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PNRR e digitale: l’Italia ha speso bene i fondi, ma entro giugno va completato ancora il 30% dei target



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La ricerca dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano rivela un’Italia in forte accelerazione tecnologica grazie ai 49 miliardi di euro del PNRR, ma ancora penalizzata da lacune strutturali nelle competenze dei cittadini e nell’effettivo utilizzo dei servizi online. Nonostante il 56% dei traguardi sia già stato archiviato con successo, il Paese entra ora nella fase più delicata della transizione: completare l’ultimo 30% degli obiettivi entro la scadenza di giugno 2026 per evitare che la fine dei finanziamenti straordinari interrompa il processo di modernizzazione.

Pubblicato il 27 gen 2026



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Negli ultimi anni, grazie al PNRR, l’Italia ha goduto di risorse straordinarie per la sua digitalizzazione: circa 49 miliardi di euro in 5 anni, il 30% di tutte le risorse europee dedicate dal Piano alla trasformazione digitale, molto più degli altri Paesi membri.

Fondi che il nostro Paese ha utilizzato bene: l’Italia è infatti tra i più avanti in Europa nella realizzazione della trasformazione digitale prevista nel PNRR. Un progresso che, tuttavia, non ha permesso al nostro Paese di risalire la classifica dei Paesi UE più digitalizzati: gli indicatori della Digital Decade 2030 pongono infatti l’Italia in quartultima posizione, pur registrando un tasso di crescita in linea con quello di altri Paesi europei di pari dimensioni e complessità amministrativa.

Per i prossimi mesi vi è una duplice sfida: da un lato, occorrerà implementare ancora il 30% di quanto promesso alla Commissione Europea su questo fronte. Altro elemento critico sarà incominciare a pensare al futuro della strategia digitale italiana oltre quella scadenza, quando verranno meno i fondi del PNRR.

Sono queste le riflessioni che emergono dalla ricerca dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano.

PNRR e digitalizzazione, l’Italia impegna il 30% dei fondi UE: la sfida dei 53 obiettivi rimanenti

L’Italia ha destinato alla trasformazione digitale la quota più consistente delle risorse del PNRR, con un investimento complessivo di 49 miliardi di euro, ovvero il 30% dell’intero stanziamento europeo per il settore.

Il divario con gli altri Paesi membri è netto: la Germania ha pianificato spese per 14 miliardi e la Francia per 8,7 miliardi, mentre solo la Spagna si avvicina ai volumi italiani con 41 miliardi.

I dati aggiornati a fine 2024 indicano che il Paese ha completato 99 dei 176 obiettivi previsti, raggiungendo il 56% dei traguardi concordati con la Commissione Europea.

Sebbene alcune nazioni presentino percentuali di avanzamento superiori, queste operano su un numero di obiettivi significativamente più basso. La criticità emerge però guardando alla scadenza del 2026: tra gennaio e giugno di quell’anno l’Italia dovrà finalizzare gli ultimi 53 traguardi, equivalenti al 30% del piano digitale nazionale.

La digitalizzazione in Italia: tra ritardi strutturali e primati tecnologici

Secondo gli ultimi dati della Digital Decade 2030, l’Italia occupa ancora la 23esima posizione su 27 nella classifica dei Paesi europei per livello di digitalizzazione.

Nonostante il posizionamento nella parte bassa del ranking, il tasso di crescita nazionale si mantiene in linea con quello delle grandi economie continentali.

È tuttavia necessario precisare che gli indicatori si basano su dati raccolti a fine 2024, riflettendo più lo stato storico del Paese che l’impatto reale delle iniziative PNRR attualmente in corso.

L’analisi dei quattro pilastri della trasformazione digitale mostra un quadro eterogeneo, dove alcune eccellenze italiane superano le medie di Francia, Spagna e Germania.

Infrastrutture: il primato del 5G e della banda larga

Il comparto delle infrastrutture digitali rappresenta uno dei punti di forza del Paese. L’Italia supera la media europea per quanto riguarda le famiglie con accesso a banda larga ad almeno 100 Mbps (75% contro il 72% UE) e per la connettività a 1 Gbps, che raggiunge il 25% della popolazione.

