi nel loro complesso.

Miriam Merenda, come avevamo raccontato al momento della sua nomina, raccoglie l’eredità di Augusto De Castro, alla guida del centro fin dalla fondazione. Ingegnere gestionale con un percorso decennale in Alten, la società di consulenza tecnologica dove si è occupata dello sviluppo del mercato industry per la piccola e media impresa manifatturiera, Merenda aveva già avuto modo di conoscere il Made: “Le sue attività erano allineate a quello che facevo in precedenza”, dice Merenda. “Quando è emersa questa opportunità l’ho trovata estremamente interessante, sia come continuità rispetto a un mercato che conoscevo bene sia per gli aspetti più innovativi del ruolo, legati anche alla forte missione sociale del centro”.

Un ruolo di guida per le PMI nella transizione verso l’industria intelligente

Il quadro di partenza è quello descritto dall’European Innovation Scoreboard, che colloca da anni l’Italia nel gruppo degli innovatori moderati, alle spalle di Germania, Francia, Belgio e dei paesi del Nord Europa.

Il paradigma dell’industria 4.0 è un percorso non solo tecnologico, ma anche culturale. E se molte piccole e medie imprese hanno superato la fase iniziale di diffidenza verso le tecnologie digitali, sono ancora tante quelle che restano indietro sia sul piano organizzativo sia su quello dell’adozione. Un percorso che, secondo il professor Marco Taisch, presidente del Made, sta diventando sempre più urgente per il tessuto industriale italiano.

“Il tessuto industriale italiano, fatto di piccole e medie imprese, rende più complesso portare avanti l’innovazione”, spiega Merenda. “Il ruolo di Made è proprio quello di guidare le aziende in questo percorso: capire quale innovazione sia oggi disponibile, valutare da dove parte ciascuna azienda e accompagnarla con percorsi di assessment, formazione, fino all’adozione delle nuove tecnologie. Ma sempre pensando al cambiamento culturale necessario perché l’adozione abbia buon esito”.

Test before invest: nuovi investimenti in HPC e robotica avanzata

Made è nato con l’obiettivo di mostrare alle imprese le tecnologie disponibili e aiutarle a capire cosa potevano implementare nelle proprie aree produttive. Oggi il centro sposta il suo baricentro, investendo su competenze e tecnologie di frontiera non ancora consolidate nella quotidianità delle fabbriche per metterle a disposizione delle imprese anche e soprattutto in attività di test before invest.

“Stiamo facendo diversi investimenti su tecnologie di frontiera come la robotica avanzata e l’High Performance Computing per diventare un centro capace di sviluppare attività innovative e aiutare le imprese a capire cosa c’è davvero di utile in queste tecnologie”, spiega Merenda. Sulla robotica, in particolare, l’obiettivo è aiutare le aziende a “sperimentare proof of concept, qualche caso d’uso più avanzato, da testare prima nel nostro centro e poi valutare se è adatto al proprio contesto”.

L’investimento più recente porta in dotazione cinque nuovi robot: due quadrupedi in arrivo, e un parco di umanoidi composto da un Unitree G1 e due Unitree H2. Made sta inoltre valutando l’acquisto di ulteriori unità da fornitori europei, per diversificare il parco di dimostratori a disposizione delle imprese. A completare l’investimento è un cluster di calcolo ad alte prestazioni (HPC) già operativo nella sede del centro, pensato per consentire alle imprese di allenare modelli di AI e di fare sperimentazione in un contesto controllato, senza “uscire” sul Cloud.

Ma rispetto alla conformazione che il Made aveva ai suoi esordi nel 2020 ci sono anche altri cambiamenti meno visibili: l’intelligenza artificiale permea infatti gran parte delle installazioni del centro.

Skill AI: mappare le competenze AI in azienda per sapere dove agire

Accanto alla tecnologia un altro pilastro fondamentale dell’attività di Made resta la formazione, arricchita dalla novità che ha recentemente arricchito l’offerta di servizi di Made: Skill AI. Si tratta di uno strumento di analisi delle competenze sull’AI che, attraverso una serie interviste a tutti i livelli aziendali, restituisce una fotografia molto dettagliata della situazione all’interno di un’impresa. Come spiega Merenda, “SkillAI permette di individuare i champion aziendali e le aree di miglioramento, non solo a livello di impresa ma anche di singolo team, e di costruire percorsi di formazione su misura, adattati al contesto specifico”.

Lo strumento diventa quindi uno strumento fondamentale per garantire che vengano erogati i corsi giusti alle persone giuste. Inoltre, permette di scalare l’AI da strumento di produttività individuale a strumento aziendale.

Il centro ha inoltre completato l’accreditamento presso Regione Lombardia, che lo abilita a erogare corsi finanziati, in un percorso che punta a intercettare le agevolazioni disponibili sul mercato – a livello regionale e camerale – e veicolarle verso i propri servizi, dopo la chiusura della fase di finanziamento legata al PNRR.

