Senza adeguate politiche di adattamento entro il 2050 l’impatto del cambiamento climatico potrebbe causare 14,5 milioni di morti e oltre 12.500 miliardi di dollari di perdite economiche a livello globale: è il monito che emerge dallo studio di Boston Consulting (BCG).
Lo studio, dal titolo “Building Economic Resilience to the Health Impacts of Climate Change“, evidenzia la necessità di prepararsi per garantire la resilienza economica davanti agli impatti che i cambiamenti climatici avranno sulla salute dei cittadini.
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Impatto dei cambiamenti climatici, l’analisi degli effetti su quattro settori chiave
Lo studio definisce un quadro di riferimento per valutare come i fattori di rischio climatico si traducano in impatti economici per le imprese.
L’analisi si concentra su quattro ambiti produttivi che presentano i profili di rischio e le opportunità di intervento più elevati: l’agricoltura, le costruzioni (il cosiddetto “built environment”), il sistema sanitario e le assicurazioni.
Settori che non solo sono i più esposti alle conseguenze dirette del cambiamento climatico sulla salute dei lavoratori e dei consumatori, ma rappresentano anche i pilastri su cui costruire modelli di adattamento scalabili.
Solo per i primi tre comparti citati, si stima che la perdita di disponibilità di forza lavoro dovuta a patologie legate al clima supererà i 1.500 miliardi di dollari tra il 2025 e il 2050.
Agricoltura e sicurezza alimentare, i rischi per la forza lavoro e la produttività
Il comparto agroalimentare occupa una posizione di prima linea, subendo gli effetti diretti del degrado degli ecosistemi e dell’innalzamento delle temperature sulla produttività e sulla salute umana.
Lo studio stima che, senza adeguati interventi di adattamento, entro il 2050 ulteriori 24 milioni di persone saranno esposte al rischio di fame a causa della ridotta resa dei raccolti e della perdita di qualità nutrizionale delle colture.
La sicurezza dei lavoratori agricoli rappresenta una criticità non solo sanitaria ma anche operativa ed economica: per il periodo 2025-2050 si prevede una perdita di disponibilità di forza lavoro pari a 740 miliardi di dollari.
Un fenomeno alimentato dalla crescente incidenza di colpi di calore e dalla diffusione di malattie trasmesse da vettori in aree geografiche precedentemente non colpite.
Fattori che intaccano anche la produttività del settore: lo studio cita l’esempio degli agricoltori nigeriani affetti da malaria che, nel periodo di alta stagione, riescono a raccogliere solo il 40% della produzione, contro la totalità portata a termine dai lavoratori sani.
Cosa possono fare le imprese
Le strategie di resilienza suggerite dal rapporto puntano su una combinazione di tutele immediate e innovazioni strutturali. Sul fronte operativo, le imprese devono implementare protocolli di sicurezza climatica che includano soluzioni di raffrescamento, l’accesso a cure mediche in loco e la rimodulazione dei turni di lavoro per evitare le ore di picco termico.
Sotto il profilo tecnologico, l’adozione dell’agricoltura di precisione e di sistemi di monitoraggio predittivo basati sull’AI permette di mitigare le perdite produttive e di salvaguardare la salute della manodopera.
Infine, lo sviluppo di nuove varietà di colture più resistenti e a maggiore densità nutritiva rappresenta un’opportunità di mercato strategica per garantire la continuità delle forniture globali in un contesto di crescente insicurezza alimentare.
Gli impatti dei cambiamenti climatici sul settore dell’Edilizia e sull’ambiente costruito
Il settore delle costruzioni affronta sfide strutturali legate all’intensificarsi delle ondate di calore e all’inquinamento atmosferico, fattori che incidono direttamente sulla continuità dei cantieri e sulla salute degli occupanti degli edifici.
L’esposizione a temperature estreme compromette la sicurezza dei lavoratori outdoor, determinando una contrazione della produttività che il rapporto quantifica in almeno 570 miliardi di dollari di perdite economiche globali entro il 2050.
La cifra riflette l’impatto di circa 30 milioni di anni di vita persi a causa di disabilità o decessi prematuri tra la forza lavoro del comparto.