Il dato più rilevante riguarda la copertura 5G, che serve il 99% delle abitazioni italiane a fronte di una media europea del 94%. Sebbene la copertura delle linee FTTP sia allineata al resto del continente (70%), si registra ancora un ritardo significativo sulla diffusione delle reti VHCN.

Imprese: l’eccellenza del cloud e il freno dell’AI

Il tessuto produttivo italiano mostra una spiccata propensione per le tecnologie cloud, con il 76% delle imprese che dichiara di utilizzarle, un risultato che colloca l’Italia al secondo posto in Europa dopo la Finlandia.

Tuttavia, l’intensità digitale complessiva delle PMI italiane (70%) rimane leggermente inferiore alla media europea (73%).

L’adozione dell’AI resta contenuta, coinvolgendo solo l’8% delle aziende contro una media UE del 13%, e persiste un divario marcato nel settore dell’e-commerce, dove solo il 15% delle piccole e medie imprese opera online.

Il nodo delle competenze digitali e il paradosso della PA

Il capitale umano rappresenta l’ostacolo principale alla piena transizione digitale. Solo il 54% degli italiani possiede competenze digitali di base, un dato inferiore di sei punti percentuali rispetto alla media europea.

La carenza di formazione è visibile anche all’interno delle aziende: solo il 18% delle imprese investe in training ICT per i propri dipendenti.

Questa debolezza si riflette nell’utilizzo dei servizi pubblici digitali, dove l’Italia vive un paradosso. Se da un lato il Paese è balzato dal 23esimo al 12esimo posto per offerta di servizi online (superando la media UE e confermando il quinto posto negli open data), dall’altro l’effettiva interazione dei cittadini con la PA rimane bassa.

Solo il 61% degli utenti internet utilizza i servizi di e-government, contro una media europea del 75%. A frenare l’adozione sono soprattutto le lacune nella trasparenza, il supporto agli utenti e la scarsa ottimizzazione delle interfacce per i dispositivi mobili.

“L’analisi mostra che l’Italia sta colmando i ritardi che storicamente registrava rispetto al resto d’Europa sul fronte del digitale, in buona parte grazie agli interventi del PNRR. Tuttavia, i Paesi europei che hanno cominciato a investire prima del nostro stanno continuando a farlo con decisione, rendendo difficile scalare le classifiche anche con risorse straordinarie come quelle di cui abbiamo beneficiato grazie al PNRR”, afferma Luca Gastaldi, Direttore dell’Osservatorio Agenda Digitale

“Ora non possiamo permetterci che la conclusione del Piano segni una battuta d’arresto per le iniziative di digitalizzazione: significherebbe vanificare i notevoli progressi e gli sforzi compiuti negli ultimi cinque anni”, aggiunge.

La pubblica amministrazione e la svolta digitale del PNRR

La pubblica amministrazione rappresenta il perno centrale dell’attuazione del PNRR: oltre il 60% delle risorse totali del Piano è destinato a enti centrali, locali o imprese pubbliche.

La trasformazione digitale gioca un ruolo determinante, assorbendo mediamente il 34% dei fondi europei stanziati per l’e-government. L’obiettivo è il consolidamento di un modello basato su componenti condivise, interoperabilità e infrastrutture cloud sicure.

Identità e pagamenti: il consolidamento di PagoPA e SPID

Le piattaforme nazionali mostrano volumi di utilizzo che testimoniano un cambiamento strutturale nel rapporto tra Stato e cittadini.

PagoPA, adottata da oltre 20.000 amministrazioni, ha gestito 448 milioni di pagamenti digitali per un valore complessivo che supera i 400 miliardi di euro.

L’identità digitale è ormai diventata uno standard quotidiano: SPID è nelle mani di 41 milioni di italiani e nel solo 2025 è stato utilizzato 1,3 miliardi di volte. Le CIE valide sono invece 48 milioni, con 9 milioni di cittadini che utilizzano CieID per l’accesso ai servizi.

Anche l’app IO si conferma un punto d’accesso primario, con oltre 42 milioni di download e un’offerta che supera i 370.000 servizi pubblici digitali.