Aerospace & Defense e Pharma & Life Science, le nuove aree di specializzazione

“Quest’anno abbiamo avviato diverse iniziative per sviluppare due nuovi ambiti verticali”, dice Merenda. “Stiamo raccogliendo dati attraverso survey dedicate, per capire bisogni e servizi delle aziende in questi settori e adattare la nostra offerta puntando sul DNA di Made e sul nostro ruolo di guida nel percorso di innovazione”.

L’approccio prevede anche il coinvolgimento delle grandi imprese di questi mercati, per individuare le esigenze della filiera e aiutare le piccole aziende in grado di soddisfarle, rafforzando così la capacità di fornitura del sistema e aprendo nuovi mercati alle PMI.

Uno dei progetti più interessanti in questa direzione riguarda Fedegari, azienda specializzata in autoclavi per la sterilizzazione, che dopo aver lavorato con Made come cliente ha deciso di replicare il modello del competence center nel proprio settore, diventando tra i fondatori del nuovo polo Made, ancora in fase di realizzazione su un’area greenfield in provincia di Pavia, dedicato proprio a Healthcare, Pharma e Life Science.

A Bergamo, al parco scientifico e tecnologico Kilometro Rosso, è invece pronto un nuovo polo territoriale dedicato al metaverso industriale, realizzato in collaborazione con Intellimech, Brembo – il produttore bergamasco di sistemi frenanti – e l’Università di Bergamo. La sede ospiterà dimostratori su digital twin e virtualizzazione dei processi produttivi e sarà inaugurata nei prossimi mesi.

Europa e internazionalizzazione

Il lavoro di Made si estende anche oltre i confini nazionali, tra progetti di innovazione finanziati dall’Unione Europea e un modello sempre più richiesto anche fuori dal continente.

AI Matters, il polo italiano per il test dell’intelligenza artificiale

AI Matters è un progetto europeo che finanzia le fasi di test dell’intelligenza artificiale per le imprese, sia per chi sviluppa soluzioni di AI sia per le grandi aziende che le adottano”, dice Merenda. Made è capofila del consorzio italiano insieme a Reply, la società di consulenza e system integration, e alla Fondazione Bruno Kessler, il centro di ricerca trentino. “In AI Matters agiamo come Testing and Experimentation Facility, e le imprese che si rivolgono a noi ricevono un finanziamento in parte coperto dall’Unione Europea”.

MIA 2, il coordinamento della seconda fase degli EDIH

Il coordinamento di Made riguarda anche la Manufacturing Innovation Alliance for Northern Italy (MIA 2), evoluzione del progetto MIA Lombardia, nata nell’ambito della seconda fase del bando europeo EDIH (European Digital Innovation Hub) del programma Digital Europe.

Si tratta di una delle 10 proposte selezionate a livello europeo e di uno dei tre poli dedicati al manifatturiero, insieme a quelli del Centro e del Sud Italia.

Il progetto del Nord Italia dispone di 7 milioni di euro di risorse complessive. Di queste 6 milioni sono riservati alle imprese, che possono fruire di percorsi di formazione, assessment, test before invest e consulenza sui temi dell’intelligenza artificiale. Ben 2 di questi 6 milioni sono gestiti direttamente da Made.

MIA 2 dovrebbe partire per fine anno e avrà una durata di 36 mesi dalla data di avvio effettiva.

Il modello made ispire Emirati Arabi, Turchia e Brasile

Il riconoscimento del modello Made supera i confini europei. Negli ultimi mesi il centro ha ricevuto delegazioni da diversi Paesi, tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Turchia e Brasile, interessate a studiare da vicino il funzionamento del competence center per replicarne alcuni elementi nei propri sistemi di trasferimento tecnologico.

Verso un centro di innovazione sostenibile oltre il PNRR

La rete di partner di Made continua a crescere: grazie ai nuovi ingressi il numero di aziende membri del partenariato è cresciuto a 67 unità e Merenda si dice convinta di raggiungere quota 70 entro la fine dell’anno.

Una crescita che si inserisce in un percorso di progressiva autonomia delle attività del centro dal finanziamento pubblico, avviato ben prima della chiusura della fase PNRR. “Se nei primi anni era necessaria una spinta iniziale forte da parte delle istituzioni, perché si trattava di creare qualcosa da zero, oggi è giusto che sia il mercato a prendere più peso”, dice Merenda. “Per questo stiamo introducendo in maniera pervasiva dei meccanismi di ascolto che raccolgono le richieste dirette dalle imprese, in modo da passare da un modello di proposta top-down, in cui il Made ideava e proponeva servizi, a un modello bottom-up in cui si sviluppano le soluzioni che servono al mercato”.

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