Le raccomandazioni per il settore
Per mitigare le perdite economiche stimate, le imprese del comparto devono adottare strategie di adattamento che spaziano dalla gestione operativa alla progettazione resiliente.
Sul piano della tutela del personale, risulta prioritario implementare protocolli di sicurezza climatica che includano stazioni di raffrescamento, dispositivi di protezione avanzati e una flessibilità dei turni per evitare le ore di picco termico.
Le imprese sono chiamate anche a ripensare la progettazione urbana per mitigare l’effetto “isola di calore”, responsabile dell’aggravamento di patologie respiratorie e cardiovascolari.
Il rapporto sottolinea come l’integrazione di tecnologie per il monitoraggio della qualità dell’aria e soluzioni di raffrescamento passivo non risponda solo a un’esigenza etica, ma riduca il rischio di svalutazione degli asset immobiliari.
Lo studio BCG suggerisce inoltre di investire nel retrofitting degli edifici esistenti e nell’adozione di standard di progettazione climatica-resiliente, utilizzando materiali riflettenti e infrastrutture verdi per abbattere lo stress termico urbano.
Le misure suggerite agirebbero come fattori di conservazione del valore nel lungo periodo, trasformando la rigenerazione urbana in un mercato strategico.
Salute e sanità
Il sistema sanitario si trova al centro di una doppia pressione: da un lato deve rispondere all’incremento di patologie legate al clima, dall’altro deve preservare la propria resilienza operativa.
Lo studio evidenzia che il settore dovrà sostenere un carico aggiuntivo per i trattamenti pari a 1.100 miliardi di dollari entro il 2050, dovuto principalmente alla maggiore incidenza di malattie respiratorie, cardiovascolari e patologie trasmesse da vettori.
La crisi climatica agisce infatti come un moltiplicatore di rischi, aggravando le fragilità preesistenti e sovraccaricando le infrastrutture ospedaliere durante gli eventi meteorologici estremi, che mettono a dura prova la continuità dei servizi d’emergenza.
Un contesto ancor più aggravato dalla mancanza di personale, che verrà aggravata dagli effetti del cambiamento climatico: si stima infatti una perdita di almeno 200 miliardi di dollari legata alla ridotta disponibilità di personale sanitario, esso stesso esposto ai rischi ambientali e a un crescente stress psicofisico.
Scenario che è ulteriormente complicato dalla vulnerabilità delle catene di approvvigionamento globali, dove la produzione e la logistica di farmaci essenziali sono sempre più soggette a interruzioni causate da disastri naturali.
Cambiamenti climatici, strategie di adattamento per il sistema sanitario
Per far fronte all’aumento della domanda e alla pressione sui costi, le organizzazioni sanitarie devono evolvere verso modelli operativi più flessibili e tecnologicamente avanzati.
Una delle raccomandazioni prioritarie riguarda l’integrazione di sistemi di monitoraggio epidemiologico basati sull’AI, capaci di incrociare dati ambientali e sanitari per prevedere focolai di malattie o picchi di ricoveri legati a ondate di calore.
Sotto il profilo delle infrastrutture, risulta essenziale investire nel consolidamento della catena di fornitura e nella creazione di presidi medici resilienti agli eventi estremi, garantendo la continuità delle cure anche in situazioni di emergenza.
Lo studio BCG suggerisce inoltre di potenziare la telemedicina e la diagnostica remota per alleggerire il carico sulle strutture fisiche e migliorare l’accesso ai servizi.
Il settore farmaceutico è invece chiamato a orientare la ricerca e lo sviluppo verso vaccini e terapie per patologie emergenti, trasformando la prevenzione in un driver fondamentale per la sostenibilità economica dei sistemi di welfare globali.
Cambiamenti climatici, gli impatti sul settore delle assicurazioni
Il comparto assicurativo si trova ad affrontare una crescita strutturale delle passività legata all’aggravarsi delle condizioni di salute della popolazione globale.
Secondo le proiezioni di Swiss Re citate nel rapporto, il cambiamento climatico potrebbe generare un eccesso di mortalità annua dello 0,75% entro il 2050, con un impatto diretto sulle polizze vita e salute.