La digitalizzazione dei dati: ANPR e sanità

L’integrazione delle basi dati ha raggiunto un traguardo fondamentale con l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), oggi attiva in tutti i Comuni italiani.

Lo strumento permette a circa 10 milioni di utenti di gestire certificati e cambi di residenza in autonomia. Più articolato il quadro della sanità digitale: sebbene il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) sia presente in tutte le Regioni, la sua piena operatività è ancora in divenire.

Al momento, circa 25 milioni di cittadini hanno espresso il consenso alla consultazione, ma gli utenti effettivi nell’ultimo trimestre si attestano a 7 milioni.

Sul fronte della trasparenza, il portale dati.gov.it aggrega ormai 67.000 basi dati in formato aperto provenienti da 1.800 amministrazioni.

Cloud e interoperabilità: verso gli obiettivi del 2026

La modernizzazione infrastrutturale corre lungo due binari: l’interoperabilità e la migrazione al cloud.

La Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) conta già 9.000 enti aderenti e ha registrato oltre un miliardo di utilizzi degli e-service.

Per quanto riguarda il cloud, il percorso verso il Polo Strategico Nazionale è in anticipo sui tempi: a fine 2025 gli enti migrati erano già 380, superando il target di 280 fissato per giugno 2026.

Complessivamente, oltre 8.000 amministrazioni hanno già concluso i propri piani di migrazione, rendendo concreto il raggiungimento del target finale di 12.464 enti entro la scadenza del Piano.

Intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione: l’Italia accelera per compensare il calo del personale

L‘adozione dell’AI nel settore pubblico italiano mostra segnali di maturità superiori alla media internazionale.

Secondo i dati raccolti nel 2025, dei 400 progetti censiti a livello globale, solo il 43% è pienamente operativo, mentre il resto rimane confinato in annunci o fasi di sperimentazione.

In Italia, la percentuale di progetti già attivi sale al 49%, a dimostrazione di un approccio pragmatico che privilegia l’efficacia operativa rispetto alle soluzioni puramente sperimentali.

Tuttavia, la sfida per la PA rimane quella di mantenere un equilibrio tra innovazione di frontiera e implementazioni concrete che generino benefici immediati per cittadini e imprese.

Automazione come necessità: rispondere alla crisi demografica della PA

L’integrazione dell’AI non appare come una minaccia per l’occupazione, bensì come una risposta necessaria a una crisi demografica e strutturale senza precedenti.

La pubblica amministrazione italiana soffre di un cronico sottodimensionamento – con solo l’8% della popolazione attiva impiegata nel settore pubblico, contro una media europea del 12% – e di un’età media elevata, attestata sui 50 anni.

In un contesto in cui circa 700.000 dipendenti andranno in pensione entro i prossimi cinque anni, l’automazione diventa lo strumento indispensabile per garantire la continuità dei servizi.

Le stime indicano che il 57% delle attività attualmente svolte dal personale pubblico potrebbe essere gestito tramite sistemi di AI.

L’obiettivo è affiancare ai dipendenti degli “agenti artificiali” capaci di farsi carico dei compiti ripetitivi e a basso valore aggiunto, permettendo così al personale umano di concentrarsi sulle attività che richiedono giudizio critico, responsabilità decisionale e relazione empatica.

La governance territoriale: acquisti diffusi ma mancano strategie coordinate

Nonostante l’accelerazione tecnologica, emerge un ritardo sul fronte della pianificazione strategica a livello locale. Un’analisi condotta su 18 Regioni e Province Autonome rivela che 13 di esse non hanno ancora elaborato una strategia specifica sull’AI.

Un vuoto programmatorio che non ha però fermato gli investimenti: 12 amministrazioni hanno già acquistato soluzioni di AI sul mercato per migliorare l’efficienza operativa, e 15 hanno avviato programmi di formazione per aggiornare le competenze del personale.

Il monitoraggio degli impatti resta tuttavia il punto debole della transizione: solo 8 enti hanno definito strumenti precisi per valutare i risultati e le ricadute dei sistemi adottati.

La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questi acquisti isolati in una visione organica, capace di mitigare i rischi e massimizzare i benefici della trasformazione digitale sui singoli territori.

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