Una dinamica che si traduce in un aumento dei rimborsi per malattie croniche, respiratorie e colpi di calore, oltre a una maggiore frequenza di sinistri legati a eventi meteorologici estremi nelle coperture danni (casualty).
Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dal vasto “protection gap”: attualmente, solo l’8% della popolazione nelle comunità a basso reddito dispone di una copertura sanitaria, lasciando milioni di persone e le relative economie locali prive di una rete di sicurezza finanziaria davanti ai disastri climatici.
Per le compagnie, l’incertezza climatica complica la modellazione dei rischi e la definizione dei premi, minacciando l’assicurabilità di determinati profili e territori se non verranno adottati nuovi strumenti di previsione e prevenzione.
Le raccomandazioni per il settore delle assicurazioni
Per trasformare le crescenti passività in opportunità di sviluppo, le imprese assicurative devono evolvere verso un modello incentrato sulla prevenzione piuttosto che sul solo risarcimento del danno.
Lo studio BCG suggerisce di integrare dati climatici e sanitari granulari all’interno dei modelli di sottoscrizione, sfruttando l’analisi predittiva basata sull’AI per affinare la valutazione del rischio e personalizzare le polizze.
Lo sviluppo di prodotti innovativi, come le assicurazioni parametriche che attivano i rimborsi in modo automatico al superamento di determinate soglie di temperatura o inquinamento, rappresenta una soluzione efficace per proteggere le categorie più esposte, come i lavoratori outdoor.
Le compagnie potrebbero agire come “partner per il benessere”, offrendo servizi di monitoraggio e incentivi per comportamenti resilienti che riducano l’incidenza di patologie legate allo stress termico.
Un’ulteriore raccomandazione riguarda la collaborazione tra pubblico e privato per colmare il “protection gap” nelle regioni vulnerabili, rendendo le coperture sanitarie accessibili e sostenendo così la stabilità economica globale davanti all’incertezza climatica.
Strategie trasversali per una resilienza sistemica
Oltre alle raccomandazioni settoriali, lo studio offre delle strategie trasversali per aiutare le imprese a prepararsi ad affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici.
Un tema cruciale, se si pensa che dalle rilevazioni del BCG emerge che, attualmente, meno del 5% dei finanziamenti globali destinati all’adattamento è destinato alla protezione della salute.
“È un sottofinanziamento strutturale. Abbiamo investito per decenni negli asset, perché il danno fisico si vede subito. Ma il danno alla salute è il fattore che più inciderà sulla produttività futura“, commenta Alessandra Catozzella, Managing Director e Partner di BCG.
Un divario pericoloso, suggerisce lo studio, ma che rappresenta anche un’opportunità per l’intervento del settore privato.
Per affrontare una sfida di questa portata, il rapporto suggerisce alle imprese un cambio di paradigma: la salute non deve più essere considerata un costo variabile o una voce di welfare, bensì un asset strategico per la continuità operativa e la produttività.
Le raccomandazioni comuni a tutti i settori si articolano su tre pilastri fondamentali:
- la protezione della forza lavoro attraverso l’implementazione di protocolli di sicurezza climatica che vadano oltre la semplice conformità normativa, integrando monitoraggi proattivi dello stress termico e una gestione flessibile dei turni di lavoro
- incorporare i rischi sanitari legati al clima all’interno dei processi decisionali e delle strategie finanziarie a lungo termine, utilizzando modelli predittivi supportati dall’AI per valutare la vulnerabilità degli asset e delle catene di fornitura
- il settore privato a farsi promotore di ecosistemi di collaborazione tra attori pubblici e privati, partecipando attivamente alla definizione di standard internazionali e investendo in infrastrutture che aumentino la resilienza delle comunità locali
Dal rapporto emerge, pertanto, che solo attraverso un’azione coordinata e lungimirante le imprese potranno mitigare l’impatto economico del cambiamento climatico, trasformando una minaccia sistemica in un’opportunità di innovazione e sviluppo sostenibile.












